
Rapporto uomo-macchina. La lezione di Addis Abeba
21 marzo 2019 alle ore 17:00•di MoVimento 5 Stelle
Negli anni che verranno – pochi – software, robot e algoritmi diversamente intelligenti, saranno sempre più protagonisti della mobilità terrestre, aerea e marittima nelle nostre città e fuori dalle nostre città e non solo della mobilità: sanità, giustizia, educazione, economia e in ogni altro aspetto della nostra vita le il codice e le macchine stanno per diventare nostri necessari compagni di viaggio.
E’ per questo che la tragedia dell’incidente aereo di Addis Abeba è l’occasione – benché triste – per qualche riflessione sul governo del rapporto tra uomo e macchina, riflessioni che possono essere fondate sulle certezze e quasi-certezze che, in attesa che si concluda l’inchiesta delle Autorità, già ci sono.
La prima. La Boeing ha annunciato che rilascerà un aggiornamento del software attualmente principale imputato del disastro e che formerà i piloti destinati a comandare gli aeroplani dello stesso modello di quello coinvolto nella tragedia.
La seconda. La stampa americana racconta – senza essere stata sin qui smentita – che una fase importante del collaudo del Boeing 737 Max è stato delegato dall’Autorità americana per l’aviazione alla stessa Boeing che, dunque, si è ritrovata a essere valutatore di sé stessa.
La terza. Le principali novità del Boeing 737 Max sembrano essere state dettate dalla ricerca di un’ottimizzazione dei consumi: il nuovo modello consumerebbe il 16% di carburante in meno rispetto agli altri modelli della stessa famiglia sul mercato.
La quarta. Il software protagonista della vicenda sembrerebbe progettato in maniera tale da non consentire al pilota di “contraddirlo” o, comunque, di correggere un suo eventuale errore.
Se tali circostanze sono corrette, senza voler semplificare eccessivamente una serie di questioni in realtà straordinariamente complesse e con il solo obiettivo di animare un dibattito del quale c’è, probabilmente, bisogno, non sembra azzardato dire che se la progettazione, lo sviluppo, il collaudo e l’immissione sul mercato del software in questione fosse stata governata in maniera diversa questa ennesima tragedia dei cieli avrebbe potuto essere evitata.
Avrebbe, infatti, potuto essere evitata se quel software fosse stato sottoposto a un collaudo più severo, terzo, indipendente e condotto da un’Autorità pubblica dotata di competenze in materia superiori rispetto a quelle dei soggetti di mercato vigilati il che suggerisce che senza un serio investimento in competenze specialistiche gli Stati non sono e non saranno domani in condizioni di governare per davvero la trasformazione digitale in atto.
E avrebbe, probabilmente, essere egualmente evitato se – come oggi Boeing annuncia di voler fare – i piloti destinati a pilotare i nuovi Boeing fossero stati educati al dialogo con i nuovi software di bordo.
E qui ritorna drammaticamente alla memoria “il disagio tecnologico”, il libro pubblicato da Alan Cooper, universalmente conosciuto come il papà del Visual Basic, uno dei primi linguaggi di programmazione, nel 1999.
La prima pagina è interamente dedicata all’incidente del volo 965 dell’America Airlines del 1995, un volo di linea finito contro le montagne, 152 morti e 4 sopravvissuti a causa di quello che l’inchiesta che ne seguì etichettò come un errore umano ma che Cooper ascrive, invece, ai limiti del computer di bordo e, in particolare, al difficile dialogo tra quel computer e il comandante dell’aereo.
Il comandante, in quel caso, aveva "sbagliato" a selezionare attraverso l'interfaccia del computer un "punto radio" e il computer, aveva eseguito l’ordine senza “ricordare” al pilota che farlo avrebbe voluto dire schiantarsi contro una montagna.
E nell’incidente di Addis Abeba è andata, forse – qui non ci sono ancora certezze – peggio di così perché a “sbagliare” potrebbe essere stato il computer di bordo mentre il pilota potrebbe essersi trovato nell’impossibilità di correggerlo.
Intendiamoci, sbagliamo anche noi uomini, da sempre e sbaglieremo per sempre.
Ma abbiamo, ormai, sviluppato – anche se non è mai abbastanza – una serie di antidoti, vaccini, rimedi che abbattono il rischio di errore o, almeno ci provano.
Educazione, formazione, pratica, regole, leggi, controlli e sanzioni a seconda dei casi.
Stiamo facendo abbastanza anche per governare gli errori dei robot?
Il momento giusto per chiedercelo è oggi.
Commenti (14)
Giuseppe Polizzi
21 marzo 2019 alle ore 18:12Penso di no,la macchina é strata costruita da un uomo,creatura imperfetta.
ANGELO T.
21 marzo 2019 alle ore 18:14PIANO PIANO L'UOMO VERRA' SOSTITUITO, FINO ALLA SUA SCOMPARSA
AUGURI A TUTTI....
Giorgio murru
21 marzo 2019 alle ore 18:15Hal 9000 molto tempo fa. Anche allora dovettero intervenire gli uomini. Speriamo in bene.
Gisella
21 marzo 2019 alle ore 18:19Io personalmente credo che si stia correndo decisamente troppo e credo che se voi chiedeste alle persone se tutt’a questa tecnologia ha migliorato la loro vita forse molti direbbero di no. Per quanto mi sforzi trovo che la mia vita sia molto più complicata rispetto a qualche anno fa. Una volta (10 o 15 anni fa) per qualsiasi cosa alzavo il telefono e trovavo persone che risolvevano i miei problemi senza venire scaraventata in qualche call center o simili . Comunque potrei fare 1000 esempi :sanità polizia (112) posta certificata fatturazione elettronica e tante stronzate che hanno complicato la vita delle persone normali . Francamente mi sembra un’incubo e sento tante persone che non riescono a risolvere problemi di bollette o di cambio di fornitore. Quindi una tecnologia esasperata obbligata anche a persone non più giovani o che non riescono a utilizzare internet al meglio è allucinante unità ad un disegno per togliere responsabilità agli impiegati a cui ti rivolgi, non riesci a parlare 2 volte con la stessa persona . È tutto volutamente impersonale altro che comunità . Ora ci manca il 5G così ci contano anche i capelli in testa o le macchine che guidano da sole. Ma davvero c’è bisogno di tutto questo?
Antonio
21 marzo 2019 alle ore 19:27Concordo pienamente in maniera assoluta.
Grazie mille per la esposizione semplice ma efficace brava.
Riflettete, riflettete cari addetti ai lavori.
Buona serata a te e a tutti.
Angelo Luigi Baiguini
21 marzo 2019 alle ore 18:23Direi che siamo arrivati a bomba. Quella che manca è la cultura della trasparenza dell'algoritmo. Il caso dell'aereo precipitato ci pone una domanda: se uno dei passeggeri avesse chiesto di conoscere l'algoritmo e il suo funzionamento del sistema che governava il volo, probabilmente alla luce di alcune avrebbe potuto scegliere di non salire a bordo.
Il cittadino deve avere la possibilità di conoscere come è stato programmato il sistema e quindi il computer che compirà delle scelte determinanti...
Lo stesso discorso vale per l'informazione, i cittadini devono conoscere gli algoritmi che gestiscono le informazioni e perché vengono proposte alcune notizie al posto di altre. I giornalisti dovrebbero addirittura poter modificare gli algoritmi stessi... Il tutto nella massima trasparenza.
maxper
21 marzo 2019 alle ore 18:24Scusatemi ma, nonostante la foto,
questo è un articolo vecchio come i dinosauri
I problemi veri legati ai robot non sono questi, legati alle scelte tecniche e pratiche
dove il problema è solo di migliorare i software.
Se un robot NON avesse obbedito agli ordini errati dell'umano,
forse la Costa Concordia navigherebbe ancora,
e forse avrebbe impedito a quel pilota tedesco di suicidarsi,
schiantandosi sulle alpi marittime francesi;
come tanti software che già oggi correggono curve improbabili
fatte da piloti della domenica con tanti soldi e macchine moderne.
Per questi aspetti purtroppo l'uomo sarà sempre di più un ingombro,
con una mente troppo lenta e con troppi pochi dati per valutare correttamente il da farsi.
I problemi veri vengono (uso il presente volutamente)
perché adesso si sta decidendo quale "etica" inserire nei software,
e qui si dovrebbe fare la riflessione prima e la battaglia poi.
Se un'auto a guida autonoma sbanda,
deve salvare il conducente , che ha pagato la macchina e il software,
o la mamma con bambino che altrimenti travolgerebbe ?
E tra due mamme, come sceglierebbe chi deve morire ?
Su questo si sta già lavorando
e noi siamo ancora un universo indietro.
Leggetevi i libri di Yuval Noah Harari, e qualche lucina si accenderà.
Se poi il Movimento lo invitasse ad una convention,
credo che faremmo un salto nell'iperspazio rispetto agli altri
linkbato
21 marzo 2019 alle ore 18:25Stiamo facendo abbastanza anche per governare gli errori dei robot? NO
Francesco Vaccaro
21 marzo 2019 alle ore 18:47Veramente dopo un attenta valutazione i sistemi MMI (Man Machine Interface), visto il crescente numero di donne attive nel settore tecnico, sono stati rinominati in PMI (Person Machine Interface).
giovanni papa
21 marzo 2019 alle ore 22:13scusatemi se ma la mia reazione è semplicistica e scontata: ma che ci sta a fare un pilota che non può correggere una manovra sbagliata,nel momento in cui si vede precipitare insieme al suo aereo e vive una situazione drammatica in cui non può fare nulla per modificarla in meglio e salvare la su vita e quella dei passeggeri?
Ermes Dall'Olio
21 marzo 2019 alle ore 22:36Come tutte le cose da buoni e bravi Italiani siamo così "O tutti a destra o tutti a sinistra, una via di mezzo mai ??? " C'è una tendenza-moda preoccupante con questi robot che qualcuno vuole fare diventare umani, poi cosa succede? Uno si fa male alla spina dorsale e sta in carrozzina tutta la vita, uno diventa cieco e non c'è rimedio, ogni tanto arriva una malattia-rara e devi ... morire ! Smettiamola di voler superare in bravura Nostro Signore, mollate l'osso e cacciatevi con i piedi per terra e il capo chino. Andiamo avanti per gradi, dei buoni e bravi robot, che aiutino l'essere-umano-superiore a migliorare le sue condizioni di vita. Per il robot uguale all'umano con intelligenza, anima, sentimenti ecc. FORSE tra 3000 anni (non prima) ci si riuscirà, per ora tranquillizzatevi e non correte troppo che sul piatto-Italia ci sono altri problemi che attendono soluzioni meno ... ROBOTIZZATE !!!!
MARIO VENANZI
21 marzo 2019 alle ore 22:59NON sono affatto d'accordo con questa ANALISI ho 16.000 h di volo su A/M di LINEA come PILOTA AZ !!!
In questo caso il PROBLEMA NON è il Rapporto tra COMPUTER e PILOTA / UOMO ma è il RAPPORTO tra BUSINESS ESASPERATO e SICUREZZA !!! X questo si usa un VECCHIO PROGETTO adattandogli una MOTORIZZAZIONE di ultima GENERAZIONE !!! e mettendoci una TOPPA come il MACS !!! I Collaudi li hanno FATTI sempre i COLOSSI BOEING , DOUGLAS ed AIRBUS etc perché solo LORO hanno le COMPETENZE !!! Nelle ABILITAZIONI su A/M CIVILI gli ISPETTORI nei Voli AZ NON hanno avuto x ANNI alcuna Competenza e x conto dell'AVIAZIONE CIVILE FIRMAVANO i VERBALI !!!. Il PROBLEMA è che il MALFUNZIONAMENTO della TOPPA BOEING NON è stato previsto nell'Operation Manual e pertanto i PILOTI NON sono stati ADEGUATAMENTE ADDESTRATI !! Anche perchè l'ADDESTRAMENTO dei PILOTI che è COSTOSISSIMO le COMPAGNIE AEREE lo stanno TAGLIANDO COSTANTEMENTE !!! Ma un A/M sempre più COMPIUTERIZZATO richiede MAGGIORE e NON MINORE ADDESTRAMENTO !!! X finire ho più volte messo a vostra DISPOSIZIONE la MIA PROFESSIONALITA' a VOSTRA DISPOSIZIONE X il M5S assolutamente GRATUITA e senza avere alcuna pretesa / intenzione di avere alcun INCARICO nella POLITICA ATTIVA !!!. Ma questo POST NON lo CONDIVIDO AFFATTO !!!.
Nicola Comunale
22 marzo 2019 alle ore 08:44Penso che l'ultima decisione va sempre lasciata all'uomo, mai alla macchina... Sia l'uomo che la macchina possono sbagliare, poato che la macchina e il suo atomatismo sono comunque predisposti dall'uomo.
La macchina è precisa e veloce nei calcoli e molto coerente nelle decisioni in automatico; ma la decisione intelligente nei casi limiti non può che essere affidata all'uomo.
Troppo spesso negli automatismi ci troviamo soggetti ai software, nelle macchine fotografiche, nei cellulari, nei computer degli elettrodomestici, nei computer dei veicoli, nei piloti automatici delle imbarcazioni e dei veicoli... e questa è una tendenza utile allo sfruttamento commerciale e della sindrome di onnipotenza dei programmatori che bisogna eliminare.
Quante volte - un esempio per tutti - la macchina fotografica si rifiuta in automatico di scattare una foto perché i dati che riceve secondo il programmatore devono bloccare il dispositivo di scatto...
Nel caso di un aereo è la tragedia.
Altra cosa è il predominio dell'interesse pecuniario su tutti gli altri interessi, come nel caso della Boeing che corrompendo i politici e pensando che avrebbe aumentato i propri "utili" si è fatta incaricare di controllare se stessa.
Bisogna mettere un freno al predominio della grandi imprese con immensi poteri finanziari che tendono a corrompere i governi per aumentari i loro introiti a qualsiasi costo.
Infine la necessità delle amministrazioni statali di ogni nazione di creare un organismo per la ricerca scientifica e per il controllo tecnologico che tuteli l'interesse pubblico, la sicurezza, l'efficienza, la giustizia dei servizi pubblici e della distribuzione commerciale.
Quindi la possibilità dello Stato di dotarsi di tecnici preparati e di tenerli continuamente aggiornati nella scienza avanzata e nella tecnologia di punta del mercato internazionale.
Giulio Bornacin
23 marzo 2019 alle ore 18:15Ogni giorno arrivano e partono merci da e per tutto il mondo. Prodotti alimentari, farmaci, prodotti chimici, prodotti elettronici e tecnologici. Solo guardando il carico e lo scarico di container in un grande porto ci si rende conto dell'impossibilità di controlli accurati sulle merci. Nei prodotti tecnologici, in medicina, ecc. i controlli inoltre diventano sempre più sofisticati. La messa a punto di una metodica analitica convalidata, oltre agli strumenti analitici, richiede spesso mesi di lavoro per chimici o tecnici specializzati. Prima di ogni analisi andrebbero fatti test di verifica della conformità dello strumento con standard primari o secondari ecc. ecc. . In un mondo del genere i controlli possono essere solamente statistici e purtroppo pochi. Inoltre molti controlli od analisi possono essere fatti solamente dall'azienda che ha sviluppato il prodotto ed il relativo sistema produttivo. Credo che in questo contesto lo stato o gli enti regolatori e di controllo possano operare prevalentemente a posteriori. Ad incidente avvenuto. In questo caso le normative devono essere molto severe. Penalmente e commercialmente. Devono spingere l'industria a non barare e ad autocontrollarsi seriamente. Il problema dei software o di macchine tecnologiche non si discosta molto dalla sperimentazione di un farmaco. I collaudi e le sperimentazioni vanno fatti bene. Il sistema in vigore nell'industria farmaceutica (GMP farmaceutiche) se applicato correttamente riduce i rischi quasi a zero ed ogni errore emerso da origine all'implementazione del sistema di qualità. Si tratta quindi, a mio parere, di introdurre sanzioni pesantissime per chi imbroglia. Tutto questo apre un nuovo dibattito : può il piccolo produttore garantire questi controlli e questi standard? Certe produzioni sofisticate possono essere fatte da tutti o richiedono grandi gruppi con strutture adeguate (Ricerca e sviluppo, Controllo Qualità, Assicurazione di Qualità ecc.)?
