Un mondo (di giovani) in marcia per il clima. Ecco cosa vogliono
31 ottobre 2019 alle ore 11:24•di MoVimento 5 Stelle
La testimonianza e gli scioperi per il clima della giovane studentessa svedese Greta Thunberg hanno contribuito ad accendere i riflettori su un movimento che ha radici antiche e che in questi mesi ha dimostrato di essere radicato in tutto il Pianeta e in grado di mobilitare milioni di giovani.
Ma perché queste ragazze e questi ragazzi, che hanno trascinato in piazza anche tanti adulti, protestano in tutto il mondo contro i cambiamenti climatici? Chi sono e cosa chiedono ai governi?
Nei 185 Paesi in cui si sono svolte manifestazioni, le proteste hanno avuto spesso un obiettivo di portata nazionale che si affiancava a quello più generale e generico della richiesta di ridurre le emissioni inquinanti che provocano l’effetto serra. Questo è un elemento positivo e per certi versi innovativo, perché storicamente i movimenti che si battevano contro il climate change spingevano molto sulla diplomazia internazionale e sulla necessità di accordi vincolanti tra Paesi, mentre erano meno pressanti sui singoli governi e sulle politiche che autonomamente possono mettere in campo. Le piazze di oggi invece, complici anche i risultati non sempre entusiasmanti dei vertici ONU, insistono su entrambi i fronti: chiedono interventi contro l'innalzamento del livello del mare nelle Isole Salomone, lottano contro i rifiuti tossici in Sudafrica, combattono l'inquinamento atmosferico e i rifiuti di plastica in India e contestano il massiccio uso del carbone in Australia.
Tante battaglie locali tenute insieme in un’unica cornice: la necessità di un’immediata accelerazione delle misure per ridurre le emissioni e stabilizzare il clima.
"Siamo qui per rivendicare il nostro diritto a vivere, il nostro diritto a respirare e il nostro diritto ad esistere, cosa che ci viene negata da un sistema politico inefficiente che dà più deferenza agli obiettivi industriali e finanziari piuttosto che agli standard ambientali", ha detto la giovane manifestante Aman Sharma, che protestava a Delhi.
In questi giovani c’è dunque la consapevolezza che non si sta combattendo una battaglia astratta o ideologica: “Siamo in trincea nella battaglia per garantire un futuro alla nostra generazione” dicevano i ragazzi che si sono concentrati in piazza della Repubblica per sfilare per le strade di Roma a fine settembre. C’è la consapevolezza che è rimasto poco più di un decennio per agire e che la mancata azione porterà a gradi conseguenze per la nostra vita quotidiana nei prossimi decenni: città sommerse, scarsità di cibo e acqua, siccità da un lato e alluvioni dall’altro, aumento della povertà e delle migrazioni forzate.
Il “global strike” è però iniziato nelle isole del Pacifico, dove i cittadini hanno ripetutamente chiesto alle nazioni più ricche di fare di più per prevenire l'innalzamento del livello del mare che porterebbe la loro terra ad essere completamente sommersa. Le manifestazioni si sono diffuse in tutta l'Australia, il più grande esportatore mondiale di carbone e gas naturale liquido, aprendo un dibattito analogo e opposto a quello che si è aperto in Italia circa lo sciopero degli studenti: mentre il nostro Ministro all’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, chiedeva ai presidi di prendere nella dovuta considerazione le valide motivazioni dell’assenza, il Ministro delle Finanze australiano, Mathias Cormann, ha detto che gli studenti avrebbero dovuto rimanere in classe, scatenando la reazione degli studenti, secondo i quali se tanti politici avessero fatto il proprio dovere lavorando nelle istituzioni per affrontare il problema, milioni di giovani avrebbero evitato di rinunciare a un giorno di scuola per far sentire la loro voce.
Anche a Tokyo e in altre città del Giappone la protesta per la "giustizia climatica" si è fatta sentire e vedere. In Cina niente cortei invece, mentre gli studenti di Taiwan hanno approfittato della protesta per fare pressing sui candidati alle presidenziali. Pure l'Africa ha fatto la propria parte nella mobilitazione dei Fridays for Future: dai Nairobi a Johannesburg, in tante città gruppi di manifestanti più o meno nutriti, hanno urlato a gran voce che per il loro continente che questa è l’ultima chiamata.
Una consapevolezza che unisce i giovani di tutti i continenti, i quali invitano i loro governanti a dare ascolto agli scienziati. Un paradosso che fa ben sperare, perché il futuro è nelle mani di queste ragazze e questi ragazzi.
Commenti (23)
Giuseppe
31 ottobre 2019 alle ore 11:29I giovani devono andare a lavorare e dormire poco e non drogarsi .
Giuseppe
31 ottobre 2019 alle ore 11:36A dimenticavo andate a vedere nelle scuole come fanno differenziata e il loro comportamento anche fuori dalla scuola e vediamo a che cosa sono disposti a rinunciare, e la mobilitazione serve solo a marinare la scuola e fare baldoria. Che si impegnassero di più in politica a capire come stanno le cose e chi ci sta dietro.
Beppe
31 ottobre 2019 alle ore 12:41Condivido le proteste dei giovani che vogliono combattere l'inquinamento sia a livello internazionale sia quello dei singoli paesi.
Poi, In questo stesso post c'è un errore di comunicazione perché si guarda in particolare all'Australia, come grande esportatore di carbone, e, non si menziona mai l'Italia come importatore e quindi come 1 responsabile dell'inquinamento.
Infatti se non ci fosse richiesta di carbone non ci sarebbe neppure la produzione/esportazione.
Noi addirittura vorremmo assolvere legalmente dalle loro responsabilità Società straniere come l'Ilva che avvelenano intere comunità con il carbone.
Quindi basta ipocrisie, girate questo Post al ministro Costa che si diverte a "pettinare le bambole" con le sue leggi ridicole contro l'inquinamento.
Probabilmente è per questo che è stato rieletto, non da fastidio ai prenditori/inquinatori.
Mi dispiace per l'avvenire dei giovani ma lo vedo nero fumo e ricco di diossine e imballato in plastiche per responsabilità anche nostre, quale parte di governo nelle ultime due brevi legislature a guida dei 5 Stelle.
Giuseppe
31 ottobre 2019 alle ore 14:12Ma tu ti riscaldi di inverno, e ti rinfreschi d'estate, ho la morale la fai ad'altri?
Marina Capri
31 ottobre 2019 alle ore 14:10Parole, parole, parole, solo parole vuote, per non fare nulla o far finta di fare come il Ministro Costa con il suo ridicolo decreto "clima".
Avete perso l'anima, il coraggio di affrontare i temi veri, quello che nella scorsa legislatura aveva il vostro portavoce Paolo Bernini quando proiettava a Montecitorio il doc/film Cowspiracy sull'insostenibilita' dell'industria della carne e sulla reticenza a parlarne anche delle maggiori organizzazioni animaliste/ambientaliste!!! Eppure questa industria è più inquinante dell'intero settore dei trasporti e in una società evoluta dovrebbe sollevare questioni etiche perché basa la sua fortuna sullo sfruttamento e l'uccisione di miliardi di animali, inutili vittime sacrificali alle ingorde pance umane, creature che non possono difendersi neanche sfilando in corteo come i giovani e non hanno chi li rappresenta in Parlamento, perché non possono neanche votare. Sono i più indifesi e i più deboli, la fortuna di avidi prenditori/imprenditori devastatori del nostro pianeta e della nostra salute e di politici pavidi che si schierano sempre dalla parte dei più forti, cioè di coloro che li possano votare.
Ormai non ascoltate più neanche Grillo.
https://www.beppegrillo.it/lamazzonia-brucia-per-nutrire-lindustria-del-bestiame/
federico_2
31 ottobre 2019 alle ore 15:10Questi quattro ragazzotti sprovveduti si sono fatti montare la testa dai marpioni della politica .., che li stanno arruolando nella kasta ....
paola oioli
31 ottobre 2019 alle ore 17:05Concordo, del resto era chiaro fin dall'inizio che l'esclusione di Bernini a fronte di seggi dati a gente come Gallinella e la Fattori lasciavano presagire una svolta tutt'altro che animalista. L'alleanza con la Lega poi, pro-caccia, pro sperimentazione animale, pro allevamenti intensivi e di pelliccia ( quasi tutti al nord) ha fatto il resto. E pure l'esaltazione per la Cina, paese dove gli animali ( e non solo) non hanno uno straccio di legge che li tuteli mi e parsa vomitevole.
Pensare che se abbandonassero il Movimento anche gli animalisti ed ambientalisti , le percentuali diverrebbero effettivamente da prefisso telefonico. Qualcuno dovrebbe ricordare a DiMaio che buona norma, per mantenere in vita un movimento politico, è far contenti i propri elettori, non strizzare l'occhio a categorie che hanno in altri partiti i propri punti di riferimento.
Francesca
1 novembre 2019 alle ore 16:18Marina Capri..la penso come te...Bernini manca come l'aria..e Costa ?Non una parola sugli intensivi..Hanno perso l'anima pur di governare..
Tommaso Giannitrapani
31 ottobre 2019 alle ore 14:17il movimento non parla degli allevamenti intensivi di animali ha paura forse?
Marina Capri
31 ottobre 2019 alle ore 14:27Si, Tommaso Giannitrapani, il M5S non parla più di allevamenti di bestiame, il settore economico più inquinante e più crudele, per paura forse o per mancanza di sensibilità culturale. Non ha piu' una visione forte della politica, guarda al piccolo risultato utile immediato, si uniforma al pensiero unico, si fa dettare l'agenda dai partiti e dai giornaloni.
enzo calderini
31 ottobre 2019 alle ore 15:03Benissimo . mi è piaciuto molto leggere le"autocritiche" che ci facciamo tra noi 5*****,questo vuol dire BLOG 5 STELLE.Avanti cosi.
Francesca
1 novembre 2019 alle ore 16:12Sono d'accordo con voi..il MoV non parla più dell'orrore intensivi..questo è vergognoso
federico_2
31 ottobre 2019 alle ore 15:08Da una cinquantina si anni ... ogni tanto esce qualche sciroccato a dire che ... fra pochi anno l'umanità si estingue per qualche motivo.
Non si può decidere la politica di uno stato basandosi sulle fesserie di una semi-deficiente ragazzina ,,, quando centinaia di scienxiati veri scrivono disperati all' Onu che si tratta solo di una speculazione finanziaria..
La vera emergenza ... alla quale ovviamente nessuno ha l'intelligenza di pensare ( nessuno di quelli al governo ... ) è la sovrapopolazione galoppante.
Fra pochi anni una parte consistente del nostro ( vostro ) reddito sarò impegnata a pagare misure di emergenza necessarie a sopravvivere all' enorme inquinamento che una popolazione eccessiva produce.
Io sto giò preparando il piano 'C' ... se continuate a questo modo mi trasferisoi fuori dalla portata dei rompiballe ... in posti tipo Novosibirsk ... dove i kolionazzi non arrivano. ... l'aria è pulita e ci sono boschi per migliia di ettari.
Statemi bene ...
Stjopa 70
31 ottobre 2019 alle ore 15:37A proposito di clima ed ecologia...
Gira la notizia della multa di 1000 euro a chi guidava un monopattino elettrico a Torino. Pare che ci voglia la targa. Non vi immaginate tutti i detrattori del M5S che mi circondano… Non vedevano l’ora di attaccarmi su Appendino e Toninelli.
Da buon grillino ho cercato di capire dove fosse l’inghippo, visto che la legge Toninelli introduce i monopattini elettrici nelle strade cittadine.
Bene! Con tutto l’impegno, non sono riuscito a capire con precisione come si applica la nuova legge e se il vigile di Torino ha torto o ragione.
CHIEDO URGENTEMENTE a chi gestisce il blog un post che spieghi bene la legge Toninelli, come si applica, cosa è richiesto ai comuni, se veramente i monopattini hanno bisogno di targa e, soprattutto, che spieghi l’intenzione del M5S di operare ulteriormente per DIFFONDERE questi mezzi ecologici, non ostacolarli.
Grazie 1000
Giorgio Masari
31 ottobre 2019 alle ore 19:51Semplicemente andava contromano e troppo veloce.
maria tudisco
31 ottobre 2019 alle ore 16:38Jeremy Rifkin nel suo ultimo libro UN GREEN NEW DEAL GLOBALE, ci ricorda che l’IPCC (organismo dell’Onu composto da 2000 scienziati) è giunto alla conclusione che, per evitare la catastrofe ambientale, dovremo ridurre le emissioni di gas serra del 45% rispetto al 2010. Abbiamo undici anni per farlo e questo in primis richiede un passaggio fondamentale, dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, il cui costo è diventato competitivo, che cambierebbe totalmente il modello energetico globale.
La bolla del carbonio, scrive Rifkin, si è rivelata la più grande della storia e i settori trainanti dell’economia mondiale stanno già abbandonando le fonti energetiche tradizionali per puntare su solare ed eolico. Non è solo un tema di investimenti, ma è anche un vantaggio economico. I costi di produzione di solare ed eolico sono in rapida discesa. Rapidamente i fossili si trasformeranno in beni che si svalutano prematuramente, prima di aver esaurito il loro ciclo naturale di vita. Rifkin riferisce che i fondi pensione americani stanno disinvestendo dai fossili per reinvestire nelle rinnovabili e anche gli stessi studenti dei college americani hanno stanno chiedendo ai Consigli di amministrazione di disinvestire e reinvestire in questa ottica.
Cari negazionisti, sbrigatevi a farvi pagare i vostri servigi dalle multinazionali, perché il nuovo ciclo energetico che verrà costerà di meno e verrà abbracciato anche dai petrolieri che vogliono essere restare nel business dell’energia. E poi a quelli di voi in buona fede, che credono alla favola che il riscaldamento globale non esiste, pensate ai disastri prodotti dal ciclo petrolio, gas, carbone, con le guerre fatte per queste materie prime, alla plastica (derivato del petrolio)che danneggia i mari, agli 80.000 morti ogni anno in Italia per aver respirato polveri sottili emesse da traffico, industrie e allevamenti intensivi, all’inquinamento profondo di acqua, terra, aria.
marco
1 novembre 2019 alle ore 08:4611 anni di tempo?se è verp come dice,siamo finiti,perchè la cina "fuma" che è una meraviglia,l america fuma cheè una meraviglia e al grido di al lupo al lupo non ci credeno,il brasile sta facendo uno scempio in amazzonia e anche loro non mi sembrano molto recettivi, l europa fa la sua parte,l india idem,quindi c è solo un opzione e non siamo noi esseri umani,la soluzione la troverà madre natura, e lei è di una democrazia di quelle che non ascolta nessuno.anzi probabilmente risolverà pure il problema demografico mondiale, ci dà una bella resettata,e forse andremo avanti.
maxper
31 ottobre 2019 alle ore 18:40Quandro vedrò un "sciopero dello svago" ,
fatto la domenica dai giovani che si vogliono seriamente impegnare a cambiare,
raccogliendo immondizie o pulendo i fiumi o solo spegnendo le cicche,
magari seguito da uno "sciopero dell'ignoranza"
fatto , sempre la domenica,
da giovani e da insegnanti che, volontariamente e gratuitamente,
insegnano per un giorno le loro materie collegandole alla salvaguardia del pianeta...
allora crederò un po' di più ai giovani e ai loro "insegnanti".
Gli scioperi del venerdì non mi sembrano proprio una proposta né giovane né alternativa
Adamus
31 ottobre 2019 alle ore 21:11Se penso a cosa Secede in cina, fanno pure uno sbaglio, Berlusconi ha bevuto una Brocca di Mojito di troppo!! Aaahaha!
Roma andrà a chiedegli il RDC alla Fed reserve
Far cadere il Governo!
Sono rastrellati con i denti alle poltrone tutto il parlamento, Il Governo durerà 40 anni poi faremo il taglio dei parlamentari, gli altri parlamentari quelli della Lira
eheh!
Si gira la politica cinese e finiscono come liberali pure loro, e da un fosso Economico ,tra 40 anni rimarrà solo la Russia, e forse nel 2120 avranno istituito quello che fù lo Stato.
E lo stato è Previdenza e la dovranno pagare.
Maria
1 novembre 2019 alle ore 09:37Bugie... Altre scuse x rubare i soldi degli italiani con tasse su tasse... Sono anni che continua la storia 11 anni ed il mondo finirà!! Ha ragione maxper, forse x essere credibili dovrebbero organizzare lo sciopero di domenica, in settimana o di venerdì è normale che sia parecchia partecipazione.
Giulio Bornacin
1 novembre 2019 alle ore 11:04A me sembra che il mondo sia in marcia per altri temi : la democrazia la redistribuzione delle ricchezze e per lotta alla corruzzione. In questi mesi abbiamo rivolte popolari in Libano, in Algeria, in Tunisia, in Iraq, in Afganistan, in Venezuela, in Brasile, in Cile, in Argentina, in Equador. In Turchia c'è un opposizione sempre più vasta al regime, Hong Kong ed i gillet gialli sono solo altri esempi di lotte per la giustizia, la democrazia e la redistribuzione delle ricchezze. Di queste importantissime lotte non si spende parola senza rendersi conto che interpretano la vera criticità globale : lotta alla povertà e per i diritti fondamentali. Nei paesi nord africani il dissenso non è più intercettato "totalmente" dall'integralismo religioso e questa è una novità da incoraggiare e sostenere. Spero che Di Maio inizi ad elaborare una strategia ed un progetto politico che appoggi, stimoli e difenda questi movimenti.
Sulle tematiche ambientali c'è un atteggiamento sbagliato nel movimento ambientalista che tende a supportare un pensiero unico. Ciò è grave perchè esiste invece una ampio dibattito scientifico con posizioni diversificate che coinvolge scienziati di grande valore in tutto il mondo. Bollare come negazionismo tutto ciò che si differenzia dal pensiero unico è un atteggiamento poco democratico. Lo adottò la chiesa con Galileo, lo adottò inizialmente la comunità scientifica con la relatività generale.
Alcune battaglie stanno diventando un busines per grandi multinazionali (la sostituzione di circa 800 milioni di veicoli con auto elettriche creerà guadagni enormi alle aziende produttrici sulla pelle dei cittadini), l'ENEL è capofila della lobbies dell'elettrico prevedendo guadagni miliardari peggiorando però le condizioni ambientali. Da ultimo mi chiedo come mai il movimento per l'ambiente non si pone la questione demografica come criticità del pianeta.
Alessandro Albanese
2 novembre 2019 alle ore 14:56Grasse risate...il post è anche condivisibile, il problema qua sotto sono i commentatori.
Proposta: per commentare sul blog delle stelle nome, cognome, età e città dalla quale si scrive. Così facciamo anche un po' di statistica.
federico_2
4 novembre 2019 alle ore 05:44IL TRAMONTO DI UNA BALLA
E SPERIAMO DI NON DOVERNE PARLARE PIU'
Da uno dei migliori siti Americani di economia e politica... ZeroHedge un articolo di David Friedman del Mises Institute ( Mises.org ) smonta le *gretinate* di Greta e *gretini*.
Questo Friedman non passava per caso davanti al Mises
... era uno di quelli che hanno creato il famoso rapporto del *97% degli scienziati afferma*.
Come legge dal testo originale di sotto... peccato per pasionarie e kompagni ... che sanno a malapena leggere l' Italiano ( fanno finta di essere faziosi ... per non ammettere che non capiscono quello che leggono )
* Di circa un terzo degli scienziati che hanno espresso una opinione sulla responsabilità delle attività umane nel riscaldamento globale , il 97% ( il 97% di un terzo ) credeva che l'uomo contribuisse IN QUALCHE MODO al fenomeno del riscaldamento globale*
Un poco diverso da *Il 97% degli scienziati afferma la responsabilità delle attività umane* ... ?
MOLTO DIVERSO ... suona come una balla ed un mantra ripetuto da milioni di *gretini* ...e cosa più grave avallato da quella truppa di imbecilli scaldasedie ... pagati lautamente che si inventano kolionate in serie ... nel Palazzo dell' ONU.
Nel programma di taglio spesa pubblica ... ritirare la nostra delegazione all' ONU ... che in settanta anni non ha mai combinato una mazza di utile.
I nostri portavoce sono pregati di prendere buona nota e dissociarsi dalle kolionate e future manifestazioni.
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So, taking into account David Friedman’s criticism above, and mine, Cook and Bedford, in summarizing their findings, should have said, “Of the approximately one-third of climate scientists writing on global warming who stated a position on the role of humans, 97% thought humans contribute somewhat to global warming.” That doesn’t quite have the same ring, does it? [David R. Henderson, bold added.]
