- Risparmio energetico attraverso l’utilizzo esclusivo di energia elettrica fornita attraverso allacci temporanei alla rete di distribuzione, evitando di ricorrere all’impiego di gruppi elettrogeni e di sistemi di illuminazione a incandescenza o alogeni
- Trasporti con mezzi ibridi, a metano o GPL e sistemazioni alloggiative entro 10km dal set per ridurre le emissioni inquinanti derivanti dal movimento di mezzi di trasporto motorizzati attraverso un’organizzazione razionale degli spostamenti della troupe e del casting
- Ristorazione con l’approvvigionamento dell’acqua potabile dalla rete idrica locale o attraverso boccioni e borracce evitando l’utilizzo di bottiglie e bicchieri di plastica. No pocket lunch singoli ma servizi catering che utilizzano stoviglie riutilizzabili e compostabili
- Scelta dei materiali riciclati o derivanti dal riuso, compresi i materiali di scena e la riduzione al minimo del materiale cartaceo per le comunicazioni ai membri della troupe
- Corretta gestione dei rifiuti con spazi allestiti per la raccolta differenziata.

Ciak, si inquina! Ma ora anche il cinema si prende cura dell’ambiente
24 gennaio 2020 alle ore 11:38•di MoVimento 5 Stelle
“Il segreto dei film è che sono un'illusione”, ha affermato George Lucas, padre di Guerre stellari e Indiana Jones. Eppure, dietro la visione di un film si nasconde un mondo reale, fatto di cose e persone, che nulla ha a che vedere con la fantascienza. Un’industria in cui girano scenografie, troupe, veicoli, comparse, con un impatto ambientale che nel caso di alcune grandi produzioni è davvero pesante.
Il materiale di scena, se non riciclato, si trasforma in un’enorme discarica da smaltire. Per non parlare degli impianti di illuminazione e del consumo di aria condizionata necessaria a mantenere basse le temperature sui set. Energia, rifiuti trasporti: il set di un film è una piccola città i cui abitanti consumano, buttano via e circolano con veicoli non sempre ecologici. Una ricerca della Ucla, University of California Los Angeles, ha rivelato che l’industria cinematografica è responsabile del 2% delle emissioni globali di CO2.
Hollywood è stata additata come una delle maggiori responsabili dell’inquinamento in California. Motivo per il quale, a partire dal 2010, gli studios hanno fatto da apripista affrontando il tema e e dopo un po’ di tempo è nato un programma congiunto, condiviso dalle associazioni imprenditoriali di cinema e tv, che nei primi anni ha visto ridursi del 63% i rifiuti solidi sul set e le emissioni nocive calare per una quantità pari a circa 7.000 automobili in circolazione.
In soccorso alle produzioni è scesa in campo anche la “Pure Power Distribution” lanciando sul mercato il suo “Mobile Solar Power System”: il più grosso apparato mobile al mondo che produce energia solare, in grado in pochi minuti di generare 72.000 watt di potenza di onda sinusoidale pura, a emissioni zero, riducendo di una tonnellata le emissioni di CO2 al giorno. La Warner Bros ne ha già fatto uso per il set di “Inception” con Leonardo Di Caprio e per un’altra produzione firmata da Steve Carrel.
In Italia l’attore che più si contraddistingue per l’impegno ambientalista è senza dubbio Alessandro Gassmann, che quotidianamente interviene e riflette con i quasi 240.000 follower su Twitter, con il mantra “Reduce, Reuse, Recycle”. “Ho calcolato che una troupe cinematografica italiana di medie dimensioni, consuma in una giornata di lavoro 300 bottigliette di plastica! Qualcuno ha iniziato a sostituirle con boccioni riutilizzabili per riempire borracce ...ma ancora troppo pochi!! #cinemaecosostenibile”. Ha cinguettato l’attore il 7 gennaio scorso, evidenziando la necessità di diffondere le buone pratiche anche in questo settore.
Ma cosa è stato fatto e cosa si sta facendo nel Belpaese per riconvertire in chiave green la settima arte? Circa 10 anni fa è stato sottoscritto il primo accordo tra Edison, storica azienda di produzione di energia e la società di produzione Tempesta film. Un protocollo chiamato “Edison Green Movie” con linee guida per aiutare le produzioni a ridurre l’impatto ambientale delle loro attività attraverso accorgimenti e buone pratiche che vanno dalla scelta dei fornitori, fino alle attività quotidiane dei membri della troupe.
Secondo le stime diffuse da Edison, con la produzione annua di circa 140 film per un totale stimabile di 5.880 giorni di riprese, se tutte le produzioni seguissero le indicazioni del protocollo, la riduzione delle emissioni sarebbe pari a 1.120 tonnellate di anidride carbonica CO2 in meno, equivalenti alle emissioni relative all’illuminazione pubblica annuale di un comune di 10.200 abitanti oppure al consumo di 1.120 voli andata e ritorno Roma-Dakar.
Le regole d’oro del protocollo sono molto simili a quelle del T-Green Film, il vademecum stilato da Trentino Film Commission per incentivare le produzioni attraverso un piano di sostenibilità che si basa su questi pochi e semplici criteri:
