Lavoro: In Italia occupati record, torna il “posto fisso”

Occupazione record, balzo in avanti del lavoro a tempo indeterminato, giovani e donne i maggiori beneficiari. I chiacchieroni zittiti e i catastrofisti rispediti al mittente: le politiche che stiamo mettendo in campo da quando siamo al governo stanno dando risultati. Tempo al tempo.

A novembre 2019 aumenta il numero degli occupati in Italia, scende al minimo storico la percentuale di chi non lavora e non è in cerca di un’occupazione, mentre i disoccupati si fermano sotto la soglia del 10%. Lo certifica l’Istat, a riprova che siamo sulla buona strada: le politiche del lavoro messe in campo dal MoVimento 5 Stelle col Decreto Dignità, Quota 100 e Reddito di Cittadinanza rappresentano davvero un incentivo alla creazione di nuova occupazione con contratti stabili, favoriscono il turnover assicurando il diritto alla pensione dopo una vita di sacrifici e sostengono grazie al Reddito di cittadinanza chi si trova in condizioni di marginalità sociale.

Appena due settimane fa, l’Istat aveva certificato che solo nel 2018 e cioè a 10 anni dalla crisi, il numero degli occupati in Italia era tornato ai livelli del 2008. Oggi, invece, mette nero su bianco una decisa e reale inversione di tendenza nel mercato del lavoro italiano.
A novembre 2019 il tasso di occupazione segna un nuovo record, attestandosi rispetto al mese precedente al 59,4 per cento (il valore più alto dal 1977), e che il ‘posto fisso’ non è più una chimera: i contratti di lavoro stabili aumentano, sono 67 mila in più rispetto a ottobre, mentre si riducono i dipendenti a tempo (- 4 mila) e gli indipendenti (-22 mila).

E ancora. Il numero di senza lavoro resta fermo al 9,7%, confermando un trend costante da sei mesi con il tasso di disoccupazione sotto la doppia cifra, mentre dopo oltre 40 anni la percentuale di inattivi, che indica quante persone non lavorano e non sono in cerca di un’occupazione, segna il minimo storico. Non succedeva dal lontano 1977. Il tasso di inattività, infatti, risulta in calo di 0,2 punti percentuali e si ferma al 34%: rispetto a ottobre 72 mila persone sono uscite dalla condizione di inattività perché magari hanno cominciato a cercare un’occupazione o l’hanno trovata o ancora sono stati inseriti nel circuito virtuoso del Reddito di cittadinanza, che oltre a fornire un aiuto economico reale alle persone, le riqualifica sul piano delle competenze professionali dopo un percorso di formazione e le inserisce o reinserisce nel mercato del lavoro.

Questi risultati certificano la bontà delle misure delle politiche del lavoro e delle scelte economiche introdotte da quando il MoVimento 5 Stelle governa il Paese. Chi ha sostenuto il contrario, ci ha attaccati e ha cercato di dare una spallata alle nostre politiche, viene smentito dai numeri.

Se oggi in Italia esiste una via alternativa alla precarietà, creata in passato con leggi sul lavoro che hanno aperto le porte al far west dei contratti precari in nome di una flessibilità spinta senza strumenti di sostegno al reddito e ricollocazione delle persone nel mercato del lavoro, si deve al MoVimento 5 Stelle.
In poco meno di 2 anni abbiamo approvato leggi che l’Italia attendeva da tempo nella convinzione che nessuno deve rimanere indietro.

Continuiamo ad andare avanti su questa strada, avendo come unico faro l’interesse dei cittadini, che si persegue con politiche capaci di assicurare a tutti i cittadini eguali diritti e condizioni economiche che consentano loro di avere un’esistenza libera e dignitosa.

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