Calabresi lo smemorato

di Gianluigi Paragone

In un Paese normale forse faremmo un dibattito sulla mala sanità. Per esempio su quel caso di un paziente sommerso dalle formiche. Però, siccome i giornalisti amano tanto parlare di sé, ecco che ci ritroviamo anche noi a commentare gli scritti degli altri.

Ieri, per esempio, Mario Calabresi sotto il titolo “Hanno perso la testa” (e ovviamente al centro c’eravamo noi del MoVimento 5 Stelle) ha così scritto: «ma la cosa che colpisce di più è un’altra. È l’idea delirante che l’assoluzione della Raggi sia una sconfitta dei suoi critici. Forse l’assoluzione di Andreotti a Palermo significava che i giornalisti, che per anni avevano sostenuto che la democrazia cristiana fosse collusa con la mafia, erano dei venduti o delle puttane? Per inciso, molti di quei giornalisti lavorano in questo giornale».

Ecco, allora dico a Mario Calabresi di interpellare i giornalisti che lavorano per il suo giornale e chiedere se l’assoluzione della Raggi sia esattamente come quella di Andreotti. Perché mentre la Raggi è stata realmente assolta, Andreotti no, Andreotti è stato prescritto. E se permette, Mario Calabresi, le due cose non sono esattamente sinonime o uguali. Allora se il Movimento ha perso la testa, lui forse ha perso la memoria.

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