Siri, la tangente da 30 mila euro e l’amico in affari con il boss: ecco cosa deve chiarire ai pm e al premier Conte

fonte: Corriere.it

 

Una tangente da 30 mila euro in cambio di provvedimenti sul «minieolico». È questa l’accusa dalla quale il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri dovrà difendersi di fronte alla Procura di Roma, ma anche nel colloquio con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che incontrerà lunedì. La contestazione esplicita è nel decreto di perquisizione eseguito nei confronti dell’imprenditore Paolo Franco Arata che avrebbe messo a disposizione la cifra.

Il documento
Scrive nel provvedimento il pubblico ministero Mario Palazzi: «Armando Siri è indagato del reato previsto dagli articoli 318, 321 c.p. perché senatore della Repubblica e sottosegretario di Stato, in tale duplice qualità di pubblico ufficiale, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, asservendoli a interessi privati — tra l’altro proponendo e concordando con gli organi apicali dei ministeri competenti per materia — l’inserimento in provvedimenti normativi di competenza governativa di rango regolamentare e di iniziativa governativa di rango legislativo, ovvero proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto «minieolico» — riceveva indebitamente la promessa e/o la dazione di 30.000 € da parte di Paolo Franco Arata amministratore della Etnea srl, della Alqantara Srl, dominus della Solcara srl (amministrata dal figlio Francesco Arata) e dalla Solgesta srl (amministrata dalla moglie Alessandra Rollino) imprenditore che da tali provvedimenti avrebbe tratto benefici di carattere economico».

Le intercettazioni
I magistrati hanno formulato l’accusa dopo aver ascoltato le intercettazioni delle conversazioni tra Paolo Arata e il figlio Francesco. A destare l’attenzione è in particolare un colloquio captato in macchina durante il quale l’imprenditore spiega che cosa è stato fatto per cercare di far passare i provvedimenti e parla di un’operazione che è costata 30 mila euro, riferendosi a Siri. Il resto lo hanno fatto le verifiche degli investigatori della Dia che hanno individuato le proposte di legge presentate da Siri e che invece sono state bloccate sia al Mise, sia in Parlamento. La conferma è arrivata dagli interrogatori del capo di gabinetto del ministro per lo Sviluppo Economico Vito Cozzoli, della sua vice Elena Lorenzini, del sottosegretario Davide Crippa che sono stati interrogati dal pubblico ministero e hanno confermato le «pressioni» di Siri.

L’accordo con Siri
Nel provvedimento viene specificato che «tra il costruttore Arata e il sottosegretario Siri (di cui Arata è stato sponsor per la nomina proprio in ragione delle relazioni intrattenute) costantemente impegnato — attraverso la sua azione diretta nel governo e ascoltato membro della maggioranza parlamentare — nel promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi che contengano norme ad hoc tese a favorire gli interessi economici di Arata ampliando a suo favore gli incentivi per l’energia elettrica da fonte rinnovabile a cui non ha diritto».

Il socio mafioso
Arata è risultato socio di Vito Nicastri e su questo Siri dovrà chiarire la propria posizione durante il colloquio con il premier Conte. Nicastri è infatti agli arresti per associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni. In particolare è ritenuto il finanziatore della latitanza del boss Matteo Messina Denaro. E su questo il Movimento 5 Stelle ha chiesto conto anche al leader leghista Matteo Salvini.

Giorgetti e Arata jr.
Anche perché Siri non è l’unico ad avere rapporti con Arata. Federico Arata, figlio dell’imprenditore, è stato assunto a palazzo Chigi dal sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgetti come consulente del dipartimento economico e ha mediato i rapporti tra Salvini e l’ideologo sovranista Steve Bannon. Lo stesso Paolo Arara ha partecipato alla convention della Lega del 2017 sull’energia per «Salvini premier».


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