Il diritto d’autore e i rischi per la Rete

La riforma della disciplina sul diritto d’autore è arrivata sul rettilineo finale. I due articoli più controversi dell’intera proposta di direttiva – l’11 e il 13 – che hanno animato per anni un dibattito con pochi precedenti nella storia del web, sono stati “approvati” in una versione che non è né quella cara ai titolari dei diritti, né quella ambita dalla società civile e dai colossi del web, benché certamente più vicina ai primi che ai secondi.
Ora l’ultima parola spetta a Parlamento europeo. Le questioni sul tavolo non sono solo per tecnici, esperti di diritto, editori o addetti al lavori. Si tratta di decidere come sarà, in buona misura, il web del futuro: più simile a una grande televisione – se la direttiva passasse nella sua attuale formulazione – o alla più grande piazza pubblica della storia dell’umanità. Ecco perché le idee, i pensieri, la partecipazione dei cittadini europei sono tutti importanti, preziosi, irrinunciabili fino all’ultimo istante.
Abbiamo chiesto a Stepanie Brancaforte, Executive Director per l’Italia di Change.org di raccontarci qualcosa di più sulla petizione aperta sulla piattaforma – la più firmata di sempre – e cosa possiamo ancora fare per suggerire al Parlamento la scelta giusta.

In questi giorni è aperta alle firme su Change.org una petizione dal titolo preoccupante: “Internet è in pericolo a causa dell’art. 13. Aiuta a Salvarlo!”. Ci spiega perché il web è in pericolo e cosa si può fare per “salvarlo”?

La petizione è stata lanciata da Dominic Kis, 22 anni, in Germania il 15 giugno 2018: solleva in particolare il problema legato all’articolo 13 della nuova Direttiva sul diritto d’autore. Se approvato, il nuovo testo obbligherà le piattaforme digitali ad applicare dei filtri sui contenuti pubblicati dagli utenti.

Questo farà sì che, come dice Dominic, le piattaforme come “Youtube, Google, Wikipedia e Facebook, invece di intervenire sulle segnalazioni degli utenti, saranno costrette a monitorare massicciamente i contenuti caricati per rilevare possibili violazioni del diritto d’autore. Nel dubbio, per tutelarsi, bloccheranno anche i contenuti che non violano le regole per non rischiare di essere sanzionati. Migliaia di contenuti che non dovrebbero essere bloccati non saranno più disponibili: sarà la fine di internet come lo conosciamo”.

Per esempio, l’articolo 13 è stato definito “ammazza-meme”, perché renderà impossibile agli utenti caricare foto scherzose create a partire da immagini protette da copyright.
L’applicazione del “filtro” e l’acquisto di licenze da parte delle piattaforme online al fine di evitare violazioni metteranno in seria difficoltà le piattaforme di medie e piccole dimensioni, che non possono sostenere tali costi.
L’altro limite alla libertà d’espressione è rappresentato dall’articolo 11, che riduce la possibilità da parte degli utenti di utilizzare testi provenienti da articoli e altre fonti d’informazione: la loro libertà di confrontarsi su tematiche e notizie di vario genere verrà così confinata.


Stanno aderendo in tanti? Quanti sono oggi e a quante firme vi aspettate di arrivare?

La campagna è esplosa in Europa: al momento conta 4.928.018 firme — la più grande campagna nella storia di Change.org. Puntiamo a superare il muro dei 5 milioni di firme tra poco. Auspichiamo inoltre che molte delle star della Rete – i.e. youtubers, instagrammers, tweetstars – possano unirsi pubblicamente a questa campagna come hanno già fatto altri loro colleghi e che, magari, possano sostenere l’appuntamento del 23 Marzo, giornata in cui il popolo della Rete manifesterà in tutta Europa contro questo provvedimento, anche partecipandoo che partecipino alla consegna firme al Presidente Tajani insieme a Dominic.

Siamo ancora in tempo per intervenire su queste decisioni? A parte firmare la petizione, chi volesse mettercela tutta per “salvare” il web, cosa potrebbe fare? Ci sono altre iniziative in corso replicabili a livello nazionale?

La questione è urgente: la votazione finale potrebbe avere luogo già la prossima settimana. Per questo, invitiamo tutti – cittadini e “star” del Web – ad unirsi agli utenti europei di Change.org che hanno già aderito a questa petizione si sono mobilitati sulla Rete per far sentire il loro NO all’approvazione della nuova legge sul copyright in EU: sieti invitati a sottoscrivere e a far girare la petizione.

La mobilitazione non è confinata ad Internet: ogni weekend, per esempio, sono centinaia i giovani che in Germania scendono nelle strade per chiedere alla politica di fermare la normativa. Per darle un esempio concreto, ieri in Germania si sono mobilitati in oltre 10.000 per protestare contro questa norma, di cui 2.500 solamente nella città di Berlino. Credo che eventi di questo tipo siano assolutamente replicabili in Italia dove la campagna è stata accolta con particolare interesse dalla Rete.

Change.org è, in qualche modo, una delle tante iniziative di successo nate sul web con l’obiettivo di usare il digitale per dar voce ai cittadini. Se dovesse mettere in fila le tre maggiori minacce che, secondo lei, oggi corre il web come lo conosciamo? Quali citerebbe?

Una parte sempre maggiore dei nostri dibattiti culturali e politici avviene online, e per poter dare voce a tutti in maniera equa Internet deve essere un ambiente sicuro e anche accogliente. La tolleranza culturale e, talvolta, la celebrazione del cyberbullismo è devastante per il dibattito pubblico e la libertà di espressione di quelle voci che dovremmo invece incoraggiare a essere più presenti, come quelle delle donne, delle minoranze e delle persone diversamente abili.

Minacce importanti alla cultura politica digitale sono rappresentate attualmente anche dalle fake news e dal potere smisurato di alcuni canali di diffusione come Twitter, Google e Facebook.

Le donne sono spesso oggetto di terribili minacce online, non limitate soltanto all’ambito del dibattito politico. Attualmente, abbiamo una petizione in grande crescita per fermare la pratica del Revenge porn, che fa parte del movimento “Libere” (change.org/libere) – un movimento che celebriamo particolarmente durante la Giornata dell’8 marzo – e che è un ulteriore passaggio fondamentale nella battaglia per mantenere Internet un “luogo sicuro”.


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