L’innocenza la decidono i giudici, non la politica. Quello era Berlusconi

Di seguito l’intervista che ho rilasciato a Repubblica

«La Lega deve spiegare», dice Luigi Di Maio. Sull’inchiesta per corruzione che riguarda il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri, il vicepremier M5S chiede un chiarimento agli alleati. E dice: «L’innocenza la decidono i giudici, non la politica. Quello era Berlusconi».

Perché chiede le dimissioni di Siri?
«Mi auguro che possa dimostrare la sua innocenza, ma qui si tratta di opportunità politica. C’è un’indagine per corruzione in cui c’entra anche la mafia, non è uno scherzo. E c’è di mezzo un faccendiere che sembra essere un link tra Forza Italia e Lega».

Paolo Arata, ex parlamentare forzista, è padre di Federico Arata, assunto a Palazzo Chigi dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Cosa pensa di questa storia?
«Nelle prossime ore chiederò a Salvini e Giorgetti un chiarimento a livello politico. Prima di arrivare a delle conclusioni devo parlare con loro».

Per capire cosa?
«Se c’è un collegamento chiaro con la vicenda dell’eolico e con il fatto che Arata non è entrato all’Arera (l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente per cui era stato candidato dalla Lega, ndr)».

Siri dice di essere innocente, vittima di un complotto. Salvini gli crede. Lei no?
«Io non credo ai complotti, non penso ci creda neanche la Lega. Se dice di essere innocente va bene, ma lo devono stabilire i magistrati, tutto qua. Io non dico che Siri debba andare a casa, può continuare a fare il senatore in attesa di rientrare, non è che perde il lavoro».

Sapeva che alcuni emendamenti che avrebbero favorito il “signore dell’eolico” Vito Nicastri sono passati dal suo ministero?
«Ci sono state diverse proposte in più occasioni sull’eolico e alcune richieste di introdurre delle sanatorie sugli incentivi. Le abbiamo sempre bloccate. Ci sembravano strane».

Andrete in procura con quei documenti?
«Alcune persone del mio staff sono state sentite come persone informate sui fatti».

Siri aveva già patteggiato un anno e 8 mesi per bancarotta fraudolenta. Come mai è entrato comunque nel governo?
«Il contratto stabilisce paletti ben precisi e Siri li rispettava. Fosse stato per noi saremmo stati ancora più stringenti, ma le cose si fanno in due. Alla luce anche di questo e di ciò che ha detto il presidente Anac Raffaele Cantone sarebbe opportuno che la Lega lo mettesse in panchina per un po’. Lo devono dire i magistrati che è innocente non la Lega. La politica non può sostituirsi al potere giudiziario. Queste cose le faceva Berlusconi».

Che succede se non lascia?
«Qui nessuno obbliga nessuno, deve essere chiaro. La mia è stata una valutazione politica e credo di avere la libertà di farla. Noi intanto gli abbiamo già tolto le deleghe e dunque abbiamo sterilizzato il suo operato. È stata una misura presa in via precauzionale a tutela del governo e delle istituzioni».

Il governo è a rischio?
«Il governo non è a rischio, anzi, per me va avanti, perché quando lavoriamo da squadra funzioniamo bene. Il problema nasce quando qualcuno si muove in autonomia, come se governasse da solo. Certe decisioni, indipendentemente dalle competenze, vanno prese collegialmente perché hanno una ricaduta su tutto il territorio. I ministeri non sono casa nostra, non è che possiamo usarli per fare campagna elettorale».

Ha scritto su Facebook che sembra siano in corso contatti tra Lega e Berlusconi per fare un altro esecutivo. Teme una compravendita di parlamentari?
«Ma no, è diverso. Si proverà di nuovo a rimettere in piedi l’accozzaglia di centrodestra che abbiamo mandato all’opposizione alle politiche».

Non li avete mandati tutti all’opposizione. Salvini è al governo con voi. E ora dice che flirtate con il Pd. È vero?
«No e lo sa anche Salvini. Il Pd sta inanellando un autogol dopo l’altro, è difficile andare d’accordo con chi propone patrimoniali, aumenti di stipendio ai parlamentari e si ritrova dentro inchieste come quella umbra».

Meglio non fare a gara di inchieste, perché a Roma c’è quella sul M5S Marcello De Vito per corruzione.
«De Vito è uno ed è stato espulso all’istante».

La Lega torna a dire che il decreto crescita con dentro la norma sul debito di Roma non può passare.
«Vedo tanto nervosismo. Credono di fare un dispetto al Movimento? Alla sindaca? È una ripicca che ricadrebbe sui romani. Lasciamo fuori i cittadini dai nervosismi della Lega».

E se il decreto crescita martedì non passasse con dentro quella misura?
«Ne risponderanno ai cittadini perché quella norma garantisce un futuro ai servizi, agli asili, alle scuole. Qui non si tratta del Movimento, ma del bene di una città. Servono interventi anche per altri comuni: a Catania dove ci sono loro, a Torino».

Se la Lega vincesse le europee e chiedesse la guida del governo, cedereste?
«Non è pensabile che lo faccia, il voto del 26 maggio non condizionerà gli equilibri. Sarebbe una forzatura. Sono le elezioni politiche a stabilire la composizione del Parlamento italiano».

Com’è possibile andare avanti se gli attacchi sono quotidiani? Sembrate in disaccordo su tutto. O fingete, oppure non si capisce come possiate uscirne.
«Non è vero che siamo in disaccordo su tutto. Spesso ci sono delle sfumature da correggere, è normale. D’altronde il M5S e la Lega sono due forze politiche diverse. Ogni tanto va trovata una quadra ma il risultato c’è sempre. A proposito, mi auguro di poter trovare una quadra anche sulla legge sul conflitto di interessi. Il Paese la aspetta da 30 anni. Noi ci stiamo lavorando, spero la votino anche la Lega, il Pd e le altre forze politiche».

La Lega ha chiesto le dimissioni di Virginia Raggi per l’audio con cui chiede all’ex ad Ama di cambiare il bilancio.
«Ecco, lo ha detto lei, sono state chieste delle dimissioni per la pubblicazione di un audio, peraltro in cui si sente Virginia arrabbiarsi con l’ex ad perché Roma è sporca e lui voleva premiare i dirigenti. Questa è la misura di tutto…».

In quell’audio si sente una sindaca dire a un ad di fare una cosa che lui dice di non poter fare. Lo ritiene legittimo?
«Quello che ho ricostruito, perché ho subito chiesto spiegazioni in qualità di capo politico, è che chiedeva di fare quel che dicevano i revisori dei conti».

Di fare un bilancio vero?
«Esatto».

Perché tifare per il fallimento di Ama?
«E chi è che tifa per il fallimento di Ama? In campagna elettorale chi voleva privatizzare l’azienda era il centrodestra, non il M5S. Anzi, noi l’abbiamo salvata dal fallimento».

Ricandiderebbe Raggi a sindaca di Roma, se le nuove regole lo permettessero?
«Mi perdoni ma non posso rispondere ai se. Al momento Virginia è al secondo mandato e ogni sindaco del M5S è concentrato sul presente per lavorare al meglio».

Salvini l’ha attaccata anche per i suoi distinguo riguardo all’immigrazione, Ha cambiato idea dopo aver sposato la linea leghista sul caso Diciotti?
«Sulla Diciottic’è stata una posizione espressa da tutto il governo. È sempre la stessa ed è unitaria. Con il caos in Libia la priorità è salvaguardare la sicurezza degli italiani e i nostri confini. Ho solo suggerito di allargare la riflessione».

Come?
«Se dovessero arrivare in migliaia, la soluzione non può che essere europea, come ha detto lo stesso capo dello Stato. Il problema è chi non accetta le quote come Orbàn o altri partiti che in Europa sono alleati della Lega. Fermo restando che il vero problema non sono tanto i 30 migranti che arrivano a Lampedusa, ma i quasi 600mila irregolari che abbiamo in Italia. Nessuno ne parla. Nessuno parla dei rimpatri. Su questo mi aspetto qualcosa in più».


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