
Il diritto di tutela del nostro tempo
22 maggio 2019 alle ore 12:13•di Andrea Strozzi
di Andrea Strozzi,
Oggi alla Rousseau Open Academy abbiamo parlato di identità digitale e di diritti digitali È vero che noi dobbiamo immaginare un futuro digitale, un futuro in cui in cui la componente tecnologica si approprierà della nostra esistenza. Però questo sarebbe, secondo me, un fallimento complessivo dell'evoluzione del progresso umano. Credo che servano degli anticorpi, degli agenti. Immaginiamoli come dei limitatori di velocità del progresso che possono poi concretizzarsi nella quotidianità in tante cose come per esempio in liberi pensatori, evangelisti di un nuovo modo di pensare alla tutela della nostra umanità. La politica deve essere lo strumento attraverso il quale interveniamo sui cambiamenti che ci stanno investendo. Questo compito non è assolutamente facile.
Leggevo recentemente che molti di noi arrivano a toccare la superficie del proprio smartphone 14.000 volte al giorno: sembra un numero spropositato, ma se lo dividete per le ore che abbiamo a disposizione in una giornata e per le volte che una app richiede il nostro “tocco”, questo numero non sembra più tanto grande. Per mandare un messaggio, è normale sfiorare il vetro dello smartphone anche più di 2-300 volte.
Ma quante volte tocchiamo le corde delle nostre emozioni? Pochissime perché non abbiamo tempo. E qua torniamo al diritto per cui io sono qui oggi: il diritto alla tutela del nostro tempo, o aggiungerei, del nostro tempo emotivo, il tempo che dedichiamo alle nostre emozioni. Questo credo che sia lo scopo. Una piccola precisazione: distinguo sempre tra obiettivo scopo. L’obbiettivo è qualcosa che realizzi nel breve periodo lo scopo, invece, è qualcosa di più alto, nobile, fondante, come nel nostro caso. Nella mappa della cittadinanza digitale che stiamo disegnando deve trovare spazio il diritto alla nostra umanità o al nostro tempo emotivo.
Ci sono tantissimi esempi. Io stesso sono un esempio. Per 15 anni sono stato un colletto bianco, lavoravo in banca, ma nel 2014 me ne sono andato. Ho dedicato 4 anni della mia vita a studiare i nuovi fenomeni che non passano sui radar dei circuiti mediatici. Iniziative nate dal basso, da persone che si disinteressano della politica e delle leggi e che vivono ai margini della società, ma è proprio lì che c’è un'umanità in continua evoluzione.
La digitalizzazione della società ci consente a tutti di parlare, di andare in overbooking di parole ma non ascoltiamo più nessuno. Ma noi abbiamo due orecchie e una bocca. Dobbiamo parlare dopo aver ascoltato. Molto spesso noi oggi parliamo più di ascoltare o di sentire gli altri. Dobbiamo tutelare questa nostra componente. Sarà un'impresa impossibile, chi ha visto Matrix sa di cosa sto parlando, ma li esempi che ci fanno ben sperare sono molti: ecovillaggi, comunità, centri di formazione, parchi di energie rinnovabili. Ci sono tantissime iniziative popolari in cui la gente si ferma, medita, ascolta, immagina e costruisce un futuro diverso. Stanno meglio? Stanno peggio? Non lo so. Vediamo quanto sorridono, alla fine della giornata! O vediamo, alla fine della loro vita, quante persone si ricordano di loro, quante persone si ricordano affettivamente di loro.
Ciò non toglie che quello stiamo facendo oggi alla Rousseau Open Academy è fondamentale. Il progresso non si ferma, il progresso però, andrebbe integrato con il progresso emotivo e una maggiore dedizione al nostro tempo, tempo di pensiero, tempo di affetti tempo di azione.
Commenti (10)
Andrea Gualtierotti
22 maggio 2019 alle ore 13:46Ecco, allora riducete gli orari di lavoro in modo da dare alla gente più tempo per se stessi e gli altri. Io lavoro 6 giorni su 7 dalle 9 alle 20 ogni giorno, domeniche e festività incluse. Quando ho il tempo per me e per costruirmi una vita? La notte...
Gilles
22 maggio 2019 alle ore 14:56Hai detto una cosa sacrosanta, Andrea!
O almeno che diano la possibilità alla gente di lavorare part-time con uno stipendio magari ridotto ma mai sotto i 780 euro(dati ISTAT per la soglia di povertà)!
Si parlava una volta di ridurre a 4 giorni lavorativi la settimana. Mi pare anche che in Germania fosse più che un'idea...
karl kraus ?
22 maggio 2019 alle ore 14:13.
*****Splendido*****
Lorena
22 maggio 2019 alle ore 17:37Solo una parola: MERAVIGLIOSO!
Maria D
22 maggio 2019 alle ore 19:25Il Post mi ricorda il libro "Intelligenza emotiva" .
"L'intelligenza emotiva viene definita come la capacità di monitorare i propri sentimenti e quelli altrui al fine di raggiungere obiettivi. Daniel Goleman esprime le cinque caratteristiche fondamentali dell'intelligenza emotiva, che ogni uomo codifica interiormente:
1.Consapevolezza di sé, la capacità di produrre risultati riconoscendo le proprie emozioni;
2.Dominio di sé, la capacità di utilizzare i propri sentimenti per un fine;
3.Motivazione, la capacità di scoprire il vero e profondo motivo che spinge all'azione;
4.Empatia, la capacità di sentire gli altri entrando in un flusso di contatto;
5.Abilità sociale, la capacità di stare insieme agli altri cercando di capire i movimenti che accadono tra le persone. "(Da Wikipedia)
L'uso senza limiti dello smartphone, nei giovani e giovanissimi, può portare ad azioni aberranti nel sociale. Penso ai casi di Manduria, dove la violenza vissuta ai videogiochi, si è tradotta in atti distruttivi contro persone vere. Una digitalizzazione spinta deve andare di pari passo con una formazione emotiva e umana che i giovanissimi ancora non ricevono.
massimo
22 maggio 2019 alle ore 21:52Ozio o negozio (negazione dell'ozio)?
Tecnologia: un arma a doppio taglio; i soliti noti la useranno per appiattire l'uomo; noi invece vorremmo metterla a servizio dell'uomo, per liberare il suo tempo, le sue emozioni, le sue infinite doti da sempre svilite e rubate dai profittatori di turno. Nell'innovazione tecnologica ed in un mondo sempre più interconnesso che viaggia alla velocità superiore a quella della luce tutto dipende da chi arriva primo: sarà lui a dettare inesorabilmente le sue leggi!
Oggi, Calende alle spalle, abbiamo finalmente la possibilità di tentare...di raggiungere il traguardo per primi.
"L’ozio creativo è un concetto antico che non ha mai avuto un’accezione negativa, anzi era il
momento in cui nascevano le idee e si sviluppavano il pensiero, la cultura, le arti, le scienze. Era
considerato un momento necessario e insostituibile per il benessere del singolo e per il progresso della comunità. La nostra società ha bisogno di tornare a pensare, a immaginare nuove soluzioni per creare nuove opportunità.
L’innovazione tecnologica, in realtà, consentirà la nascita
di un nuovo umanesimo".
Ad esempio:
“Il telelavoro non è una chimera, basterebbe cablare meglio i paesi e le città evitando così che la gente si sposti. Molti potrebbero stare di più in famiglia, coi figli, giocare con loro”.
karl kraus ?
22 maggio 2019 alle ore 21:55Non male...sembra scritto da me...ogni tanto mi sdoppio
:-)
Rina Brundu
22 maggio 2019 alle ore 23:34Io a differenza sua Andrea (credo ci sia un notevole gap generazionale) la rivoluzione digitale l'ho vissuta sulla pelle dal 97 nelle società tecniche che arrivavano dall'America e hanno usato l'Irlanda come base per colonizzare l'Europa. A quel tempo quando chiamavamo in Italia era già un miracolo se qualcuno aveva l'email. Il mio smartphone l'ho mandato a cag... circa 4 anni fa... e oggi non lo uso, ma uso un vecchio telefonino Nokia (azienda gloriosa che andò a farsi benedire a causa della avidità del management - sorta di renzisti ante-litteram) perché così so che non sarò connessa quando parlo, né andrò a sbattere contro un palo quando cammino.
D'altro canto, in queste settimane pre-elezioni europee sto gentilmente profittando della pazienza della vostra redazione (no worries, poi tolgo il disturbo, soprattutto se il M5S come speriamo andrà alla grande), per dare il mio contributo alla campagna elettorale onde potermi staccare anche dal mio sito.
Perché tutto questo? Perché ho realizzato che tutto questo ambaradan digitalizzante non solo ci toglie la possibilità di sviluppo emotivo (discutibile questa opzione, però), ma soprattutto toglie tempo allo studio... e questo non può accadere! Il tempo, sì, ha ragione, è la ricchezza più grande che abbiamo. Ne deriva che... digitalizzazione sì, ma le garantisco che venti anni fa né io né le migliaia di giovani europei che in Irlanda hanno cambiato il mondo (malgrado tutti oggi si propongano guru di questi argomenti, senza mai avere lavorato in nessuna delle gloriose .com che andarono a putt... durante il primo crash di inizio secolo, o nei giganti che ne sono derivati), avremmo mai pensato che questi aggeggi avrebbero rincoglionito in questo modo tre quarti della popolazione terrestre. Diceva quello... meditate gente, meditate! Cordialità.
m.c.
22 maggio 2019 alle ore 23:42Avendo avuto un trascorso analogo al suo le do pienamente ragione... di nuovo da 20 anni c'è solo aria fritta.
massimo
22 maggio 2019 alle ore 23:50Ma chi è questo karl kraus?
Dice che il MIO post delle 21,52 non è male"...dice che "sembra scritto da lui"...
IO c'ho il Copyright! Sono pure certificato e tu non sei un caz...Ora ti sistemo IO, ascolta bene:
"Ci sono dei precursori che imitano gli originali. Se due hanno un pensiero, esso non appartiene a quello che lo ha avuto prima, ma a quello che lo ha avuto meglio"
(karl kraus)
"Oggi, invece, un originale è solo chi ha rubato per primo"
(karl kraus).
Capito karl?
Azz...mi sa che mi sono confuso...ho detto karl?
Tutta colpa di quei cloni cattivi: per me sono stati come "tre anni di militare a Cuneo": hanno profondamente influenzato la mia psiche; ora soffro di spaventose crisi di identità... Oppure...fosse tutta colpa dell'IO?
Ciao @ that's all folks!..momenti duri li passiamo tutti e credo che in questo momento ci sei dentro anche tu e per questo sento di starti vicino. In questi casi non prenderti mai troppo sul serio, come sai bene fare anche tu, e non prendere sul serio neanche me, viviana, oreste...prendi sul serio soltanto una cosa: i nostri errori e le nostre debolezze; sono i nostri punti di forza e non abbatterti mai: suona e continua a suonare la tua musica, specie quando nessuno la capisce o quando tutti la fraintendono. Ciao
