
Un diritto di accesso neutrale ed equo per tutti
5 giugno 2019 alle ore 14:49•di Ciro Gaglione
All’incontro della Rousseau Open Academy abbiamo parlato tanto di digitale e di dati, della questa grossa mole di informazioni che ci sta invadendo. L'aspetto interessante su cui mi sono soffermato a riflettere è la velocità del cambiamento, su come l'innovazione tecnologica continua ad apportare cambiamenti e come noi non siamo pronti a valutare bene quelli che sono gli impatti sia in senso positivo che negativo. Sarà, quindi, fondamentale allenare e formare le nostre menti per comprendere questi veloci cambiamenti.
Prima eravamo nell’era definita dell'informazione, poi nell’era della relazione, dove il valore era nell'interazione, ma ora stiamo velocemente entrando in una nuova era quella del dato: il valore è nella correlazione dei dati (è proprio questo aspetto che fa dell’intelligenza artificiale una risorsa fondamentale). Solo per fare un esempio in un futuro non troppo remoto compreremo il computing come compriamo l'energia elettrica.
Noi stiamo “entrando” in questa nuova era spinti da frenetici cambiamenti, ma senza avere gli strumenti necessari per “viverci”. Alla base di tutto, a mio avviso, ci devono essere dei prerequisiti fondamentali: il diritto di accesso al digitale, che comprende il diritto di accesso alla rete gratuita e neutrale, ma soprattutto il diritto all'alfabetizzazione e allo sviluppo della competenza digitale. Un programma di educazione digitale per permettere alle menti future di essere “allenate” a comprendere i cambiamenti continui e veloci è fondamentale. Perché non potendo seguire tutti i singoli cambiamenti dobbiamo trovare un modo per avere uno strumento di interpretazione della realtà, e questo strumento è la formazione.
Bisognerebbe cambiare il modo di fare formazione nelle scuole, far partire un programma di educazione digitale per fare in modo che lo spazio digitale dia benessere allo spazio mentale e fisico dei cittadini nel loro insieme e del singolo cittadino. Quella di cui vi sto parlando non è un’utopia, in alcuni paesi, soprattutto del nord Europa, si sta cominciando ad affrontare il problema.
Nella mia visione il diritto di accesso alla rete dovrebbe essere modificato in: “Diritto di accesso neutrale al digitale pari ed equo per tutti”. Questo è l'elemento base per poter poi sviluppare una cittadinanza digitale inclusiva.
Commenti (4)
pietro nerboni
5 giugno 2019 alle ore 17:15io direi cosi': da 30 anni faccio software ma mangio insalata pesce e salsicce per avere un po' di energie per andare avanti a farmi le lire facendo / rifacendo software!
il software che faccio per il 70% serve solo a fare girare le lire ma per mangiare un po' di insalata che sappia di qualcosa devo andare a trovare vecchietti contadini in montagna i quali nemmeno immaginano cosa sia il software e se andassi a provare a dire a loro qualcosa a riguardo rischio che mi considerino fuori di testa. Quindi diamoci una calmata nel propinare informazioni che servono a nulla: la cosa fondamentale e riuscire a mangiare qualcosa multi componente e non solo acqua ed un po' di azotati che se proseguiamo come ora in futuro saremo capaci so di seguire allucinazioni, parlare e fare nulla ovvero nemmeno figli.
Ettore Mascellani
5 giugno 2019 alle ore 19:20Bello che si torni a parlare di uno dei 12 punti della carta di Firenze.
zato nero
5 giugno 2019 alle ore 19:40per favore , non permettete la fusione della rete Openfiber con quella TIM
sarebbe la più grossa fregatura per gli utenti , topo la privatizzazione di TIM
https://www.change.org/p/cassa-depositi-e-prestiti-cdp-blocchiamo-l-acquisizione-di-open-fiber-da-parte-di-tim-telecom-italia-spa?recruiter=132455720&utm_campaign=signature_receipt&utm_medium=facebook&utm_source=share_petition&fbclid=IwAR2wGPSXcKV0WTNnD2F0hICpXw7EO9wY9UrgprkooV7dxEwMFEhDf8qk7lM
Giuseppe Abruzzese
5 giugno 2019 alle ore 22:02"Diritto di accesso neutrale al digitale pari ed equo per tutti"?
Mi dispiace, ma con la realtà digitale che esiste adesso, ovvero con i sistemi colabrodo che esistono in tutto il modo, mi sembra che questa sia un'utopia, a volere essere gentili.
Prima del digitale neutrale, pari ed equo cominciamo ad educare le persone al rispetto dell'altro e soprattutto a prendersi la responsabiità di quello che si scrive, anche in termini di programmi. Allora forse cominceremo ad avvicinarci alla possibilità di un digitale "neutrale, pari ed equo per tutti".
