

Cambiamo Università e Ricerca per cambiare l’Italia
4 agosto 2019 alle ore 09:53•di Alessandro Melicchio
Tante eccellenze ma anche tante, troppe situazioni critiche. Dovendo descrivere in sintesi le condizioni dell’Università e della Ricerca italiana, è questo il ritratto che emerge.
La fuga dei cervelli all’estero, gli stipendi bassi e la precarietà “stabile”, le pari opportunità e il merito negati… Risolvere queste criticità, che spesso sfociano in veri e propri scandali come quello dei concorsi truccati emerso di recente a Catania e in tanti altri atenei, è un presupposto indispensabile per investire finalmente in maniera adeguata sull’Università e sulla Ricerca.
Oggi l’Italia investe in Alta formazione e Ricerca solo lo 0,3% del Pil, meno della metà della media europea che si attesta alla 0,7%. Chi ha governato nei decenni passati non ha messo mano alle criticità e ha prodotto soltanto tagli e inefficienze, ignorando o peggio fingendo di non sapere che ogni euro investito in Ricerca e Formazione ne genera 3 o 4 in termini di ricchezza prodotta. Sappiano poi che i laureati ricevono stipendi mediamente più elevati, contribuendo dunque maggiormente alla fiscalità generale e ai consumi.
E sappiamo anche (dati Confindustria) che l’investimento in Istruzione e Formazione andato perso dal 2008 al 2018 su circa 260mila giovani laureati espatriati è stato di 42,8 miliardi di euro.
Li abbiamo formati con i soldi delle nostre tasse e i benefici, economici e non, se li godono altri Paesi.
Il MoVimento 5 Stelle su questo fronte ha sempre sostenuto che, innanzitutto, va riformato il sistema nella direzione dell’efficienza, dei diritti e della valorizzazione effettiva del merito. E dopo aver gettato le basi di questo cambiamento radicale va fatto investimento di risorse per attivare un ciclo virtuoso che dai nostri atenei si espande nella società. Insieme al nostro viceministro al Miur, Lorenzo Fioramonti, ci stiamo lavorando senza sosta: riformare il sistema da un lato e, dall’altro, ottenere un miliardo in più per l’Università e la Ricerca già nella prossima legge di Bilancio.
A settembre la commissione Cultura della Camera esaminerà la nostra proposta di legge che porrà fine alla pratica purtroppo ordinaria di contratti che scadono dopo pochi mesi e che lasciano nell’indeterminatezza più totale i nostri ricercatori. Ad oggi ce ne sono 20mila precari e senza tutele: dobbiamo garantire a loro e a chi in futuro si affaccerà su questo mondo, tempi certi prima e dopo il dottorato di ricerca, con forme contrattuali agevolate dal punto di vista fiscale e contributivo, e che definiscano diritti e doveri. Le nuove regole metteranno fine alle pratiche clientelari che troppe volte hanno visto premiare amici e parenti a discapito dei meritevoli: la nostra riforma del sistema di reclutamento nazionale dei ricercatori italiani prevede commissioni esaminatrici sorteggiate e maggiore trasparenza.
Infine, abbassiamo l’età media dell’ingresso in ruolo dei ricercatori, che ad oggi si attesta a oltre 41 anni mentre negli anni ’90 era di 33. I nostri giovani devono poter vivere dignitosamente del loro lavoro e non resistere fino a 40-50 anni tra mille difficoltà in attesa di una collocazione più stabile. Quanti si sono arresi in questo calvario? Quanti se ne sono andati? Quante opportunità ha perso l’Italia per colpa di questo sistema malato?
La nostra proposta di legge punta a modificare il meccanismo del turnover dei docenti universitari, con un sistema di reclutamento nazionale che stabilisce regole uguali per tutti ed evita di lasciare nelle mani di gruppi di potere locali la selezione di ricercatori e docenti.
Una doppia sfida, quella della riforma del reclutamento e quella dell’individuazione di nuove risorse, che ci continuerà a vedere in prima linea fino al traguardo: lo dobbiamo ai nostri giovani e a tutti gli italiani, che con le loro tasse finanziano l’Università e devono poter contare su un sistema che sia in gradi di produrre benefici per tutti e non soltanto per i soliti noti.


Commenti (11)
Ferruccio
4 agosto 2019 alle ore 11:14Il M5S tenga duro al governo, non si faccia trascinare ora in una sfida logorante da parte di Salvini per andare a rottura e a elezioni. Il Felpato (ora in versione estiva DJ a torso nudo) sta montando nei sondaggi, che lo danno al 40%, lanciando proclami e promesse degne del suo mentore B, di cui è la brutta rozza copia.
E' una scatola vuota (che si appropria dei meriti delle cose fatte dai 5S al governo) che, ritornando al potere, assieme alla Meloni e ai resti di Forza Italia, finirà con lo spolpare l'Italia e riconsegnarci un paese fortemente instabile e totalmemte impreparato ai grossi cambiamenti che verosimilmente vivremo a partire dai prossimi anni (cambiamenti climatici sempre più intensi, esaurimento delle risorse a buon mercato - petrolio in primis - sovrapopolazione).
La sconfitta sul TAV è una bella batosta per il Movimento (caro Presidente Conte hai tutta la mia ammirazione, sei un galantuomo e persona di rigore e rispetto istituzionale, ma il colpo inferto è stato tremendo), ma non ha tradito - ne deve gettare la spugna - perchè i poteri a favore dell'opera sono colossali (e coi quali la lega si è schierata nel nome del "progresso" a cui si abbeverano le folle che osannano il capitano in infradito).
Ma questa sconfitta, unita alla narrazione ferocemente ostile al 5S a media unificati, costante, continua, al risalto dato al ministro degli Interni che si sente ormai premier in pectore e funzionale anche alla finta opposizione piddina e alla voglia matta degli italiani di correre dietro al pifferaio dispensatore di ricchezze e terre promesse, farebbe precipitare nell'insignificanza il Movimento.
Digerito il boccone del TAV, massima fermezza nel portare avanti il programma di governo, se Salvini vuole staccare la spina, lo faccia lui. Poi vedremo se Mattarella scioglierà le camere, con la legge di bilancio da fare. Il 33% e il contratto di governo sono il massimo che abbiamo ottenuto. Di più sarà impossibile.
Elena
4 agosto 2019 alle ore 14:49Perfettamente d accordo con la tua lucida analisi.
W5S
Ciro r. napoli
4 agosto 2019 alle ore 12:00era ora che affrontaste quest'altro bubbone italiaco , non meno grave della corruzione politica e della mafia .
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/11/universita-pubblicare-su-riviste-scientifiche-basta-pagare/2966995/
http://www.francescoconiglione.it/Italia_che_affonda/Italia_che_affonda/Quadro_4.26.html
i professori italiani i maestri della mistifcazione del CV: decine di pubblicazioni ogni anno su riviste insignificanti (spesso in italiano e quindi ignorati dal resto del mondo, con l'amico editore e barone in un altro dipartimento) autocitazioni su autocitazioni, inviti incrociati da amici in altri dipartimenti per fare da "relatori a convegni su cippalafava" dove non si vede mai un relatore internazionale e via dicendo. Il bando cucito su misura prevede invece una rete di conoscenze, amicizie, collaborazioni che ci si guadagna per coercizione. Per questo motivo, di fatto, le persone che vengono selezionate a Oxford, Cambridge, Sorbona, MIT, Harvard, non avrebbero alcuna chance in un bando italiano (cucito su misura di tizio). Nel lungo periodo questo porta ad incesti accademici, linee di ricerca progressivamente obsolete, provincialismo e isolamento internazionale. Inutile sottolineare che siamo gia a buon punto su tutti i fronti... La prassi e' quella di aprire un bando fatto a pennello per il candidato, senza pubblicizzarlo in modo tale che non si presentano altri candidati et voila', la posizione per il pupillo di dipartimento selezionato per nepotismo e cooptazione e' servita sotto le mentite spoglie di un bando per scegliere il migliore!
Cosi' vengono scelte la quasi totalita' delle posizioni all'interno dell'universita' italiana. Chiederne le prove e' come chiedere le prove che in italia ci sia il poblema dell'evazione fiscale.
qui qualche esempio per chi vive su marte :
http://www.lastampa.it/2015/01/13/italia/cronache/il-concorso-alluniversit-un-vestito-su-misura-HpBcq3aMDDjrht2O3zByKJ/pagina.html
Ciro r. napoli
4 agosto 2019 alle ore 12:04Tutti quelli che hanno frequentato qualsiasi dipartimento in italia sanno che ci sono dei gruppi che hanno trovato una micro-nicchia di pubblicazione 15 anni fa, e da allora continuano a pubblicare articoli insignificanti sullo stesso tema. Fanno lavorare plotoni di studenti allo stesso progetto, cambiando una virgola ad ogni tesi, non riconoscono loro nulla (neppure i ringraziamenti alla fine dell'articolo) e pubblicano puntualmente sulle 2,3 riviste mediocri con le quali ormai hanno un canale di pubblicazione assicurato. Tutto questo non per il bene della scienza (che non si e' mai accorta di loro) ma per poi potere avere liste di pubblicazioni infinite, e dichiarare, fieramente, che sono degli ottimi ricercatori (basta guardare quante pubblicazioni hanno)!
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/30/concorsi-universitari-perche-un-candidato-interno-ha-piu-possibilita-di-vincere-e-senza-barare/3065754/
La matematica lo puo' dimostrare. Quanti sono i bandi (dalla posizione da PhD a quella di associato) vinti da candidati esterni che non hanno mai messo piede nell'universita interessata? 5% ad essere generosi? Bene, vuol dire che nel 95% dei casi il candidato interno ha il CV migliore. Questo potrebbe essere vero per una, o due universita'. Ma non puo' matematicamente essere vero contemporaneamente e parallelamente in tutti gli atenei d'italia! riflettere sul fatto che nelle migliori universita' al mondo (posizioni 1-5, non 1500) la proporzione e' invertita. Meno del 5% delle posizioni vengono assegnate a candidati interni (e sono casi di eccezionale valore) mentre nel 95% si cerca il miglior candidato tra i CV di mezzo mondo, e lo si trova!
Andrea Gualtierotti
4 agosto 2019 alle ore 14:14Si si, insistiamo a promettere senza fare e arriveremo allo 0%. Già siamo al 13%. Non so come mai si insista a credere che vada tutto bene, che abbiamo fatto tanto e a non guardare i problemi. Ormai anche i muri hanno capito che non siamo più credibili, cosa aspetta Di Maio a dimettersi? Ci ha portato dal 33 al 13% in un anno. In qualsiasi altro lavoro con un fallimento del genere ci sarebbe stata una rivoluzione ai vertici. Qui invece si continua imperterriti verso la disfatta.
Giuseppe C. Budetta
4 agosto 2019 alle ore 14:48LO SCHIFO
Per una vera riforma universitaria, occorre un’analisi sul perché le nostre università sono tra le ultime al mondo per resa scientifica e didattica. Perché in Italia è così alta la percentuale dei figli dei giudici che si laureano col massimo dei voti e fanno i giudici, idem per i figli dei medici, dei prof. universitari ecc. Il meccanismo di selezione degli esami universitari che dovrebbe avvantaggiare chi studia e mandare indietro i raccomandati, funziona all’inverso. Ci sono esami doppioni di altri ed esami che andrebbero spostati nei corsi specialistici. Ci sono professori con corsi seguiti da pochi studenti. La selezione invertita negli esami universitari e che avvantaggia i raccomandati, si ripete nelle scuole di specializzazione e nei concorsi.
Maria D
4 agosto 2019 alle ore 19:02E' un modello mafioso. L'Università come "Cosa nostra". Ecco perché scappano all'estero i giovani capaci e meritevoli. Rischiano, se restano in Italia, di vedersi "scippare" il frutto del lavoro di ricerca da colleghi raccomandati e figli di....
Francesco Leone
5 agosto 2019 alle ore 08:41I vincitori IDONEI dei concorsi dal 2010 ad oggi sono presi in considerazione? Grazie
Antonio
5 agosto 2019 alle ore 18:39Serve una rivoluzione di metodi ed obiettivi. La società digitale non sopporterà (né supporterà) sempre meno modelli universitari e di libere professioni ormai obsoleti, destinati a creare personaggi laureati e specialisti del nulla per il nulla. Coraggio M5S! Il cambiamento necessita coraggio!
https://ma-guarda-e-passa.blogspot.com/2015/10/concorso-una-relazione-per-il-futuro.html
Old
6 agosto 2019 alle ore 03:29Ciao Antonio
La società digitale ? pure tu ? (tu quoque è vietato).
Gli storici la definiranno in altro modo , non so quale ma di sicuro non così.
la definizione di cultura e conoscenza utile----- è soggettivo :
Un ragazzo di oggi non conosce 10 tipi di alberi, il contadino di una volta centinaia di piante.
Certe conoscenze per te sono il nulla , i veri cittadini della società digitale dovrebbero avere solo le lauree per un sicuro sbocco lavorativo, es.: informatica.
Così ragiona uno stato in guerra, in cui tutte le risorse vengono finalizzate alla produzione bellica.
Così ragiona chi considera i nostri giovani non persone dai vari e diversi talenti, ma giovani da avviare ad un lavoro sicuro secondo le regole della domanda e dell'offerta.
Proporre modelli teorici calati dall'alto sulle persone è mostruoso . Le persone non sono ripetibili.
Tu puoi dire :-Se sei informatico a 23-25 anni sicuramente trovi lavoro? Certo, e con ciò ?
Insegneresti ad un bambino dell'asilo a programmare ? (è certamente fattibile e per molti auspicabile) ma sei sicuro che avrà una vita migliore ?
Non condivido, ma TI RINGRAZIO Antonio,-scusa se ho fatto finta di averti davanti e di aver discusso con te . Vado via senza saper chi di noi ha ragione.
vincapu
6 agosto 2019 alle ore 15:20A proposito di università...ma vi siete dimenticati di abolire il numero chiuso a medicina? L'anno scorso lo avevate annunciato per poi rimangiarvelo subito. Se non volete/potete più abolirlo,almeno riformatelo. Così com'è non va. Ai medici sicuramente non andrà giù perchè vogliono mangiare solo loro ed i loro figli (che guarda caso entrano sempre)
