
Diritti e doveri della cittadinanza digitale
12 dicembre 2018 alle ore 14:00•di Gianluigi Paragone
[embed]https://www.facebook.com/associazionerousseau/videos/336767347102748/[/embed]
Che cos’è la cittadinanza digitale? Per spiegarlo voglio farvi un esempio.
Pensate a quando eravamo piccoli, mettevamo uno zaino e un maglione per fare le porte e tanto bastava per giocare a calcio. Ci divertivamo, non avevamo le righe per terra, non c'era il fuori, non c'era un’area di rigore, ma soprattutto, la cosa incredibile, non c'erano né pali né traverse.
Così uno tirava un po' più in basso, un po' più in alto, e a secondo della forza di chi calciava era goal. Come glielo dicevi a quello più grosso di te che non era goal, che era sopra la traversa! Lui ti diceva: "No, no te l'ho messa proprio nel sette”. Ma non c'era il sette! C'erano solo un maglione e uno zaino. Ma era inutile spiegarlo, perché tanto aveva ragione il più forte.
Crescendo, pur giocando sempre a calcio, abbiamo avvertito il bisogno di avere delle regole, di un’area di rigore, delle porte, della rete. Non era più la legge del più forte a decidere se era goal oppure no.
Quello che sta accadendo adesso nella cittadinanza digitale è un po' la stessa cosa: i più forti vincono. Noi siamo già dentro la cittadinanza digitale, il problema è che abbiamo bisogno di qualche regola. Ne abbiamo bisogno, noi che siamo quelli un po' gracilini, un po' più deboli. Ed è necessario che quelli più forti abbiano qualche dovere.
Mi piacerebbe che come cittadino digitale io abbia dei diritti e l'altro abbia dei doveri. Perché altrimenti se deve valere la legge del più forte, i più grossi player del settore decidono sulla nostra testa e noi non contiamo nulla. Noi siamo come il bambino che doveva subire il goal anche quando la palla era andata ben oltre la traversa immaginaria. Questo è ciò su cui abbiamo cominciato a ragionare.
Questo è il motivo per cui abbiamo avvertito il bisogno di approfondire il tema della cittadinanza digitale. L’abbiamo fatto con l’aiuto di diverse professionalità: dall’informatico al medico. Un esempio, provate a pensare al trattamento dei dati sensibili in materia sanitaria: ecco perché dico che c'è bisogno di regole.
C'è bisogno di andare in un campo di gioco dove anche il più piccolo può stare tranquillo perché c'è un arbitro che fischia rigore quando il rigore c'è. Questa è la cittadinanza digitale.
Commenti (13)
karl kraus
12 dicembre 2018 alle ore 14:09Splendido Gianluigi e grazie!
OT: la Santa Informazione
“Sua santità, lei ha dichiarato di leggere solo il Messaggero”.
“Certo; e lo confermo. Non vorrà mica che io legga il Fatto Quotidiano!”
E subito aggiunge, citando Isaia:
“Come sono belli sui monti i piedi del Messaggero di liete notizie, che annunzia la pace…e tace sull’Imu”.
Ernesto - La Habana
12 dicembre 2018 alle ore 14:33Gianluigi, mah!! Boh!!
Questo tuo Post mi riporta all'età fan-ciullesca.
(ciò che si è detto e firmato al G-20 di Buenos Aires ce lo direte alla prossima)
Sarà il caso io pensi che il Blog non è mai sceso così in alto!
cab tar
12 dicembre 2018 alle ore 15:34GIANLUIGI: Troppo spumante ancor prima delle feste??? Io sono un tuo ammiratore, ma stavolta vorrei farti soffiare nel palloncino.
Vincenzo
12 dicembre 2018 alle ore 15:40Ho da poco rinnovato la carta’ d’identita’.Mi hanno fatto pagare 21 euro per fare la nuova CIE-fotografia e le impronte digitali di tutte le dita/schedatura di massa.Chi avra, il potere di accedere a tutti i dati sensibili,potra’ avere in mano la nazione.Certo che ci vogliono regole,ma regole forti di accesso ai dati per salvaguardare la democrazia.
Rinaldo Alberico
12 dicembre 2018 alle ore 15:40Di tutto c'è bisogno, anche di una cittadinanza digitale. Ma consentimi, caro Paragone: in una società contemporanea che non riconosce neanche la cittadinanza "reale" ( un lavoro riconosciuto a tutti, i deboli indifesi, i poveri marginalizzati, una diseguaglianza inaccettabile) e accetta senza battere ciglio la legge della jungla ( homo homini lupus), non ti sembra lunare preoccuparsi della cittadinanza "digitale". In altre parole, non ti sembra una preoccupazione di chi ha risolto tutti i problemi della vita, come un parlamentare con la "pancia piena" e il portafogli farcito ? Sia pure in buona fede ( te lo concedo !) il Movimento non rischia di fare petizioni da "ZTL" ? Queste mie riflessioni non vogliono costituire una variante del "benaltrismo", ma un realistico richiamo alle vere priorità oolitiche. Se no facciamo solo "ammuina"....Fai piuttosto un post sulle iniziative concrete per abbattere la scandalosa evasione che sottrae alcune centinaia di miliardi di euro alla collettività e alle misure per una maggiore equità sociale !!! Scusa la brutale franchezza ma cerchiamo di non emulare la deriva da ZTL del PD !!!!
Luca Pellegrini
12 dicembre 2018 alle ore 16:21Agenzia di stampa Reuters:
“Salvini: ipotesi gasdotto Israele-Italia con partner, investimenti italiani....Lo ha detto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini”
Raga, lo sapete dove può arrivare un gasdotto da Israele ( oppure Egitto, o Cipro, dove son stati trovati giacimenti di metano ) ?
No in Calabria, no in Friuli, no in Piemonte ma in Puglia,
infatti Salvini dice “l'infrastruttura si aggiungerà al Tap "senza arrecare alcun danno"”
Luca Pellegrini
12 dicembre 2018 alle ore 16:53Tranquillo Paragone; noi lo sappiamo che le nostre comunicazioni digitali sono in buone mani; ovvero non siamo spiati, specialmente i dati sensibili delle aziende, dallo stato italiano o dalla CE; infatti sappiamo che la tecnologia internet è stata sviluppata dal pentagono, e i vari attori ( da Facebook a Google a...) devono rispondere alla sicurezza nazionale americana.
Sappiamo che in Sicilia ci sono i nodi delle reti con il cavi ottici sottomarini ( Esempio ; il cavo SAE-ME-WE 3 che collega la Germania, Belgio, Francia, Portogallo, Marocco, appunto Mazara del Vallo e si arriva fino in Corea del Sud.
Riferimento: Limes 10 2018 )
Sappiamo che ci sono tanti cavi ottici transatlantici.
E questi cavi sono delicati; per la loro protezione si muove la marina più grande del pianeta, quella con le portaerei più grandi.
Se anche la Francia, che vorrebbe essere grande, ma non ci riesce, è “preoccupata” per i dati che vengono carpiti dagli americani , dai cinesi ( questi ultimi hanno un esercito d' informatici per spiare), dai giap e un po' dai russi, NOI, cosa possiamo fare?
Al massimo affidarsi al nostro stellone...
Giulio Bornacin
12 dicembre 2018 alle ore 17:17Questione bellissima e delicata. Pongo alcune riflessioni: 1° Oggi la digitalizzazione funziona abbastanza bene ma a senso unico. In genere i portali dei vari servizi pubblici e delle istituzioni europee forniscono al cittadino/utente molte informazioni sul servizio e la possibilità di attuare un numero sempre maggiore di operazioni. Già questo è ottimo e va esteso. Manca però il flusso di informazsioni e di decisioni dal basso verso l'alto. Oggi sarebbe possibile introdurre sistemi di verifica e di controllo sui servizi con impatto sulla gestione del servizio. Ad ogni servizio/prestazione l'utente dovrebbe poter esprimere una valutazione che "obbligatoriamente" dia origine a ripercussioni organizzative e/o verifiche. Se tutti si lamentano del catasto di Paperopoli a periodi adeguati (per disporre di significatività statistica) obbligatoriamente deve partire una verifica/ispezione che introduca le opportune azioni correttive. Bisogna semplificare inoltre le modalità di accesso a tutti i sistemi informatici pubblici dando gratuitamente un unico PIN ad ogni maggiorenne. L'altro aspetto su cui riflettere è la questione se 1 vale sempre 1. Se tutti i voti sono uguali. Credo che vada definito un sitema di diritti universali dove l'opinione di ognuno vale 1. Credo però che in molti ambiti specialistici le competenze abbiano grande valore. Sul riscaldamento globale l'opinione di paperino, che non ha voluto finire le scule elementari, non può valere come quella di Rubbia (nobel per la fisica). Penso che la specializzazione in qualche modo debba pesare. Ovviamente sono argomenti su cui riflettere con serenità e senza fretta. Altro punto da sviluppare è che non si può decidere sempre a maggioranza. Anche le minoranze vanno difese e rappresentate. Qui bisognerà pensare ad un sistema a quote o qualcosa di simile.
PATRIZIA V
12 dicembre 2018 alle ore 18:20Grande Gianluigi avanti tutta
Pier Luigi Lamponi
12 dicembre 2018 alle ore 20:10Oggi, da sessantenne tardo tecnolcogico, ho partecipato ad un interessantissimo convegno sulle tecnologie blockchain, ancora non regolamentate ma usate. Esempio di come la regolamentazione delle attività digitali in genere sia in forte ritardo e dove non c'è legge prevale appunto il più forte o il più furbo. Sul trattamento dei dati, vi pregherei di considerare che ogni norma ha poi sempre almeno due ( ma spesso assai di più ) profili di soggetti obbligati a cui va applicata. E bisogna distinguere bene tra ciò che deve fare una piccola impresa ( un campeggio o un B&B o un negozietto di generi alimentari ) e quello cui invece deve fare un ospedale o la FIAT. Altrimenti, in nome dei diritti, soffochiamo di nuovo di burocrazia , quando invece mi pare si voglia andare - spero - verso la sburocratizzazione.
Michele C.
13 dicembre 2018 alle ore 10:24Che ben venga se la farete senza ALCUN TRANELLO, OPPURE IMBROGLIO.GRAZIE ANTICIPATAMENTE.
Rodolfo
13 dicembre 2018 alle ore 11:46Se non vogliamo soccombere di fronte alle prepotenze dei più forti e far sì che la cittadinanza digitale non sia terra di nessuno occorrono delle regole. Pienamente d'accordo.
giuseppe
18 dicembre 2018 alle ore 16:49Fino a quando non ci saranno regole dettate gestite e controllate solo dal cittadino autodeterminato civilmente alla gestione diretta del potere politico senza deleghe, difensore di se stessi, dei suoi minorenni, anziani o portatori di handicap, delle loro identità della propria dignità umane e sociali mentre scompariranno gli sciacalli, portatori d'acqua, carrettieri e parassiti nelle forme e modi conosciuti di rendite di posizione partitiche, azionisti con amministratori delegati concussi con essi per ottimizzare le loro rendite finanziarie specie se depositate in lussemburgo con il suggello UE. Il digitale è peggio che essere deportati ma ai propri domiciliari con un numero impresso non più sul braccio ma sui " neuroni" !
