
Il digitale non è eterno. Se tenete a una foto, stampatela
28 marzo 2019 alle ore 16:18•di MoVimento 5 Stelle
"Il mio consiglio è: se ci sono foto a cui davvero tenete, createne delle copie fisiche. Stampatele”.
L’affermazione già di per sé “forte” in un’epoca nella quale stiamo digitalizzando il nostro patrimonio informativo, storico e culturale proprio con l’ambizione di prolungarne la vita, qualche anno fa ha lasciato senza parole il mondo intero perché pronunciata da Vinton Cerf, uno dei padri indiscussi di Internet, oggi tra i vice-president di Google.
Uno dei digital evangelist più celebri di tutti i tempi che consiglia di stampare le foto a cui teniamo di più potrebbe apparire un paradosso.
E non basta perché Cerf in quel suo, ormai celeberrimo, intervento al meeting annuale 2015 della American Association for the Advancement of Science ha rincarato la dose: “Nei secoli che verranno, gli storici che si troveranno a guardare indietro alla nostra era potrebbero trovarsi davanti a un deserto digitale paragonabile al Medioevo, un'epoca di cui sappiamo relativamente poco a causa della scarsità di documenti scritti.”.
Il suo ragionamento è di disarmante semplicità: l’accesso a qualsiasi contenuto digitale è mediato da software, dispositivi e fornitori di servizi che realisticamente saranno meno longevi della carta, dell’inchiostro e degli altri strumenti e supporti che hanno, sin qui, garantito la conservazione del matrimonio informativo, storico e culturale del mondo intero.
In fondo basta rovistare in un vecchio cassetto, tirar fuori un floppy disk – ndr chissà quanti tra i più giovani non sanno neppure cosa sia – sul quale abbiamo archiviato la nostra tesi di laurea o qualche altro ricordo importante per toccare con mano la drammatica realtà tratteggiata da Vint Cerf: il nostro passato c’è ma non si vede, è lì da qualche parte, inghiottito in un buco nero dal quale non siamo in grado di tirarlo fuori.
Il rischio di diventare persone senza storia, incapaci di tramandare a chi verrà dopo di noi memoria dei nostri tempi è, in effetti – o almeno dovrebbe esserci – sotto i nostri occhi e, probabilmente, dovremmo occuparcene più di quanto stiamo facendo, dovremmo, in qualche modo, affrontarla come una delle tante emergenze digitali invisibili delle quali, rapiti dall’usabilità e dalla straordinaria comodità dei nuovi servizi online, troppo spesso ci dimentichiamo, ragionando – diciamocelo con franchezza – in maniera miope, guardando a domani, al massimo a dopodomani ma mai, o quasi mai, più in là.
E’ per questo che è stata istituita e lanciata, per il prossimo 31 marzo, la Giornata Mondiale del Backup, un’occasione per riflettere sull’importanza di un uso corretto del digitale per garantirci e garantire ai nostri figli e a chi verrà dopo la memoria di questi tempi.
Perché le minacce che ciascuno di noi come singolo e tutti noi come collettività si finisca con il perdere la memoria di questa epoca sono tante e non sono solo quelle indicate qualche anno fa da Cerf.
Gli incidenti, veri o presunti, e le scelte di business di giganti presenti e passati del web, per effetto dei quali milioni di utenti si sono ritrovati a dover prendere atto che ciò che avevano archiviato online – musica, fotografie o qualsiasi altro contenuto – semplicemente non c’è più, sono ormai decine nella storia moderna del web.
E le leggi non aiutano, continuando a spingere i gestori delle grandi piattaforme di users generated content - Google, Facebook, Twitter & c. per intenderci – a rimuovere miliardi di contenuti ogni anno perché pubblicati in violazione, o presunta violazione, del cosiddetto diritto all’oblio di qualcuno o, piuttosto, dei diritti d’autore.
Il web si svuota, insomma, spesso più facilmente di quanto ciascuno di noi non immagina quando affida a questo o quel servizio online tessere preziose del mosaico della propria esistenza.
Il momento giusto per fermarci a pensare a cosa fare per evitare di dover piangere domani la scomparsa della nostra storia è oggi o, magari, domenica, in occasione della giornata mondiale del backup. E se tenete a questo post, ora, stampatelo.
Commenti (8)
sebastiano privitera
29 marzo 2019 alle ore 10:41Guarda che si possono recuperare comunque, a meno che non hai formattato tutto l'Hard disk subito dopo.
Paolo Brescancin
29 marzo 2019 alle ore 10:43Scusate, ma chissenefrega.
Ma non avete di meglio da proporre?
Ma lasciate spazio agli utenti di proporre qualcosa di più interessante!
Oppure, perchè non ci scrivete come sono suddivise le entrate fiscali per singola tassa e per singola imposta, in modo da valutare, tutti insieme, se non sia il caso di rimodulare il carico fiscale?
Perchè non ci dite qual è la differenza tra gettito atteso e gettito effettivo di ciascuna tassa e di ciascuna imposta, in modo da capire dove si annida l'evasione fiscale?
Cosa stiamo pensando di fare per combattere l'evasione fiscale?
ONESTA' ONESTA' vale non soltanto per i politici, ma anche per i furbi contribuenti. Snidiamo e facciamogli pagare il dovuto.
Saluti
zato nero
30 marzo 2019 alle ore 10:41ma tu pensi dalla mattina alla sera ,solo a queste "stronzate" ?
ti sei mai chiesto perchè stai al mondo , solo per queste "stronzate" ?
tornando al tuo quesito , buona parte dell'evasione in italia è di necessità , molte microimprese se dovessero pagare TUTTO chiuderebbero domani mattina , mi sa che per il fisco sarebbe un probema , perchè il gettito diventerebbe ZERO ..
e quegli "schiavi moderni" chiederebbero un sussidio o si incazzerebbero di brrutto in stile "gilet gialli"
altra storia è l'elusione fiscale ,fatta dalle mega aziende e dai paperon dei paperoni nostrani
l'elusione è perfettamente legate
è evasione legalizzata
è MAFIA LEGALIZZATA
che lo stato fascio-sovietico-fantozziano TOLLERA e direi promuove da troppi decenni ..
my 2 cent di pensiero altro
Claudio Zocco
29 marzo 2019 alle ore 10:51Come sempre, basta non lasciare tutto al libero mercato. I servizi di archiviazione e clouding dovrebbero essere regolamentati da leggi che garantissero la conservazione dei dati immagazzinati, che non sono di proprietà del provider di servizi, ma dell'utente che li ha caricati. Tutti i gestori di dati dovrebbero essere obbligati a contribuire ad un fondo col quale venisse realizzato un servizio pubblico di backup dei dati conservati negli archivi delle aziende fornitrici di servizi di archiviazione. Nonostante i contratti, le società non sono eterne, possono fallire o cambiare businness o semplicemente non rispettare i termini contrattuali perchè non sono più in grado di farlo. Un Backup parallelo eseguito da un servizio pubblico garantirebbe la conservazione nel tempo dei dati, indipendentemente dagli eventi imprevedibili che dovessero manifestarsi nel corso degli anni.
Giulio Antonio
29 marzo 2019 alle ore 11:46Ecco perché ho fatto il possibile di trasformare i miei blog/vlog in libri. Dovremmo tutti scrivere un libro. Ma sai che spreco di carta poi? E un e-book poi si finisce con lo stesso discorso qui. Allora meglio o non fare e dire nulla, o fare e dire come ci viene per il momento che viviamo. Tanto questione di tempo, non rimarrà nulla neppure della nostra civiltà.
id &as
29 marzo 2019 alle ore 11:50OT? non solo backup ..
Entro il 2022 gli utenti mondiali creeranno più traffico Web in un solo anno di quanto ne abbia mai creato in 32 anni di Internet.
https://www.tomshw.it/altro/traffico-internet-entro-il-2022-ne-creeremo-piu-che-in-32-anni-di-internet-parola-di-cisco/
How we’re becoming slaves to technology, explained by an MIT sociologist
“We’re always on, always plugged in, always stimulated, always in a constant state of self-presentation.”
https://www.vox.com/science-and-health/2018/3/27/17085282/technology-facebook-social-media-sherry-turkle
Giuseppe
29 marzo 2019 alle ore 13:12EUROPARLAMENTARIE si vota senza dover inserire il codice di 5 cifre inviato sul cellulare personale per verificare la identità della persona che vota. C’è una falla nella sicurezza?
zato nero
30 marzo 2019 alle ore 10:29più che altro è che affidiamo , oggi sempre più spesso, la nostra ai cloud
la memoria non è più su supporti fisici che diventano obsoleti nel giro di un lustro , nastri magnetici,floppy, magnetoottici,cd,videodischi,dvd,bluray
il problema sono i cloud se fossero liberi e autonomi come wikipedia , potremmo sperare che saranno conservati e backuppati adeguatamente ..
sono privati apple facebook ecc..
dicono che conserveranno i nostri dati anche dopo morti
sarà vero ?
