
Dobbiamo salvare l'Europa da se stessa
19 giugno 2019 alle ore 14:59•di Francesco D'Uva
Di seguito il mio intervento alla Camera dei Deputati sul consiglio Europeo
Grazie presidente, il consiglio europeo del 20 e del 21 giugno è molto importante, è il primo con il nuovo assetto delle istituzioni europee dopo le elezioni appena passate. Saranno a decidere i membri della commissione europea, tra qualche mese si dovrà parlare anche della presidenza della Bce e dovrà essere adottata l'agenda strategica dell'Unione Europea per il 2019-2024. A tutto questo si affianca quello che è su tutti i giornali, ovvero la procedura d’infrazione per il nostro Paese, dovuto a un rapporto debito/pil eccessivo relativa all'anno 2018. Storicamente l'Italia ha sempre avuto un rapporto debito/pil molto alto: in tal caso appunto parliamo del 2018 in cui non abbiamo nemmeno fatto la legge di bilancio perché ancora c’era la legge di bilancio precedente, ma non voglio dire che è colpa del governo precedente, perché qui in realtà è un fattore storico del nostro Paese che questo debito sia così alto, soprattutto il rapporto debito/pil. Viene suggerita la possibilità da parte dell'Europa di utilizzare l'austerità per ridurre questo rapporto. Ora non voglio riportarvi a scuola, ma essendo un rapporto debito/pil bisogna decidere: o si va a ridurre il debito o si va ad aumentare il pil per ridurre il rapporto stesso.
Si è cercato di ridurre il debito con l'austerità e qual è stato il governo principale che ha cercato di farlo? Il governo Monti. Se andiamo a vedere il rapporto debito/pil del governo Monti, a fine 2011 quando si è insediato era nel 116,5 %. A fine 2013, dopo le manovre lacrime e sangue, è salito al 129 %. Questo significa che (lo vediamo dai numeri) l'austerità per ridurre questo debito/pil come ci chiede l'Europa è sbagliato, è addirittura folle! Lo dimostra quello che ha già passato il nostro Paese, perché c'era qualcuno che diceva che era sbagliato fare lacrime e sangue, però qualcun’altro diceva “è l'unico modo per ridurre questo rapporto”. Vediamo che effettivamente non è così, quindi questa non è la strada da intraprendere.
Serve dialogo a questo punto, il dialogo è importante per rimettere in discussione certi paradigmi e certi parametri europei: è sotto gli occhi di tutti che stare più attaccati a quelli che vengono definiti “zero virgola”, ovvero stare più attaccati al 3 % deficit/pil perché 4 % è troppo e 2 % è poco! Tutti questi paradigmi e parametri europei sono deleteri per i singoli stati sovrani e questo è un dato di fatto: dobbiamo andare lì, non dobbiamo fare uno sconto, bisogna dialogare perché sono certo che il presidente del consiglio sarà assolutamente in grado di farlo perché è un abile negoziatore, dovremo riuscire a portare avanti il bene del paese e di tutti quei paesi che oggi dalle regole europee sono discriminati.
Dobbiamo salvare l'Europa da se stessa: le attuali regole fiscali stanno conducendo l'intera area euro verso un vicolo cieco. Da una parte i tassi di interesse negativi introdotti dalla Bce, che a quanto pare rimarranno in essere per un periodo di tempo prolungato come ha paventato ieri Mario Draghi, stanno comprimendo la redditività delle banche europee; dall'alto il modello di crescita basato solo sulle esportazioni ha portato le economie dei paesi che adottano l'euro ad essere dipendenti dal resto del mondo. Se l'economia mondiale rallenta come sta avvenendo oggi, anche l'Europa rallenta di conseguenza, pertanto senza il paracadute di una politica fiscale espansiva da utilizzare nei periodi di rallentamento globale, il modello di governance economica dell'unione monetaria mostra oggi tutta la sua illogicità e ogni richiesta basata su questo modello non può che essere illogica. Lo dicono i dati, ma ormai anche gli economisti più ortodossi.
Quello che mi preoccupa oggi è vedere che oltre i problemi che abbiamo all'interno dell'unione europea che sono sotto gli occhi di tutti, abbiamo anche il riproporsi di tensioni internazionali. Giusto ieri il presidente degli Stati Uniti, ovvero un partner storico dell'Europa, va a creare questa tensione fortissima con Mario Draghi dopo le parole di quest’ultimo, ma se nuove tensioni con un partner storico e strategico si affacciano all'orizzonte anche a causa di quelle politiche europee che dopo aver destabilizzato le economie dei paesi membri oggi destabilizzano anche l'economia mondiale, io dico che questo intervento della quantitive easing, il “bazooka” di Draghi, è necessario per quella che è la situazione attuale. Ma la situazione attuale è dovuta proprio alle politiche di austerità che hanno ridotto la domanda interna, costringendo i singoli Paesi per andare avanti, per tirare a campare, per andare avanti con l'economia, ad aumentare l'export. Questo tipo di politica fiscale funziona fino a un certo punto, anzi, ora ne vediamo tutti i limiti.
Nel consiglio europeo che ci sarà a breve si parlerà di vari punti. Uno di questi, a noi molto caro, è quello dell'ambiente. Perché oggi siamo tutti bravi a parole, si parla tanto dell'ambiente, si fanno manifestazioni, poi azioni concrete se ne fanno poche. Voglio dirvi che bisogna fare la lotta ai cambiamenti climatici, la riconversione ecologica, la cura del pianeta: queste devono essere le vere priorità. Invece vedo che le priorità principali sono l'austerità e gli “zero virgola”. Noi potremmo essere ricordati un giorno come un'Europa miope, che pensa appunto al deficit, al debito, e non pensa a quello che poi realmente sarà fondamentale, ovvero il benessere del pianeta. Non è un discorso da figli dei fiori: i cambiamenti climatici in questo momento ci sono realmente. Io vorrei che tutti noi potessimo lasciare ai nostri figli un pianeta non devastato, con un'aria irrespirabile o con acqua non più disponibile per i nostri popoli, per le persone. Quindi credo che da questo punto di vista sia molto importante capire che non si può andare a fare una riconversione ecologica e al contempo puntare sull'austerità. Sono due concetti molto complicati, perché se tu devi fare degli investimenti per la riconversione ecologica non puoi pensare allo stesso tempo di rispettare tutti i parametri che esistono oggi. Per questo dobbiamo sicuramente ridiscuterli questi parametri se vogliamo realmente fare qualcosa nel nostro pianeta e non limitarci alle parole, alle chiacchiere e alle manifestazioni.
Concludo con due parole sul meccanismo europeo di stabilità: avallare nella sua forma attuale la riforma del trattato al punto del Mes significherebbe legittimare proprio quelle stesse regole fiscali che stiamo criticando da anni. Nello specifico l'attuale bozza di riforma del trattato prevede che l'accesso alle linee di credito precauzionali per gli Stati richiedenti sia subordinata al rispetto di parametri fiscali come il rapporto deficit/pil non superiore al 3 %, il saldo strutturale pubblico in pareggio o al di sopra del parametro di riferimento richiesto al singolo Paese, un rapporto debito pubblico/pil al di sotto del 60 % o in caso di valori superiori a tale soglia che il rapporto sia ridotto di un ventesimo in media nei due anni che precedono la richiesta. Sulla base di questi tre parametri, ad esempio, ci sono otto paesi dell'area euro (tra cui l'Italia) che sarebbero esclusi dalla possibilità di richiedere assistenza al Mes, a meno che non firmino un memorandum che di fatto commissionerebbe il Paese. Noi non possiamo accettare che si tracci una riga che distingue fra Stati di serie A e Stati di serie B in base ai soliti parametri di politica fiscale che stanno tenendo in ostaggio l'Europa. Ecco perché sul Mes l'Italia dovrebbe farsi sentire a gran voce e con inflessibilità. Non si deve procedere oltre su questa riforma se nello stesso momento non vengono affrontati seriamente due altri dossier decisivi: l'assicurazione europea sui depositi bancari e il bilancio unico dell'eurozona. Per quanto riguarda il primo è evidente che non si può continuare a irrigidire i paletti sui crediti deteriorati delle banche senza pianificare in tempi certi una condivisione dei rischi a livello dell'intera unione, sul secondo serve maggiore apertura nei confronti di quelle proposte che vorrebbero istituire fondi di stabilizzazione all'interno del bilancio dell'eurozona in caso di crisi dei singoli Paesi.
L'Europa del prossimo futuro dovrà essere necessariamente una comunità solidale, altrimenti andremo solo ad alimentare la disfunzionalità dell'attuale architettura.
Commenti (33)
pozzi francesco
19 giugno 2019 alle ore 15:28Vorrei provare a fare una discussione per comprendere meglio il sovranismo e la nostra voglia di isolarci maggiormente dall'apparato europeo. Io non oppongo l'idea del sovranismo in se, idea naturale e da sempre presente in tutti i panorami politici, ma dubito che sia la strada giusta per l'Italia rispetto alla sua situazione interna e agli equilibri internazionali. Sarebbe bellissimo poter scambiare idee senza insultarsi e mantenendo un consono livello di calma ( una discussione pre social network per intenderci). Se qualcuno ha voglia, sarei lieto di sentire idee diverse. Grazie!
Pensiero ☆☆☆☆☆
19 giugno 2019 alle ore 19:29Mettendo da parte ideologie come l'europeismo ed il sovranismo (termini coniati solo per propaganda ideologica ed utilizzati per compromettere il libero scambio di idee), in Europa gli Stati sono alleati militarmente, parzialmente politicamente, per nulla economicamente. La cosa non può cambiare a meno di sopprimere le libere elezioni (ad esempio imponendo governi tecnici) o uccidendo l'economia (senza concorrenza il mercato si atrofizza, i flussi di denaro si arrestano, la finanza muore). Convincere che sia possibile un paradosso si può etichettare come "europeismo", convincere che l'ovvio e naturale sia pericoloso e terribile si può etichettare come "sovranismo". Il giochetto va avanti da tempo proprio perché i grandi player di mercato cercano di associare a queste due etichette maggiori significati polarizzando le idee come fossero assolutamente buone o esclusivamente malvagie.
In breve, l'europeismo ti fa sognare un futuro migliore non garantendoti in nessun modo però che tu lo possa raggiungere ma anzi ostacolandoti con minacce e ricatti , perché la realtà è che: l'economia è un campo di battaglia dove non esistono alleati se non nel breve, brevissimo periodo.
francesca Marcellino
19 giugno 2019 alle ore 16:31MI DITE PERCHÉ ? l’Italia deve pagare un debito in Euro ma che è per buona parte stato maturato in lire.
Alessandro Albanese
19 giugno 2019 alle ore 16:41Tutti gli Stati Europei hanno maturato i propri debiti nelle valute nazionali, poi convertite in euro a cambi fissi.
Si è trovato più avvantaggiato nella politica di gestione chi non era abituato a svalutare la moneta periodicamente.
L'Italia poi ha un problema debito/pil in generale perchè non cresce, non perchè faccia grandi deficit di bilancio. Questo lo riconoscono tutti.
Pantomima Rossa
19 giugno 2019 alle ore 17:04Perché si dovevano fare gli Eurobond. Così non avremmo pagato quella cifra enorme in interessi a avremmo ridotto il debito.
Tutto questo non è stato fatto semplicemente perché i politici fino al marzo 2018 hanno pensato solo ad approfittare della situazione per mettere al sicuro quanti più soldi possibile all'estero.
Bruno fiumicelli
19 giugno 2019 alle ore 18:07Praticamente paesi che hanno sempre fatto le formiche secondo alcuni dovrebbero pagare per quelli che hanno sempre fatto le cicale:) mi pare un'idea veramente panzana...
Se voi aveste un socio che ama la bella vita e spende/spande sareste contenti di farvi carico dei suoi debiti? Io nn credo....
Pantomima Rossa
19 giugno 2019 alle ore 19:40Bruno Fiumicelli il tuo pensiero è perfettamente rispondente a quello dell'olandese Dijssembloem, quando disse che i paesi del sud Europa spendevano tutti i soldi in donne e vino.
Peccato che per fare una riforma fiscale europea ci vuole l'unanimità nei paesi membri. Membri come l'Olanda sono costanti oppositori di queste riforme perché loro guadagnano mantenendo la situazione così com'è. L'esempio di FCA che con Marchionne portò la sede e gli utili in Olanda è fin troppo nota. Ma tanti altri hanno fatto la stessa cosa con grande vantaggio per i i sistemi di welfare di quel paese che dai tempi dell'Unione europea può contare su entrate fiscali fresche e generose per un piccolo paese anche se popoloso.
Quello che va rivisto è il progetto. Diversamente si finirà per andare ognuno per la propria strada speriamo senza troppo rancore come sta accadendo ora con la Brexit
Bruno fiumicelli
19 giugno 2019 alle ore 21:46Mi sembra che ti manchino alcune tessere del puzzle... Tu puoi spostare la sede pure a panama ma tutto ciò che produce reddito in itaglia paga le imposte in itaglia...
E cmq il problema del debito rimane una questione diversa che nulla centra con le politiche fiscali, ognuno ha il suo e giustamente(secondo me) se ne deve fare carico. Poi c'è pure un altro problema, dei 2300mld di debito circa 1600 sono espressi in btp dei quali grossomodo 2/3 sono in mano a banche e risparmiatori italiani...
Pantomima Rossa
19 giugno 2019 alle ore 21:55No perché io posso portare il Marchio in Olanda. Poi pago le royalties alla società olandese. I costi rimangono in capo alla società italiana. Ma i profitti si spostano e rimangono in capo alla società olandese che magari non ha neppure una persona assunta e possiede solo una cassetta postale, ma fa profitti ingenti, tassati sotto l'1% ma anche a zero.
Ho fatto l'esempio delle royalties sul marchio ma se ne potrebbero fare altri più o meno fantasiosi. Il ris
Pantomima Rossa
19 giugno 2019 alle ore 21:59Risultato è sempre lo stesso togliere base imponibile e far slittare il profitto (meccanismi BEPS-base erosion and profit shifting). È tutto questo a norma di legge. Ecco io mi auguro si impegni per cambiarla questa legge.
Bruno fiumicelli
19 giugno 2019 alle ore 22:48Imposta media sulle imprese in olanda e'del 25%,in italia siamo sul 27,5%..non una differenza abissale. Sulle royalties in parte hai ragione ma la parte del leone pare essere il lato legale, trattati bilaterali cn tutti gli stati che rendono le eventuali diatribe molto più veloci da dirimere... Per esempio mediaset ha appena spostato la sede legale in olanda ma non quella fiscale....
Pantomima Rossa
20 giugno 2019 alle ore 09:18No Bruno Fiumicelli quella che indichi è un imposta nominale, come del resto vige in tutti quei paesi per le imprese locali.
Quello che viene fatto con l'aiuto di una società di revisione è un tax rulings. Questa parola inglese tecnica e senza significato significa in realtà che si contratta con il paese l'aliquota da pagare sui profitti che vi vengono dirottati.
I tax rulings sono estremamente segreti. Quelli fatti dal Lussemburgo per tanti anni nell'ufficio di un certo Kohl sono diventati di pubblico dominio solo perché Antoine Deltour un dipendente di PWH ha passato i file ad un giornalista, Perrin, che li ha divulgati.
In Italia la copertura mediatica di queste vicende di anni recenti è stata prossima a zero. Ma nel nord Europa molti hanno dato sostegno a Deltour anche con collette per aiutarlo nelle spese legali. Perché la polizia è andata da lui e non dagli evasori. Ed ha anche rischiato la galera. Ecco il perché della direttiva Europea sul whistleblowing dello scorso 16 aprile, che per altro deve essere ancora approvata dai ministri.
Deltour non è stato l'unico. Fai ricerche su Internet è trovi anche gli altri.
Pantomima Rossa
19 giugno 2019 alle ore 17:29Draghi ha ribattuto elegantemente a Trump. L'obbiettivo per cui ha mandato è la stabilità dei prezzi e non i tassi di cambio.
Adesso, dopo decenni, siamo tutti qui a rinfacciarci ma l'Euro doveva essere un grande progetto così come lo era stata l'Europa. Unione, Unione monetaria, poi Unione del debito è delle politiche fiscali.
I paesi del Nord Europa però ci hanno ripensato. Lassù sono abituati a democrazie dove c'è massima trasparenza nel pubblico, dove un incarico pubblico è già di suo un onore (a parte il Belgio) e non deve essere strapagato. Un ambasciatore italiano guadagna tre volte il suo omologo tedesco tanto per fare un esempio.
Senza considerare l'era in cui gli avvocati e le guardie del corpo private dei politici le pagavamo tutti noi con le nostre tasse e il nostro debito.
Così hanno iniziato a fare concorrenza fiscale ai grandi paesi europei con l'Italia in pole position. Così con i tax rulings fior di aziende italiche hanno portato una parte significativa del proprio business all'estero. Olanda, Belgio, Lussemburgo , Irlanda, e poi gli altri stati più piccoli.
E così chi era già fragile di suo, come l'Italia è rimasta a metà del guado, nessuno si fida più, e nessuno sa come uscirne se non con il rigore, stipendi bassi, cuneo fiscale alto, che è perfetto per affossare la competitività perché verso l'estero hai un costo del lavoro alto e non puoi contare neppure sulla domanda interna.
Cioè il nodo si è talmente intrecciato che se non cominciano a tagliare, ma di brutto, non se ne può uscire.
Fortunatamente molti italiani l'hanno intuito e hanno dato fiducia ai 5S.
Fabio Bagnoli
19 giugno 2019 alle ore 17:50dobbiamo salvare anche gli italiani da se stessi .................
Corrado Lauretta
19 giugno 2019 alle ore 19:57X Fabio Bagnoli
Forse dovremmo tentare di salvare noi dagli italiani...
Fabio Bagnoli
20 giugno 2019 alle ore 12:30corrado sei un genio , hai perfettamente ragione ...........
Silvia72
19 giugno 2019 alle ore 18:20Ho letto il post. Il tema Europa è complesso, poi guardando le cose a 360 gradi, bisogna ancora tener conto delle grandi potenze!!
Comunque fiduciosa nel Vs. Impegno per un Europa nuova!!
Buon lavoro 5 Stelle!!
Corrado Lauretta
19 giugno 2019 alle ore 19:46Forse dovremmo salvare l'Europa da quelli come te che continuano a trattare gli ormai conclamati fascio-nazi-franco-crucchi-mafiosi dell'Ue coi guanti gialli, con parole iterative e tortuose che non forniscono mai - nemmeno nelle pieghe - una notizia, una strategia, un piano... Insomma caro D'Uva - messinese verace e dunque buddace per antonomasia - bastava dire che ci vuole quell'Equa Distribuzione delle Risorse - unico Fondamento Irrefutabile dell'autentica democrazia - giacché sintantocché i pochi ricchi saranno sempre piu' ricchi - e quindi impuniti, giacché i giudici a quanto pare son comprabili -, i poveri saranno destinati a dare il culo, e muti, sennò calcagnate in bocca!
Ma tu forse sei nato - e approdato - tra gente colle mutande di latta a 5 stelle, grazie al Mov che ha estorto voti (suo proprio malgrado, forse) colle sue promesse fallaci (che - beninteso - continuerò a votare perché sono buddace anch'io, ma lo so che non c'è alternativa), anche se il fatto che continuiate a dare le perle alle trote del Po, temo che - presto o tardi - mi fare girare - tutt'a un tratto - i cojony... Augh,
Rina Brundu
19 giugno 2019 alle ore 20:14L'Europa, diciamocelo francamente, è sempre stata usata come capro espiatorio, anche dal Movimento.
L'Europa non potrà essere mai gli Stati Uniti d'America; la nostra lunga storia non lo permette, e ad un tempo europei siamo ed europei resteremo.
Personalmente, a me piacerebbe vedere una Italia più forte in Europa: il problema è che per essere più forti in Europa non basta adottare una politica in stile Wille zur Macht nietzschiana distopica e dialettica come faceva il renzismo, cioè non basta affermare la nostra "volontà di potenza" per realizzarla. Per essere più "forti" bisogna fare i compiti a casa e avere i conti in ordine, solo così si riuscirà ad acquistare credibilità. Altrimenti sono solo parole al vento. Rispetto a questi argomenti mi duole dire il Movimento non dà grande esempio... bisogna avere più coraggio nel dire cose sgradite anche alla massa e nel razionalizzare le spese: se si continuano a buttare soldi per finanziare la libertà di stampa, la libertà di fare, di dire cazzate, per allevare conigli nell'Artico temo non si andrà molto oltre la propaganda. La mia idea, si intende e io... speriamo che me la cav.., pardon, che mi sbaglio.
Corrado Lauretta
19 giugno 2019 alle ore 20:31X Rina Brundu
Quoto. Sei una Grande. Direi "strepitosa", quasi quasi, se me lo permetti,,,
Rina Brundu
19 giugno 2019 alle ore 21:42La ringrazio Corrado... ma la verità è che io sparo sempre senza guardare in faccia nessuno, quindi magari oggi parla così e domani mi vuole azzannare... Va bene lo stesso comunque del resto se si vuole dire qualcosa bisogna aspettarsi carota e bastone, in Italia soprattutto bastone. E per questo che i servi mediatici si tengono sempre a calcolatissima distanza di sicurezza. Cordialità:)
Andrea Xxl
20 giugno 2019 alle ore 10:37Rina brundo
Tutto bello cio che scrivi, ma oltre il bastone in italia serve un identita nazionale forte e questa purtroppo manca, il centro contro il nord ed il sud il sud contro il nord ed il nord contro il sud,ognuno di noi si sente un mondo a se, e se ne strafrega degli altri,
Ancora oggi, parliamo lingue diverse, e abbiamo abitudini diverse.
karl kraus ?
19 giugno 2019 alle ore 21:192) Serve un nuovo rinascimento nei processi decisionali.
Oggi la solita politica prova a gestire l’esistente con le stesse metodologie e non cambia nulla. Abbiamo bisogno di decisori politici con coraggio e idee chiare per la trasformazione. Ed è molto difficile che ciò succeda con la politica e le lobby tradizionali. È necessario rompere gli schemi. C’è un modo migliore per realizzare le cose che abbiamo sempre fatto.
Dobbiamo immaginare noi, imprenditori, politici e studiosi, come generare lavoro per restituire dignità alle persone.
Dobbiamo insegnare alle persone, fin da piccoli, a come entrare nel mercato in maniera attiva, guardando alla natura, se no avremmo sempre esclusione sociale.
Nell’ecosistema forestale nessun soggetto è disoccupato. Ognuno ha un ruolo, un lavoro e contribuisce al meglio secondo le proprie capacità.
Questo è il modello di cui abbiamo bisogno, quello della Blue Economy. Non bastano zero emissioni e rifiuti, ma è indispensabile anche zero disoccupazione» (Gunter Pauli).
Andrea Xxl
20 giugno 2019 alle ore 10:31In natura sia che essa sia regno animale sia essa regno vegetale vige la legge del piu forte senza se e senza ma.
karl kraus ?
19 giugno 2019 alle ore 21:24Grazie Francesco, splendido intervento.
OT: La libertà di pensiero ce l'abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero.
1) “Qui non stiamo parlando di sostituire una classe politica con un’altra, qui stiamo parlando di questioni generali, di problemi mondiali, di come riprogettare la vita
e per fare questo ci vuole un pensiero.
Non basta una politica”
(Gianroberto Casaleggio).
“Oggi abbiamo bisogno di un’economia con la quale usiamo ciò che abbiamo e rigeneriamo valore.
La Blue Economy prescrive che si faccia business come se si fosse in un ecosistema naturale. Faccio un esempio. Negli ecosistemi un albero non è solo un albero, ma è un sistema che fornisce servizi, ai funghi, ai batteri e ai lombrichi.
Con un approccio eco sistemico si possano avere benefici multipli anche in economia. Per esempio beviamo un caffè espresso, dopo si ha un residuo da utilizzare per la coltivazione dei funghi e il cui residuo è a sua volta un ottimo mangime per polli che deporranno le uova. Così anziché un solo flusso di cassa se ne hanno quattro. E così la realizzazione degli oggetti è meno costosa.
Andrea Xxl
20 giugno 2019 alle ore 10:29Non è propriamente cosi, x gli alberi e x i fondi di caffe, ma puo andare, certo non fa guadagnare.
Biagio C.
23 giugno 2019 alle ore 10:38Qua invece ci sono troppe teste che dicono ognuna la sua... Com'è tipico dei partiti che si spacciano ancora per "movimenti", apparentemente rimasti comunque privi di un'ideologia (ah già: "nè di destra nè di sinistra"...).
Antonio CUNO
19 giugno 2019 alle ore 22:57https://youtu.be/1q5BPfLrOQA uomini come risorse, risorse...umane per il Movimento!
Maria D
20 giugno 2019 alle ore 11:40Bravo Francesco.
Quando sento ancora parlare quel losco figuro di Padoan mi vengono i brividi....
Sono competenti in fallimenti di Stati , garanti della finanza internazionale che specula sul debito pubblico dei Paesi. Prima Argentina, Grecia, adesso aspettano al varco l'Italia....
Oreste ★★★★★ °.°
20 giugno 2019 alle ore 18:20AVVISO AI NAVIGANTI
Perchè non lasciare il Blog ai Troll,infiltrati e disturbatori?
Lo Staff prenderebbe provvedimenti o no?
Questa è l’ultima proposta …chiudo e Vi saluto!
ps: a coloro che non andrà bene l’iniziativa premetto che non risponder
Santo Mazzotti
22 giugno 2019 alle ore 18:39Ovviamente il disastro economico-amministrativo e sociale dell’Italia non è da addebitare all’Europa, ma è da addebitare alla corruzione della classe politico amministrativa, che ha governato l’Italia in questi ultimi decenni.
Tuttavia l’Europa deve comprendere che non possiamo continuare in eterno a pagarne le conseguenze; per cui l’attuale governo ha il dovere di intraprendere una decisa azione di recupero, anche se questa comportasse la messa in discussione di “certi paradigmi e certi parametri europei”.
Biagio C.
23 giugno 2019 alle ore 10:36Molto ingenuo, o semplicemente molto disinformato?
Biagio C.
23 giugno 2019 alle ore 10:36Eh... "Salvare l'Europa" un "partito" ("movimento"...) dove "uno" dice una cosa a vanvera il giorno prima, e "l'altro", il giorno dopo, gli risponde d'essere incazzato (bel linguaggio, egregio vice-premier... Bell'esempio d'educazione che diamo)? Ma provate piuttosto a salvare voi stessi da voi stessi...