
Accumulare l'energia del sole. La sfida del millennio che può salvare il pianeta
5 dicembre 2019 alle ore 11:08•di MoVimento 5 Stelle
Il naturale passaggio dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili, queste ultime spesso non programmabili, ci porta a focalizzare l’attenzione sulla necessità di realizzare sistemi di accumulo sempre più performanti e in grado di soddisfare differenti esigenze.
È utile, in tal senso, capire come sfruttare al meglio la differenza di produzione tra i mesi estivi e i mesi invernali, in particolare per gli impianti solari. Si tratta, a stagioni invertite, di riscoprire quanto si faceva una volta nelle neviere, dove la neve dell’inverno veniva conservata per essere utilizzata nei mesi più caldi.
La ricerca di soluzioni per l’accumulo stagionale dell’energia trova ampio spazio nei programmi di ricerca attivati nel nostro Paese, finalizzati a promuovere nuove tecnologie, l’uso innovativo delle tecnologie esistenti e lo studio e sviluppo di materiali innovativi. In uno scenario che tende al 100% di energia prodotta da fonti rinnovabili, l’obiettivo è quello di ridurre i costi, aumentare l’efficienza di trasformazione e massimizzare i campi di applicazione.
In riferimento all’accumulo stagionale sono da evidenziare le tecnologie che sfruttano il Power to gas, sistema che utilizza l’energia in eccesso per produrre idrogeno, l’accumulo termico, sistemi ad aria compressa o il più tradizionale utilizzo dei pompaggi idroelettrici.
Parlando di accumulo termico, un progetto interessante è stato realizzato nel piccolo comune di Marstal, sull’isola danese di Ærø, addirittura nel 2002, anno di costruzione di una grande centrale solare termica, successivamente potenziata nel 2013.
La radiazione solare captata tramite i collettori viene accumulata in uno stoccaggio di energia termica stagionale, abbastanza grande da preservare il calore raccolto durante il periodo estivo per poter essere riutilizzato durante i mesi più freddi.
L’impianto, che occupa una superficie di 33.300 m2, è ancora oggi il più grande sistema al mondo di collettori solari per il riscaldamento e copre parte del fabbisogno di energia termica del Comune che, grazie all’integrazione di un impianto a biomassa da 4 MW termici, riesce a essere 100% rinnovabile.
Il PTES (Pit Thermal Energy Storage) è un sistema costituito da un serbatoio d’acqua scavato nel terreno e a forma di piramide troncata capovolta. Il serbatoio ha un volume di 75.000 m3 ed è in grado di immagazzinare 6.000 MWh di energia termica, raggiungendo una temperatura di funzionamento di circa 90 °C.
In Danimarca gli edifici sono riscaldati per la maggior parte dell’anno e per far fronte alla necessità di calore, nelle aree urbane, si è storicamente ricorso all’utilizzo di reti di teleriscaldamento realizzate distribuendo il calore di centrali termiche e cogenerative alimentate principalmente da combustibili fossili.
Da qualche anno, però, il governo danese sta attivando un processo di sostituzione della produzione del calore negli impianti di riscaldamento preferendo tecnologie a zero emissioni, avviando dei progetti pilota sulle isole e realizzando dei veri e propri distretti per la produzione di energia da fonte rinnovabile o tecnologie innovative.
L’uso dell’acqua come mezzo per lo stoccaggio del calore presenta numerosi vantaggi: è atossico, ha un’ottima capacità di carico e scarico, presenta delle buone caratteristiche di trasferimento del calore ed è relativamente economico.
L’integrazione tra captazione di energia solare tramite collettori e accumulo termico può rappresentare una importante opportunità di sviluppo anche per il nostro Paese, in considerazione dell’elevata disponibilità di radiazione solare di cui godiamo.
Tale soluzione potrebbe infatti dare un significativo contributo per raggiungere gli obiettivi nazionali di utilizzo delle rinnovabili nel settore termico al 2030, che prevedono un incremento del solare per il riscaldamento da 200 ktep (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio) ad almeno 770 ktep nel 2030.
Commenti (4)
zato nero
8 dicembre 2019 alle ore 10:59bha il solare termico è sempre stato conveniente ..
il solare fotovoltaico , ha solo vincoli POLITICI ,
ATTUALMENTE è impedito di vendere l'energia in surplus ai VICINI ..
fare una semplice tettoia fotovoltaica in un piazzale , devi chiamare un geometra e pagare il 10% dei costi di copertura al comune (ROMA , Raggi Sveglia !!!)
la pulizia dei pannelli è una stronzata , i pannelli sono trattati con nanotecnologie autopulenti
a volte chi li pulisce con detergenti non adatti rischia di danneggiare la protezione autopulente
pulirli con acqua contenente calcio poi rischia di rovinarli parecchio ..
"l’energia media prodotta dai pannelli sporchi è di 1,89 kWh; l’energia prodotta dal pannello pulito è di 1,99 kWh (in evidenza nella foto).
La differenza è di 0,10 kWh, pari a circa il 5% della produzione giornaliera."
il prezzo dell'accumulo è il vero problema
ma è la stessa tecnologia , che serve per le auto elettriche e per l'elettronica mobile
quindi lo sviluppo è costante e i prezzi sono in discesa
dal 2010 al 2018 i prezzi delle batterie al litio per kw/h sono crollati dell'85 %
da 1160 dollari kw/h ai 176 dollari kwatt/h del 2018
prima di sparare cazzate informatevi ..
merlino1
8 dicembre 2019 alle ore 21:52Per ora produrre batterie deturpa l'ambiente, eggia' le batterie son fatte col silicio, e per procurarlo si asciugano interi laghi grandi come la lombardia, con la mancanza d'acqua per interi popoli e' un danno epocale, siccome il bussines e' ora l'elettrico tutti x guadagnare si sono buttati a testa in giu' nell'affare elettrico, noi . . anzi loro producono batterie vecchie di a dir poco 100 anni, la dimostrazione e' data dal peso e dalle dimensioni stesse delle batterie, e non credo che smaltirle a fine vita sia cosi' facile, un gruppo di ricerca inglese venne pubblicizzato anni fa aveva scoperto una diciamo batteria che si ricaricava senza bisogno dekll'artennatore, la chiamarono fusione fredda, essendo che nel mio curriculum di preparatore di motori da corsa ai tempi mi preparavo le benzine, so che x reazione chimica si puo' creare un movimento perpetuo all'interno di ad esempio una batteria, che tenuto sotto controllo puo generare corrente, a mio avviso bisogna studiare un dispositivo in questa direzione, a proposito non si sa che fine hanno fatto i componenti di quella ditta che fece questa scoperta.
enzo bargellini
10 dicembre 2019 alle ore 09:46Buongiorno a Tutti,la produzione di energia elettrica con tecnologie fotovoltaiche è ineluttabile futuro.
Quanto invece ai metodi di accumulo indicati nell'articolo,al netto delle perdite energetiche e dei costi correlati,penso sia sostanzialmente inutile visto che esiste una rete ad alta tensione planetaria con corrente a polarità alternate 50/60 volte al secondo ove normalmente la corrente continua a bassa tensione dei pannelli viene immessa da appositi invertitori convertitori nella rete medesima,di più,mentre la c.c. può essere facilmente accumulata per potenze medio piccole la c.a. a media ed alta tensione è trasferibile a grandi distanze con modeste perdite ma non può essere accumulata dunque la soluzione è il fotovoltaico planetario.
Saluti e cordialità dalla Romagna.
Santo Mazzotti
10 dicembre 2019 alle ore 13:20Mi sembra che sarebbe già molto se semplicemente si eliminassero gli impedimenti amministrativi e fiscali, che lo Stato Italiano ha istituito da molti anni contro lo sviluppo delle rinnovabili; ad esempio il divieto di libero scambio di energia rinnovabile tra cittadini.
Inoltre bisogna invertire completamente l’attuale sistema di tariffazione, che “meno si consuma e più si viene penalizzati”.
