Daspo

#SpazzaCorrotti: interdizione e divieto di contrattazione con la PA 

Da decenni, in Italia, onesti cittadini e aziende pagano per la scorrettezza di alcune persone che, credendosi scaltre, con il proprio comportamento vanificano gli sforzi e l’impegno di tutti gli altri. È vergognoso. Chi aggira sistematicamente le regole, estorcendo o pagando tangenti in cambio di favori, colpisce più o meno consapevolmente il mondo degli appalti pubblici, il sistema sanitario, quello dei concorsi, e non per ultimi gli investimenti esteri.

 

La corruzione che dilaga negli uffici della Pubblica Amministrazione ad esempio, una piaga sociale che affligge il Paese dai tempi di Tangentopoli, ruba allo Stato milioni di euro ogni anno. La costruzione di infrastrutture, scuole, strade e ospedali viene a costare molto più del dovuto, complicando la realizzazione di opere necessarie alla cittadinanza. Una recente stima di Unimpresa documenta come la corruzione abbia divorato negli ultimi 10 anni, 100 miliardi di euro di Prodotto Interno Lordo.

 

Un danno che ha inciso sulla qualità della vita degli italiani e che ha anche macchiato la nostra reputazione all’estero, non solo per quel che concerne gli investimenti sul territorio. Per quanto lo stato di salute dell’Italia sembri essere migliorato ultimamente, il nostro Paese continua a indossare la maglia nera. Secondo Trasparency, siamo, infatti, al venticinquesimo posto nella lista delle trentuno nazioni con indice di percezione della corruzione più alto d’Europa. Al livello mondiale, occupiamo invece il cinquantaquattresimo posto. Dati che si commentano da soli e su cui non si poteva più tergiversare.

 

La legge “Spazzacorrotti” presentata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, si propone di combattere questo fenomeno attraverso una vera e propria rivoluzione culturale, perché la corruzione è innanzitutto una questione etica. La modifica di alcuni articoli del codice civile, penale, e della procedura penale rappresenta, quindi, l’incipit di un percorso più lungo intrapreso dalle Istituzioni per cambiare rotta.

 

Elementi di spicco della riforma sono il Daspo, che vieta ai condannati per corruzione di lavorare con la Pubblica Amministrazione e l’annesso divieto di contrattazione con i pubblici uffici. Facciamo un esempio: Quando un appalto viene truccato dal dipendente pubblico che si fa pagare sottobanco e dall’imprenditore che paga la mazzetta, il primo non può lavorare più in uffici pubblici e il secondo non può più partecipare ad appalti pubblici.

 

Daspo senza sconti e divieto di contrattazione

Troppo spesso i reati di corruzione hanno visto protagonisti funzionari o dipendenti pubblici che, abusando del proprio potere, si sono facilmente arricchiti alle spalle degli italiani. La debolezza della normativa attuale ha consentito a queste persone di perpetuare il reato nel tempo. Adesso i cosiddetti “traffichini” saranno banditi rigorosamente dalla Pubblica Amministrazione, con l’interdizione dai pubblici uffici e con il divieto di fare affari con la stessa PA. Per condanne che non superano i 2 anni, la durata di allontanamento dei colletti bianchi va dai 5 ai 7 anni, mentre se la pena stabilita dal giudice è superiore, si parla di Daspo a vita.

Nessuno sconto, nemmeno per chi sceglie di “patteggiare” o ottiene la sospensione della pena, riuscendo magari ad evitare il carcere. Anche a questi, infatti, sarà possibile applicare il daspo.

L’altra importante novità consiste nel divieto temporaneo di contrattare con la PA per l’imputato in un processo per corruzione. Finché non si accerta se è colpevole, teniamo lo Stato al riparo dal pericolo di nuovo inquinamento.

Apriamo una stagione in cui diamo al popolo italiano l’opportunità di distinguersi per trasparenza e legalità.


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