Di seguito l’intervista a “La Repubblica” di Nunzia Catalfo, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, a firma di Valentina Conte
“Il governo va avanti, abbiamo un programma da realizzare”. Nunzia Catalfo, Ministro del MoVimento 5 Stelle del Lavoro, ha chiuso il primo tavolo sulle pensioni con i sindacati. “Sono molto soddisfatta”, dice. “Quota 100 non si ferma, scadrà come previsto alla fine del 2021. E i risparmi che genera resteranno in campo previdenziale. Ma nella prossima legge di bilancio vogliamo inserire una riforma delle pensioni strutturale e decennale che assicuri la massima flessibilità possibile”.
Ministro, il MoVimento 5 Stelle esce fortemente ridimensionato dal voto regionale. Come può escludere contraccolpi sul governo?
“L’esecutivo è solido. Il MoVimento 5 Stelle sta attraversando un momento di transizione ma non siamo spaventati, anzi. Nella nostra storia abbiamo vissuto - come tutti - alti e bassi. Agli Stati Generali di marzo tracceremo la road map per il rilancio e il futuro del MoVimento”.
Un futuro nel campo progressista, come ormai sostiene apertamente anche il premier Conte?
“Le rispondo con una frase di Gianroberto Casaleggio: "Un’idea non è di destra né di sinistra. È un'idea. Buona o cattiva’. Questa è e resta la nostra filosofia"
Luigi Di Maio, qualche giorno prima del voto, ha annunciato il suo passo indietro. Un gesto opportuno, obbligato o intempestivo?
“Nessuna delle tre cose. Credo che Luigi abbia fatto un grande lavoro, permettendoci di portare a casa risultati che per qualcuno erano sogni irrealizzabili. Rispetto il suo gesto: ha tolto alibi a chi spesso, in modo strumentale, lo ha attaccato per non assumersi le sue responsabilità”.
Il tavolo delle pensioni con i sindacati ha tracciato un percorso che porterà alla legge di bilancio per il 2021. Come pensate di intervenire in quella sede? Quali sono le priorità?
“La priorità è superare la legge Fornero rendendo il sistema pensionistico italiano più equo e flessibile così come richiesto anche dai sindacati, con particolare attenzione alle giovani generazioni e ai lavoratori discontinui. Ieri abbiamo aperto il ‘cantiere’ e fissato un cronoprogramma che ci vedrà impegnati insieme a loro in un continuo confronto per raggiungere questo obiettivo. Abbiamo deciso di proseguire i lavori attivando 5 tavoli tecnici: giovani e lavoratori discontinui, flessibilità in uscita, tutela del potere d’acquisto dei pensionati, previdenza complementare e istituzione di una legge quadro sulla non autosufficienza. Già la prossima settimana ci saranno due riunioni, altre due sono previste entro febbraio. A marzo ci sarà una prima verifica. L’orizzonte temporale per tratteggiare i contorni della riforma è settembre, nella Nadef. Ma solo al termine dei lavori del tavolo con i sindacati e delle tre commissioni di esperti che viaggeranno in parallelo - quella sui lavori gravosi, quella per la separazione fra spesa previdenziale e assistenziale e quella che, formata anche da Mef e Inps, dovrà valutare l’impatto economico della riforma - il Governo presenterà la sua proposta”.
Cosa ne pensa dell’ipotesi avanzata da Cgil, Cisl e Uil di cambiare la legge Fornero e consentire di anticipare la pensione a 62 anni con 20 di contributi e senza penalità? Quale compromesso è possibile sulla base di questa proposta?
“Da parte mia non c’è alcun preconcetto sulle varie proposte finora presentate. Abbiamo una responsabilità nei confronti dei cittadini e perciò dobbiamo essere onesti con loro: se prima non studiamo il quadro e i costi che queste misure possono avere rischiamo di illuderli. E io, per indole, non voglio farlo. Quindi il confronto da una parte e i numeri dall’altra ci diranno qual è la strada migliore da prendere”.
Lei ha sempre sostenuto che i risparmi derivanti da Quota 100 devono essere reimpiegati in campo previdenziale. E si è sempre opposta a quanti chiedono all’interno del governo, come Italia Viva, la sua abolizione. È tuttavia pensabile di interrompere Quota 100 un anno prima della sua scadenza naturale, quindi già dall’1 gennaio 2021 anziché al 31 dicembre, per sostituirla con una flessibilità diversa e strutturale, come chiedono i sindacati?
“Ho sostenuto che i risparmi di Quota 100 devono restare nel campo della previdenza e lo ribadisco. Come me, i sindacati sono contrari ad una interruzione anticipata di questa misura: il rischio è quello di creare nuovi esodati, quindi la sperimentazione resta fino alla sua naturale scadenza. Il percorso che abbiamo avviato ieri serve a creare le basi per una riforma che sia stabile e strutturale e ha l’obiettivo di far diventare concrete le prime misure già nella prossima Manovra”.
Come immagina il futuro previdenziale dei giovani?
“Avendo due figli adolescenti ho ben chiaro il fatto che i giovani rischiano di avere in futuro pensioni basse. Proprio per invertire la rotta nel prossimo incontro con i sindacati, fissato per lunedì prossimo, inizieremo da questo tema. A cosa stiamo pensando? A una misura grazie alla quale ragazzi con carriere discontinue possano ottenere coperture di eventuali ‘buchi’ contributivi. Così potremo assicurare loro un trattamento previdenziale che non scenda sotto una soglia minima di dignità”.
Le pensioni future rischiano di essere povere perché povero, discontinuo e precario è il lavoro di oggi. Pensa che l'introduzione del salario minimo possa risolvere questa disparità? Quali tempi immagina?
“Decisamente. Ma partirei da un presupposto: dobbiamo puntare a che il mercato del lavoro diventi più dinamico e inclusivo, permettendo ai lavoratori di avere carriere contributive continue e dignitose incidendo positivamente anche sulla stabilità del sistema pensionistico. Inoltre, voglio istituire un osservatorio del mercato del lavoro che ne analizzi in modo costante l’andamento. Questo ci permetterà anche di poter prevenire eventuali crisi di settore. A ciò va chiaramente aggiunta l’istituzione del salario minimo. Ricollegandoci alla domanda di prima: se non facciamo ciò, 5,7 milioni di giovani rischiano di avere nel 2050 pensioni sotto la soglia di povertà. Tempi? Fosse per me, l’ho già detto, farei un decreto. Su questo ci confronteremo con le altre forze di maggioranza: sono maturi i tempi per arrivare al traguardo”.
L’eventuale introduzione del salario minimo non sembra poter incidere nei confronti del dilagante part-time involontario che coinvolge soprattutto le donne. Qui come si interviene?
“Con misure dirette e indirette, per esempio incentivi alla ricostituzione del rapporto full time e reintroduzione del diritto di ripensamento in caso di passaggio da tempo pieno a parziale e viceversa, e il miglioramento dei servizi legati alla famiglia e alla conciliazione vita-lavoro: dagli asili allo sviluppo dello smart working”.
Perché il Decreto Dignità non ha sradicato la precarietà, ancora forte nel Paese? I rider di Torino hanno dovuto attendere una sentenza della Cassazione per aver ragione dei loro diritti.
“Il Decreto Dignità, questo è indubbio, ha agito per mettere fine alle forme più odiose di precarietà. I numeri ci dicono che ha avuto un forte impatto sulle trasformazioni di contratti precari in stabili. Questo chiaramente è solo un primo intervento. Un altro, per venire al tema da lei sollevato, cioè quello dei rider, è stato da noi affrontato nel Decreto Crisi. La recente sentenza della Cassazione conferma la bontà della nostra norma, che altri governi europei stanno studiando, e inoltre la cita riconoscendole il merito di aver semplificato ai giudici la possibilità di riconoscere le tutele del lavoro subordinato ai collaboratori etero-organizzati”.
A quasi un anno dalla sua introduzione, il Reddito di cittadinanza non sembra aver dato frutti rilevanti sul piano dell’attivazione al lavoro. Si aspettava di più? Perché le politiche attive stentano in Italia? A che punto siamo con la riforma dei centri per l’impiego?
“Roma non è stata costruita in un giorno. Le dico questo perché è impensabile colmare i ritardi accumulati dall’Italia sulle politiche attive del lavoro in un solo anno. Abbiamo trovato Centri per l’Impiego con 8mila addetti, in Germania e Francia ce sono - rispettivamente - 100mila e 54mila: con la nostra riforma arriveranno a 19.600 e saranno a disposizione di tutti i cittadini, non solo dei percettori di Rdc. In più, prima si investiva lo 0,05% del Pil in servizi per il lavoro, sette volte in meno dei tedeschi. Noi abbiamo stanziato 2 miliardi di euro che serviranno per ammodernare i Cpi sia da un punto di vista strumentale sia umano. Le Regioni stanno facendo i bandi per assumere il personale specializzato a tempo indeterminato mentre noi, insieme ad Anpal e Ministero dell'Innovazione, stiamo mettendo a punto la piattaforma per incrociare domanda e offerta di lavoro. Intanto, il Reddito di cittadinanza sta dando un aiuto concreto a oltre 2,5 milioni di persone, di cui 400mila minori e 200mila disabili”.
In Italia ogni otto ore muore un lavoratore. Eppure il Parlamento non riesce neanche a istituire una commissione di inchiesta sulla sicurezza del lavoro e lo sfruttamento. Cosa sta facendo il governo per la prevenzione?
“Come ho già detto, auspico che il Parlamento istituisca il prima possibile questa importante commissione d’inchiesta. Come Ministero, stiamo per chiudere la consultazione pubblica lanciata online - quasi 100 i contributi arrivati finora - e per il 6 febbraio ho riconvocato il tavolo con le parti sociali e datoriali. In quell’occasione, è mia intenzione portare lo schema di decreto interministeriale che istituisce la patente a punti per le imprese edili, dando finalmente attuazione all’articolo 27 del Testo unico sulla sicurezza, e presentare il protocollo di scambio di dati Inps-Inail ai fini di attuare l’articolo 7”.
Il governo va avanti, ora la riforma delle pensioni per cambiare la Fornero
28 gennaio 2020 alle ore 14:40•di Nunzia Catalfo
Commenti (25)
Alighione Alighieri
28 gennaio 2020 alle ore 15:11Penso che il sistema debba essere reso flessibile, perché la salute non è la stessa per tutti e così pure il lavoro, che produce diversi livelli di stress fisico e/o psichico ( penso ai miei molti colleghi (insegnanti) andati fuori di zucca e tenuti pietosamente nascosti in qualche ufficio od impegnato in attività alternative)....
Alighione Alighieri
28 gennaio 2020 alle ore 15:13...sarebbe bene fare uno "screening" presso i centri di igiene mentale, per capire l' entità del fenomeno......)
Alighione Alighieri
28 gennaio 2020 alle ore 19:17Non scherzo affatto, e se tu fossi un pochino più addentro alla cosa e più distante dai luoghi comuni, ti accorgeresti d'essere stato scioccamente superficiale.
Alighione Alighieri
28 gennaio 2020 alle ore 19:28...parlo degli insegnanti ( quelli che fanno il proprio dovere, ovviamente) perché quella è la realtà che conosco: il fenomeno del
" burnout", tra chi usa il cervello per lavorare, è tristemente noto...( ma non è evidentemente un problema che ti possa toccare).
alexvi69
28 gennaio 2020 alle ore 17:45Io credo che una persona quando ha lavorato 40 anni nella sua vita abbia tutto il diritto di andare in pensione. Fine dei discorsi.
Tutto il resto sono solo chiacchere, magheggi, giusto per non fare un sistema che non è ancora in grado di far pagare chi è andato in pensione magari con 15 anni di lavoro, etc etc etc....
Alighione Alighieri
28 gennaio 2020 alle ore 19:20Su questo ti dò ragione: chi ha goduto di privilegi concessi anche se per per stupida imprevidenza dello Stato, verificato il reddito familiare, dovrebbe essere chiamato a contribuire al sistema previdenziale in maniera più incisiva....
Paolo Brescancin
28 gennaio 2020 alle ore 18:13Andare in pensione a 62 anni e con 20 di contributi significherà avere un trattamento mensile da fame. Ma cosa avete nella zucca? O si vuole indurre le persone al lavoro nero?
Saluti
linkbato
28 gennaio 2020 alle ore 20:57Paolo Brescancin, sei tu che non hai sale,ne 62 anni;
Quando li avrai.... ti auguro ci sia uno come te che ti faccia lavorare a "motivo misera pensione" fino 75
cosi sarai un vecchio,morto a cui ...avrebbero dato una "buona pensione"
SALE paolo Brescancin poi ci spieghi come associ il lavoro nero con i pensionati hhhaaaa sei uno di loro?
magari sei andato a 35 anni e sono e sono 25/30 che lavori in nero,paura di perdere il lavoro "nero"?
Tranquillo, nessuno può portarsi alcunchè nell'aldilà.
Paolo Brescancin
29 gennaio 2020 alle ore 09:30Linkbato, le ho già risposto sotto altro commento. Ha espresso in poche righe tutta l'ignoranza, la presunzione e la prosopopea tipica degli idioti che hanno un minimo di potere. In questo caso il potere è quello che venga permesso anche agli ignoranti di parlare di argomenti più grandi di loro.
Perdona loro perchè non sanno quello che scrivono.
Saluti e a mai più risentirla
linkbato
28 gennaio 2020 alle ore 18:34Buonsenso e logica:quanti sono i lavoratori attivi oltre i 60 anni? biologicamente a 60 NON SEI GIOVANE!!!!!!
i giovani devono l'opportunità di lavorare e farsi una famiglia (o non pesare su essa),
Su base volontaria mandiamo in pensione chi è anziano e diamo i posti ai giovani!
Nel frattempo i GIOVANI AVRANNO TUTTO IL TEMPO PER FARE E CAMBIARE IL FUTURO E IL LORO !
SARANNO LORO AD AIUTARE I DEBOLI "bambini/anziani/famiglie ecc...
NON LO DICE IL BUON SENSO E LA LOGICA?
Paolo Brescancin
28 gennaio 2020 alle ore 18:49Il problema non è se si è giovani a 60 anni oppure no. Il problema è che se si va in pensione a 60 anni si percepirà un assegno per almeno 20 - 25 anni (e con la speranza di vita che cresce, tra qualche anno anche per 25 - 30 anni). I soldi non ci saranno, punto.
linkbato
28 gennaio 2020 alle ore 20:39Rispondo a Paolo Brescancin, NO caro ! l'opposto, ci saranno i soldi perchè i giovani e i loro figli lavoreranno e vivranno di più, trattasi del "dna" della vita, i vecchi muoiono!
Carissimo ci sono uomini/donne di 45 anni che hanno lavorato poco o mai ...io lavoro da 45 !!!!!!!!
QUANDO PARLIAMO DI GIOVANI SONO DAI 18 AI 45...E (FORZOSAMENTE) NON HANNO CONTRIBUITO
SOLDI CHE MANCANO: UNA PARTE E LA LORO, L'ALTRA È CHI ANDATO TROPPO PRESTO E PRENDE PIÙ DI QUANTO VERSATO!
Certo si vive di più (chi!!??) la statica su chi la fanno ,su quelli andati a 40 anni e in pensione da 35 +++?
Ma quanti morti rispetto ai vivi?
Quelli come me. hanno e stanno. mantenendo entrambe le categorie !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
QUINDI TIRATEVI SU LE MANICHE LAVORATE E FATE FIGLI E DIO VI BENEDIRÀ .
Paolo Brescancin
29 gennaio 2020 alle ore 09:25Bravo Linkbato. Poche idee, ma, in compenso, molto confuse. Studi un pò i flussi demografici previsti in Italia, il mondo del lavoro che avremo tra 10 - 20 e 30 anni, la speranza di vita a tra 10 - 20 - 30 anni, chieda all'Inps un bilancio attuariale previsionale a 10 - 20 e 30 anni e, poi, forse chiederà scusa alla Fornero per tutte le idiozie che sono state dette negli ultimi anni. A meno che, si intende, non vuole pagare lei le pensioni ovvero, non introduca nuove imposte o, infine, non riesca ad ottenere la possibilità che il nostro Stato possa indebitarsi indefinitamente.
Che fatica lo studio, quale leggerezza, invece, ci dà lo sparare cose a caso, ci si libera di tutti i problemi e si vive felicemente.
Saluti
Rosa23 *****
28 gennaio 2020 alle ore 18:47L'uscita dal lavoro deve essere libera. Il pensionato percepirà in proporzione ai contributi versati.
L'unico vincolo potrebbero essere i 780 euro della soglia di povertà.
Nel senso che si può andare in pensione solo quando si hanno sufficienti contributi per una pensione di 780 euro.
linkbato
28 gennaio 2020 alle ore 20:09ASSOLUTEMENTE D'ACCORDO ....DICIAMO DAI 60 IN AVANTI !?
id &as
28 gennaio 2020 alle ore 18:48''OT? salario minimo ---> pensione minima ?
Salario minimo, la Commissione Ue lancia consultazione tra le parti sociali per verificare se serve un intervento europeo
https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/16/salario-minimo-la-commissione-ue-lancia-consultazione-tra-le-parti-sociali-per-verificare-se-serve-un-intervento-europeo/5674836/
id &as
28 gennaio 2020 alle ore 18:54OT? ???
First-stage consultation of social partners on Fair Minimum Wages in the EU
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/fs_20_51
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/api/files/attachment/860459/Consultation_fair_minimum_wages.pdf.pdf
Berto
28 gennaio 2020 alle ore 19:04Con la legge Fornero si andava in pensione a 42 anni e 10 mesi. Attualmente si va in pensione con 43 anni e 1 mese. Oppure con la quota 100 che come limite ha i 62 anni di età. Praticamente la vita lavorativa è stata allungata di mesi tre. Gradirei/gradiremmo, noi lavoratori, ex usurati poi gravosi e adesso normali con tre mesi in più di lavoro, certezze!
Gianpiero Mazzoleni
28 gennaio 2020 alle ore 19:27Tutti i buoni propositi cozzano sempre contro l'aspetto fondi. Allora bisogna recuperarli dove ci sono e dove si elargiscono somme non dovute. Intendo riprendere l'argomento delle pensioni di importo elevato e/o d'oro ed applicare una correzione dell'importo in base ai contributi effettivamente versati. Magistrati, alti gradi Militari, Dirigenti, Piloti, Giornalisti ecc. sono solo alcune delle categorie da ricalcolare. Se ben fatto questo lavoro (e l'INPS ha i dati) permette di recuperare importanti somme da redistribuire sui giovani con carriere precarie. Questa è la più importante riforma da fare subito, poi viene il resto. Il tutto dettato dallo spirito di equità e di solidarietà. G. Mazz.
giovanni2
28 gennaio 2020 alle ore 20:34la vera priorita' sarebbe alzare le pensioni a un minimo, almeno 780 euro, per tutti, indipendentemente dai contributi versati. c'e' gente che prende 600 euro di pensione al mese, non puo' essere.
Sandy*****s
29 gennaio 2020 alle ore 00:40Leggo su questo blog di alzare le pensioni,o di fare questo o quell'altro come il rdc dato a chi ne ha bisogno,ma poi votate altro,chiedetelo a chi votate almeno!!!!! Mi rivoloi a quelli che pretendono da noi ma poi non ci votano! Fatevi un esame di coscenza!!!! Se volete che le cose cambino davvero votateci alle prossime elezioni e passate parola,siamo l'unica possibilita' per cambiare le cose ficcatevelo in testa!!!!
francesca Marcellino
29 gennaio 2020 alle ore 10:10UNA PERSONA CHE HA LAVORATO 35 ANNI E' ABBASTANZA NON VI PARE? MANDATELI IN PENSIONE PER LIBERARE POSTI PER I GIOVANI. E PER GLI INVALIDI DOVREBBERO ESSERE SUFFICIENTI 20 ANNI
Gianluigi Lazzarini
29 gennaio 2020 alle ore 13:21Politica economica -o- economia politica, sappiamo tutti che le persone espulse dal ciclo produttivo che abbiano più di 50 anni molto difficilmente troveranno un altro lavoro, per quelli di 60 poi è impossibile.
Avere la possibilità di accedere alla pensione a 60/62 anni è una mera questione di sopravvivenza ed è il naturale proseguo del reddito di cittadinanza.
Oreste ★★★★★ °.°
29 gennaio 2020 alle ore 17:15Sarebbe bello applicare la "riforma Fornero" ai parlamentari!
uncittadino
29 gennaio 2020 alle ore 18:13La “soluzione” cinica ed ironica al nostro sistema sociale,vista la poca considerazione della classe politica per i propri cittadini , la troviamo suggerita nel film “i viaggiatori della sera”.
I viaggiatori della sera è un film del 1979 scritto, diretto e interpretato da Ugo Tognazzi, tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Simonetta.Nel 1980, per fronteggiare il problema del sovrappopolamento, una recente legge ha stabilito che ogni cittadino, al raggiungimento del 50º anno di età deve, sotto la sorveglianza del cosiddetto Esercito della Salute Pubblica (ESP), trasferirsi in un villaggio-resort, per trascorrervi quella che è definita una vacanza. Il villaggio si rivela essere una dorata prigione, la cui vita è dominata da periodiche riunioni in cui è obbligatorio partecipare a giochi di carte e una lotteria, con premio la partenza per una crociera: nessuno dei vincitori di queste crociere ha mai fatto ritorno al villaggio, dal che gli ospiti del villaggio deducono che i vincitori in realtà vengano soppressi. Il fatto è accettato con rassegnazione dagli ospiti, che preferiscono svagarsi in attesa del loro turno.
I politici hanno il compito di rendere migliore la vita dei cittadini, ma i fatti dimostrano quanto siano falsi, cinici, ipocriti, egoisti, ignoranti, presuntuosi, arroganti, … ed il risultato è una voluta confusione. Le ruberie e le tangenti sono ben radicate nel binomio criminale di politica e burocrazia.
Una speranza nei 5 stelle è la possibilità di migliorare. Forse … se si impegnano e ci ascoltano … Cominciamo con unificare e tagliare tante leggi, rendere tutto più chiaro e semplice, eliminare tanta burocrazia e burocrati, facilitare e garantire l’uso di internet a tutti. Guardate in giro per il mondo come non ci sono lacci e lacciuoli e tutto è più semplice e leggero, ma responsabile. Imparate da quelli bravi e copiamoli. Sinora ho solo sentito chiacchiere … tanto paga il popolo …
