
Con tessuti riciclati e fibre alternative la moda diventa circolare
9 aprile 2019 alle ore 20:02•di MoVimento 5 Stelle
Una maglietta non può durare più di una stagione. Un paio di pantaloni può superare al massimo tre temporali. È questa la realtà alla quale ci stiamo abituando nel mondo della moda. Siamo sempre più assuefatti a capi di abbigliamento praticamente usa e getta, scelti con velocità in negozi uguali in ogni centro cittadino e che, con altrettanta velocità, finiscono nella spazzatura dopo averli indossati poche volte. Per la precisione, un indumento viene usato il 36% delle volte in meno rispetto a 15 anni fa. Uno spreco da circa 450 miliardi di euro l’anno. E si è quasi estinta l’abitudine di far rivivere qualche indumento addosso a fratelli o cugini più piccoli: i tessuti più in voga non sono fatti per sopravvivere a due generazioni.
Anche l’Onu si è posta il problema e il 14 marzo 2019 all’Environment Assembly a Nairobi, in Kenya, ha presentato il programma “Alliance for Sustainable Fashion”. L’obiettivo è contrastare quella moda che danneggia l’ambiente e la società: abiti fatti con materiali scadenti e per giunta a prezzi bassissimi, con pesanti conseguenze sull’ambiente, sui diritti dei lavoratori che li producono e a volte anche sulla loro salute.
Lo confermano anche i dati: per produrre vestiti si consumano circa 93 miliardi di metri cubi all’anno causando anche dei problemi nel reperire le risorse idriche in alcune regioni. E soprattutto si inquina. Il 20 per cento delle acque reflue mondiali viene da questo settore, con il loro carico di sostanze chimiche. Per non parlare del mezzo milione di tonnellate di microfibre sintetiche che finiscono nei nostri mari ad ogni lavaggio in lavatrice. L’industria tessile si basa essenzialmente su risorse non rinnovabili come il petrolio per produrre le fibre sintetiche, i fertilizzanti per far crescere il cotone e le sostanze chimiche per coltivare, colorare e rifinire le fibre e i tessuti.
Un fenomeno ovviamente in aumento, dato che in media si acquistano molti più capi di abbigliamento oggi rispetto a un decennio fa. Negli ultimi 15 anni la produzione di abbigliamento si è quasi raddoppiata per effetto dei maggiori acquisti nelle principali economie.
Gradualmente, però, si fanno strada le alternative “green” a questa tendenza, che si muovono essenzialmente lungo due direttrici: fabbricare tessuti ecosostenibili, utilizzando magari i rifiuti o gli scarti di altre produzioni; rendere il riuso e riciclo degli abiti una realtà vantaggiosa e di moda, un vero perno dell’economia circolare. In entrambi i casi l’obiettivo è quello di intercettare un mercato in espansione che promette di produrre un giro d’affari globale di oltre 37 miliardi di euro entro il prossimo anno.
Qualche esempio? Iniziamo con Klopman, azienda leader in Europa nella produzione di tessuti per abiti da lavoro, che utilizza poliestere ricavato da bottiglie di plastica riciclata, polpa di legno, cotone prodotto nel rispetto delle condizioni dei produttori nei Paesi in via di sviluppo e coltivato senza sostanze chimiche. Sono tante le imprese italiane che hanno fatto della moda sostenibile il loro business. Pensiamo ad esempio a Carvico, l’azienda che ha di recente vinto il Global Award for Sustainability come una delle sette aziende più sostenibili al mondo. Nel suo percorso di innovazione dell’industria tessile, Carvico ha iniziato una collaborazione con “Healty Seas – a Journey from waste to wear”, ong che si occupa di recuperare sui fondali degli oceani le reti da pesca abbandonate. Questo progetto ha permesso di ottenere tessuti da questo materiale. Le frontiere del recupero vanno però anche oltre: con il riciclo del fluff, il pelo rasato della moquette, o del tulle si ottiene il filo di poliammide Econyl, con il quale si realizza gran parte dei tessuti tecnici dell’azienda. È il cosiddetto upcycling, pratica grazie alla quale si dà nuova vita materiali di scarto sottraendoli al “destino” di rifiuti e producendo capi che hanno un valore ben superiore alla materia di cui sono fatti.
Se passiamo al capitolo scarti alimentari, esiste una vera miniera da cui si ricavano le materie prime per i vestiti del futuro. Alcune di queste innovazioni sono totalmente made in Italy. Partiamo da Orange Fiber, la startup siciliana che ha realizzato il primo tessuto sostenibile a partire dagli agrumi. Il risultato è un tessuto di alta qualità ottenuto dal sottoprodotto dell’industria di trasformazione degli agrumi. In questo modo si risparmiano anche le spese legate allo smaltimento di questo “mancato” rifiuto.
Dalla frutta al latte il passo è breve. E l’hanno fatto anche le fondatrici della startup “Due di latte”, Antonella Bellina ed Elisa Volpi, che realizzano abiti dalle fibre del latte, in particolare dalla caseina. Dallo scarto della lavorazione di 6 litri di latte si può produrre un abito da sera. Non è un caso che questa idea sia nata in Toscana, regione storicamente famosa per la produzione tessile. Lì Antonella Bellina è riuscita a presentare l’innovazione a tutta la filiera. E da quel momento l’ascesa di questo tessuto è stata notevole: che sia latte intero, latte scremato o latte di riso, poco importa. La cosa fondamentale è recuperare scarti che altrimenti andrebbero buttati.
Italiano è anche l’imprenditore che ha pensato a un altro liquido per produrre tessuti: il vino. Wineleather è vegetale al cento per cento ed è ricavata dalla vinaccia. L'idea sviluppata da Gianpiero Tessitore e Francesco Merlino permette di superare lo sfruttamento degli animali, producendo un tessuto sostenibile e cruelty-free.
Si potrebbe andare avanti ancora citando esempi di fibre alternative ricavate dai materiali più impensati. Impossibile, però, dimenticare che a volte basta far rinascere indumenti già usati. Al momento meno dell’1% del materiale usato per produrre vestiti viene riciclato per produrne altri. Una startup di Prato, Rifò, sta provando a fare proprio questo con il progetto “Phoenix”. Nei prossimi 10 mesi, l’azienda si occuperà di coinvolgere i consumatori e raccogliere abiti usati in cashmere da far rivivere una seconda volta. Rifò rimborserà le spese di spedizione a chi deciderà di inviare i capi usati. A quel punto i vestiti potranno essere riparati oppure verranno sfilacciati per costituire nuovi indumenti. I consumatori saranno incentivati a donare perché riceveranno un bonus di 10 euro da spendere per acquistare i capi prodotti dall’azienda. Presto, oltre al cashmere, arriverà il riciclo anche del cotone e di altri tipi di lana. Insomma, la circolarità va di moda.
Commenti (20)
Giuseppe C. Budetta
9 aprile 2019 alle ore 20:07TECNICHE MEDICHE VANTAGGIOSE ED ECONOMICHE
Negli USA, scienziati di neuro-fisiologia hanno scoperto che la stimolazione trans-cranica con elettrodi a corrente alternata fa tornare giovane il cervello di un novantenne. Con degli adesivi, basta fissare gli elettrodi a corrente alternata sulla regione pre-frontale (sulla fronte) del soggetto sotto esame. E’ una tecnica che anche un bambino può eseguire ed è poco o per nulla dispendiosa, ma con benefici incalcolabili anche per la prevenzione del Parkinson, Alzheimer ed altro. Infine, un cervello giovane e funzionante è un vantaggio per ogni anziano.
Andrea Xxl
9 aprile 2019 alle ore 21:29Allora una bella scarica a 380 dovrebbe far miracoli,
A parte gli scherzi, dovrebbe fornire piu dettagli e indicazioni.
Andrea Xxl
9 aprile 2019 alle ore 20:17Grande abbiamo inventato l'acqua calda
Come pensate che prato e i benetton abbiano fatto le loro fortune,
Riciclando gli stracci facendoci dei nuovi filati
Niente di nuovo sotto il sole
Andrea Xxl
9 aprile 2019 alle ore 20:20In tempo di guerra gli indumenti venivano fabbricati con fibre ricavati dall'ortica,
Claudio Gattini
9 aprile 2019 alle ore 21:02www.ilnuovomassaggio.com
Prodotti Made in italy
fabio
9 aprile 2019 alle ore 21:03Andrea xxl, tu che scrivi molto pesante sul blog, e sei spesso contro il movimento, ma è vero che ci possono cancellare i post. Se fosse vero, sarebbe un grosso danno nei loro confronti. Anche io nel bene e nel male faccio sentire la mia voce, ad oggi di cambiamento ne ho visto ben poco, ma penso lo abbiano capito anche loro del movimento. Ne molta merda in giro, ma per cambiare bisogna essere come noi sardi duri e testardi, gli abbiamo dato la corona e il martello. ,a forse sono come quei cantanti che dopo un brano di grande successo esauriscono le loro forze.
L'economia circolare è fonte di ricchezza in un paese di capaci e non di attori di arte drammatica
Andrea Xxl
9 aprile 2019 alle ore 21:23Fabio
Oggi me ne avranno bannati piu di 10,
Solo perche non mi faccio prendere x i fondelli con storielle che non stanno in piedi,
Il martello lo stanno usando contro quelli come noi che hanno gli occhi aperti e non si lasciano abbindolare da degli slogan
Io dico sempre quel che penso,
E si, ad eccezione dei grandi toninelli fraccaro manlio ed altri, il sistema si è arrenato
Cagliostro un gatto nero.
GIORGINO
9 aprile 2019 alle ore 21:12Tassare tessuti sintetici (prodotti dal petrolio) i quali in lavatrice rilasciano milioni di microplastiche che finiscono nei fiumi/mari e magari spingere su cotone e Lana.
Paola F
10 aprile 2019 alle ore 13:49e su canapa... hanno trovato le microplastiche nella solita quantità del mare anche sul ghiacciaio dello Stelvio, vorremmo quantomeno dallo Stato una risposta soddisfacente ed un' immediata inversione di rotta, qua stiamo facendo chiacchere su chiacchere
Mauro
9 aprile 2019 alle ore 22:39Una sola parola: BRAVI !!!!
Non avrei mai immaginato vestirmi con il latte ,,,
Stupefacente!
Claudio Indelicato
9 aprile 2019 alle ore 23:14Cominciare con un'educazione nelle scuole alle elementari e imparare ai bambini e agli adolescenti che non devono per forza seguire una moda per piacere agl'altri e comunque l'importante e piacersi , io mi metto ancora capi di vestiti e camicie comprate a via sagno nelle bancarelle dell'usato comprate nel 1978 tre camicie 10 mila lire e ancora non hanno perso il colore , certo se facciamo capi con cose non sintetiche si vince una grande battaglia ,riportare la canapa in commercio nei capi d'abbigliamento.
GIORGINO
9 aprile 2019 alle ore 23:58Bravissima ritorno alla canapa e già che ci siamo liberalizziamo anche la marijuana per un mondo più felice e meno depresso con il vantaggio di una riduzione dei consumi dei farmaci antidepressivi.
E poi vanno combattute le vere droghe come eroina,cocaina, pastiglie varie, SUPER ALCOLICI, eccc
Dino Barrera
10 aprile 2019 alle ore 01:20A parte la circolarità, la canapa è la fibra naturale per eccellenza. La filiera della canapa tessile soffre di mancanza di filatoi poichè il Linificio e Canapificio italiano ha delocalizzato le produzioni e i macchinari in Lituania e India. Con un filatoio la filiera può riavviare in Italia questa produzione. Chi è interessato mi contatti. Io sono un produttore di semi e fibra di canapa industriale italiana. La domanda è grande, l'offerta viene soddisfatta solo con importazioni da Cina e Francia.
Rina Brundu
10 aprile 2019 alle ore 09:06Il Movimento prêt-à-porter. Certo, sono tutte iniziative bellissime, anche perché il mondo vero è fatto vivere proprio dai piccoli imprenditori, che siamo tutti noi, dalle loro idee, creatività, iniziative, e più eco-sostenibili sono le stesse, meglio. Tuttavia, questo è un periodo storico-politico importantissimo, con l’ancien regime che teme, per la prima volta, seriamente, di perdere l’attacco dell’artiglio su Bruxelles. Se invece di avere una classe di presenzialisti in pseudo programmi di approfondimento, avessimo una seria classe intellettuale, avremmo anche chi si occupa di mostrare come, in tempi moderni, il “potere” difende i suoi privilegi: vedi sondaggi fasulli, vedi tentativi di cooptazione di parti politiche (non si possono vedere quei titoli carichi di wishful thinking sui giornali M5S-PDZR fanno, dicono, etc… un’onta per il Movimento!!), vedi riproposizione continuata della vecchia casta politica in video, con corredo di volto da imene ricostruito, a spiegare perché loro potrebbero fare meglio (sic!)… Ne deriva che per una persona come me che sostiene convintamente il Movimento trovare un luogo virtuale dove le sue ragioni per imporsi in Europa vengano dibattute in maniera valida è importante (io per esempio non ho mai commentato in nessun altro blog che non fosse il mio negli ultimi dieci anni, e solo da poco sono arrivata qui nonostante sostenga il M5S da 4 anni ormai)… tuttavia, in tutta onestà io questo dibattito valido non lo trovo. Servono pezzi più sul “pezzo”, più impegnati, dobbiamo dimostrare a questi servi di un Sistema corrotto che il nostro know-how non è secondo a nessuno, men che meno ci facciamo impressionare da qualche tomo patinato la cui carta non è degna di pulirci il deretano… Solo la mia idea.. ma speriamo in un maggio più “caldo” qui… più impegnato… altrimenti a che prò il blog?
giggino il bibbitarodemmerda
10 aprile 2019 alle ore 09:48partito 5 merde , state affondando l italia. siete diventati i portatori di voti verso il razzisalvinodemmerda
Maria Paola
10 aprile 2019 alle ore 17:53perchè vieni qui ad offendere? te lo sei mai chiesto?
Fabio
11 aprile 2019 alle ore 11:21Offendere cosi no, non è tutta colpa del movimento se siamo in questa situazioni, il problemi non si risolvono da oggi a domani, ma trascurali o accentuarli può essere un rischio. Ci vuole impegno, ma i cavalli vedono all'arrivo e non alla partenza, che comunque non è delle migliori. Comunque Salvini fa i doppi giochi, 5 stelle sono per certi versi molto deboli. Bisogna secondo me ascoltare molto gli altri e condividere tutto prima di prendere delle decisioni che potrebbero essere molto negative per tutta l'Italia intera
Marta Buscioni
11 aprile 2019 alle ore 23:24Il fatto che un trucido, ovviamente anonimo, come te possa scrivere con i cinque vocaboli che conosce sul blog, è la prova che non viene letto da nessuno dei vertici del Movimento.
Ed è il prezzo da pagare alla democrazia.
fabio s.-roma
11 aprile 2019 alle ore 23:24mo parlano pure i bibbitari......
Enrichetto Allerino
12 aprile 2019 alle ore 17:40https://www.youtube.com/watch?v=j8uE7aTV98Y
