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Superare la cultura dell’usa e getta. Quando i media fanno la differenza
20 settembre 2019 alle ore 15:03•di MoVimento 5 Stelle
I rifiuti plastici sono ormai una patata bollente globale che rimbalza di nazione in nazione. La plastica americana finisce nei paesi del Sud-Est asiatico, quella italiana in Turchia. La Malesia stenta a riciclare la propria spazzatura, ma continua a importarla da altri Stati. Spazzatura che inquina, mette a repentaglio la nostra salute e per giunta nutre il malaffare mondiale. Tutto questo rimbalza sulle nostre pagine social e sui media grazie al lavoro di attivisti ambientali, scienziati e giornalisti. Il ruolo dell’informazione è stato dunque centrale in quella che potremmo definire “presa di coscienza globale”.
Pochi giorni fa, ad esempio, Greenpeace ha scoperto in Turchia un sito illegale di stoccaggio di plastica proveniente dall’Italia. Fotografie choc che fanno riflettere: un’etichetta accartocciata di detersivo, una confezione di caffè e una busta di cibo pronto di marchi noti, il tutto in un deposito abbandonato vicino Smirne. Quei rifiuti sono i nostri, ma come ci sono finiti? Com’è possibile che la plastica americana arrivi fino a un villaggio nel Sud-Est asiatico? E la nostra in Turchia?
Secondo il rapporto “Le rotte globali, e italiane, dei rifiuti in plastica” (disponibile qui il report), l’anno scorso l’Italia si è collocata all’undicesimo posto tra i maggiori Paesi esportatori di rifiuti in plastica in tutto il mondo, con circa 200mila tonnellate, pari a 445 Boeing 747 a pieno carico, passeggeri compresi. Tra le principali destinazioni della nostra spazzatura ci sono nazioni europee come Austria, Germania, Spagna, Slovenia e Romania, ma non solo. La meta più “ambita” è diventata proprio il Sud-Est asiatico dopo lo stop sull’importazione di rifiuti in plastica introdotto dalla Cina nel 2018, che ha spianato la strada a nuove rotte commerciali. Un effetto domino devastante per via del quale solo l’anno scorso la Malesia ha registrato un aumento di importazioni del 195,4 per cento e la Turchia del 191,5.
Parliamo di Stati che non riescono neanche a riciclare la propria spazzatura, spesso scaricata illegalmente o messa a giacere in discariche inadeguate a cui si affida il compito di smaltire anche quella degli altri.
Secondo uno studio guidato dall’Università della Georgia, la Malesia gestisce in modo sbagliato il 55%. dei propri rifiuti plastici, mentre in Indonesia e in Vietnam la percentuale sale all’ 81% e all’ 86%. Numeri che parlano da soli. Tra Europa e America non c’è grande differenza. Un recente filone d’inchiesta del Guardian intitolato “United States of Plastic” ci dice che anche gli Stati Uniti trasportano più di un milione di tonnellate l’anno di rifiuti plastici, verso luoghi lontani, già sommersi dalla spazzatura. Nuovi hotspot in alcune delle nazioni più povere del mondo, come il Bangladesh, l’Etiopia e il Senegal, che sono pronte ad accogliere tonnellate di plastica, forti di una forza lavoro economica e regolamenti ambientali meno rigidi.
“La gente non sa dove finisce la propria spazzatura. – dichiara al Guardian Andrew Spicer, che insegna Responsabilità Sociale all’Università del South Carolina e presiede nel Consiglio dello Stato – Per le corporazioni del riciclaggio è solo un modo per fare soldi. Non ci sono regole globali, solo un immenso, sporco mercato che consente ad alcune compagnia di sfruttare un mondo senza regole”.
Sono tanti i media che hanno puntato i riflettori sull’invasione della plastica a livello globale e tanti sono i linguaggi con cui ciò è avvenuto. Ancora il Guardian, ad esempio, ha fatto ricorso alla matita di Susie Cagle, giornalista e fumettista, per descrivere il fenomeno: significativo il titolo del fumetto: “Gli esseri umani hanno prodotto 8,3 miliardi di tonnellate di plastica dal 1950. Questa è la storia illustrata di dove è andata a finire”.
Un altro esempio di linguaggio efficace? Guardate quest’infografica animata sulla produzione di bottiglie di plastica delle Reuters: un ottimo strumento per “dimensionare” il problema. E poi c’è il profluvio di documentari che da oltre dieci anni invadono i nostri schermi per raccontare i mille risvolti di questa invasione, da Addicted to Plastic al più recente A Plastic Ocean, solo per citare qualche titolo.
Nonostante la portata enorme della crisi globale e la sua conseguente gravità, non tutti i media italiani affrontano con la dovuta attenzione la questione. Eppure la direttiva europea 2019/904 ha bandito posate e stoviglie usa e getta dal 2021 e il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha aderito alla campagna “Plastic free” lanciata dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, impegnandosi a praticare e diffondere la regola delle “4 R”: riduci, riutilizza, ricicla e recupera. I giornalisti di Giornale RadioRai e Radio1 hanno lanciato sui social una campagna per liberare l’azienda dalla plastica con una lettera indirizzata all’amministrazione, mentre già dal 2017 Sky, per volontà del l’ad del gruppo Jeremy Darroch, ha deciso di essere plastic free eliminando la plastica da petrolio anche dal packaging dei suoi apparecchi. Sul fronte dell’informazione, i Tg della tv pubblica e delle reti private fanno segnare un incremento di spazi dedicati al tema, così come – nel tempo – hanno fatto approfondimenti trasmissioni come Report, Le Iene, i quotidiani nazionali e le testate specializzate.
Insomma i riflettori sono accesi, le soluzioni alternative ci sono: grazie all'alleanza tra attivismo, scienza e media la cultura della riduzione e del riciclo dei rifiuti prenderà presto il posto di quella dell’usa e getta.
Commenti (24)
IVALDO BERGAMASCHI
20 settembre 2019 alle ore 15:12Salve io già da un po di anni non seguo la tv ma mi informo online e leggo i quotidiani online e alcuni blog che parlano di politica anche critica ma onesta ,1 i vari programmi di politica in tv sono allineati gialloverde esiste solo il capitone che fracassa le scatole dalla mattina alla sera con i migranti ,ong,e Maria immacolata ,mentre il M5S fa il r.d.c. ,decreto dignità ,quota 100,spazzacorrotti,trovando le coperture e magari scontentando quelli che fino al 2018 si credevano unti dal Signore perché i soldi non ci sono mai per gli altri ,ma per i vitalizi ,editoria ,false consulenze mazzette ecc.ecc per loro si che deve aumentare il debito pubblico.il M5S fa bene a dosare le apparizioni in tv perché è tutto ridotto a buffonata quest se la ridono fanno finta di litigare ma degli ITALIANI non gli interessa ai vari editori gi tornano utili per riempire le tv e incassare la pubblicità ,un consiglio andate in tv per spiegare i vostri temi che riuscite a fare senza entrare nelle dinamiche delle varie trasmissioni dove tutto si riduce a barzelletta.
vincenzo ronca
21 settembre 2019 alle ore 02:16Per Ivaldo Berg: concordo. Vedi il mio commento alla deputata ASCARI sul comportamento del vespa sull'articolo "Picchiata ed umiliata anche in RAI" del 19 sett. Sei la prova recente che siamo TANTI ma proprio TANTI a pensarla sul modo in cui viene gestita la INFORMAZIONE. A questo punto uniamoci e CHIEDIAMO umilmente ai SIGNORI POLITICI del mov5 di indicarci o far sapere agli utenti, visto che è il solo canale di info mov5, quale Commissione parlamentare, e da chi è composta, ha allo studio o pensa di avanzare un progetto di legge in materia di una equa informazione almeno per i cd canali nazionali che dovrebbero(?) essere della RAI. Tanto quelli cd PRIVATI sembrano INTOCCABILI, alla faccia della cd solo parola che in questo paese esiste solo sul vocabolario delle favole: la DEMOCRAZIA. Nella realtà è da anni che si vive in regime di PARTITOCRAZIA. La miglior prova? bella la legge vigente fatta apposta per costringere il mov5, che se vuole sopravvivere, deve allearsi prima con la Lega e poi col PD. Hanno ragione di protestare quelli che hanno aderito alla nascita del Mov5 con la speranza di togliere potere alla vecchia CASTA. Peccato che se alle prossime elezioni si asterranno o torneranno a votare, per protesta ( ma contro chi? contro se stessi? ), non si rendano conto che hanno fatto il gioco sporco della vecchia CASTA che ha in mano il potere economico. Da parte mia credo che onestà, coerenza e trasparenza non riusciranno MAI a sconfiggere i mali della vecchia politica: il mov5 è nato tra tante difficoltà per la speranza di POCHI e ormai è l'unico ZOCCOLO DURO attaccato da tutti. E' fatto da uomini non da SANTI: è umano sbagliare o non riuscire, ma è DIABOLICO avere una maggioranza e NON PROVARCI, almeno a migliorare dove è possibile. E migliorare la INFORMAZIONE è possibile. Politici 5stelle avete capito?
Anto 66 5?
20 settembre 2019 alle ore 15:17Moriremo, seppelliti dalla plastica!
Mario Scamarcio da Andria
20 settembre 2019 alle ore 15:22Occorrono provvedimenti a livello locale. Ogni comune dovrebbe fare la sua parte.
luigi ianniello
20 settembre 2019 alle ore 15:22Uscì un brevetto e una macchina qualche tempo fa, inventati da scienziati molto avanzati che trasformava rifiuti di ogni genere in energia, questo avrebbe risolto tutti i problemi, ebbene l'hanno fatta sparire, non si sa che fine abbia fatto. Cmq sono d'accordo e condivido il metodo del Ministro Costa delle “4 R”: riduci, riutilizza, ricicla e recupera.
Beppe
20 settembre 2019 alle ore 16:23Quando farete un post con indicate tutte le iniziative dei Paesi per ridurre i consumi della plastica?
E del governo italiano negli ultimi 15 mesi?
Sarebbe bello poter leggere un po' di fatti concreti messi in atto dai nostri "inutili politici" e non solo parole, parole, soltanto parole.........
Maria Paola
22 settembre 2019 alle ore 15:19beppe la pastica la dovremmo ben conferire noi cittadini ed anche i politici che sono cittadini come noi
Paolo Troia
20 settembre 2019 alle ore 16:33Ne usciremo soltanto se eliminiamo del tutto la plastica e non solo a parole.
federico_2
21 settembre 2019 alle ore 04:13Fesserie ...senza plastica siamo morti ... ma la dobbiamo limitare, usare e riciclare in modo intelligente.
Tiziano
20 settembre 2019 alle ore 17:42La plastica non inquina...è un rifiuto nobile al 100% riciclabile..chi inquina sono i cogl...i che la buttano ovunque. E dietro la plastica ci sono milioni di posti di lavoro aziende che producono pil e tasse. PIÙ CHE UNA GUERRA ALLA PLASTICA BISOGNEREBBE FARE LA GUERRA A GLI INCIVILI.FARE LA GUERRA ALLA PLASTICA EQUIVALE A FAR GUERRA AL LAVORO
Giovanni f.
20 settembre 2019 alle ore 21:44Meglio fare la guerra alla guerra.?
federico_2
21 settembre 2019 alle ore 04:12Esatto ...la guerra alla plastica dobbbiamo farla noi ... altrimenti diventa un altro traguardo dove si buttano chiaccheroni ed affaristi che ci campano sopra.
Basta cominciare a portarsi da casa delle borse vuote invece di prendere i sacchetti del supermercato.
Basta chiedere ai Comuni di fare dei contenitori apposta per la plastica ...e d attrezzarsi in consorzio con delle macchine per il riciclo.
Insomma siamo noi i primi a dover fare ...
Maria D
20 settembre 2019 alle ore 20:30A me meraviglia che la Cina non accetti più la plastica degli altri Paesi. Se è vero che la plastica è un rifiuto che si può riciclare, come mai la Cina, prima potenza mondiale in produzione industriale, tecnologie, innovazione.. ha detto stop? Dicono che con il riciclo delle plastiche si possono fare pavimentazioni stradali ecc. ecc. come mai finisce negli oceani, nei mari, nelle discariche, ne paesi poveri? Forse la verità è un'altra: la plastica non è riciclabile e non è bruciabile (se non inquinando in maniera peggiore che non depositarla in discarica).
federico_2
21 settembre 2019 alle ore 04:08la plastica si produce dal petrolio ,,, adesso la Cina ne ha abbastanza per farsela da soli.
Francesco Natale
21 settembre 2019 alle ore 09:32Ancora NON si vuole capire che il problema sono i miliardi di individui esponenzialmente in crescita che si affacciano al mondo da 30 anni a sta parte e lo saranno per molti anni a venire, saremo 3 miliardi in più nel 2050, tutti derivati dai paesi del terzo mondo. 3 miliardi in più di teste, emigrazioni, consumi, inquinamento.
Ma nessuno ne parla, neanche l’FMI che finanziando gli stessi stati potrebbe chiedere loro l’implementazione della pianificazione famigliare come è avvenuto in Cina.
Ora il pianeta ha finito le risorse e si sta raschiando il fondo del barile, possiamo e dobbiamo ridurre l'inquinamento, ma non basterà a risolvere il problema.
pietro nerboni
21 settembre 2019 alle ore 10:50il problema, e Di Maio non ha mai toccato il tasto, e' la Globalizzazione ovvero lo strato della grande distribuzione e quindi dei grandi accentratori di prodotti e conseguente recapito degli stessi che richiedono confezionamenti e trattamenti ultra per poter giungere al consumatore comunque causando modifiche intestinali (mangiari) ed in genere forme cancerogene dirette ed indirette; la plastica e' nata di pari passo:oggi costano di piu' i confezionamenti ed i trasporti che le porcherie contenute; nessuno del 5 stelle che comanda (non siamo uno strato di cooperanti ma piu' strati di fatto che gestiscono il M5S) ha mai attivato quanto per ovvia logica su oggettivita' 6 anni fa' si diceva ovvero il rientro dalla Globalizzazione ed il ritorno all' auto sufficienza Comunale - Regionale e Nazionale riducendo drasticamente i traffici logistici di mercanzie; si diceva negli show: "vendiamo la nostra carne oltr'Alpe che ce la pagano bene e compriamo la carne da oltr'Alpe che fa schifo" e cosi' per tutto il resto come il latte ed i latticini: noi esportiamo il po' di eccellenza e dobbiamo cibarci ai Supermercati delle stesse materie che comportano enormi problemi intestinali); cominciamo quindi ad eliminare i flussi (e la TAV non serve) e cosi' la plastica non serve piu': i liquidi come il latte arrivano dalle terre all' intorno dei centri abitati in contenitori inox e vetro; ecc. Vediamo se il nostro Ministro dei trasporti e dell' Agricoltura comincia a prendersi carico dell' Autosufficienza: ora il momento e' buono al fine di eliminazione di plastiche e di combustioni nei trasporti: M5S non dovrebbe nascondere accordi con le Multinazionali per cui non possa agire per quanto e' stato fondato ovvero per analisi su oggetivazioni e decisioni solo ai fini di progresso ma senza causare regressi e per recupero dei regressi che abbiamo subito nel passato eliminandone le cause.
federico_2
22 settembre 2019 alle ore 05:30Ma cosa stai dicendo ... la ministra dell' agricoltura dalla solida formazione contadina ( terza Media ) vuole approvare il CETA ... la resa dell' Europa a tutte le porcherie canadesi/americane tipo gli OGM ed i polli lavati con la candeggina ... secondo me stai parlando al Governo sbagliato.
Maria Paola
22 settembre 2019 alle ore 15:15federico 2 veramente la ministra non ha detto quello che tu riporti, faresti meglio a cercare informazioni corrette
Mauro
21 settembre 2019 alle ore 23:21Tornare al vetro e obbligare per legge l'inserimento della cauzione.
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Ero bambino, da poco era finita la II° guerra mondiale, quando ogni giorno mia madre ed io si andava a fare la spesa, tra le altre poche cose si acquistava un litro di latte sfuso. Per questo la titolare della latteria aveva dietro il banco un grande contenitore da cui attingeva con un grande mestolo il latte fresco di giornata che faceva colare in un misurino che permetteva di fornire esattamente la quantità richiesta dal cliente in una sua bottiglia. Dopo qualche anno fu implementato un metodo nuovo, la bottiglia di vetro piena di latte arrivava sigillata direttamente dalla latteria sociale cittadina. Al primo acquisto assieme al latte si pagava una cauzione. La si pagava una volta sola, perchè i giorni seguenti consegnando la bottiglia vuota il reso serviva ad azzerare la nuova cauzione. Tutti si ricordavano di riportare la bottiglia proprio per evitare un altra cauzione. Inutile dirVi che in quei anni non ho mai visto una bottiglia vuota del latte abbandonata in terra.
Scusate il breve aneddoto, ma per salvare il nostro pianeta, sempre se siamo ancora in tempo, che viene descritto come il più bello presente nella nostra galassia*, serve fare qualche passo indietro, il primo passo è l'adozione generalizzata della CAUZIONE!
E per evitare che tanti se ne freghino, la cauzione dovrà essere pure pesante, tanto la si paga una volta sola.
* chi lo afferma ha titolo per farlo, una corretta informazione nel merito al popolo proprio non guasterebbe, ma a qualcuno questo non sta bene, il rischio di perdere il cadreghino da sotto il deretano diventerebbe poi quasi certo.
grazi
22 settembre 2019 alle ore 09:51Parlando terra-terra, le plastiche si dividono in due grandi gruppi: - Plastiche termoindurenti e plastiche termofondenti. Le prime con il calore si induriscono e poi con una semplice pressione meccanica si sfarinano; si possono riutilizzare come inerte e mescolato all'asfalto ( è solo un esempio). Le seconde si scaldano fino al punto di liquefazione e poi con stampi prendono tutte le forme volute. Buone per qualsiasi utilizzo. Il costo per tali trasformazioni è irrisorio rispetto al riciclaggio di altri materiali : ferro, alluminio, rame, etc.
Domanda:- Perché non si ricicla?
Risposta:- Perché estrarre materie prime costa molto, mentre produrre la plastica, sottoprodotto del petrolio costa poco.
Domanda:- Perché i governi italiani non hanno fatto leggi per incentivare il riutilizzo della plastica?
Risposta:- Perché i nostri cari, cioè costosi, politici sono sensibili ai desiderata dei gruppi di potere.
Domanda:- Ma non vengono eletti dai cittadini?
Risposta:- Si. Vengono eletti dai cittadini, ma non hanno l'obbligo di lealtà verso chi li ha eletti. Inoltre la candidatura e ricandidatura vengono vagliate dai consigli d'amministrazione dei poteri forti.
Così è se vi pare.
Carmine
24 settembre 2019 alle ore 14:25Cosi è se vi pare! Lasciamo le cose come stanno?
enzo bargellini
23 settembre 2019 alle ore 10:30Carissimi,migliorare la gestione delle materie plastiche è sicuramente possibile,pensare di eliminarne l'utilizzo è utopia,basta osservare gli oggetti tecnologici di questa "età della plastica" ,dai piccoli telefonini ed accessori sino ai miliardi di veicoli passando per le filiere commerciali ove gli imballaggi superano talora la massa del prodotto acquistato.
La più subdola e pericolosa via d'inquinamento da materiali di sintesi è,secondo mio modestissimo parere,quella dei tessuti sintetici particolarmente le cd. microfibre che attraverso uso e lavaggi vengono continuamente rilasciate negli scarichi e dunqve nei mari in dimensioni microscopiche;interventi che limitassero produzione ed uso di tali materiali,favorendo le fibre naturali,otterrebbero il doppio vantaggio di ridurne la diffusione nelle acque ed una miglior vivibilità in generale.
Saluti e cordialità dalla Romagna.
Maria Razzino
24 settembre 2019 alle ore 11:33Purtroppo ho notato in questi anni , che quando escono dai porti barchette, barche a vela ecc... scaricano in mare i loro rifiuti che piano piano arrivano fino a riva. Piu controlli con droni e pattugliamento della guardia costiera. Scaricano anche detersivi e il mare si riempie di bollicine.
Carmine
24 settembre 2019 alle ore 14:20A giudicare dal numero dei commenti , mi sembra che non siamo poi cosi malmessi!!!!!!!

