
Il diritto all’imparzialità della Rete
23 gennaio 2019 alle ore 14:34•di Emanuel Mazzilli
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Spesso ci si riferisce alla rete come un'entità unica, in realtà internet, dalla sua creazione, è un’entità costituita da molte reti, in modo un po' anarchico.
Quando cerchiamo su Google un'informazione, la nostra ricerca attraversa diversi mezzi, stati, diversi gestori internet e anche legislazioni diverse. Per questo è più corretto parlare di “reti” e non di “rete”.
Il principio di neutralità delle reti è un principio secondo il quale i provider di Internet sono tenuti ad avere lo stesso atteggiamento imparziale nei confronti di tutti. Vale a dire se io domani voglio aprire un blog in un paese sperduto dell'Abruzzo, chi vorrà accedere al mio blog ha il diritto di avere la stessa banda di chi invece accederà a un servizio di streaming di un colosso americano. Questo garantisce la pluralità delle informazioni in cui tutti sono trattati allo stesso modo.
Attualmente le leggi tutelano questo diritto, tuttavia un diritto non è una cosa immutabile. C'è sempre il rischio che qualcuno lo modifichi o addirittura lo tolga. Per questo, il diritto alla net-neutrality non è una battaglia vinta, ma è una battaglia che bisogna combattere ogni giorno. Bisogna difenderla dagli attacchi legislativi volti a limitare questo diritto. Nel corso degli anni abbiamo visto che ci sono state molte attività legislative da parte del Senato americano che cercavano di limitare il diritto alla Net neutrality. Questo ci deve far pensare. Il trattamento imparziale della banda è un diritto per cui dobbiamo continuare a lottare.
Qual è l'importanza di questo diritto? Spesso si parla di diritto a potersi esprimere. Questo diritto va di pari passo con la net-neutrality. Se abbiamo il diritto di poterci esprimere, ma poi la nostra informazione non è veicolata in modo imparziale, questo diritto si annulla. Se tutti possiamo parlare, ma poi soltanto alcune persone possono essere ascoltate, si crea una situazione in cui non tutti hanno lo stesso diritto di potersi esprimere.
Se in un futuro senza imparzialità delle reti si decidesse che una certa categoria di persone, per esempio le donne o piccole aziende, o blogger hanno meno diritto di essere ascoltati non avremmo fatto solo un danno a loro, ma alla collettività. Una delle ragioni per lottare affinché la net-neutrality continui a essere garantita è quella di avere una società variegata, dove tutte le voci vengono ascoltate. Una società frutto della diversità di ognuno, un vero e proprio sistema di intelligenza collettiva
Per capire meglio il danno che una rete non imparziale può fare alla collettività, immaginiamo una squadra di calcio. Immaginiamo domani di dire che certi giocatori con determinate caratteristiche, per esempio quelli nati nei mesi dispari, non possono giocare. Avremmo un Real Madrid senza molti altri giocatori, un Barcellona senza Messi. Avremmo una squadra limitata dalle restrizioni.
Questo è quello che potrebbe accadere a internet se non tuteliamo la net-neutrality.
Se qualcuno potrà dire che certi servizi, certi tipi di blog, certi tipi di aziende hanno meno voce creeremo una società con meno diversità e quindi una squadra meno forte.
Commenti (9)
sergio del brocco
23 gennaio 2019 alle ore 16:04Sono d'accordo ma sarebbe primario investire sulle vecchie cabine Telecom. Internet lento lento
Luca Pellegrini
23 gennaio 2019 alle ore 16:32però, anche se internet è lento, si sono telefoniste di TIM / Vodavone / ecc che ti strapazzano senza nessuna pietà le palline; se i soldi che mettono in telefoniste le varie compagnie, fossero impiegati in tecnici e nuovo hardware, gli utenti sarebbero più felici
Marco Bonacina
23 gennaio 2019 alle ore 20:00La neutralità delle reti è un principio cui non si può ne’ si deve rinunciare. Altrettanto importante, credo, sia il principio che le reti non continuino ad essere il far West dell’informazione.
Mi spiego
La libertà di parola, il diritto di espressione deve poter essere esercitato da tutti, senza distinzioni, ma senza però consentire, come avviene invece oggi, che si possa parlare col volto celato da una maschera. Nick name, profili falsi non dovrebbero essere mai più consentiti. Si vada in rete col proprio nome, cognome e con la propria faccia. Sono già oggi disponibili gli strumenti informatici per eliminare i commenti non certificati, basterebbe volerlo.
Il Barone Zazà
24 gennaio 2019 alle ore 07:45Caro Marco, non sono per niente d'accordo con lei. Le dirò di più, se un giorno venisse meno il diritto all'anonimato, bisognerebbe creare un'aria totalmente anonima per chi vuole una rete veramente libera.
Il mondo dove tutti siamo schedati, visti, catalogati e identificabili, esiste già: è il mondo in cui viviamo. Internet ci dà invece la possibilità di dire cose che nella vita non possiamo o non vogliamo dire.
1- Pirandello sarebbe felice di poter avere un mondo parallelo in cui essere ''Uno, nessuno e centomila''
2- ognuno di noi è libero di dire cose e spiegare cose a persone che, PER MILLE MOTIVI, con la propria faccia non possiamo dire.
3- Pasolini poteva dirci cosa sapeva anche senza avere le prove
Lo pseudonimo è largamente usato in letteratura e protegge la privacy e a volte la vita.
4- Pasquino sarebbe d'accordo con me.
5- Se sono ricco posso dire tutto quello che penso, insulti compresi, a qualcuno che mi ha fatto del male. Al massimo vengo querelato e pago dei soldi, ma vuoi mettere la soddisfazione!
Se invece sono povero?
ne faccio una questione di uguaglianza...
6- ma la ragione forse più importante è nella storia:
la CONTROINFORMAZIONE e la CONTROCULTURA è sempre stata possibile grazie alla Maschera. Gli attori per questo si sono sempre truccati e mascherati. Quanti Pulcinella, Arlecchino e quanti pagliacci hanno pagato con la vita per aver aperto gli occhi al popolino....
Quando accusano Beppe di essere un pagliaccio credendo di offenderlo, non si rendono conto che in realtà lo stanno lodando!
gli intellettuali da sempre si mascheravano e usavano la derisione del sovrano per diffondere cultura.
Anche il nostro inconscio, nei sogni e lapsus, usa un linguaggio allusivo e mascherato!
Solo con la maschera sul volto sei veramente libero
Paolo Negrini
24 gennaio 2019 alle ore 17:39Barone.
Una analisi ineccepibile, tutti argomenti che non prestano il fianco a contraddizioni (se non pretestuose)
Posso farle notare che il suo punto di partenza è la libertà di informazione e di espressione?
D'accordo con lei che nella vita ci sono cose che, per vari motivi, non possiamo dire (sul non "vogliamo" no), d'accordo con lei sul bisogno di libertà e neutralità di informazione.
Altro è nascondersi dietro l'anonimato per diffamare, calunniare o diffondere notizie false essendo a conoscenza della loro falsità.
Siccome esiste un livello superiore di tecnologia, allora che lo si usi, che si continui ad usare tutti gli pseudonimi, gli alias e i nick possibili così da poter esprimere idee diverse, al contempo che si istituisse un organismo di vigilanza internaziomale che possa processare il nick-name e che possa, in caso di diffamazione o provata malafede, risalire al soggetto fisico e condannarlo, non per le opinioni ma per i falsi. Chi mi difende da una calunnia messa sulla rete da "farfallina 22"?
Un ricco può scrivere quello che vuole, al massimo paga la multa, e un povero no.
Questa è una tesi aberrante, siccome c'è chi può pagare le sue malefatte si deve permettere a tutti di fare altrettanto.
Basta non commettere malefatte.
Siccome esistono persone che possono passare col rosso perché hanno i soldi per pagare la multa... Eliminiamo i semafori.
demetrio iero
25 gennaio 2019 alle ore 17:53A proposito d'imparzialità della rete vi ricordo che dovreste stare molto attenti prima di raccontare spudorate menzogne ai cittadini sull'omeopatia. Chi vi ha votato (io e centinaia di miei pazienti ad esempio) si aspettava professionalità e correttezza anche su questo, ma forse la fiducia in voi è stata mal riposta. E non è certo con il silenzio che gli errori si possono aggiustare. Penso che cj saranno tanti elettori nei prossimi mesi ad attendere vostre seri ed onesti interventi sull'argomento.
Stà come al solito a voi dimostrare chi veramente siete e chi veramente rappresentate.
Distinti saluti
antonio carbone
25 gennaio 2019 alle ore 18:14E' una minaccia? Si perchè vede sig. Demetrio , occorre che siamo noi per primi ad essere onesti e seri,e comunque se aggiungiamo un pizzico di buona educazione ,ne beneficia anche chi legge. W il m5s.
Demetrio Iero
26 gennaio 2019 alle ore 20:01Gent mo sig Carbone cerchi per un solo attimo d' immedesimarsi nei panni di uno delle migliaia di medici normalmente laureati in medicina e chirurgia e spesso anche diversamente specializzati nonché ulteriormente diplomati in omeopatia, agopuntura, naturopatia, osteopatia (vengono definite dalla legge: medicine complementari o non convenzionali) che dopo una vita di continui studi atta a tentare di ottenere un sia pur minimo risulltato in più rispetto a quello che la "cosiddetta scienza" da sola permette di avere sulla sofferenza umana, senza conoscerne il motivo vengono messi all'indice come imbroglioni.
Non si studia così tanto per riuscire a imbrogliare la gente!
Eppure, vede questi poveracci, che hanno dedicato la loro vita alla loro professione e agli ammalati, sono da almeno tre anni accusati da tutti i giornalisti italiani e da alcuni politici italiani di truffare la buona fede della gente.
Lavorare onestamente e pagare le tasse per essere quotidianamente e pubblicamente offesi e derisi da chi gestisce la libera informazione e da chi amministra i cittadini?
Ma cosa sta succedendo in Italia?
Come mai nessuno va a vedere cosa succede in altri paesi europei dove si lavora anche in sinergia tra professionisti e dove i sistemi sanitari nazionali e quelli privati da quasi un secolo rimborsano queste terapie?
Ma qualcuno ha mai fatto un'indagine sulle centinaia di migliaia di ammalati che si curano almeno da trenta/quaranta anni con queste metodiche per chiedere loro se si ritengano truffati dai loro medici?
Lei pensa che chiedere di essere lasciati in pace a svolgere la propria estenuante professione sia chiedere troppo?
Chi osa chiedere di poter mantenere il giuramento di Esculapio è secondo lei un facinoroso?
Le invio cordiali saluti e la faccio partecipe di una regola di Esculapio " Mille sono i modi, uno è lo scopo... Guarire"
demetrio iero
26 gennaio 2019 alle ore 22:10Evvia scherzavo!
Non si tratta di Esculapio bensì di'Ippocrate!
Saluti
