Il segreto di Pulcinella dell’informazione italiana

di MoVimento 5 Stelle

Tutti lo sanno, nessuno lo dice. Eppure è l’anomalia dell’informazione italiana. La stragrande maggioranza dei principali giornali italiani a tiratura nazionale è posseduto da editori in pieno conflitto di interessi. Cosa vuol dire? Vuol dire che non sono dediti solo all’informazione, come avviene nei paesi anglosassoni per esempio, ma che hanno più interessi in altri settori (energia, cliniche private, cemento) e addirittura nella politica. Questo comporta che l’informazione fatta da questi giornali deve sempre sottostare agli interessi che ha l’editore nel business e nella politica, due questioni che per anni si sono intrecciate in maniera perversa e anomala. Anziché informare i cittadini, l’obbiettivo diventa orientare l’opinione pubblica dando poca rilevanza a certe notizie, o non pubblicandole, rilanciare notizie tendenziose e in alcuni casi promuovendo vere e proprie fake news per soddisfare gli interessi affaristici o politici dell’editore. Questa non è libertà di informazione, è inquinamento del dibattito pubblico.

Il MoVimento 5 Stelle è per la tutela della libertà di informazione, di stampa e di pensiero. E vogliamo garantire il massimo grado di questa libertà. Ogni volta che ci sono state inchieste eccellenti, come quella di Fanpage sulla camorra in Campania, nel nostro piccolo gli abbiamo dato il massimo del risalto. Il primo fondamentale passo è liberare l’informazione dal conflitto di interessi.

Per lungo tempo il tema del conflitto di interessi è stata all’ordine del giorno nel dibattito pubblico italiano. Si parlava in particolare di Berlusconi che, essendo a capo di un partito e del governo, controllava sia Mediaset, di sua proprietà, che la RAI, tramite la lottizzazione partitica. Oggi non se ne parla più e non perchè il problema sia stato risolto, ma perchè si è ampliato e praticamente quasi tutti gli editori dei principali giornali nazionali si trovano in conflitto di interesse, causando un danno alla qualità dell’informazione italiana che non a caso è considerata dalle classifiche internazionali come parzialmente libera.

La cosa più grave è che il lettore non è informato su quelli che sono i reali interessi dell’editore del quotidiano che acquista e potrebbe quindi pensare che le informazioni che gli vengono propinate siano imparziali, ma così non è. Oppure non viene informato su cose che sono rilevanti per lui, ma scomode per l’editore che preferisce non affrontare quei temi. Anche gli attacchi personali sferrati dai giornali spesso nascondono motivazioni di questo tipo: pensate per esempio al tristemente famoso “metodo Boffo“. Questa situazione anomala dei giornali causa un inquinamento generale di tutta l’informazione mainstream. Come sanno tutti se è inquinata la falda del fiume, sarà inquinato tutto il suo corso fino a valle. Così le notizie di questi giornali influenzano la narrazione fatta dalle tv e dai telegiornali perchè partiranno proprio da quelle per raccontare il mondo.

L’invito è a essere informati sulle proprietà dei giornali e a essere dotati di spirito critico sul modo di dare le notizie.
Ma l’obbiettivo di fondo è quello di sanare questa anomalia tutta italiana e incentivare gli editori a non essere in conflitto di interesse nè con altri settori di business nè con la politica per garantire a tutti un’informazione libera e imparziale. Questa è la battaglia di chi ama davvero l’informazione.

Di seguito riportiamo i top 5 giornali italiani con i conflitti di interesse grossi come una casa, ma su cui tutti fanno finta di nulla. La loro informazione, secondo voi, è libera?

La Repubblica, Marco De Benedetti – interessi industriali – figlio di Carlo De Benedetti, tessera numero uno del Pd

La Stampa, Marco De Benedetti (idem come sopra)

Il Giornale, Paolo Berlusconi – fratello di Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia

Il Messaggero, Francesco Gaetano Caltagirone – interessi industriali

Libero Quotidiano, Antonio Angelucci – interessi industriali

In post successivi approfondiremo il profilo di ogni singolo editore citato, quindi gli interessi industriali e gli intrecci con il partito di riferimento, e anche di altri che non sono affrontati in questa sede. E’ importante infine ricordare che quasi tutti questi editori possiedono anche molte testate locali, ma anche questo sarà occasione di approfondimento successiva.

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