Per una crescita sostenibile che abbatte le disuguaglianze

L’Italia, dopo la Grecia, è il Paese in Europa che ha subito le più dure politiche di austerità negli ultimi dieci anni. Circa 30 miliardi di euro di tagli alla spesa pubblica in servizi e welfare, più altri 20 miliardi in meno di investimenti pubblici e quasi 16 miliardi di maggiori tasse, in termini reali, cioè una volta sottratto il fisiologico aumento dei prezzi. Un massacro sociale che ha provocato tra le altre cose l’esplosione delle diseguaglianze sociali e di reddito.

Spesso si sottovaluta l’effetto negativo della diseguaglianza, nonostante economisti di livello assoluto come Stiglitz e Piketty ne abbiamo parlato a lungo. La diseguaglianza è un problema sia etico che economico. Sotto quest’ultimo punto di vista il concetto chiave è la propensione al consumo. Se lo Stato trasferisce soldi ad una famiglia in difficoltà, quest’ultima tenderà a spenderli tutti o quasi, perché le servono per finanziare bisogni primari (alimentazione, sanità, istruzione dei figli) o per acquistare beni durevoli che prima risultavano troppo costosi. La propensione al consumo media dell’economia, quindi, aumenta, con grande beneficio per tutte quelle imprese che producono beni e servizi per il mercato interno, e sono la stragrande maggioranza in un Paese come l’Italia che ha costruito la sua fortuna sulla collaborazione tra grande impresa pubblica e PMI private.

Ecco perché le politiche di austerità sono state così disastrose. Lo sarebbero state in qualsiasi Paese in recessione, ma in Italia in particolare, perché venivamo da un ventennio già negativo per la domanda interna e i profitti delle imprese.

L’austerità praticata servilmente dal governo Monti e dai successivi governi a guida Pd ha fatto esplodere contraddizioni già esistenti: la povertà è salita esponenzialmente da 2 milioni e 650 mila persone nel 2011 ad oltre 5 milioni nel 2017, le persone a rischio povertà sono diventate il 28,9% della popolazione, mentre questo è il grafico che mostra l’esplosione della diseguaglianza tra il 20% più povero della popolazione e il 20% più ricco:

Dal 2014 il Pil è anche tornato a crescere, ma come si vede dal grafico la crescita è stata distribuita in modo diseguale, favorendo chi già era ricco.

Allora la nostra missione storica è ritrovare un sentiero di crescita stabile e soprattutto sostenibile. Questo significa ad esempio arginare il bubbone della povertà, e lo stiamo facendo con il Reddito di Cittadinanza, mettere fine alla precarietà del lavoro e all’odioso fenomeno dei lavoratori poveri, e abbiamo iniziato a farlo con il decreto Dignità, e infine rilanciare gli investimenti pubblici e privati, e il piano di investimenti da 11 miliardi per la sicurezza del territorio è il nostro primo passo. Meno diseguaglianze, più domanda interna, maggiori profitti delle imprese e quindi anche maggiori investimenti privati. La nostra lotta contro i vincoli miopi dell’Unione Europea non è un capriccio, ma l’unica speranza per il popolo italiano.

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