I primi 3 mesi della Commissione antimafia

Vi racconto i primi 3 mesi della Commissione antimafia. Seguitemi!

Pubblicato da Nicola Morra su Giovedì 14 febbraio 2019

 

Ho partecipato alla presentazione del 6° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia, elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio Agromafie.

Un rapporto non solo fondamentale ma necessario che fa comprendere come le mafie siano un problema che riguarda ogni singolo cittadino, perché le mafie arrivano fin dentro i nostri piatti, sulle nostre tavole e mettono a rischio la nostra salute.

Non solo. Contraffazione alimentare, traffici illeciti, merce di scarsa qualità mettono a rischio anche l’ambiente, mettono in ginocchio l’economia agricola ed alimentare e riducono in schiavitù le persone attraverso il caporalato.

Non si può voltare la testa dall’altra parte e far finta che la cosa non ci riguardi. Per questo motivo alla presentazione sono stati presenti anche il procuratore nazionale Antimafia De Raho, il ministro della Giustizia Bonafede e il presidente dell’Anticorruzione Cantone.

Ma oggi sono anche tre mesi che presiedo la commissione Antimafia ed è per me importante illustrare i lavori svolti in questi primi mesi.

La commissione Antimafia ad oggi ha svolto 25 sedute tra Uffici di Presidenza e sedute Plenarie. In queste sedute la commissione ha acquisito l’intera documentazione delle precedenti commissioni, ha trasmesso diversi atti all’Autorità giudiziaria che ne aveva fatto richiesta, ha approvato il regolamento interno e gli atti di autoorganizzazione, gli indirizzi di indagine della Commissione e sono stati istituiti i comitati interni alla commissione. Abbiamo audito il Procuratore Nazionale Antimafia, dott. Cafiero de Raho, il sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno, dott. Luigi Gaetti e del direttore del Servizio Centrale di protezione, gen. Paolo Aceto. Abbiamo incontrato i presidenti delle Commissioni Antimafia delle Assemblee regionali.

La commissione ha svolto inoltre, il lavoro di analisi, in collaborazione con la DNAA delle liste elettorali per le elezioni regionali d’Abruzzo. Sta lavorando in questi giorni sulle liste elettorali delle elezioni regionali per la Sardegna e a breve anche quelle della Basilicata, dopo il loro deposito. Un lavoro delicato e complesso per poter dare ai cittadini chiamati al voto un quadro chiaro sui candidati. La commissione, però, sta lavorando al nuovo codice etico di autoregolamentazione. Un codice che recepisce la nuova legge anticorruzione (lo Spazzacorotti) che includerà nei criteri di impresentabilità anche i reati per corruzione. Un grande passo in avanti che tutta la politica deve sostenere affinché le liste elettorali siano pulite per davvero.
Lo Spazzacorotti è legge dello Stato ed è un obbligo che il nuovo codice lo faccia proprio. Un impegno che vogliamo concludere per le elezioni Europee che si terranno a maggio.

In questi primi tre mesi di lavoro, ho voluto soprattutto ascoltare e confrontarmi con chi le mafie le combatte, dalla magistratura, alle forze dell’ordine ai cittadini, commercianti imprenditori che ne fanno una lotta coraggiosa e quotidiana.

Appena dopo il mio insediamento sono stato presente insieme al sindaco Virginia Raggi all’abbattimento delle ville abusive dei Casamonica. Poi, subito dopo, in strada al fianco dei commercianti danneggiati da incendi dolosi a Reggio Calabria. Ho conosciuto la realtà dei beni confiscati in provincia di Caserta, la realtà della Nuova Cooperazione Organizzata e sono stato ospite a Casale di Principe per la cittadinanza onoraria a Cafiero De Raho. Altra eccellenza nel riutilizzo dei beni confiscati è Goel in Calabria, consorzio di produttori agricoli che si battono contro la ‘Ndrangheta. Ho visto con i miei occhi la gestione virtuosa del centro commerciale Jumbo a Caserta, sequestrato ai casalesi. Un bene che non è andato in rovina ma anzi fattura e guadagna assicurando posti di lavoro e nuove assunzioni.  Ho potuto confrontarmi con diversi procuratori in primis il procuratore nazionale Cafiero De Raho, Nicola Gratteri, il capo procuratore Lo Voi, il capo procuratore Giovanni Melillo che mi ha accolto a Napoli dopo le intimidazioni alla pizzeria di Sorbillo e alla pizzeria di Granieri. Importanti le indicazioni di Raffaele Cantone, presidente dell’ANAC, di quanto siano pericolose gravi e reali le attività corruttive delle mafie. Un confronto continuo è con don Luigi Ciotti e l’associazione Libera, mi ha onorato l’apertura del loro convegno di tre giorni a Trieste sulle penetrazioni della mafia nel Nord Est del Paese che mettono fine all’ipotesi idilliaca che le mafie sono solo al Sud.

Ho potuto ascoltare la testimonianza di Giuseppe Costanza, l’autista di Giovanni Falcone sopravvissuto alla strage di Capaci. La testimonianza delle sorelle di Mezzojuso che si battono contro le mafie dei pascoli. Il coraggio di Giuseppe Piraino, imprenditore palermitano che ha denunciato i boss della città, non cedendo al ricatto del pizzo. Lo sconcerto negli occhi dei proprietari del resort di Sibari distrutto da un incendio e il coraggio di non cedere, come Giuseppe Trimboli chef del ristorante “La collinetta” e socio di Goel che ha denunciato le minacce. Mi sono rimaste impresse le parole ferme e piene di dignità delle vedove Luciani a San Marco in Lamis. I Fratelli Luciani sono stati ammazzati dalla mafia foggiana mentre andavano a lavorare. E sempre a Foggia ho visto la volontà di andare avanti dei commercianti che hanno avuto le loro attività distrutte da bombe criminali.

Ho ascoltato le riflessioni e le preoccupazioni di Alberto Spampinato presidente di Ossigeno associazione dei giornalisti minacciati. Così anche Sandro Ruotolo e la preoccupazione per la revoca, poi sospesa, della sua scorta. Un confronto continuo anche con Paolo Borrometi, anche lui giornalista sotto scorta per le denunce continue che fa con i suoi scritti. Ascoltare per capire, comprendere.

I miei incontri con il capo della Polizia Gabrielli e il generale dei Carabinieri Nistri, il generale Governale della DIA mi hanno permesso di ampliare le mie conoscenze ed essere messo al corrente delle urgenze che dobbiamo affrontare come commissione Antimafia.

Non posso non citare il mio incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un colloquio e un confronto sincero e franco.

Sicuramente ho dimenticato di citare molti, e me ne scuso. L’Antimafia non deve stare nei palazzi ma in mezzo alla gente, ai cittadini. Questi primi tre mesi di ascolto, confronto di una realtà così complessa sono stati intensi ed anche educativi.

Le mafie vengono combattute dal coraggio di moltissimi, da uno sforzo quotidiano di tutti dalla magistratura, dalle donne e gli uomini delle forze dell’ordine, dai cittadini che rifiutano il compresso e la corruzione, ai commercianti che il giorno dopo alzano la saracinesca e non cedono alle bombe e agli incendi.
La lotta alla mafia deve essere assolutamente centrale nella politica nazionale. Non può essere una svagata memoria solo quando c’è un arresto eclatante o un’operazione che conduce a molti arresti.

Le mafie sono nell’economia, nella filiera agroalimentare, negli enti comunali, si infiltrano in ogni angolo della nostra vita sociale. Quindi non porlo come primo e fondamentale problema della vita del Paese significa rendersi complici di un silenzio che le mafie ricercano per operare indisturbati.