
Venezia dominio de mar
8 febbraio 2019 alle ore 12:10•di Orietta Vanin
L'acqua e Venezia. Una storia millenaria che racconta l'equilibrio tra la città, la sua Laguna e le persone che vi abitano. Un equilibrio delicato e perenne come il moto delle maree.
Venezia nasce e vive nell'acqua, un miracolo di architettura costruito solido nel liquido, senza diventare fango. Per oltre millecinquecento anni questa osmosi ha garantito alla Serenissima, alle sue isole e alle città affacciate sulla Laguna di sopravvivere e prosperare.
Le vie d'acqua sono sempre state il luogo prediletto degli spostamenti e dei contatti tra abitanti e forestieri, ma anche della difesa e del reperimento di risorse attraverso la pesca e il commercio. L'acqua è inscindibile dall'identità della città perché è connaturata al suo ecosistema ambientale, sociale ed economico. Dunque all'acqua dobbiamo guardare non come a un vuoto da riempire, ma come a una linfa vitale da rispettare e tutelare al pari delle pietre e delle persone.
La visione politica che il Movimento 5 Stelle ha del futuro della città è chiara e affonda nella conoscenza della sua storia e dell'identità del luogo. Un progetto di sviluppo sostenibile non può che tenere conto della grande fragilità che caratterizza Venezia e la sua Laguna. Quest'ultima ha una profondità media di un metro e mezzo, i suoi fondali sono continuamente rimodellati dal moto perpetuo delle maree e nell'equilibrio tra acqua salmastra e salata sopravvivono specie animali e vegetali. Proprio come l'ambiente naturale, anche l'economia di Venezia, e del suo bacino, vive in equilibrio tra le diverse vocazioni: manifatturiera, turistica e industriale. L'alterazione di questo delicato equilibrio porterebbe alla distruzione dell'ecosistema della Laguna e della città, così come le abbiamo ereditate e le conosciamo.
Ma questo è ciò che sta accadendo ormai da decenni a causa di una gestione del territorio basata sullo sfruttamento turistico della città storica. In nome del così detto progresso, che non significa sviluppo, l'acqua della Laguna si sta trasformando in fango per lo smottamento dei fondali e l'erosione degli arenili causati dall'attraversamento delle Grandi Navi da crociera che a decine ogni giorno solcano la Laguna. L'escavazione dei canali, iniziata negli anni Sessanta, ha già comportato sensibili danni idrogeologici alla Laguna. Oggi questa scelta appare confermata dal progetto di dirottare le navi da crociera nel porto di Marghera, zona altamente inquinata, attraverso il Canale dei Petroli e il Canale Vittorio Emanuele II. Per permetterne la navigabilità entrambi andrebbero ulteriormente ampliati e consolidati con argini di pietra irreversibili, le così dette palancolate. Nella stessa direzione va la scelta dell'amministrazione comunale di raddoppiare la pista dell'aeroporto Marco Polo di Tessera con l'obiettivo di portare il flusso di turisti che arrivano via aereo da 14 milioni e mezzo l'anno a 41. Per fare questo è prevista la cementificazione di 30 ettari di terreno ad alto rischio idrogeologico.
La volontà di implementare le infrastrutture cittadine per favorire l'accesso turistico di massa, per non dire d'assalto, denuncia una visione miope e dannosa sulla gestione di Venezia e del suo territorio. Già l'Unesco nel rapporto del 2015 lo denunciava, ipotizzando l'iscrizione di Venezia tra i siti culturali dell'Umanità a rischio. Su questo la conferenza annuale Unesco che si riunirà a Baku in giugno dovrà esprimersi definitivamente. E inadeguata oltre che parziale è stata la risposta data dall'amministrazione Brugnaro con il dossier inviato all'Unesco che non a caso non cita neppure la vicenda ancora aperta del deposito GPL di Chioggia, fortemente osteggiato dalla comunità locale e dai suoi rappresentanti.
Inadeguati appaiono anche gli strumenti di contrasto al turismo di massa e ai suoi effetti negativi predisposti dal Comune, come i tornelli per entrare in città per chi arriva dalla stazione, la campagna di manifesti per il decoro urbano o la così detta "tassa di sbarco" dalle ancora incomprensibili modalità di applicazione.
Mentre si sbandierano misure inefficaci, la verità è che la turistificazione di Venezia prosegue. Gli edifici svuotati dei loro abitanti che migrano sulla terraferma vengono venduti alle multinazionali per essere riadattati a fini di ricezione turistica con i cambi di destinazione d'uso, a volte in lotti di interi quartieri. Di queste architetture restano intatte le facciate ridotte a quinte scenografiche di una città fantasma in cui i veneziani appaiono sempre più come comparse.
Le conseguenze nefaste di questa amministrazione del territorio possono essere contraste solo da un progetto politico radicalmente alternativo. Il Movimento 5 Stelle, dagli attivisti ai portavoce nelle istituzioni, vede e vuole per Venezia un futuro diverso.
In primo luogo partendo dalla consapevolezza che Venezia va tutelata tutta, insieme alla sua Laguna, come insieme inscindibile di acqua, pietre, abitanti e specie viventi del suo ecosistema. L'avvio della procedura da parte del Ministero per i beni e le attività culturali dell'apposizione di vincolo sulle vie d'acqua della città è un buon punto di partenza che denota la opportuna sensibilità verso il problema. Le Grandi Navi devono transitare fuori dalla Laguna. Il traffico nautico va regolamentato con rigore concedendo l'accesso in numero limitato a natanti a impatto sostenibile.
È necessario decongestionare la città storica attraverso una rete integrata di siti culturali e servizi turistici che includa la Laguna e i nove comuni che vi si affacciano di cui valorizzare il patrimonio culturale che è insieme storico artistico, ambientale, enogastronomico e manifatturiero. La Laguna veneziana presenta una ricchezza di beni materiali e immateriali straordinaria: dai dialetti che vi si parlano, dai cibi che vi si mangiano, agli oggetti che vi si producono. Dobbiamo promuovere un turismo sostenibile e slow, rispettoso dei luoghi e di chi vi abita ma anche di chi li visita. Il turismo di qualità in Europa è in crescita come ci raccontano le indagini dell'Eurobarometro della Commissione europea (The Survey on the Attitudines of Europeans towards Tourism, 2011) e tante sono già le proposte di associazioni e comitati cittadini in tale direzione. In questo disegno di insieme c'è la possibilità di rilancio economico e sociale di tutto il bacino lagunare, dall'antica città romana di Altino, ancora non scavata e che rischia di essere destinata a discarica, passando per la cintura dei forti di terraferma, fino alle isole. La cultura a Venezia è fatta di acqua.
E proprio nel rispetto e nella massima attenzione all'acqua e alle sue civiltà, è fondamentale realizzare la Soprintendenza del Mare, che come già in Sicilia, operi in tutto il territorio nazionale in difesa dei beni archeologici e ambientali, un immenso patrimonio del quale Venezia è sia simbolo che baluardo.
Oltre il turismo, Venezia deve guardare a se stessa come a una città viva, dove i residenti possano scegliere di sviluppare le proprie vocazioni. La residenzialità è un anello forte di vita concreta e vera, significa case alle persone, servizi ai cittadini, spazi alla produttività. Dobbiamo rivendicare per gli edifici destinazioni che non siano solo di ricezione turistica o peggio di attività incompatibili con la natura storica e fragile dei luoghi, come per esempio l'Arsenale individuato dall'amministrazione comunale come officina per la manutenzione delle paratie del Mose! Quando, viceversa, potrebbe ospitare il Museo della marina militare. Vogliamo un territorio che potenzi la propria vocazione alla conoscenza partendo dal proprio straordinario patrimonio di istituzioni culturali: università, musei, fondazioni.
A Venezia l'acqua non è solo elemento di identità, legato al passato glorioso della Repubblica marinara. L'acqua è ancora la chiave di accesso per un futuro sostenibile, prospero e felice.
Commenti (11)
Ludo
8 febbraio 2019 alle ore 14:03Post bellissimo complimenti Orietta!
renzo marrucci
8 febbraio 2019 alle ore 14:03vino e venezia...un binomio inscindibile...
CHI CONOSCE SUL SERIO VENEZIA, SECONDO ME, NON PUò PRESCINDERE, è VERO, DAL SUO RAPPORTO CON L'ACQUA E SU CUI SI PUò DIRE TUTTO QUELLO CHE VOLETE E DIRRETE SEMPRE BENE PARLANDO CON RAZIONALITà O NON. LA COS A PIù IPORTANTE, E NON SOLO SECONDO ME. E' QUELLA CHE ALCUNI ILLUMINATI CITTADINI STORICI VENEZIANI, CHE VIVONO INTENSAMENTE LA CITTà, VERAMENTE E QUOTIDIANAMENTE, E' QUELLA CHE CONCERNE IL VINO, SI PROPRIO IL VINO SIGNORI MIEI, IL RAPPORTO DEI CITTADINI E IL VINO IN QUESTA CITTà ASSUME FORSE UN LIRISMO CHE SUPERA ABBONDANTEMENTE QUELLO CON L'ACQUA SU CUI LA CITTà CON MAESTOSO ARTIFICIO VIVE... IL VINO ROSSO PER LO SPECIFICO CONSENTE, INSIEME AD ALTRI DERIVATI E LIQUIDI PARENTALI... UNA CONDIZIONE SPECIALE DI CONVIVENZA E DI EQUILIBRIO RECIPROCO TRA CITTà SPECIFICITà DELL'ACQUA DI MARE E REALTà E CITTADINO VENEZIANO. DI CHIARO SAPORE AMBIENTALE è L'EQUILIBRIO PER CUI LA VITA A VENEZIA, SENZA VINO E COGNAC, ACQUAVITE E DERIVATI... SAREBBE UNA VITA CERTAMENTE ESTREMA E FORSE IMPOSSIBILE SE NON PER DETERMINATI PERIODI DELL'ANNO E CON SERI PERICOLI DI ESTINZIONE. PER CUI L'ACQUA DI MARE IN SE HA UN VALORE EMINENTEMENTE ESITENZIALE PER LA VITA DELLA CITTà STESSA... MA PRIVATA DELLA POSSIBILITà D'USO DEI LIQUIDI CITATI CREDO CHE NON POTREBBE SCATURIRE ALCUNA VOCAZIONE POETICA ESISTENZIALE ACCETTABILE NEI VIVENTI CHE ANDREBBERO VERSO LA SPOETICIZZAZIONE AMBIENTALE E LA SICURA ESTINZIONE. IL VERO EQUILIBRIO AMBIENTALE E IL VINO ROSSO SIGNORI E FINCHE' VI SARà LA POSSIBILITà DI BERNE, IN QUESTA CITTà, INSISTERANNO LE CONDIZIONI PRIMARIE DELLA PERMANENZA DEL CITTADINO E LA SUA ESISTENZA URBANA. "VINO E VENEZIA" UN BINOMIO INSCINDIBILE AMICI.
milano.8.2.2019 ore 14.02
diogene
8 febbraio 2019 alle ore 17:38Ma questo tipo di cultura allargata ed approfondita perchè viene solo dal M5S ???? Per fortuna che C'E' !!!!!!!!!!!!!
Marlc Enrik
8 febbraio 2019 alle ore 17:43ma come si fanno ragionare i cittadini veneziani che a parole dicono di tutto ma poi gli sta bene così perché TUTTI ci mangiano coi turisti e se ne fregano se la città sprofonda? i primi colpevoli sono i veneziani
Beppe
8 febbraio 2019 alle ore 19:01Condivido il tuo post e la considerazione di Enrik, perciò difendiamo i veneziani da loro stessi e facciamo di corsa questa "soprintendenza del mare".
Forza Orietta, grazie.
stefano
8 febbraio 2019 alle ore 19:28Il territorio muore se non viene curato.
Il Sud, terra di molte risorse, purtroppo è senza cure da oltre un ventennio.
Nessun programma d’infrastrutture, niente iniziative, ( tranne che a Matera) niente fondi e progetti volti a promuovere a valorizzare le risorse culturali specie dei borghi ormai spopolati e trasformati in agglomerato di ruderi.
Perché non recuperare e rigenerare i borghi abbandonati e contrastare lo spopolamento dei piccoli centri con progetti di sviluppo sostenibile?
L’Italia è la sestultima in Europa per l’utilizzo dei fondi strutturali si dovrebbe accedere ai famosi fondi europei presentando progetti in Europa e con legge ad hoc per gli enti locali e amministrativi efficienti e sburocratizzate per recuperare borghi dismessi con un accurato lavoro di ristrutturazione.
Adibire una parte di residenze o spazi finalizzati alla produzione di opere d’arte, laboratori di varie espressioni artistiche dal teatro alla moda e alla scultura; spazi e loft offerti ai giovani artisti, che a poco prezzo possono vivere e lavorare aprendo un concept store dove esporre e vendere opere, oggetti vintage e artigianali.
Si tratta in ogni caso di individuare progetti che richiamino un’attenzione diversa da quella del popolo delle seconde case, diversi da quello di una rivitalizzazione stagionale.
I borghi o piccoli centri dismessi possono diventare un tassello di una nuova economia divenendo un interessante spunto d’iniziative similari e di ripopolamento in certi paesi europei soprattutto in Irlanda e Spagna.
Consiglio la lettura de: “l’Italia non è più italiana” il racconto del Paese che Mario Giordano illustra nel suo ultimo libro-inchiesta (Mondadori, 2019 ): un viaggio in giro per la Penisola tra borghi e fabbriche, edifici storici e brand famosi della moda ormai in mano a proprietari stranieri.
Rosa23 *****
8 febbraio 2019 alle ore 19:44La situazione di Venezia deriva dalla politica neoliberista di chi la governa, è il mercato che prevale, è il lucro spietato. Anche in altre regioni succede lo stesso. Ho potuto constatare che luoghi montani, bellissimi, pieni di verde e di laghi, siano stati trasformati in luna park. Assaliti da migliaia di visitatori e i laghetti svuotati da industrie, per l'imbottigliamento dell'acqua. Queste sono le scelte politiche di pd, fi e forse anche lega.
donata saggiorato
9 febbraio 2019 alle ore 11:48Bello questo articolo, riappropriarsi della propria storia, sia per Venezia sia per ogni città italiana. E la stessa Italia deve riappropriarsi della propria tradizione, della propria cultura che passa attraverso la riappropriazione della propria lingua, quello che a me rattrista è vedere l'italiano che viene soppiantato dall'inglese, un conto è imparare una lingua, un altro conto è rinunciare alla propria per fare spazio ad una lingua che non ci appartiene. I paesi africani colonizzati dalla Francia, oltre che chiedere la liberazione dal franco cfa, chiedono anche la liberazione culturale attraverso la riappropriazione della loro storia e della loro lingua. Chiedo attenzione quindi al m5s, se la propria storia ha un valore, difendere le lingua italiana è il cardine centrale.
CINEL RENATO
9 febbraio 2019 alle ore 11:55Ero piccolo e una volta all'anno mia madre mi portava a Venezia e mi incantavo nel vedere una città che sembrava sorgesse dalle acque.Da piazzale Roma a San Marco spesso trovavamo dei Rii chiusi con delle paratie ,con degli uomini che pulivano il tratto di canale chiuso e poi dal treno si vedevano delle grandi macchine che scavavano nella Laguna....facevano ,l'ho capito dopo,manutenzione ordinaria per lasciar respirare la Laguna.Ora purtroppo hanno fatto un'investimento pazzesco solo per buttare dei soldi e per prendersi le tangenti,spero che i responsabili con in testa Galan vengano incarcerati per molti anni.Venezia si salverà solo con la pulizia dei Rii , lo scavo sistematico della Laguna e l'allungamento delle Bocche d'Accesso .Le grandi navi non dovranno piu' circolare in laguna...solo tornando indietro,alla base dell'evoluzione dell'esistenza di Venezia,si potrà andare avanti e far rivivere questo nostro capolavoro architettonico millenario.
Ermes Dall'Olio
9 febbraio 2019 alle ore 16:43Abbiamo Città come Venezia, Roma e altre autentici capolavori che tutti ci invidiano e che, di questi tempi, nessuno ci può copiare. Arrivano da tutto il mondo a guardare, fotografare, spendere e per noi ... costi zero! Hanno costruito tutto centinaia di anni fa. Altre Nazioni all'interno di moderne strutture primeggiano nel mondo: Toyota, Sony, Ikea ecc. noi con città del genere siamo con dei debiti! La colpa oramai appare chiara e il "Veggente-Grillo" l'annunciò tanti anni fa: " Devono andarsene a casa tutti !!! "
Stefano Grassigli
10 febbraio 2019 alle ore 13:56Hai dimenticato di nominare gli artigiani, la città è assaltata non solo dai turisti ma anche da ditte che per avere una referenza nel curriculum come un cartello in Canal Grande ti abbassano i prezzi e non permettono di vivere ai veneziani.
