Nicola Morra presidente della Commissione Antimafia

di Nicola Morra

Quella contro le mafie deve essere una battaglia condotta da tutti. Troppe volte è accaduto che minacce, intimidazioni e ricatti nei nostri territori abbiano prodotto il silenzio. In questo fitto velo di omertà certe trame sono risultate vincenti per far prevalere l’ingiustizia attraverso l’intimidazione mafiosa, strumento meschino di chi, non avendo idee e contenuti da proporre, si impone solo e soltanto con la violenza.

Per il Movimento 5 Stelle la lotta e il contrasto alla criminalità organizzata, alle mafie è sempre stata la priorità politica. Da Presidente continuerò questo impegno, un impegno super partes, che non potrà che essere condiviso da tutti i partiti perché o si lotta contro le mafie o si è complici.

Per questo la nostra comunità non può più consentire che la lotta alla mafia venga condotta da pochi, poiché il rischio che corriamo è che il sacrificio di veri e propri “eroi” non scongiuri la conseguente sconfitta del popolo.
È fondamentale che TUTTI ci si senta coinvolti in quest’azione di contrasto alle mafie: ne va della nostra DEMOCRAZIA!

Quando la forza dell’intimidazione comprime i diritti del singolo, del cittadino, della persona, annichilisce la struttura democratica dell’intero Paese.
In questa battaglia servirà soprattutto un’azione culturale volta a capire come sia un diritto/dovere l’intervento di tutti contro l’intimidazione mafiosa, anche da parte di chi oggi non si sente toccato, per sua fortuna, dal fenomeno mafioso.

Basti pensare alla recente sentenza del Processo Aemilia (1.225 anni di carcere per 125 condannati), esempio tanto recente quanto concreto di come sia folle per un territorio, rimandare l’azione di contrasto ignorando quasi totalmente un problema che nel tempo assumerà proporzioni enormi, ritrovandosi a distanza di anni con il primo comune dell’Emilia Romagna sciolto per infiltrazione mafiosa e con il più grande processo per mafia che si sia svolto nel Nord Italia.

C’è necessità di far comprendere, non solo a chi oggi in Italia sembra quasi disinteressato alla lotta alle mafie, ma anche a quei Paesi che spesso ignorano di avere in casa questo cancro, nonostante si stia diffondendo rapidamente quanto sia decisivo per la sopravvivenza delle Istituzioni democratiche combattere l’intimidazione, l’indifferenza, l’omertà.

Siamo nell’era in cui se i mercati di capitale hanno visto crollare i vincoli nazionali è opportuno comunque che belgi, moldavi, tedeschi o neozelandesi, insomma tutti, inizino ad assumere misure preventive – di cui ora sono del tutto privi – contro mafie da sempre libere di muoversi nello scenario internazionale, ammesso che la tragedia di Duisburg del 15 agosto del 2007 ci abbia insegnato qualcosa. Basti pensare al triste costume, tipicamente italiano, del voto di scambio politico-mafioso per capire quanto possiamo aiutare gli altri Paesi a combattere il rischio che certi fenomeni inizialmente ritenuti presenti solo nel Sud Italia possano diventare piaga comune a più popoli. Per non parlare dei reati economico-societari che consentono tante offese ai diritti di tutti ed in particolare dei più deboli.

L’azione della commissione Antimafia sarà sinergica con le cosiddette agenzie formative come le università e le scuole, senza omettere il ruolo fondamentale che rivestono anche l’informazione e la comunicazione. Lo Stato può combattere le mafie offrendo formazione ed adeguati messaggi educativi, armi vincenti che dimostrano la volontà di contrastare il diffondersi della mentalità mafiosa poiché è importante distinguere la “mafia” da un “ambiente o clima mafioso”. Ovviamente, la mafia attecchiscono e prosperano più facilmente laddove vi sia un ambiente mafioso, una cultura mafiosa, i cui messaggio risultano spesso seducenti.

Combatteremo l’omertà, quell’atteggiamento per cui si volge lo sguardo altrove, si preferisce non denunciare e farsi “gli affari propri”, lavoreremo laddove le Istituzioni dello Stato si siano dimostrate deficitarie o, peggio, colluse affinché vengano sanate e possano offrire la massima tutela ai diritti del cittadino: Procure, Prefetture, Questure e Tribunali dovranno lavorare a fianco del cittadino che denuncia affinché in ogni territorio del nostro Paese si faccia giustizia, si rispetti la legalità.

Dovrà divenire inaccettabile per tutti sopportare il ricatto sottile, psicologico, anche semplicemente accennato e non realizzato dell’intimidazione di stampo mafioso con la minaccia che vi possa essere una ritorsione violenta. Dovrà essere combattuta ogni illegalità, ogni silenzio, in quanto ciò è terreno fertile per quella pianta schifosa che vogliamo estirpare con tutte le nostre forze, al fine di far trionfare definitivamente quel “fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità” (Paolo Borsellino – 23 giugno 1992).

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