Così i ”Signori delle Autostrade” sono riusciti ad accaparrarsi rendite clamorose e senza rischi

di Andrea Cioffi

Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. Nel caso delle concessioni autostradali gli indizi sono ben più di tre. E segnano la prova schiacciante degli intrecci grazie ai quali i “Signori delle Autostrade” sono riusciti ad accaparrarsi rendite clamorose e senza rischi, a scapito della collettività. Ricordiamoci che, come nel caso di Telecom Italia, l’acquisizione della società Autostrade da parte dai privati fu fatta a debito scaricando poi il costo sulla società acquisita. Come a dire che i privati hanno comperato le ex società pubbliche con i soldi delle società stesse.

Nella scorsa legislatura abbiamo provato a fare luce su tutti i regali ricevuti negli anni dalla società Autostrade. Fu un lungo lavoro di analisi che confluì in un esposto presentato all’ANAC nel novembre 2017 e che ho deciso di pubblicare integralmente.

Non potendo fare le fotocopie del contratto, la fase di analisi e studio fu effettuata presso gli uffici della commissione Lavori Pubblici del Senato. I documenti erano a disposizione di tutti i senatori, ma solo noi li studiammo a fondo e producemmo l’allegato esposto. Questo è il Movimento 5 Stelle.

Ecco le criticità che segnalammo dunque ben 9 mesi fa all’Autoritá del presidente Cantone.

1. SEGRETEZZA DEGLI ATTI CONCESSORI
Le infrastrutture dello Stato furono date in concessione a privati per mezzo di atti riservati e secretati. Solo dopo il disastro di Genova, Autostrade per l’Italia ha pubblicato il testo integrale della concessione. Quando nel 2017 il MIT inviò gli atti al Senato nella lettera si leggeva “corre l’obbligo di segnalare che la documentazione di cui sopra attiene a
dati di natura industriale, nello specifico di natura economica, finanziaria e patrimoniale della società concessionaria che rivestono, dunque, carattere di riservatezza e la cui eventuale diffusione potrebbe arrecare pregiudizi alla stessa e pertanto potrà essere utilizzata solo nel rispetto della vigente normativa”. Il MIT voleva che gli atti rimanessero segreti. Inaccettabile!!
Oggi finalmente sono pubblici tutti i documenti relativi alle concessioni di circa 6mila chilometri di autostrade. Ma i ministri che si sono sin qui succeduti dovrebbero spiegare il perché di tale segretezza, soprattutto quando in altri casi (vedi ENAC con i gestori aeroportuali) gli atti concessori e i relativi allegati sono stati da tempo pubblicati integralmente.

2. AUMENTO CONTINUO DELLE TARIFFE
Un dato su tutti: dall’anno della privatizzazione (1999) a dicembre 2016, i pedaggi sono aumentati del 72,9%, quando in base alla sola inflazione l’aumento sarebbe dovuto essere del 26%. Ciò significa che tutto il resto (il 46,9%) avrebbe dovuto essere imputabile ad investimenti. Ma quello che abbiamo scoperto e segnalato all’ANAC è che il valore dell’investimento è stato nettamente sopravvalutato. Questo perché il valore dell’importo economico, che deriva dal computo metrico, è stato scontato del 15 per cento. Un ribasso d’asta piuttosto anomalo, che non risponde agli standard tipici degli appalti relativi ai lavori pubblici, che s’aggira intorno al 25 per cento. A questo si aggiungono altre voci relative a spese generali, imprevisti, e accantonamenti. Questa anomalia ha fatto sì che fosse applicato un livello più alto del pedaggio, che è di circa 2 miliardi di euro, da qui fino alla scadenza della concessione.

3. PROROGHE SENZA GARA
Il citato extragettito non dovuto – pagato da chi viaggia in autostrada – pari a 2 miliardi di euro, sarebbe aumentato addirittura a 3,8 miliardi (oltre ad una buonuscita di 5,7), se fosse stata concessa la proroga che Delrio voleva dare fino dal 2038 al 2042. Ultimo atto quasi a segno di una serie di “favori” iniziati a partire dagli anni ’90, quando sono state rinnovate molte concessioni, sia da governi di destra che di sinistra, mediante proroghe anche di oltre vent’anni e senza gare pubbliche.

4. MERCATO? NO, GRAZIE.
Nel Codice Appalti, era stato previsto che per gli affidamenti di opere con importo pari o superiore a 150mila euro da parte dei concessionari, non affidate con la formula della finanza di progetto o con gara pubblica, vigesse l’obbligo di affidare – con gara – l’80% del valore dei lavori, servizi o forniture. Gli affidamenti a società controllate dal concessionario stesso, erano stati ridotti al 20%. Con un emendamento targato PD a fine 2017 è stata introdotta una deroga proprio per le concessionarie autostradali, che sono potute tornare ad affidare alle società controllate il 40% dei lavori. Come dire che io faccio fare i lavori ad una mia società che fattura a me ed io mando la fattura allo Stato per rendicontare la spesa. Questo per valori rilevanti degli investimenti che il concessionario si impegna a realizzare.

5. TASSO DI REMUNERAZIONE GARANTITO
Nella convenzione è messo nero su bianco il fatto che ogni investimento comporti per la società concessionaria un certo rendimento calcolato “sulla base di un tasso di remunerazione pari al 7,18 percento”. Un tasso diverso da quello delle delibere Cipe. Ma soprattutto l’assicurazione di una montagna di soldi garantiti sempre e comunque.

IN CONCLUSIONE
Mancata trasparenza, aumento indiscriminato delle tariffe, eccessiva remunerazione degli investimenti, mancanza di concorrenza. Sono le prove di come il sistema messo in piedi dalla vecchia politica e da “prenditori” allergici al mercato ma desiderosi di profitto senza alcun rischio di impresa, abbia scientificamente subordinato l’interesse collettivo al fatturato dei privati.

Questo sistema avevamo, con estrema fatica, scoperto e denunciato quando eravamo all’opposizione. Questo stesso sistema oggi il Governo del cambiamento lo sta abbattendo per ricostruirlo da zero. Su nuove basi, mettendo al centro l’interesse della collettività e dello Stato. Vale a dire, di tutti noi.


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