
Il diritto all'educazione e alla consapevolezza digitale
6 febbraio 2019 alle ore 14:39•di Mario Pireddu
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Il diritto di cui vorrei parlare è quello all'educazione e alla consapevolezza digitale. Che cosa vuol dire? Si tratta di un meta-diritto che non riguarda un singolo aspetto della cittadinanza digitale, ma qualcosa di più profondo: riguarda il centro culturale della società che stiamo costruendo.
Pensiamo a quello che la scuola non ha fatto nei decenni precedenti. Non è riuscita a educare, a fornire gli strumenti culturali ai cittadini per decodificare i contenuti audiovisivi, a saper analizzare un telegiornale, uno spot pubblicitario, saper in qualche modo inquadrare un film, saper leggere l'uso della musica. Il rischio è che la scuola faccia la stessa cosa con il digitale. Ormai abbiamo a che fare con una realtà che ha digitalizzato quasi tutta la cultura di cui ci nutriamo: le serie TV sono digitali, la musica è digitale anche l'editoria sta diventando sempre più digitale.
La scuola dovrebbe ripensarsi, ma non semplicemente introducendo un'ora di educazione digitale. La scuola dovrebbe essere completamente ripensata in senso digitale. Il digitale dovrebbe far parte integrante di quello che la scuola è. Da questo punto di vista la scuola dovrebbe pensare al digitale come una straordinaria occasione per lavorare sulla creatività e sulla consapevolezza dei cittadini che sta formando. Solo in questo modo potremmo avere una piena cittadinanza digitale attiva da parte delle persone. C’è un grande lavoro da fare.
Come vorrei la scuola? Vorrei una scuola con “le pareti porose”. Ovvero non separata dal mondo esterno, come alcuni teorici l’hanno pensata, ma esattamente l’opposto. La scuola deve formare cittadini in grado di muoversi criticamente e con consapevolezza nel mondo, in un mondo molto più complesso e che sarà sempre più online e digitalizzato. Solo in questo modo la scuola potrà fare il suo lavoro al massimo livello.
Che cosa intendo, quindi, con porosità? Vuol dire che le pareti si devono aprire e in alcuni casi anche dissolvere, devono far entrare il mondo nella scuola la scuola dovrebbe entrare dentro il mondo. Solo così potremmo essere cittadini digitali e consapevoli.
Commenti (10)
Pepo5S
6 febbraio 2019 alle ore 15:11Ottima cosa, spero che si continui su questa strada ammodernando per bene le nostre istituzioni scolastiche e cambiando il metodo educativo ormai obsoleto.
Per le pareti credo che quelle siano già abbastanza porose... basta vedere tutte le aule allagate o i crateri nei muri portanti di molte strutture attualmente in uso ai nostri ragazzi sarebbe decisamente più sano e logico accorpare le centinaia di scuole pubbliche in un enorme centro scolastico delocalizzato dal centro città magari localizzato nella campagna adiacente la grande città e costruire un parco scuola gigantesco stile americano con campi da calcio area per atletica leggera e le strutture con i vari padiglioni scolastici arredati con gusto, biblioteche negozi e aree snack impegnando il ragazzo a scuola dalla mattina al pomeriggio tardi senza compiti a casa il tutto corredato da un efficiente servizio BUS o integrato con i servizi pubblici locali (trasporto ferro o gomma)
Romano Racanella
6 febbraio 2019 alle ore 18:21Credo che in europa le universita debbano rimanere nei centri delle citta. In Italia la maggior parte delle universita sono nei centri storici cerchiamo di non svuotare anche questa parte della vita di molti centri storici. Detto questo occorre migliorare la qualita delle strutture offerte con piu case dello studente moderne (con Wifi...) con palestre, piscine, centri sportivi esterni visto la mancanza di posto nei centri storici .... Negli USA vedi Stanford, Berkeley (California) .... hanno storie e date di fondazione molto piu recente ....
Susanna
6 febbraio 2019 alle ore 17:19La scuola però non deve prostituirsi alle industrie della telefonia, dei tablet e degli strumenti digitali a tutti i costi, come invece era negli intenti della ministra Fedeli lo scorso anno. Dobbiamo stare attenti a non cedere a queste lusinghe del mercato globale del consumismo di massa che vorrebbe contaminare anche la scuola.
Aurelio nicastro
6 febbraio 2019 alle ore 17:34Io direi di rafforzare la scuola dopo
trentanni di distruzione perche ritenuta improduttiva o forse megluo dire lasciare nell' ignoranza i giovani per poterli manipolare meglio
Romano Racanella
6 febbraio 2019 alle ore 18:05Educazione, scuola, universita, ricerca devono essere la priorità per una politica che guarda al futuro pertanto fare in modo che ogni studente universitario iscritto al primo anno possa ricevere il RDC 1) cosi facendo si allegerisce il budget delle universita 2) e dal secondo anno in poi se gli esami sono superati il tutto verificato dalla secreteria dell'universita potranno continuare ad avere diritto al RDC 3) questo contro lavoro settimanale di x ore presso scuole (per aiutare alunni con ritardo sui programmi scolastici....) o universita per attivita studentesche, biblioteche, mensa ...
nicola costa
6 febbraio 2019 alle ore 22:37educazione tecnologica. E' questo che devono insegnare, educazione nell'utilizzo dei social sopratutto. I social vanno gestiti e capiti sopratutto.
Giulio Bornacin
7 febbraio 2019 alle ore 00:25Scherzando penso ad una scuola analogica in un mondo digitale. Viviamo una vita che diventa sempre più veloce in cui il tempo per l'approfondimento gradualmente sparisce. Viviamo sempre più convinti di conoscere mentre in realtà utilizziamo informazioni senza capirle e non essendo in grado di verificarle.
Conosco poco i programmi delle scuole elementari e delle medie. Un po più quelle dei licei e dell'università.
Mi pare, che per l'università (in particolare per le facoltà scientifiche) la riforma di del 3 + 2 sia sata un arretramento forte della preparazione. Sono più di 100 anni che è stata proposta la relatività generale, altrettanti per la meccanica quantistica e questi argomenti non sono patrimonio dei laureati delle facoltà scientifiche. Si parla degli effetti delle radio onde o delle micro onde sulla salute ma non si studiano dovutamente le interazioni tra matera e radiazioni elettromagnetiche. Però si indebolisce la formazione di base a vantaggio delle applicazioni e dell'operatività. Diversamente da quanto ci si dovrebbe attendere cresce la cultura anti scientifica rispetto alle tematiche centrali per il futuro delle persone e del pianeta. Energia, chimica, genomica e medicina in generale, clima, ambiente ed ecologia, ecc. Ecco davanti a tutti questi temi le persone sono sempre più disarmate e succubi dei monopoli dell'informazione.
Credo che ridare più spazio ad una profonda preparazione di base sia indispensabile per essere protagonisti nel mondo tecnologico in cui viviamo. Capire è ciò che distingue democrazia da populismo e quindi è l'unica strada per la libertà e per una vita consapevole.
A mio parere l'università dovrebbe ritornare quinquennale. Inoltre la formazione dovrebbe essere continua per tutta la vita, non solo su base volontaria ma strutturata all'interno del lavoro e di ogni attività.
Lo studio a mio parere richiede lentezza e ciò alle volte contrasta con il mondo dell'immediato.
Gisella
7 febbraio 2019 alle ore 13:03L’importante che vengano selezionati insegnanti che aiutino lo studente ad aprire la mente e a ragionare con il loro cervello. Sopratutto in base al tipo di studi intrapreso non dimenticare mai l’importanza di materie come la storia (possibilmente non riveduta e corretta da scrittori pidioti) il greco e il latino che sono alla base della ns. civiltà. Quindi spero in una maggiore e più seria selezione di docenti veramente preparati e di libri di testo seri. Poi sicuramente va bene l’introduzione di nuove materie di nuovi strumenti . Penso che in ogni caso , vista la carenza delle famiglie, ci vorrebbe più scuola. Sopratutto in vista di una società che perderà posti di lavoro dovuti alla robotizzazione è importante che sia data ai cittadini la possibilità di istruirsi.
Alessandro A., Trieste
7 febbraio 2019 alle ore 13:12Già il fatto che si parli di storia riveduta dai pidioti è un problema. La storia quella è, non esistono diverse versioni, se non sui fatti recentissimi, che sono oggetto di studio solo all'Università.
Il problema delle scuola attualmente sono gli stipendi troppo bassi, le proteste dei genitori e l'impossibilità di comminare misure disciplinari pesanti.
La non-selezione poi che è stata fatta per decenni non smetterà di produrre i suoi effetti nefasti ancora per molto tempo.
elima
14 febbraio 2019 alle ore 22:59La scuola è il luogo deputato all'istruzione ed all'arricchimento culturale, alla formazione del cittadino e non alla formazione professionale. Per questo esistono , le scuole dedicate, cui si accede solo dopo la scuola dell'obbligo.
La frenesia dei tecnocrati ha obbligato le scuole a dotarsi di sistemi che sono diventati in breve tempo obsoleti : al pc si sono aggiunte le Lim che, collegate a computer troppo vecchi non funzionano, la rete internet è quasi sempre insufficiente, i docenti devono scrivere i loro appunti su registri ed agende, per riscrivere a casa quanto svolto a scuola. E non continuo oltre per non tediare.
Gli edifici scolastici sono pericolosi per la sicurezza, eppure sono stati spesi milioni per gettare fumo negli occhi, il sistema scolastico è traballante e "autoreferenziale". I demagoghi hanno distrutto il bene Istruzione , uno dei pochi che aveva funzionato nella prima Repubblica: l'istruzione di base era aperta a tutti, ora, invece, è per le élite, per le cosiddette " eccellenze" , ma la vera istruzione democratica è quella che innalza il livello culturale e non quella che appiattisce verso il basso, come è successo con le ultime riforme pensate da incompetenti parolai.
Anche Voi del Movimento 5 stelle avete dato aumenti vertiginosi di stipendio ai Dirigenti scolastici che vessano i Docenti costringendoli alla promozione alzando sotto minacce, più o meno velate, i voti al fine di aumentare i loro " premi di produzione" di migliaia di euro. Avete dato spazio a tutti i lavoratori, ma agli insegnanti che vivono il disagio di essere continuamente delegittimati da genitori come minimo invadenti, e da capi posti a dirigere solo grazie alle loro tessere di partito, senza competenze se non quelle di burocrati: neanche un articolo o una manifestazione di interesse sull'argomento, tolti questi inutili sproloqui sul digitale.
