Il diritto all’educazione e alla consapevolezza digitale

Diritto all'educazione e consapevolezza digitale

Mario Pireddu: "Il diritto di cui vorrei parlare è quello all'educazione e alla consapevolezza digitale. Che cosa vuol dire? Si tratta di un meta-diritto che non riguarda un singolo aspetto della cittadinanza digitale, ma qualcosa di più profondo: riguarda il centro culturale della società che stiamo costruendo".

Pubblicato da Associazione Rousseau su Mercoledì 6 febbraio 2019

 

Il diritto di cui vorrei parlare è quello all’educazione e alla consapevolezza digitale. Che cosa vuol dire? Si tratta di un meta-diritto che non riguarda un singolo aspetto della cittadinanza digitale, ma qualcosa di più profondo: riguarda il centro culturale della società che stiamo costruendo.

Pensiamo a quello che la scuola non ha fatto nei decenni precedenti. Non è riuscita a educare, a fornire gli strumenti culturali ai cittadini per decodificare i contenuti audiovisivi, a saper analizzare un telegiornale, uno spot pubblicitario, saper in qualche modo inquadrare un film, saper leggere l’uso della musica. Il rischio è che la scuola faccia la stessa cosa con il digitale. Ormai abbiamo a che fare con una realtà che ha digitalizzato quasi tutta la cultura di cui ci nutriamo: le serie TV sono digitali, la musica è digitale anche l’editoria sta diventando sempre più digitale.

 

La scuola dovrebbe ripensarsi, ma non semplicemente introducendo un’ora di educazione digitale. La scuola dovrebbe essere completamente ripensata in senso digitale. Il digitale dovrebbe far parte integrante di quello che la scuola è. Da questo punto di vista la scuola dovrebbe pensare al digitale come una straordinaria occasione per lavorare sulla creatività e sulla consapevolezza dei cittadini che sta formando. Solo in questo modo potremmo avere una piena cittadinanza digitale attiva da parte delle persone. C’è un grande lavoro da fare.

 

Come vorrei la scuola? Vorrei una scuola con “le pareti porose”. Ovvero non separata dal mondo esterno, come alcuni teorici l’hanno pensata, ma esattamente l’opposto. La scuola deve formare cittadini in grado di muoversi criticamente e con consapevolezza nel mondo, in un mondo molto più complesso e che sarà sempre più online e digitalizzato.  Solo in questo modo la scuola potrà fare il suo lavoro al massimo livello.

 

Che cosa intendo, quindi, con porosità? Vuol dire che le pareti si devono aprire e in alcuni casi anche dissolvere, devono far entrare il mondo nella scuola la scuola dovrebbe entrare dentro il mondo. Solo così potremmo essere cittadini digitali e consapevoli.

 

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