
Gilet gialli, il simbolo dietro al carburante
26 novembre 2018 alle ore 09:48•di Manlio Di Stefano
Partiamo dai fatti: da 15 giorni decine di migliaia di francesi autorganizzati e senza leader protestano in tutto il Paese contro le ultime riforme fiscali del Presidente Macron legate al possesso di autovetture ed in particolare contro l’aumento del costo dei carburanti.
A leggerla così verrebbe quasi da solidarizzare col Presidente data l’insostenibilità del modello occidentale in termini di consumo di risorse e inquinamento atmosferico, ma c’è qualcosa di ben più grande che va oltre il gilet giallo da automobilista divenuto simbolo della rivolta.
Le proteste infatti si sono subito estese in numerosità ma soprattutto in messaggio politico che è presto divenuto di classe sociale e di prospettiva per il futuro. Ancora una volta il popolo contro l’élite e, come secoli fa, dietro le brioche c’è tanto altro.
C’è, soprattutto, una frase di Jean-Luc Mélenchon che riecheggia tra le masse in questi giorni “La verità è che le persone stanno contribuendo alla benzina per pagare un milione di euro per le 100 persone più ricche del Paese”. Una frase che, al di là della speculazione politica che certamente non manca da parte delle sinistre e delle destre francesi, manifesta il fallimento della politica di Macron che doveva riavvicinare i cittadini alle stanze del potere e ha finito per schiacciarli ancora di più.
Una crisi valoriale così profonda da portare il Ministro dell’Interno francese Cristophe Castaner, fedelissimo di Macron, ad una farneticante linea difensiva che va ripescare il più classico e abusato degli spauracchi ovvero la presenza dietro le proteste dei servizi segreti russi e, prima ancora, delle destre estreme.
Una protesta, quella dei “gilets jaunes”, che per certi aspetti possiamo traslare all’intera Unione Europea che non riesce a vedere oltre i confini della finanza, dell’austerità, del rigore fiscale, dei conti in ordine, non facendo mai spazio alle parole fondanti dell’Unione Europea come solidarietà, diritti e benessere.
In queste condizioni la Francia di Emmanuel Macron deve apprendere una lezione netta: è tempo di andare in direzione opposta ponendo al centro dell’agenda di programma esattamente quelle tre parole: solidarietà, diritti, benessere.
Esattamente come stiamo facendo col Governo Conte in Italia dove, grazie alla Manovra del Popolo, mettiamo al centro le necessità sociali a partire dalla lotta alla povertà.
Una manovra espansiva che investe sulle persone e ristabilisce un sano rapporto Stato-Cittadini.
Questo ci fa godere del più alto consenso di sempre per un Governo di cui andiamo fieri non perché ci permette di continuare a governare in modo solido ma proprio perché ci indica che la strada che stiamo seguendo è quella giusta per garantire benessere e tenuta sociale.
È certamente troppo presto per dire come finirà questa storia e certamente non voglio né esaltarla né sostenerla ma, come sempre, dobbiamo cogliere i messaggi che arrivano oggi da tutta l’Europa come un grido di dolore che non può più passare inascoltato.
Non esiste un’Unione Europea vincente se non quella dei popoli che la compongono che si riappropriano dei processi decisionali a discapito delle oligarchiche elitarie.
È questa la strada che dobbiamo seguire e in Italia è finalmente tracciata.
Commenti (5)
Maria D
26 novembre 2018 alle ore 19:17“La verità è che le persone stanno contribuendo alla benzina per pagare un milione di euro per le 100 persone più ricche del Paese”.
Non ho capito.
I francesi pagano le accise sulla benzina per pagare un milione di euro a cento ricchi francesi?
E chi sarebbero i cento ricchi francesi? Importatori di petrolio, speculatori, banchieri? I nomi servono e come al solito la sinistra, anche quella francese, si limita a sparare nel mucchio.
Francesco Viscomi
27 novembre 2018 alle ore 09:37Al galletto francese, pupillo dei Rothschild, sta franando il castello di carta. Manca poco.
franca emma cremella
27 novembre 2018 alle ore 14:15Ho letto il vostro articolo che trovo molto interessante e lucido, ora ho capito le motivazioni delle contestazioni in atto, molto simili a quelle del movimento, inoltre vengono appoggiati dalla maggioranza dei francesi, diversamente da come avviene in Italia
Claudio Dal Col
27 novembre 2018 alle ore 18:51Micron e' alla frutta, sara' l'ultimo presidente voluto dalla finanza. Almeno lo spero.
Ciro MADDALONI
28 novembre 2018 alle ore 07:24La radice di tutte queste tensioni e problemi che stanno emergendo non solo in Francia ma in tutta Europa vanno ricercate nelle politiche economiche adottate dalla Commissione Europea negli ultimi 20 anni.
Abbiamo rincorso nella guerra "al ribasso" dei salari e delle tutele sociali nazioni come la Cina, l'India, il Brasile..... Adesso ci ritroviamo con un'Europa più povera e meno produttiva di 20 anni fa.
La guerra "al ribasso" ha generato lavori precari, salari più bassi e quindi minore potere di acquisto per i cittadini: deflazione e riduzione dei consumi che incidono pesantemente sullo sviluppo economico del Continente.
Invece di proteggere la produzione Europea, per proteggere i posti di lavoro ed i salari, si sono azzoppate le aziende con normative impossibili/costosissime da rispettare; di fatto obbligando molte aziende a delocalizzare.
Non e' "solo" il costo del lavoro che ha reso le aziende europee meno competitive, ma le regolamentazioni e la burocrazia eccessiva che hanno reso complicato produrre in Europa.
Infine una politica sociale di sostegno al reddito per i meno fortunati, i disoccupati e gli anziani serve a creare lavoro per chi produce. Non e' un costo ma un investimento per sostenere lo sviluppo economico e quindi il lavoro.
Bisogna ripensare alla politica economica europea e ripartire da questo concetto per far rinascere l'Europa.
L'Italia e' sulla buona strada. Ma come ben vedete la burocrazia Europea non ha capito niente.
