
Moneyweek, l’Italia non si inchina alla UE
24 novembre 2018 alle ore 10:41•di MoVimento 5 Stelle
La prestigiosa rivista anglosassone MoneyWeek rende conto dell’attuale conflitto tra governo italiano e UE sul deficit di bilancio. Le richieste italiane sembrano assolutamente ragionevoli data la congiuntura economica e la situazione del paese, ma l’UE non vuole transigere dalla sua consueta richiesta di austerità. Le autorità europee contano solitamente sul fatto che “i mercati” costringano i paesi ribelli a piegarsi ai voleri di Bruxelles, ma stavolta le condizioni sono diverse, e le sanzioni UE non possono spaventare nessuno. (fonte: Vocidallestero)
Di Matthew Lynn, 18 novembre 2018
L’Italia sta sfidando la UE sulla spesa pubblica. Ma, questa volta, i mercati non vengono in aiuto di Bruxelles. E questo sarà un bel problema per l’UE.
Gli interessi sul debito pubblico esploderebbero. Le banche sarebbero in pericolo. Le aziende rimarrebbero senza liquidità e i capitali abbandonerebbero il Paese. In breve tempo, si instaurerebbe una spirale negativa. Mentre il sistema finanziario si avvierebbe verso il collasso, il governo “populista” italiano sarebbe costretto ad abbandonare le sue stravaganti promesse elettorali, abbassare i toni, e obbedire agli ordini della UE.
O quantomeno, questo era il copione scritto da Bruxelles quando la Lega e il Movimento Cinque Stelle hanno preso il potere nella prima metà dell’anno. Ciò nonostante, l’Italia ha deciso di aumentare la spesa, sfidando le regole che la tengono soggiogata nell’euro. Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha scritto al governo lettere di richiamo. “Le uniche lettere che accetto sono quelle di Babbo Natale” ha risposto Matteo Salvini, il Ministro degli Interni italiano e leader della Lega.
Un problema di copione
Nemmeno i “bond vigilantes” stanno seguendo il copione. I mercati finanziari non possono o non vogliono fare il lavoro di Bruxelles. Forse non dovremmo stupirci. Secondo lo standard dello scorso decennio, il bilancio presentato dal governo italiano non si può certo definire estremo. Qualche riduzione della tassazione e un po’ di spesa pubblica aggiuntiva spingerebbero il deficit al 2,4% del PIL. Solo qualche anno fa paesi come il Regno Unito facevano deficit del 10% del PIL. Quindi il 2,4% non sembra proprio la fine del mondo. Tuttavia, le regole della moneta unica richiedono ai membri di non fare deficit eccessivi. E la commissione insiste che l’Italia debba rivedere il suo bilancio.
Comprensibilmente, il governo ha rifiutato, e viene ora minacciato di sanzioni se non obbedisce. La verità è che una multa in più o in meno non sarebbe molto rilevante. Ma la bancarotta nazionale fa paura a qualsiasi governo, e dovrebbe imporre un cambio di politica. L’Italia ha un debito di 2.100 miliardi di euro, o 131% del PIL. Per alimentarlo, deve pagare miliardi di interessi ogni anno, e rinnovarlo quando arriva a scadenza. Un significativo aumento nel costo del prestito, o la minaccia di tagliarla fuori dai mercati dei capitali, la metterebbero velocemente in ginocchio. È quanto accadde quando la Grecia sfidò la UE, e nel 2011 quando Silvio Berlusconi fu rimpiazzato dal tecnocrate pro-UE Mario Monti. Prima o poi i populisti vengono docilmente costretti all’obbedienza e la crisi è finita.
Solo che stavolta non sta andando proprio così. Gli interessi sui bond italiani sono saliti e le azioni delle banche sono scese. Ma neanche lontanamente in modo catastrofico. Non esiste alcuna vera pressione sul governo perché ceda. Come mai?
La prima ragione è che un bilancio moderatamente espansivo è una politica perfettamente sensata per l’Italia. Si tratta di un paese che non è praticamente cresciuto nei due decenni da quando si è unito all’euro. Nell’ultimo trimestre, è riscivolato nella crescita zero e si trova a un passo dalla recessione. Ha un alto livello di disoccupazione, e un sacco di risorse economiche inutilizzate. Non c’è bisogno di essere John Maynard Keynes per concludere che un po’ di spese pubbliche aggiuntive potrebbero essere appropriate quest’anno. È l’insistenza dell’UE nell’imporre altra austerità ad apparire estremista.
“Too big to fail”
Inoltre, le regole del gioco sono cambiate. Nell’ultima euro-crisi, non si sapeva se la Banca centrale europea sarebbe intervenuta. Gli investitori correvano un rischio concreto di default sui titoli greci e italiani. Quindi non stupiva che gli interessi andassero alle stelle. Ma con la Banca Centrale che attualmente sta stampando migliaia di miliardi di euro, oggi questo scenario sembra molto meno probabile.
Infine, l’Italia è troppo grande perché possa fallire. Il suo debito potrebbe distruggere il sistema bancario di tutta Europa e potenzialmente innescare il collasso della moneta unica. I mercati lo sanno e quindi non faranno il lavoro al posto della UE così come lo fecero nel 2011 e nel 2012.
Nelle prossime settimane il governo italiano potrebbe subire una sanzione tra i 3 e i 4 miliardi di euro. Ma non verrà escluso dai mercati e le sue banche non collasseranno. Proseguirà come se nulla fosse successo. Questo rappresenterà un grosso problema per Bruxelles. Non ci vorrà molto prima che i greci, gli spagnoli e in verità anche i francesi prendano atto che si può sfidare Bruxelles a piacimento, e non c’è molto che Bruxelles possa fare a riguardo.
Commenti (10)
Alessandro A., Trieste
24 novembre 2018 alle ore 11:25Effettivamente l'articolo è sensato...la stessa Commissione si sta autoscreditando.
Tutti vedono che i saldi di bilancio sono tutt'altro che 'populisti' e che l'opposizione alle misure è abbastanza pretestuosa.
Se chi va in televisione a nome del Movimento avesse un poco di competenza in più in breve si DOPPIEREBBE la Lega nei sondaggi.
cab tar
24 novembre 2018 alle ore 11:36Secondo me, la competenza c'è, .... e c'è anche la propensione all'onestà intellettuale ed al rispetto. Il TV, invece la gente vuole lo scontro, vuole le cazzaroverdate alla Salvini..... e questo non giova. ma sono sicuro che, alla lunga, il nostro sarà un comportamento vincente perchè noi, carenti negli slogan e nella propaganda, dalla nostra abbiamo la concretezza, i fatti , le idee, .... che tutti ci copiano.
Alessandro A., Trieste
24 novembre 2018 alle ore 12:09Ci sono però degli scontri 'tecnici' che metterebbero in risalto la parte più competente del Movimento e per me richiedono di scegliere meglio i protagonisti...vedi Padoan vs Castelli a Porta a Porta...non ce n'era uno almeno brizzolato da contrapporre?
Guardiamo anche un po' le statistiche sugli ascolti divisi per fasce d'età e livello d'istruzione, non è un'operazione assurda da fare.
Alessandro A., Trieste
24 novembre 2018 alle ore 12:14Carlo Tarcento immagino... giusto?
LANFRANCO RIZZO
24 novembre 2018 alle ore 14:26spero che i nostri politici ci facciano uscire dall'euro. Borghi cominci a far stampare le nuove monete emesse dallo stato. La banca d'Italia sia nazionalizzata agli azionisti siano rimborsate le azioni al valore precedente alla mega ingiustificata rivalutazione di qualche anno addietro. Riacquistiamo la sovranità monetaria per il momento.... e con le banconote ritirate dal commercio paghiamo il debito degli investitori esteri. Lo stato emetta titoli di debito con interesse doppio di quanto riconosce ai creditori stranieri. Le aste dei BTP siano fatte con l'interesse fissato dai mercati. AL MEF sia vietato operare sui derivati. Coloro che vi hanno lavorati in questi anni siano processati (non solo la signora Cannata).Coloro che non collaborano dei dipendenti pubblici siano subito licenziati così come quelli in conflitto d'interesse. Dopo vediamo.La manovra e poco espansiva ci vorrebbe più coraggio. Questo é cambiamento.
giuseppe conidi
24 novembre 2018 alle ore 17:58il sole continuerà a splendere sui ricchi di spirito
la luce illuminerà chi seguirà la retta via
il piacere che tecnocrazia burocrazia e varie zia
non si paragonano a un tetto sulla testa quando piove e una scodella di riso
quando si ha fame
sentirsi in pace con se stessi non ha bisogno di lusso
banche e barche ciao
PATRIZIA V
24 novembre 2018 alle ore 18:23Avanti tutta , Governo conte.
Maurizio Smaldone
25 novembre 2018 alle ore 23:18Non mollate ai ricatti, avanti tuttaaaaaaaa.......
Cristina Di Bernardo
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