I danni del maltempo nella montagna bellunese

di Federico D’Incà

La montagna bellunese è di nuovo in ginocchio. Dopo l’alluvione del 1966 e la tragedia del Vajont nel 1963, il territorio bellunese è stato colpito duramente ancora una volta.

L’ondata di maltempo che a partire da sabato si è abbattuta sulla provincia di Belluno ha causato la morte di tre persone. Ci uniamo al dolore delle famiglie in questo tragico momento. La situazione è gravissima. Sono caduti fino a 700 millimetri di acqua, una quantità mostruosa in pochissimo tempo.

I danni che non ha fatto l’acqua li ha fatti il vento con raffiche che hanno raggiunto quasi i 200 chilometri orari. Il Piave ha registrato, nello sbarramento situato nella località di Busche, il superamento dei 2700 metri cubi al secondo: una delle portate più elevate mai registrate.

I danni alle infrastrutture e alle abitazioni sono incalcolabili: centinaia e centinaia di milioni di euro.
Per non parlare dei danni al patrimonio naturalistico. Il paesaggio in alcune delle nostre valli è irriconoscibile a causa della caduta di migliaia di alberi, abbattuti dalla furia del vento.

Questi sono danni che dal punto di vista ambientale si rimargineranno almeno tra cento anni. Abbiamo foreste intere, come i boschi della Val Visdende, che sono stati dilaniati da un vento che ha distrutto ogni cosa. Adesso dove prima c’erano boschi meravigliosi, ci sono sono milioni di metri cubi di legname a terra. Si è rimessa in modo la frana del Tessina, che è stimata in 4 milioni di metri cubi di roccia, terra e detriti. Le piogge torrenziali l’hanno risvegliata dal suo sonno.

Decine di migliaia di famiglie sono rimaste senza luce e completamente isolate per l’assenza di rete per giorni. Ieri sera 6.700 utenze erano ancora senza luce. Inoltre in tantissimi comuni l’acqua non è potabile e non può essere usata neanche per fini igenico-sanitari. Anche le aziende hanno subito danni gravissimi e la produzione si è arrestata per più giorni.

Da una settimana sto seguendo l’alluvione e il maltempo che ha colpito la mia montagna e la mia gente. Ho preso parte a tutte le riunioni del Centro Coordinamento Soccorsi, istituito dal Prefetto di Belluno Francesco Esposito. Al Prefetto, alle autorità preposte e a tutte le persone coinvolte nelle attività di soccorso, alla protezione civile , ai vigili del fuoco, alle forze dell’ordine e di monitoraggio del territorio va il mio personale ringraziamento per tutti gli interventi che hanno permesso di salvare tante vite umane e alleviare tanta sofferenza.

Ho voluto verificare di persona la situazione dopo la tromba d’aria che ha colpito il territorio bellunese nella serata di lunedì sera. Sono stato nell’Agordino, a Livinnalongo, Arabba, Alleghe e oggi mi sono recato in Comelico e in Cadore per incontrare i sindaci e vedere i danni.

In questi giorni sono sempre stato in contatto con Luigi Di Maio che ha già chiesto di poter visitare i luoghi del disastro e con i nostri Sottosegretari: Luigi Gaetti, Carlo Sibilia, Vito Crimi e Davide Crippa per aggiornarli sull’emergenza. Ho sentito più volte il Presidente della Camera, Roberto Fico, che ha espresso tutta la sua vicinanza al popolo bellunese.

Abbiamo bisogno di far tornare l’energia e le telecomunicazioni dove ancora mancano, ricostruire i tetti spazzati via, ripristinare la viabilità e liberare le strada dai tantissimi alberi caduti. Ma soprattutto abbiamo bisogno di ripartire. I bellunesi anche questa volta si rimetteranno in piedi. Sarà difficile e ci vorrà tempo, ma ce la faremo insieme.

Il Governo del cambiamento è vicino al territorio bellunese e lo fa esprimendo tutta l’energia nei soccorsi in questo momento. Ma sarà soprattutto vicino alla montagna bellunese e ai suoi abitanti successivamente nell’aiutare, dopo l’emergenza, le tantissime famiglie e aziende che hanno subito i danni.

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