Così iniziamo a smantellare la “Buona Scuola” renziana

Il 9 luglio 2015 è un giorno tristemente noto per gli insegnanti italiani. Fu in quella data che venne approvata la legge 107/2015, beffardamente detta “Buona scuola”.

Da quel momento la vita dei docenti italiani era destinata a cambiare in peggio. Tra le storture più eclatanti la cosiddetta “chiamata diretta”: un meccanismo perverso per cui un docente reclutato o divenuto soprannumerario acquisiva non più la titolarità su una scuola ma su un ambito territoriale. Cosa vuol dire? Che per gli insegnanti partiva il momento dei “casting” e da quel momento erano costretti a sottoporsi a dei provini presentando il proprio curriculum alle scuole, in base ai requisiti richiesti da un bando formulato dal dirigente scolastico.

Non solo: alla chiamata diretta seguiva la stipula di un contratto triennale che condannava il docente a rimanere precario a vita, a dispetto della ingannevole pubblicità che Renzi fece allora sulla garanzia della continuità didattica, al contrario mai realizzata. Ne sanno qualcosa i docenti mandati in tutta Italia con un algoritmo farlocco con fenomeni di mobilità in deroga mai visti prima che da allora ogni anno compromettono gravemente il buon funzionamento delle istituzioni scolastiche, specie del Nord Italia.

Il Movimento 5 Stelle si è assunto l’impegno di cancellare questa norma, che da 4 anni pregiudica il buon andamento delle scuole, umiliando i docenti.

Oggi diamo seguito a quell’impegno, approvando in Senato la cancellazione della chiamata diretta e degli ambiti territoriali. Basta incertezze, basta disparità, basta precarietà e discontinuità. Garantire trasparenza al reclutamento e continuità all’insegnamento significa ridare agli insegnanti italiani il rispetto che meritano e dare certezze a studenti e famiglie.

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