
I diritti strumentali alla cittadinanza digitale
3 aprile 2019 alle ore 14:23•di Riccardo Genghini
https://www.facebook.com/associazionerousseau/videos/2149943781754514/
Sono Riccardo Genghini mi occupo di firma e identità digitale da vent'anni, presiedo la commissione ETSI (European Telecommunications Standards Institute) che redige gli standard sui servizi fiduciari digitali del regolamento eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature) e ho partecipato a varie consulenze per la Commissione Europea in materia di identità e di sicurezza digitale.
Quello che comincia già ad avere una maggiore e immediata fruibilità e concretezza sono alcuni diritti di cittadinanza o alcuni diritti da considerarsi strumentali alla possibilità di una cittadinanza digitale.
Il primo diritto che è stato individuato è quello relativo all'accesso al digitale che deve essere trasparente e uguale per tutti quindi diritto di accesso alla net-neutrality.
Un secondo diritto fondante è quello al sé digitale deve essere visto alla stessa stregua di come noi oggi consideriamo una società a responsabilità limitata cioè un soggetto giuridico a tutti gli effetti per il diritto, ma qualcosa di diverso da me.
Tutti sappiamo che società e soci sono persone giuridiche diverse. Ecco l'identità digitale è proprio una costruzione giuridica di questo tipo. Deve diventare un soggetto di diritto che viene capito e gestito per quello che è, senza essere confuso con la persona o le persone fisiche che ci sono dietro.
Un altro aspetto, che tra l’altro è stato già riconosciuto dalla Corte Suprema nel caso Riley vs. California, è che lo smartdevice, telefonino o tablet devono essere considerati parte della nostra persona fisica. Quindi il tema che emerge da questa importante decisione della Corte Suprema del 2016 è che la definizione del confine della nostra persona fisica in un mondo così tecnologico, come quello in cui viviamo, si è già espanso e quindi va delimitato affinché i nostri diritti possano essere esercitati con la necessaria libertà.
Un corollario di questo diritto di proprietà sui dati digitali è quello che si potrebbe chiamare in modo un po' provocatorio il reddito da profilazione.
Cioè ottenere un beneficio economico per i dati che produco sulla rete e che vengono utilizzati da altri. In questo modo si crea una nuova economia, delle nuove professioni, delle nuove opportunità di lavoro, ma soprattutto non ci sarà più l’accesso indiscriminato e clandestino alle informazioni personali come invece oggi accade.
Commenti (2)
Giancarlo
3 aprile 2019 alle ore 17:32Si ben venga la cittadinanza digitale; non mi trovo d'accordo sull'espansione di questa nuova economia in quanto già con il cellulare ricevevo in ogni momento telefonate di tipo comprare questo o quello oppure con tot euro grande affare e altre scocciature varie, la mia email è bombardata da inviti ad acquisti, assicurazioni, prestiti e di tutto di più. Essendo il progresso inevitabile si necessita che l'ultimo che riceve messaggi sia in grado di bloccare il tutto che non gli interessa, comprendo che è una limitazione ma la trovo necessaria per la pace delle persone. (be anche mia, ho dovuto disdire un cellulare per tranquillità visto che la società a cui usavo la sim era un colabrodo, telefonate di gente che non conoscevo e quant'altro.)
donata saggiorato
4 aprile 2019 alle ore 20:36Fare soldi anche in base ai nostri dati che diamo, a me sembra una mostruosità, tutto ciò produrrà l'effetto che per guadagnare venderemo anche la nostra anima, la vita privata non esisterà più. La riservatezza personale non sarà più un valore. E' oscena una società che mette sempre al primo poto l'interesse economico, e l'essere umano non è più una persona con la sua dignità, ma solo una pedina da utilizzare a beneficio del sistema economico.
