Salario minimo orario: il futuro del lavoro in Italia passa da qui

Quella per l’istituzione del salario minimo orario è una storica battaglia del MoVimento 5 Stelle. Infatti questo tema per noi centrale, che vede l’Italia indietro rispetto ai principali partner europei, era già presente nel primo disegno di legge per l’istituzione del Reddito di cittadinanza (2013). Proprio grazie al MoVimento 5 Stelle il tema del salario minimo orario è entrato nel Contratto di Governo e il 12 luglio 2018 abbiamo depositato al Senato un ddl a riguardo a mia prima firma che è già in discussione in Commissione Lavoro.

Con la nostra proposta nessun lavoratore potrà guadagnare meno di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali più rappresentativi e, comunque, mai meno di 9 euro lordi all’ora. Si tratta di uno strumento di contrasto al dumping salariale che già i nostri padri costituenti volevano e che infatti, proprio affondando le sue radici nell’art. 36 della Carta (“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”) integra, completandolo, il percorso cominciato con il Reddito di Cittadinanza. Infatti, da una parte con il Reddito diamo un aiuto concreto a 5 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà per colpa delle politiche dei vecchi governi e dall’altra, con il salario minimo, contrastiamo il fenomeno dei working poors, cioè quei lavoratori che, nonostante abbiano un impiego, sono costretti a vivere in condizioni di povertà.

Come testimoniato dal rapporto Eurostat In-work poverty in the EU (marzo 2018), oggi in Italia quasi il 12% dei lavoratori dipendenti riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali contro una media Ue del 9,6%. A ciò si aggiungono i dati sulle prospettive di vita, che dicono che ben 5,7 milioni di giovani rischiano di avere nel 2050 pensioni sotto la soglia di povertà.

Questo per noi non è più accettabile. Soprattutto se confrontiamo la nostra situazione con quello che avviene in Europa. Infatti in 22 Paesi Ue su 28 il salario minimo è già realtà. E anche laddove non c’è, come nei paesi scandinavi, esistono sistemi di contrattazione collettiva forti che garantiscono salari minimi ben al di sopra della soglia di povertà. Nel 2015 pure la Germania ha colmato il gap, introducendo un salario minimo che nel 2018 si è attestato a 8,84 euro all’ora (1.497,50 euro mensili) che saliranno a 9,19 euro nel 2019 e 9,35 nel 2020. In Francia invece l’anno scorso il salario minimo stabilito è stato pari a 1.498,50 euro mensili.

In Italia invece chi ha governato prima di noi, soprattutto la sinistra, non ha fatto niente per dare maggiore dignità ai lavoratori attraverso l’istituzione di un salario minimo orario.

Così oggi in Italia esistono quasi 800 contratti collettivi nazionali ma ci sono zone dove il reddito medio mensile di un lavoratore dipendente è di 520 euro. Con la nostra proposta, da una parte diamo dignità a quasi 3 milioni di lavoratori che avranno un incremento medio di retribuzione di 1.073 euro all’anno. Dall’altra, stabiliamo che i contratti di riferimento sono quelli firmati dai sindacati più rappresentativi a livello nazionale mettendo così fine al fenomeno dei “contratti pirata” (quelli sottoscritti da sigle sindacali con pochi iscritti ma che fanno dumping).

Per quanto riguarda le imprese, invece, non c’è nulla da temere: un lavoro pagato bene è un lavoro più produttivo. Inoltre, insieme al salario minimo stiamo portando avanti la riduzione del costo del lavoro e della pressione fiscale sulle imprese. Un’economia avanzata non può andare avanti con lavoretti precari e sottopagati. Serve un nuovo patto tra Stato, Imprese e Lavoratori.

Il salario minimo ha effetti positivi sull’economia perché significa più certezza nel futuro (compresa una pensione dignitosa domani), quindi più potere d’acquisto per i lavoratori, più consumi e – per l’appunto – aumento della produttività, oltre ad una generalizzata riduzione delle diseguaglianze.

Il 2019 dovrà essere l’anno del salario minimo orario“, ha detto a dicembre il ministro Luigi Di Maio. Siamo al lavoro per raggiungere questo importante obiettivo.


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