Basta vendere armi ai Paesi in guerra

Il dramma umano, politico e sociale dell’immigrazione non si risolve e non si risolverà mai finché l’Italia venderà armi ai Paesi in guerra. E’ di oggi la notizia che la Gran Bretagna sospenderà il via libera di nuove forniture di armi all’Arabia Saudita e agli altri Paesi coinvolti nella guerra nello Yemen, dopo il verdetto della Corte d’appello di Londra che ha dichiarato illegale la procedura seguita finora.

E’ proprio dai Paesi coinvolti in conflitti che partono flussi incontrollati di persone disperate che arrivano in Europa e in particolare in Italia. Al punto 13 del contratto di governo, abbiamo scritto nero su bianco che “occorre bloccare la vendita di armi ai Paesi in conflitto, prevenire e contrastare il terrorismo internazionale anche di matrice islamista.”

Attualmente in Italia vige la legge 185 del 1990 che regola l’export di armi verso l’estero. Si tratta di una legge di iniziativa popolare, che però è stata progressivamente svuotata nei suoi principi originari e ha di fatto permesso all’Italia di vendere armi ai Paesi in guerra. Per il MoVimento 5 Stelle è assolutamente urgente e prioritario modificarla: intanto, per porre fine all’assurda mancanza di controlli sulle forniture militari con i Paesi con cui c’è una cooperazione bilaterale, ad esempio l’Arabia Saudita, a cui continuiamo a vendere bombe destinate ad alimentare la drammatica guerra nello Yemen. Ma c’è un altro obiettivo importante da raggiungere al più presto: dobbiamo rendere automatico il diniego o la sospensione di autorizzazioni a vendere armi a quei Paesi coinvolti in interventi armati non esplicitamente autorizzati dall’ONU e ritenuti responsabili di gravi violazioni dei diritti umani.

Abbiamo pronto un disegno di legge per modificare la 185/90, a prima firma del senatore Gianluca Ferrara. Cosa chiediamo con questo disegno di legge? Innanzitutto che ci sia sovranità del Parlamento sul controllo della vendita di armi a Paesi in conflitto. Prevediamo che, ogni anno, il Governo presenti al Parlamento una relazione aggiornata sui Paesi a cui l’Italia vende armi; inoltre, vogliamo l’istituzione di un Comitato interparlamentare che possa, come già accade in Germania, interrompere immediatamente contratti di vendita e bloccare le forniture a quelle nazioni dove ci siano gravi criticità e violazioni di diritti umani. Se la nostra proposta per rafforzare l’attuale legge 185 fosse approvata, le bombe RWM verrebbero automaticamente fermate, senza lasciare il peso di questa decisione a un singolo ministro, come accade ora.

Certo, è necessario un sostegno all’industria della difesa, un sostegno che deve necessariamente essere etico: gli interessi industriali ed economici non sono e non possono mai essere superiori ai diritti della vita umana. Sono in gioco la sicurezza dell’Italia, la protezione del nostro Paese dal terrorismo, e la vita di migliaia di persone.

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