L’industria del giocattolo e la sfida del plastic free

Nel 1907, un chimico belga di nome Leo Baekeland, fa condensare assieme molecole di fenolo e formaldeide ottenendo un nuovo materiale sintetico. Una sorta di “resina”, altamente viscosa e modellabile, che Baekeland brevetterà successivamente nel 1910 con il nome di bakelite.

Il nuovo materiale avrà un successo travolgente: si tratta della prima plastica sintetica messa a punto dall’uomo. A poco più di cent’anni di distanza, i materiali plastici si sono diffusi letteralmente ovunque. Dalle nostre tasche alle case, così come nella fossa delle Marianne (la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo) e al Polo Nord. Cent’anni nei quali l’evoluzione dei materiali plastici è stata velocissima e inarrestabile, trainata dalle ricerche di scienziati provenienti da tutto il mondo (tra questi anche l’italiano Giulio Natta, che nel 1963 riceverà il premio Nobel proprio per le sue scoperte nella tecnologia dei polimeri). Il materiale del secolo, oggi è impiegato in qualsiasi campo, anche in quello forse più delicato e sensibile: la produzione di giocattoli per i nostri figli.

I ninnoli di plastica rappresentano, infatti, circa il 90% del mercato dei giocattoli. Stiamo parlando di un’industria da 22 miliardi di dollari, il che significa tanta tanta plastica messa in circolazione. Se a questo aggiungiamo che la maggior parte di questi prodotti sono progettati per essere realizzati nel modo più economico possibile e che spesso finiscono nella spazzatura alla fine del loro ciclo di vita, è facile capire il loro impatto sull’ambiente. 

Finalmente però, anche in questo campo, qualcosa si muove e i big del settore iniziano a porsi il problema dell’impatto della loro attività. Hasbro, produttore mondiale di giochi, ha ad esempio annunciato l’intenzione di eliminare gradualmente gli imballaggi in plastica sui suoi prodotti entro il 2022, mentre la Lego ha dichiarato che entro il 2030 si convertirà all’uso di materiali riciclabili per le costruzioni così come per il packaging. Ad oggi soltanto le foglie, i cespugli e gli alberi delle costruzioni Lego non sono di plastica da petrolio ma di una bioplastica fatta con la canna da zucchero. L’azienda danese ha però investito circa 130 milioni di euro in vista dello switch-off.

Nel frattempo, per farvi un’idea della portata di questa transizione, sappiate che le fabbriche Lego ogni anno producono ancora un milione di tonnellate di CO2 (per circa 100 milioni di mattoncini colorati al giorno). Ecco perché, un nuovo corso basato sulla sostenibilità ambientale delle attività umane non può che passare da una nuova consapevolezza e dal cambiamento delle abitudini di tutti, anche quelle dei più piccoli. 

Un sondaggio della British Heart Foundation effettuato nel Regno Unito ha rilevato che oltre un quarto dei genitori ammette di aver gettato via giocattoli perfettamente funzionanti. Un altro dato emerso è che i bambini hanno in media quattro giocattoli con cui non hanno mai giocato. C’è spazio dunque per evitare che si producano nuovi rifiuti e sprechi: se i giocattoli di plastica in circolazione sono ancora così tanti gli si può almeno allungare la vita.

Le attiviste e gli attivisti del MoVimento 5 Stelle danno il loro piccolo contributo alla sensibilizzazione con l’iniziativa Giocattoli in MoVimento. Un evento nato per alimentare la solidarietà verso gli altri, ma anche per diffondere le buone pratiche del riuso e del riciclo. 

Ma come funziona Giocattoli in MoVimento? È molto semplice: ogni genitore o bambino può portare agli stand diffusi in tante piazze italiane, due giocattoli o dei libri e in cambio può prendere un giocattolo o un libro. È un modo per rimettere in circolo giocattoli ancora in buone condizioni attraverso la loro condivisione, perché ci si può divertire anche con uno sguardo all’ambiente. E i giocattoli “in più” andranno a bambini che non possono permettersi di averne tanti.

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