”A Ischia non esiste nessun nuovo condono”, parola di prefetto e commissario al terremoto

Anche per il capo della Protezione civile i cittadini dell’isola sono stati abbandonati. Intervenire per dire ai Comuni di decidere entro sei mesi sulle vecchie istanze non è un condono, ma un dovere morale. Il prefetto Carlo Schilardi, commissario per la ricostruzione a Ischia, spiega come e perché la nuova legge tutela paesaggio e sicurezza delle persone

di Movimento 5 Stelle

“A Ischia non esiste nessun nuovo condono”. E a dirlo non è soltanto il Movimento 5 Stelle, ma anche soggetti istituzionali che a diverso titolo sono stati coinvolti nella fase di gestione dell’emergenza post-terremoto e, oggi, nella fase della ricostruzione. Così come non è soltanto Luigi Di Maio a sostenere che i governi passati hanno trattato gli ischitani come cittadini di serie B, dimenticandosi dell’urgenza di far partire la ricostruzione anche sull’isola. Recentemente, infatti, anche il capo della Protezione civile Angelo Borrelli ha riconosciuto che “non si capisce come è stato gestito” il terremoto e che ora “si sta cercando di dare una risposta anche per questo caso da parte del Governo, visto che per un periodo ad Ischia sono stati totalmente abbandonati”.

La ragione per cui si è intervenuti a Ischia dunque è chiara: senza affrontare la questione delle vecchie domande pendenti non è possibile assegnare i fondi per la ricostruzione e far tornare le famiglie nelle loro case.
Quanto poi all’accusa infondata di aver fatto un condono, anche il prefetto Carlo Schilardi, commissario per la ricostruzione a Ischia nominato dopo mesi di immobilismo dei passati governi, conferma che “la norma contenuta nel decreto Emergenze appena convertito in legge non ha nulla a che vedere con il condono ma introduce soltanto una procedura in un certo senso semplificata”.

Il prefetto Schilardi conferma che a Ischia sono un migliaio i nuclei familiari che hanno avuto un’ordinanza di sgombero per i danni del sisma. Se avessero tutti una richiesta di sanatoria pendente, sarebbero dunque mille le abitazioni interessate, ma probabilmente finiranno per essere di meno.

Le richieste di condono ancora non esaminate sono circa 1.600 perché alcuni di questi circa mille nuclei familiari hanno presentato più istanze in quanto tra un condono e l’altro hanno realizzato nuovi abusi nella loro abitazione. “Per quelle mille e solo per quelle mille esiste una procedura diversa” ha sottolineato Schilardi”, però questa proceduta cd facilitata si e preoccupata di non andare a confliggere con le norme che regolano la tutela del paesaggio”. Il decreto Emergenze, infatti, prevede espressamente che anche per queste pratiche debba esserci il parere degli enti preposti alla tutela del paesaggio, Mibac e Soprintendenza, e di quelli che valutano il rischio idrogeologico. “Nulla si può fare se il Mibac non e d’accordo” ha chiarito il commissario alla ricostruzione, spiegando che “anche la legge numero 47 dell’85, quella del primo condono che il decreto Emergenze richiama come riferimento per l’esame delle istanze, dice espressamente che rimangono insanabili gli abusi commessi successivamente all’imposizione dei vincoli paesistici. Fermo restando che pure per quelli prodotti antecedentemente l’apposizione dei vincoli paesistici occorre sempre il parere delle autorità di tutela”.

Insomma, la norma appena entrata in vigore è congegnata in modo tale da offrire le massime garanzie sul fronte del rispetto del territorio e della sicurezza dei cittadini. E non è vero che si sia scelto di applicare la legge dell’85 in virtù delle sue presunte maglie larghe. Semplicemente si tratta della legge “madre”, cui fanno riferimento le due leggi successive del 1994 e del 2003. Risultava dunque più agevole riferirsi alla norma originaria e dare un unico criterio di esame per domande che potrebbero riferirsi ad abusi commessi in diverse fasi e sotto la vigenza di diversi condoni.

Va ricordato anche che una volta ricevuto il sì al condono con i relativi pareri positivi, secondo il decreto appena convertito il cittadino non riceve contributi per le eventuali volumetrie extra costruite senza permessi e poi condonate. Anzi, su queste paga oneri molto elevati commisurati alla rendita catastale, che ad Ischia è molto elevata. Dunque non si sono fatti sconti a chi in passato ha violato la legge.

Anche sul presunto e inesistente silenzio assenso non c’è alcun pericolo all’orizzonte. E lo conferma anche il prefetto e commissario Schilardi “Partiamo dal presupposto che i pareri delle soprintendenze sono sempre severi e puntuali. Aggiungiamo che, secondo prassi, per evitare che scatti il silenzio assenso basta una comunicazione che chieda o annunci maggiori approfondimenti, ed è chiaro che anche questo è un falso problema. Tanto più che, in casi analoghi, si sono sottoscritti dei protocolli tra Soprintendenza ed enti locali per gestire al meglio tutte le pratiche e rispondere nei tempi fissati”.

È del tutto impossibile e giuridicamente insensata, invece, l’ipotesi che se non arriva la risposta del comune entro i sei mesi, questo silenzio si possa configurare di per sé come un lasciapassare al condono senza che ricorrano tutte le condizioni previste per l’accoglimento della domanda.

Peccato che i grandi media che attaccano in mala fede il MoVimento 5 Stelle si siano dedicati solo a insinuare chissà quali reconditi interessi. Se avessero analizzato con obiettività le norme e avessero cercato le risposte a tutte queste domande, si sarebbero accorti che il nostro unico interesse è sempre stato alla luce del sole, ed è quello rispondere ai bisogni dei cittadini.

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