
Caso Chico Forti, detenuto da 20 anni in Florida. Grida la sua innocenza
18 novembre 2019 alle ore 09:33•di Emanuela Corda
Fa piacere apprendere che finalmente anche altri partiti come Forza Italia si siano accorti che esista il caso di “Chico Forti” e annuncino mozioni in parlamento! Evidentemente anche l’ottimo recente servizio mandato in onda da “Le Iene”, ha svegliato un po’ tutti. Ben vengano dunque tutte le iniziative a favore di Chico.
Ma giusto per fare chiarezza, visto che alcune colleghe di Forza Italia chiedono oggi a gran voce al nostro Ministro Luigi Di Maio un impegno in questo senso, è doveroso precisare che Il Movimento 5 Stelle, segue da anni con apprensione la vicenda. Nel 2014 quando eravamo in opposizione, presentammo una mozione che fu votata all’unanimità, proprio per sollecitare l’allora Governo Renzi. Mozione che io e il collega Carlo Sibilia scrivemmo e presentammo in Parlamento grazie al prezioso supporto del caro Giudice Ferdinando Imposimato, purtroppo venuto a mancare nel 2018, ma che era sempre stato uno strenuo sostenitore dell’innocenza di Chico e della necessità che potesse avere un giusto processo.
Quindi, evidentemente certi percorsi anche a livello istituzionale sono stati da noi e anche da altri già percorsi in tempi non sospetti. Sono anni che seguiamo la vicenda di questo nostro connazionale detenuto in Florida. Non ci siamo certo svegliati oggi e aggiungiamo che il Governo sta approfondendo la questione attivando tutti i canali e i contatti del caso. Ricordiamo dunque ancora la drammatica e intricata storia di Enrico Forti noto Chico, ex campione mondiale di windsurf, filmaker, produttore televisivo, detenuto in un carcere di massima sicurezza in Florida da quasi 20 anni con l’accusa di omicidio, per la quale sta tutt’ora scontando una condanna all’ergastolo.
Parliamo di un caso giudiziario molto particolare e di un processo lampo costellato di errori e omissioni. Un processo nel quale il nostro connazionale, non avrebbe avuto la possibilità di difendersi adeguatamente, così come evidenziato dagli stessi legali di Chico Forti, dall’evidenza delle carte processuali, da ormai una larghissima parte dell’opinione pubblica e da emeriti giuristi che del caso si erano interessati a più riprese in questi lunghi anni. Ad oggi non è infatti ancora chiaro il movente che avrebbe spinto il Forti ad uccidere il cittadino Dale Pike, figlio del noto imprenditore Anthony Pike proprietario del Pikes Hotel a Ibiza, locale molto frequentato negli anni 80’ dalle star del momento e da tanti personaggi del mondo dello spettacolo; locale che il Forti si era interessato ad acquistare. Proprio l’acquisto dell’Hotel in questione sarebbe all’origine di tutta la drammatica vicenda legata all’omicidio di Dale Pike.
L'accusa contro Enrico Forti era apparsa fin da subito confusa, generica, incomprensibile e non consentì un'adeguata difesa a Forti: non era chiaro, dopo alcuni cambiamenti del capo di imputazione, se Forti avesse agito come mandante o come esecutore materiale, da solo o con uno o più complici, e quale fosse l'arma del delitto. La genericità dell'accusa violò una norma fondamentale del Patto internazionale di New York relativo ai diritti civili e politici del 1966; l'articolo 14, comma 3, dispone, infatti, che «Ogni individuo accusato di un reato, ha diritto ad essere informato sollecitamente e in modo circostanziato della natura e dei motivi dell'accusa a lui rivolta».
La corte di Miami, che il 15 giugno del 2000 ha condannato Enrico Forti per omicidio in base al movente della truffa dell'acquisto dell'hotel Pike's, ha violato il principio del “ne bis in idem”. Le accuse contro Forti erano tre: truffa, circonvenzione e concorso in omicidio. Il processo contro Forti per la truffa e la circonvenzione di incapace si era concluso con una sentenza di non doversi procedere «nolli prosequi». Sennonché l'8 ottobre 1999, nonostante il proscioglimento di Forti dall'accusa di truffa e circonvenzione di incapace, il prosecutor chiese alla corte di contestare al Forti l'accusa di omicidio di primo grado a scopo di lucro, cioè a scopo di ingiusto profitto per mezzo di truffa. Tale contestazione, sviluppata dal prosecutor nella requisitoria finale, venne posta dalla corte come pilastro dell'accusa, a base della condanna all'ergastolo. Invece, il presidente della corte avrebbe dovuto informare la giuria che Forti era stato prosciolto dall'accusa di truffa e circonvenzione con sentenza per effetto della quale c'era il divieto del ne bis in idem alias del «double Jeopardy». L'articolo 14, comma 6, del Patto internazionale di New York relativo ai diritti civili e politici, stabilisce che «nessuno può essere sottoposto a nuovo giudizio per un reato per il quale sia già stato assolto o condannato con sentenza definitiva in conformità al diritto e alla procedura penale di ciascun paese».
Al di là delle incredibili evidenze emerse negli anni rispetto alla debolezza dell’impianto accusatorio per il quale Chico Forti ha subito la condanna all’ergastolo e sconta ancora oggi una pena durissima e dei molteplici ma “vani” appelli dei familiari di Chico, dei suoi amici e conoscenti e di tantissimi comitati di cittadini nati per dare forza e sostegno nella ricerca della verità e della giustizia, ad oggi Chico continua a vivere il suo calvario con una forza e una speranza che non si sono mai spente, ma avrebbero fatto vacillare qualunque essere umano in una simile situazione. Di recente, dopo anni di silenzi, il caso, già conosciuto in Italia grazie alla tenacia e ai dossier di alcuni giornalisti come Manuela Moreno che avevano preso a cuore le sorti di Chico Forti, la vicenda è finalmente balzata anche all’attenzione dell’opinione pubblica americana scatenando un grande dibattito: grazie ad un filmato trasmesso dalla CBS, infatti, sono emerse le testimonianze clamorose di alcuni giurati e di un testimone che potrebbero rimettere in discussione tutto.
Ora chiediamo giustizia e verità per Chico. Siamo convinti che su questo caso ci sia oggi larga convergenza a livello politico almeno sul fatto che Chico non debba essere lasciato solo e si debba fare il possibile per far luce sul suo caso a vent’anni da una condanna con tante ombre. Con il Governo e con Riccardo Fraccaro, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, anch’egli come Chico, cittadino Trentino, stiamo seguendo con attenzione il caso sotto tutti i profili e il 3 Dicembre organizzeremo un incontro evento alla Camera per raccontare la storia di Chico. Oggi Chico Forti ha bisogno di tutti noi ed è nostro dovere come rappresentanti delle istituzioni ascoltare i suoi appelli e le sue ragioni.
La sua famiglia vive ormai nell’attesa e nel dolore da 20 lunghissimi anni, la mamma lo attende e spera di riabbracciarlo e i suoi figli crescono senza il papà da troppo tempo; anche la tenacia e la forza dello Zio Gianni, da sempre impegnato nella battaglia per dimostrare l’innocenza del nipote sono messe a dura prova dalla stanchezza dalle delusioni e dal tempo che scorre inesorabile. Al noto avvocato statunitense Joe Tacopina è affidata la difesa di Chico.
Crediamo sia doveroso ascoltare la sofferenza di questa famiglia e le ragioni di quest’uomo, perché quando vi sia anche solo un minimo dubbio che un innocente possa essere stato condannato ingiustamente, occorre lavorare ed impegnarsi per fare chiarezza e inseguire la verità. Sempre.
Commenti (18)
Bruno fiumicelli
18 novembre 2019 alle ore 09:41Ma perché speculare su questo poveraccio per il quale non farete nulla.....?
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18 novembre 2019 alle ore 10:15x Bruno Fiumicelli
cosa vuol dire "speculare"
ma se ci fossi tu condannato ingiustamente x sensibilizzare l' opinione pubblica dovrebbero pensarci i tuoi parenti??
marciresti in carcere da innocente?
x favore risparmiateli certi commenti
Bruno fiumicelli
18 novembre 2019 alle ore 10:21Ma scusa chi ci sta al governo? A parte che è una storia conosciuta da molti anni e se vero(Se) che innocente mi dispiace molto per lui ma per come la vedo io di a Gigino di farlo uscire invece che fare post giusto x cercare consenso.... Se ne fecero molti su regeni... A parte la solita propaganda cosa è stato ottenuto in concreto?
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18 novembre 2019 alle ore 10:44allora, non credo che un interessamento del genere porti voti a parte quelli degli amici e parenti
ma secondo te chiedere un atto di giustizia su un errore processuale è fatto x raccogliere voti
x esempio da te non lo avranno e ce ne sono tanti come te a cui non frega niente se non il proprio orticello
Bruno fiumicelli
18 novembre 2019 alle ore 14:19Chiaro che la vediamo diversamente... Per me semplicemente sciacallaggio mediatico... Aria fritta... Chiamala come vuoi... Giusto x dare aria alla bocca. Ovvio che tutti vorrebbero un innocente fuori di galera... Come nessuno vorrebbe la fame nel mondo, ma tanto nulla verrà fatto, come nulla di concreto stato ottenuto x regeni....
Giorgio Antonucci
18 novembre 2019 alle ore 10:42Ma Di Maio non è Ministro degli esteri? Mi sono perso qualcosa? 20 anni che sta in galera e facciamo ancora gli appelli?
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18 novembre 2019 alle ore 10:49il caso Regeni è una cosa a parte intanto si tratta di omicidio e poi lo sai meglio di me che se tu chiedi giustizia ad un dittatore e quello sicuramente è responsabile x le direttive date alla polizia, non ti darà mai informazioni sarebbe come dichiararsi colpevole o no?
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18 novembre 2019 alle ore 10:55X Giorgio Antonucci
allora presentati alle prossime elezioni che ti mandiamo agli esteri così tu lo risolvi in due mosse vero ?
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18 novembre 2019 alle ore 10:58chiedo scusa il commento sul caso Regeni andava sotto come risposta a Bruno Fiumicelli
Giuseppe
18 novembre 2019 alle ore 11:10Gli umanisti dove sono? In Italia fanno quello che vogliono rubano, ammazzano violentano, poveretti sono stressati. Anno bisogno di riabilitazione . A calci in culo .
Alighione Alighieri
18 novembre 2019 alle ore 13:58.....i "garantisti"........
maria s., ancona
18 novembre 2019 alle ore 14:28Se è stato prosciolto dall'accusa di truffa e successivamente condannato per omicidio, stante la truffa, dalla cui assoluzione non era pervenuta notizia alla giuria che lo condanna... c'è del marcio nel palazzo di giustizia di Miami.
Mi chiedo anche, data la mia esperienza visiva circa i processi americani di ogni genere profusi a ciclo continuo dalla Tv , ma il processo di Forte si è svolto con imputato e avvocato della difesa assenti ? Gli appelli? Storia incredibile. Se fino ad oggi ogni intervento di revisione del processo e altro non ha funzionato, a chi ci si deve rivolgere? Chi ha potere negli USA per guardarci dentro e raddrizzare una stortura che esiste con tutta evidenza e che, senza un giusto processo (almeno questo si può dire), ha già privato un uomo della libertà per 20 anni?
Non si può non pensare alla disparità di attenzione da parte degli USA quando si tratta di un proprio
cittadino implicato in gravi reati in Italia...anche con la pistola fumante in mano diventa un intoccabile!
Robert J.
18 novembre 2019 alle ore 15:59Nello sistema giuridico statunitense, le vicende vengono gestite secondo i seguenti criteri culturali:
1. Denaro. La vera, suprema divinità è il US$, non è il profeta della religione cristiana, come lo vorrebbero far credere loro (e magari ci credono pure). Corollario: diffusa cupidigia. Negli SUA i giudici sono in vendita. Peraltro quel che dalle giurisdizioni di Paesi civili (sì, anche l'Italia) viene considerato reato di corruzione è perfettamente ammissibile secondo le norme e leggi di là.
2. Indissociabile, ma secondaria al 1. qua sopra: la nauseante sete di potere (vabbè, questa è universale), e dunque la (geo)politica.
2. I poteri, persone o istituzioni, non solo ci sono avversi, ma sono assolutamente incapaci di riconoscere i propri errori (forse qualche italiano si riconoscerà qui) e trarne le conseguenze in modo *sincero*. Cioè: quand'è che gli SUA si sono scusati per i milioni di morti, di feriti, per le sofferenze e i danni causati dalle loro innumerevoli aggressioni e invasioni? ZERO volte — in dubbio chiedeteglielo ai giapponesi, ai vietnamiti, ai laotiani, agli iracheni, ai siriani, ecc. ecc. Invece, quando non costa proprio niente, ma permette salvarsi la poltrona, viene Clinton con i suoi “so_o so_orry” per un pomp_ino qualsiasi (che con Pompeo finora non c'entra, ma potrebbe, tramite il fu Epstein).
3. Razzismo e fede nella propria supremazia. Se sei di colore — nero, indio, latinoamericano, russo, cinese — oppure… europeo (incluso italiano), sei un subumano, per cui non degno dello stesso rispetto dovuto a un vero, autentico, Americano Bianco DOC (ovvero un WASP). Chiedeteglielo a Maria Butina (in russo, sottotitoli in inglese):
https://www.youtube.com/watch?v=tQJr9SZa4Qs
4. Solo dopo questi fattori, e forse anche altri che non mi vengono in mente, viene preso in considerazione quel che noialtri chiamiamo di *senso della giustizia*.
In bocc'al lupo!
Robert J.
18 novembre 2019 alle ore 16:00Scusate, numerazione sbagliata!
maria s., ancona
18 novembre 2019 alle ore 16:32Sarebbe sbagliato trattenere ad libitum in prigione (in attesa di processo e, considerato 50.000 processi con precedenza, preventivare più di una decina d'anni) i due americanini che hanno ucciso il carabiniere a Roma ? Cosa dicono gli Yankee? Possiamo sempre rispondere: E CHICO FORTE?
"A brigante, brigante e mezzo" (S. Pertini- Emerito Presidente Repubblica Italiana)
Serafina Pace
18 novembre 2019 alle ore 17:44SE E' INNOCENTE, DOVRANNO DARGLI UNA MEDAGLIA. NON E' LA PRIMA VOTA CHE ARRESTANO UN INNOCENTE E LASCIANO LIBERO UN COLPEVOLE.
Alighione Alighieri
18 novembre 2019 alle ore 20:00...mi basta ricordare come hanno trattato gli assassini del Cermis o l'assassina di buonissima famiglia, la Knox, rispetto a come hanno trattato Silvia Baraldini ( che non aveva fatto nulla)........
Antonio
18 novembre 2019 alle ore 20:30Siamo sudditi degli Stati Uniti, oltre ai casi che hai citato, non dimentichiamo Sacchi e Vanzetti che finirono alla sedia elettrica e dopo diversi decenni riabilitati ERANO INNOCENTI.
Scommettiamo che anche per gli assassini del vice brigadiere Cerciello Rega finirà a tarallucci e vino? Ho questo brutto presentimento, mi auguro di sbagliare.
