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Silicon Valley, i droni al posto dei rider – Il reportage di Alessandro Di Battista (prima parte)

Silicon Valley, i droni al posto dei rider – Il reportage di Alessandro Di Battista (prima parte)

Author di MoVimento 5 Stelle
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fonte: IlFattoQuotidiano

di Alessandro Di Battista

In Market Street, nel cuore di San Francisco, a pochi metri dal quartier generale di Twitter c’è il palazzo di Uber. Pensando a Uber, a molti verrà in mente un’app che, mettendo in contatto diretto passeggeri e autisti, offre un trasporto automobilistico privato spesso più economico di quello dei taxi.

Uber, in realtà, sta progettando molto altro. In quel palazzo un team di circa 50 persone sta sviluppando una piattaforma che è alla base del trasporto aereo su droni di persone e cose. Avete presente quei ragazzi, spesso sottopagati, che sfrecciano in bici nelle grandi città e portano cibo di ogni genere per soddisfare i desideri di chi, per una sera, ha scelto il divano? Ebbene, tra pochi anni, meno di quanto si possa immaginare, verranno affiancati da un oggetto volante. Sarà un drone a portarci a casa una pizza, un hamburger o una bottiglia di vino. E sarà sempre un drone, più grande, a trasportarci come un taxi collettivo. Nei primi anni sarà guidato da una persona: una scelta che verrà fatta esclusivamente per tranquillizzare i passeggeri, perché già oggi esistono software capaci di gestire il traffico di centinaia droni senza supporto umano. La piattaforma si chiama Uber Elevate e il designer che sta lavorando ai software è un ragazzo italiano di 28 anni. A San Diego, nel Sud della California, tra un paio d’anni verrà lanciato il progetto Uber Eats aereo. Niente ingorghi, niente semafori, nessun ragazzo sul pianerottolo di casa ad aspettare la mancia. Il delivery food verrà fatto dai droni. Già sanno trasportare e sganciare bombe, pensate che non riescano a portarci a casa un piatto di pasta prima che scuocia? Quanto all’Uber Air, il trasporto aereo di passeggeri, il progetto partirà a Los Angeles, Dallas e Dubai prima che mio figlio inizi le elementari. Uber è interessata a partnership con altre città, basta farsi avanti. Questa è la rotta di quel pezzo di mondo, quello che dispone di maggiori capitali. E non può essere invertita.

Una strana Disneyland tra uomini e robot

Pochi giorni fa, mentre visitavo Tesla, la più grande fabbrica di auto elettriche del pianeta, il Ceo Elon Musk annunciava il licenziamento del 9 per cento dei circa 37 mila impiegati. Usciranno dall’azienda con una cospicua buonuscita e con un pacchetto di azioni, ma avranno pur sempre perso il lavoro. Un’impresa rivoluzionaria, giudicata da Forbes nel 2015 l’azienda più innovativa del pianeta, costretta a licenziare i suoi dipendenti come una qualunque fabbrica che produce macchine col motore a scoppio. Basta fare un giro in Tesla per capire il perché. Come se fossi a Disneyland, un trenino mi ha trasportato nel futuro, o meglio nel presente. Al posto dei personaggi dei cartoni animati, c’erano operai e soprattutto robot. Lavoratori con in mano un avvitatore ne ho visti, ma non sembravano loro i protagonisti. In alcuni settori della fabbrica ho avuto l’impressione che gli esseri umani fossero a supporto delle macchine, non viceversa. “Quello è il robot più grande del mondo”, mi ha detto la guida. Era un enorme braccio meccanico rosso fuoco che afferrava la scocca di un un’auto facendola volteggiare in aria mentre altre macchine intervenivano su di essa. Gli operai? Spalle, figuranti. Musk ha spiegato che mandare a casa più di 3 mila lavoratori era una decisione sofferta, ma necessaria. Per quel che ho letto sul suo conto, tendo a credergli. I Ceo dei giganti high tech della Silicon Valley non si sono ammalati della febbre dell’accumulazione di denaro. Gli incredibili profitti delle loro aziende sono mezzi per continuare a creare. Senza miliardi di dollari da spendere in ricerca e sviluppo, le loro visioni non potrebbero concretizzarsi e il loro più grande obiettivo – incidere sulla storia dell’umanità – non si realizzerebbe. Questo si fa a San Francisco e dintorni: si immagina il futuro e lo si realizza. Tutto è nato qualche decennio fa da cervelli considerevoli, ma senza i fondi di venture capital e, soprattutto oggi, senza l’apporto di avvocati dalle parcelle infinite, capaci di dare i giusti consigli agli amministratori delegati delle aziende per pagare decine di miliardi di dollari di tasse in meno, la Silicon Valley sarebbe una valle desolata. E di desolazione ne ho vista tanta. Sono quelli che vivono al di fuori dell’high-tech a conoscerla meglio.

A Menlo Park, nella contea di San Mateo, c’è Facebook. Ed è un mondo a parte. All’ingresso centinaia di ragazzi si scattano foto mostrando il pollice davanti a un cartellone con il logo del “like”. Dentro, giovani ingegneri informatici lavorano in quello che sembra uno Stato nello Stato della California. Facebook non ha le dimensioni di Mirafiori o dell’Ilva, ma se uno Stato è un’entità politica costituita da un territorio la cui popolazione si è data un’organizzazione che comprende diritti e doveri, beh, Facebook è a tutti gli effetti uno Stato. Non ancora sovrano, ma forse è solo questione di tempo. In Facebook vengono garantiti ai dipendenti diritti che al 99 per cento degli americani sono preclusi. Gli stipendi sono eccezionali, i dipendenti vengono coccolati dall’azienda, non sia mai che decidano di andare a lavorare per Google. Facebook vanta un servizio interno di 50 linee di autobus che collegano la sede con tutta la Bay Area, l’area metropolitana che circonda la baia di San Francisco. Dalle 6 del mattino alle 8 di sera, 150 autobus portano gli impiegati da casa al lavoro e viceversa. Per le neo-mamme e i neo-papà sono previsti quattro mesi di congedo parentale a testa. I dipendenti hanno una delle migliori assicurazioni sanitarie d’America: copre ogni tipo di intervento, anche quelli per cambiare sesso. La loro mensa aziendale? Dodici ristoranti dove si mangia tutto ciò che si vuole. C’è l’indiano, il messicano, il texano, una pizzeria, un fast-food, un negozio di dolci e gelati. Chi lavora in Facebook può pasteggiare anche con amici e parenti, gratis per tutti. Ci sono distributori di bevande e snack, ma anche di cuffie o caricabatterie per il Mac. Tutto senza tirar fuori un dollaro. C’è la lavanderia, la palestra, il parrucchiere. Una sala giochi accoglie gli impiegati in pausa. Li trovi lì dentro con caffè o cupcakes in mano mentre si sfidano a Street fighter. Per l’azienda è fondamentale che i dipendenti non si lascino sottomettere da ansie e stress. Anche per questo in Facebook c’è un programma di aiuti psicologici per i lavoratori: dal Pc si può fissare un appuntamento con uno psicologo, magari dopo essersi tagliati i capelli, dopo aver portato a lavare le camicie, dopo essersi fatti grigliare una bistecca e dopo aver lavorato a un’applicazione ancora segreta, ma che presto verrà utilizzata da centinaia di milioni di persone. Il tutto dentro le mura dell’azienda. “You are not alone” è la scritta che compare ai dipendenti quando entrano nella pagina dedicata al programma di supporto psicologico.

Sarebbe bello se la stessa attenzione alla persona ci fosse anche al Tenderloin, uno dei quartieri più complicati di San Francisco. Negli uffici Facebook a Menlo Park ci sono circa 14 mila impiegati. Pochissimi, pensando all’incredibile fatturato dell’azienda. Molti di loro abitano a San Francisco, una delle città più care al mondo: per un monolocale difficilmente si paga meno di 2.500 dollari al mese. Per un appartamento con due stanze si arriva anche a 3.500, 4.000 dollari. Il cibo è costoso, ma i ristoranti sono pieni anche se, a frequentarli, i San Franciscans sono sempre meno. La città è in piena gentrification. Chi non lavora per l’high-tech non può più permettersi di vivere nella città in cui è nato. Ingegneri informatici di tutto il mondo strappano contratti da sogno in Silicon Valley e poi cercano casa sulle colline di San Francisco. Gli sfratti degli inquilini storici sono all’ordine del giorno: a molti conviene sbatter fuori di casa anche coloro che da vent’anni pagano l’affitto regolarmente e mettere un annuncio su Airbnb. La sharing economy, l’economia della condivisione, sta emarginando un mucchio di gente. Sono le contraddizioni dell’high-tech. E le contraddizioni a San Francisco sono di casa. Il Tenderloin è un quartiere a pochi isolati dal Financial Discrict, cuore pulsante del capitalismo californiano. È popolato da centinaia di derelitti: sdraiati in terra o intenti a trascinare sui marciapiedi i loro corpi compromessi dalla droga. Sono tanti gli homeless che raggiungono San Francisco. La polizia è tollerante e la temperatura della città sopportabile anche d’inverno. A questi si aggiungono gli sfrattati, che hanno perso tutto nel giro di pochi giorni e non sanno dove andare. Gli Stati Uniti sono un grande Paese da cui sarebbe opportuno importare molte cose. Da queste parti chi froda il fisco viene sbattuto in galera, mica ricevuto alla Casa Bianca. Ma se perdi il lavoro e non riesci a rimetterti in pista rapidamente, finisci ai margini. Questo anche in virtù della natura di molti americani, bombardati da pubblicità e promozioni di ogni tipo, tormentati dall’ansia dell’acquisto a ogni costo, in molti casi indebitati, spesso consumatori prima che cittadini. Chi ha un lavoro possiede una mezza dozzina di carte di credito. Il risparmio, tutelato e incoraggiato dalla Costituzione italiana, è visto come un ostacolo allo sviluppo della società americana. Se ti vanno male gli affari, la strada è la casa che ti aspetta. E la strada è la casa di molti.

Io la povertà l’ho vista in Congo, in Guatemala: quella del Tenderloin a San Francisco non è povertà, è miseria. A quei disgraziati non manca il cibo, ne trovano a tonnellate nel regno dello spreco. E poi ci sono mense gestite da associazioni di volontari. In una, insieme alla mia compagna, ho fatto volontariato anche io. Volevo parlare con quelle persone. Ci ho provato, ma non è stato semplice: più che una mensa, pareva un manicomio. Chi urlava, chi tremava, chi ripeteva cento volte la stessa frase, chi era ossessionato dalla posizione del panino che aveva davanti. Gli “ospiti” non parlavano tra loro, vittime dell’emarginazione, della droga che divora anche i denti, dell’incomunicabilità. Ho stretto amicizia con un ragazzo peruviano, Martin: era una settimana che mangiava in mensa perché era stato licenziato da poco. “Io non sono come questi pazzi qui, io ho sempre lavorato”. “Questi non hanno voglia di fare nulla e il bello è che le mie tasse gli servono a pagarsi la droga, io mi spacco la schiena e loro fumano il crack”. Una dose di crack costa meno di un pasto caldo nei fast-food e anche l’eroina è economica.

Ho girato il Tenderloin in lungo e in largo, qualche volta ho dovuto cambiare strada, ma non mi sono mai sentito in pericolo. Un tizio ha agitato la siringa davanti a me, ma lo faceva mentre si allontanava. Non ho preso quel suo gesto come una minaccia, ma come il tentativo di farsi notare, come a dire: “Esisto anch’io”. Il Comune di San Francisco ha molto denaro. Soltanto di property tax, l’imposta sulla casa, incassa centinaia di milioni all’anno. I proprietari pagano ogni anno circa l’1,2% del valore del loro immobile. Se hai una casa che vale 2 milioni di dollari – e a San Francisco è normale – paghi 24 mila dollari l’anno. Le risorse per i programmi sociali non mancano, in California. E i senzatetto possono accedere a molti servizi. C’è il programma food-stamp, una sorta di tessera ricaricabile con denaro da spendere esclusivamente per beni di prima necessità; ci sono sussidi, camere di hotel finanziate dal governo. Ma c’è anche molta disperazione e questa ti spinge o a non accettare aiuti o a utilizzarli per la droga. Nel Tenderloin c’è chi baratta i generi alimentari ottenuti grazie al governo con un po’ di metanfetamina. E c’è chi preferisce dormire in strada, pur avendo i dollari necessari per un tetto, per potersi fare ancor di più. Probabilmente solo una piccola parte degli emarginati del Tenderloin è vittima della disoccupazione tecnologica. Ma tutti sono martiri di quella forbice tra ricchezza e miseria che si sta allargando in tutto il mondo. A San Francisco l’indigenza incontra l’opulenza ogni giorno. A volte pare che l’una abbia bisogno dell’altra per sopravvivere.

Miseria e invidia sociale formano un cocktail micidiale

Tra un paio di mesi saremo in una comunità indigena guatemalteca. Una comunità senz’altro povera, ma sana, anche se non so ancora per quanto. È lì che voglio che mio figlio festeggi il suo primo compleanno. Lo voglio vedere circondato da bambini ai quali basta fare un giro nella selva o giocare con un pallone rattoppato per passare giornate memorabili. Quelle giornate che al Tenderloin non passano mai, anche per chi porta il pane a casa grazie a lavori umili e che viene travolto dall’insostenibile aumento del costo della vita provocato dalla bolla high-tech. La miseria va a braccetto con l’invidia sociale e il cocktail esplosivo spesso genera violenza. Se commessa contro qualcuno o contro se stessi, fa poca differenza. C’è chi guarda con invidia un altro essere umano che può permettersi un diverso tenore di vita e chi guarda con invidia una macchina perché certi ritmi lavorativi non li potrà raggiungere mai. L’automazione e la diffusione della robotica causano vittime, povertà e nevrosi. Non per la loro essenza, ma per l’assenza di politiche capaci di regolarle. Se vengono tassate le persone fisiche, non si vede perché non possano essere tassati anche i robot: tanto, fermarli davvero non si può, non sarebbe neppure giusto. La politica deve regolare l’economia, non viceversa. E dire la verità. La piena occupazione non esisterà mai più. Basta farsi un giro per la Silicon Valley per rendersene conto. Basta osservare i risultati già raggiunti dall’Intelligenza artificiale per definire ciarlatano chi promette milioni di nuovi posti di lavoro. Molti lavori stanno scomparendo, anche lavori umili, è già in atto un generale impoverimento delle classi più deboli. Il reddito universale è l’unica idea che potrà strappare gli esseri umani dal pericolo di una guerra sociale imminente.

L’alienazione che si respira per le strade del Tenderloin non colpisce soltanto i derelitti. Le macchine sono nate per liberare gli esseri umani dalla fatica del lavoro. Oggi, se la politica sarà in grado di governare i processi, i robot potranno accelerare quel processo di emancipazione che è nato con l’uomo. Anche senza piena occupazione, gli esseri umani potranno trovare attività alternative. In fondo di cosa abbiamo bisogno? Di salute psico-fisica, di tempo e di un reddito con cui vivere. Le macchine possono aiutarci per le prime due cose, la terza spetta alla politica. Il reddito universale non è assistenzialismo. È il futuro. Purché incoraggi chi lo riceve a dedicarsi ad attività socialmente utili, sconfiggendo il male del secolo – l’incomunicabilità – con la relazione umana: l’unica attività che nessuna macchina sarà mai in grado di compiere. Non soltanto tra gli ultimi del Tenderloin, ma anche nei quartieri alti. Come scrisse Eduardo Galeano, “ci sono uomini così poveri da avere soltanto i soldi”.



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13 Ago 2018, 11:03 | Scrivi | Commenti (40) | listen_it_it.gifAscolta
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Tags: california, di battista, il fatto quotidiano, reportage, silicon valley

Commenti

 

Speriamo il futuro sia cosi roseo come descritto e gli impieghi saranno tantissimi!

drone 22.10.18 11:28| 
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Caro Dibba,

sono un tuo grandissimo fan, ma mi piange il cuore quando parli in questo modo di Facebook.
Non e` un caso che a San Francisco, simbolo della diseguaglianza economica e sociale, un tale mostro prosperi.

Facebook avra` anche aiutato il M5S a vincere questa volta in Italia, ma e` al contempo un monopolio capace di manipolare le scelte quotidiane e politiche di miliardi di persone. Lo fa per profitto, non per ragioni etiche. Sopprime minoranze, spia i suoi utenti, ed e` una sorgente di informazioni di intelligence senza precedenti al servizio di uno dei paesi, come tu sai, piu` sanguinari ed imperialisti del dopoguerra.

Alternative etiche esistono, per esempio joinmastodon.org oppure friendi.ca . Per favore, avvicinati al concetto di federazione, di decentralizzazione e di software libero (nel senso di Richard Stallman).

Esiste anche un’ottima letteratura a riguardo come per esempio il libro di Robert Scheer “ They Know Everything About You: How Data-Collecting Corporations and Snooping Government Agencies Are Destroying Democracy” oppure i leaks integrali di Snowden.

Ciao e buon proseguimento,

Luca

Luca A. Commentatore certificato 17.08.18 15:05| 
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le nuove tecnologie sono indispensabili per la "crescita umana"
(la clava l'abbiamo lasciata da tempo).....

è l'intelligenza nell'usarle appropiatamente che ci "frega!"

Franco T., S.Vito Romano Commentatore certificato 16.08.18 23:26| 
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Ciao Dibba, ho iniziato a leggere questo tuo articolo mentre guardavo il
film "Elysium", e spero tanto che sia il film sia il tuo articolo non diventino realtà come lo è stato per il libro di Jules Verne"Ventimila leghe sotto i mari" o per il libro di George Orwell "1984"

Riccardo Barba 16.08.18 18:07| 
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alessa* me vie° da piagne...
stefano un cittadino

stefano viola 15.08.18 19:27| 
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Grazie del suo contributo. Riguardo a ciò che ha detto del Messico, mi ha colpito il fatto che molte persone vanno a pregare la cosiddetta Santa Muerte, invocando il male sui loro nemici. Questo è demonismo,che schifo! Adesso capisco perché c'è tanta violenza in Messico!Ovviamente questa non è l'unica motivazione.

Francesca O., francesca.ortu@tiscali.it Commentatore certificato 15.08.18 18:53| 
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Analisi lucida e concretissima.
La tecnologia e il progresso però, non sono proprio 'a costo zero' in termini di risorse naturali...
prima o poi ce naccorgeremo...

Anna M. 15.08.18 18:21| 
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Ricordo al caro "SALVINI"
Che l'Africa ai tempi che furono

... non ha mai chiesto di essere "colonizzata"
dal resto del mondo! (Italia compresa).....

Ora ci stanno semplicemente "ricambiando il favore"

- MEA-CULPA-
Se l'occidente invece di SPOLPARE i territori avesse portato benessere oggi invece dei "barconi".......

ci sarebbero stati ricchi TURISTI in navi da crociera!

Franco T., S.Vito Romano Commentatore certificato 15.08.18 10:15| 
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Chapeau!

Mario C., ANGUILLARA SABAZIA Commentatore certificato Commentatore che ha donato a Rousseau 15.08.18 02:47| 
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GANDE DIBBA!
PROPOSTA CONCRETA.
Parlo con competenza sull'iter brevettuale delle nuove idee,che,possono essere utili,ma anche DISTRUTTIVE,per esempio,la robotica,STA SOSTITUENDO LA MANODOPERA,con EFFETTI DISASTROSI,almeno che,la POLITICA,in CONTEMPORANEA,non FACCIA IMMEDIATAMENTE LEGGI COMPENSATIVE AL REDDITO.
Molto piu' veloce e' " l'innovazione",rispetto alla politica.
Il mercato non e' cosi veloce,ma anche esso e' piu' veloce della politica.

UN IDEA INNOVATIVA:
OGNI BREVETTO DEVE ESSERE SOTTOPOSTO AD UNA COMMISSIONE INCORRUTTIBILE E PER CUI,POSTA SEVERAMENTE SOTTO COSTANTE CONTROLLO,CHE,VALUTI,SULLA BASE STATISTICA,SE L'IDEA DA BREVETTARE,SOSTITUISCE MANODOPERA E POSTI DI LAVORO,E SE ESSA LO FA' ,CHE COLUI CHE RICHIEDE LA BREVETTAZIONE,SIA OBBLIGATO A DIMOSTRARE CHE DIRETTAMENTE OD INDIRETTAMENTE,ESSA PRODUCE ALMENO ALTRETTANTI POSTI DI LAVORO,ED E' OBBLIGATO AD AVVALERSI DELLA MANODOPERA CHE VA' A SOSTITUIRE.
ALTRIMENTI,IL BREVETTO NON SERVE,NON E' UTILE.
Se esso cura persone,o l'ambiente,e' un motivo da considerarsi a parte.
BREVETTI UTILI E NON DISTRUTTIVI DI POSTI DI LAVORO!
CHI ACCONTENTA UN ROBOT PIU' PRODUTTIVO DI UNA PERSONA?
SOLO UNA PICCOLA PARTE DELLA POPOLAZIONE,CON L'ESCLUSIONE DI UNA GRAN PARTE DI ALTRA POPOLAZIONE.
I BREVETTI UTILI ALLA PERSONA E NON A QUALCHE LOBBY RISTRETTA DI PERSONE.

PROPONI DIBBA..CORAGGIO!

Luca Fini, Brescia Commentatore certificato 14.08.18 18:37| 
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EVOLUZIONE: Qualcosa che si trascina dietro l'Involuzione dell'essere umano. Più si sarà ricchi del superfluo, più si sarà poveri dell'indispensabile. Che sia materiale o spirituale, il senso non cambia molto. -- Grazie di cuore, Alessandro. ad maiora semper.

michele p., Battipaglia Commentatore certificato 14.08.18 14:05| 
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GRAZIE COME SEMPRE!!!

ROSSANA I., ROMA Commentatore certificato Commentatore che partecipa alla marcia per il reddito di cittadinanza 14.08.18 13:57| 
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All’interno di questo Stato nello Stato chi decide per tutti? Il Padrone ovviamente.
Che voce in capitolo hanno i dipendenti-abitanti? Nessuna.
Se questo non è neo-feudalesimo bisognerà trovare un’altra parola. Per adesso il termine descrive abbastanza bene questa realtà: benessere e totale sottomissione per pochi, miseria ed emarginazione per tutti gli altri.

Giorgio C. Commentatore certificato 14.08.18 13:22| 
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Grazie Alessandro per questo bellissimo reportage, c'è uno spaccato a tutto tondo sulle drammatiche scelte che attendono l'umanità. Dici bene che quei due mondi sembrano aver bisogno l'uno dell'altro, cioè credo siano due facce della stessa medaglia. Quando hai descritto la "città-stato" di Facebook, con i suoi aspetti totalizzanti (sarei curioso di assaggiare il mangiare di quei dodici ristoranti...), a me è balenato in mente il mantra di Cupiello junior: nun me piace 'u prisepe! Un modo di organizzare le cose secondo una modalità tecnico-scientifica che viene spacciata per orizzonte ultimo e definitivo del pensiero umano, la lingua necessaria in cui si devono esprimere le idee dell'uomo "sensato", "razionale", "buono". Poi ci si accorge dell'altra faccia, dei "danni collaterali", delle "esternalità". Caro Alessandro, grazie infinite di esserci, di darci testimonianza con la tua attività che il futuro è aperto e può essere meraviglioso, auguro a te, alla tua compagna e al piccolino un meraviglioso soggiorno, ricco di spunti, di fantastiche esperienze, di gioia.

Enzo Rossi 14.08.18 11:15| 
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Grande Alessandro Di Battista.
Ti vogliamo bene, ti stimiamo tanto e ti auguriamo una vita felice con la tua famiglia!
Ti chiediamo solo di continuare a leggere le tue fantastiche esperienze che, per tanti di noi, sono sono fuori dalla portata sia fisica che materiale!
Sei un esempio formidabile per tanti giovani che forse ti seguiranno per poter provare le stesse emozioni nel conoscere il mondo con tutte le cose belle ma anche tante brutte!
Hai fatto volontariato, politica ed ora stai continuando altre esperienze che, e ce lo auguriamo tutti noi, ti possano portare un giorno a tornare in Italia per dare un altro grande contributo per migliorarla sia a livello umano che politico anche con la tua riservatezza e modestia che SOLO PERSONE GRANDI posseggono!
Ti aspettiamo a braccia aperte ed augurandoti tanta felicità e gioie con la tua famiglia, tutti noi ti mandiamo un saluto ed un arrivederci!

giova31 14.08.18 10:40| 
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Questo articolo fa riflettere molto, fa anche un po’ paura, paura che questo modo di vivere si espanda ovunque, grazie Alex

undefined 14.08.18 09:34| 
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👍 grazie Alessandro !!
una buona scrittura che sempre serve, a capire come stanno andando le cose nel mondo !
.
allego questo video eccezionale

che è da vedere :

https://www.youtube.com/watch?v=zsL2NoR2BY0


tutti dovrebbero vedere questa intervista

per conoscere una voce sulla

situazione africana

voce nera

vera

PIO Z., Trento Commentatore certificato 13.08.18 22:25| 
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Splendido

massimo m., Roma Commentatore certificato Commentatore che ha donato a Rousseau 13.08.18 20:35| 
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Effettivamente chi è ricco non ha amici. Amici veri intendo, di finti amici invece ne ha in abbondanza. La relazione nasce morta in partenza, minata dall'interesse per i soldi e la ricchezza. Interesse che sopprime ogni sentimento umano per cui valga la pena di vivere.
Finirà anche la Silicon, soppiantata da un altro futuro, finirà quest'idea di progresso: sparirà quando gli scarti umani di queste innovazione tecnologiche supereranno il limite oltre il quale non si potrà più andare.

marta 13.08.18 19:54| 
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caro Alessandro, grazie per il reportage dalla California, che mette insieme lo stupore per le immaginifiche innovazioni tecnologiche, anticipazioni di vere e proprie "rivoluzioni" tecnologiche e l'amarezza di rilevarne le connesse contraddizioni. Il futuro a portata di mano e i trattamenti dei privilegiati ammessi al banchetto e led miserie di chi non ce l'ha fatta ad entrare o ne è stato estromesso. Luci ed ombre, o meglio: bagliori e oscurità umane...Le innovazioni: ormai non sono più associate a sviluppo senza drammi. Si licenzia senza pietà anche nell'avveniristica TESLA, a conferma che non c'è pace nello sviluppo capitalistico: un giorno sei sugli altari, tra i privilegiati, e il giorno dopo sei nella polvere, in strada, come i diseredati dello sviluppo. Metti bene in luce queste ed altre simili contraddizioni. Ma mostri un limite, caro Alessandro: c'è anche rassegnazione nelle tue considerazioni, come quando ammetti che non ci sarà più la "piena occupazione" osservando la distruzione dei lavori tradizionali ad opera dell'uomo. Sta dando per scontato che non può essere assicurato il "diritto al lavoro" ! E' grave in un giovane politico come te che dovrebbe insegnare agli altri a non smettere di sognare che un mondo dove assicurare un lavoro dignitoso a tutti è possibile ! Perché il lavoro non è solo una fonte dignitosa di reddito, ma soprattutto il legame forte tra la te e gli altri, in un rapporto di crescita di considerazione e stima interpersonale. E' il cosiddetto "valore sociale" del Lavoro, non barattabile con qualsiasi forma di reddito universale, forse involontariamente funzionale ad un sistema che vuole "fuori dai coglioni" chi non può essere (più) della partita ! Certo, non puoi aspettarti il riconoscimento del diritto al lavoro a tutti da chi a stento lo può garantire (per poco) a chi gli è funzionale. Il sistema capitalistico questo non te lo può assicurare. Ed è quì (e non altrove !) che la Politica deve sopravanzare l'Economia !!!

Rinaldo A., Roma Commentatore certificato 13.08.18 19:35| 
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Mi è piaciuto questo artico, conferma ciò che sostengo da un bel po'. Prima l'essere umano, ma per dare vita alle persone, non basta la politica, occorre iniziare a lavorare subito su culture naturopatiche o similari. A cosa serve tanta tecnologia se la qualità della vita, sia per i ricchi che per i poveri è devastante. Serve ad un bel niente. Non siamo esseri eterni, crepiamo o prima o dopo, per cui, la vita va vissuta bene , in modo sano, non in funzione dei guadagni del mercato. Altrimenti tanto vale metterci un cartello al collo, con su scritto SCHIAVO.

Grazia 13.08.18 19:03| 
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Bellissimo reportage grazie Alessandro.

patrizia v., cagliari Commentatore certificato 13.08.18 18:05| 
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Sei un grande Ale.... Se nei cuori di tutti gli italiani onesti, Un abbraccio a tutta la tua famiglia

scipione SCAPATI, CERVIGNANO DEL FRIULI Commentatore certificato 13.08.18 16:59| 
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Bellissimo reportage ricco di profonde e stimolanti riflessioni.
Grazie Alessandro.
Ciao.
Paolo Croce

Paolo Croce 13.08.18 16:40| 
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Silicon Valley Pensa come usare i .........DRONI

in ITALIA non si riesce ad eliminare i la..DRONI

...Ecco spiegata la fuga dei "CERVELLI"

Franco T., S.Vito Romano Commentatore certificato 13.08.18 16:30| 
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Bella testimonianza Alessandro. A dire il vero, questi colossi delle comunicazioni hanno già iniziato da anni a cambiare le persone di tutto il mondo, chi piu chi meno sono schiavi del confronto/invidia/esibizionismo che impera sui social, tutti esibiscono il proprio "benessere" postando sui social foto di posti alcune volte senza nemmenpo esserci stati, di piatti stellati, ecc ecc e passano ore al giorno a seguire su Twitter quello che fanno personaggi piu o meno famosi a loro sconosciuti, è una tristezza assoluta, vedere che la maggior parte delle persone vive una realtà distorta, atrefizia senza andare nella silicon vallei, persino seduti a tavola con amici o parenti si è tutti presi da questa realta parallela, per quanto mi riguarda non uso social di nessun genere proprio per distaccarmi da tutto questo, sperando che almeno chi mi è vicino si risvegli da questa ipnosi di massa, e torni ad assaporare le relazioni fatte di carne, ossa e sorrisi non "like"

Piselli Antonio 13.08.18 16:21| 
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e la notizia piu grande che si poteva dare, dar da mangiare alle povere popolazioni africane tramite un drone un evviva alla urbe

Antonio L., Anzio Commentatore certificato 13.08.18 16:17| 
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Dibba nel post ci dice cose fantastiche per i dipendenti di Facebook; “Per le neo-mamme e i neo-papà sono previsti quattro mesi di congedo parentale a testa.”
Anche per la più scassata impresa artigianale d'Italia sono previsti dall'INPS 5 MESI obbligatori la neo mamma. Spesso le donne cominciano a stare a casa dal 3° mese; pericolo di aborto. Questo pericolo si assottiglia per le donne artigiane, coltivatrice diretta ...
Paolo TV

Paolo Z., Crocetta Commentatore certificato Commentatore che partecipa alle Europee Commentatore che partecipa a Italia a 5 stelle 2015 13.08.18 16:05| 
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Amo gli Americani e per questo sono cosciente che vanno fermati

Valeriano Barbara 13.08.18 15:49| 
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Bisogna essere capaci di capire che le cose, le situazioni cambiano. In un mondo globalizzato i cambiamenti sono ancora più veloci. Quello che non prendi in considerazione tu a casa tua, viene studiato e realizzato in un'altra parte del mondo. Negli anni '90, in Italia, in particolare nella mia Regione, c'era un gran fermento, c'era ricerca, riguardante la realizzazione dell'auto elettrica. Non interessava nè alla politica (poichè gli introiti per lo stato derivano anche dalle accise sul consumo di carburante), nè alla fiat, dove, questa è la mia impressione, si pensava più a giochi di finanza che alla ricerca. Così i giapponesi ci hanno superati per l'ennesima volta. Se pensiamo agli scooter, come la vespa, la lambretta, superati di gran lunga sempre dai giapponesi che hanno copiato migliorando. Credo che in Italia ci siano potenzialità che hanno bisogno di un contesto dove potersi esprimere.

Maura Bologna 13.08.18 15:29| 
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Leggo sul post “E sarà sempre un drone, più grande, a trasportarci come un taxi collettivo.”
Come no, migliaia di elicotteri che girano in una città, che partono, atterrano e si sbattono uno con l'altro; ma non sono a contatto con l'asfalto, possono centrare qualsiasi cosa dopo l'incidente.
Chissà come costeranno le polizze di questi droni..
Paolo TV

Paolo Z., Crocetta Commentatore certificato Commentatore che partecipa alle Europee Commentatore che partecipa a Italia a 5 stelle 2015 13.08.18 15:19| 
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Il reddito minimo è sacrosanto ed esiste in tutti i paesi civili. In italia purtroppo non esiste e forse non ci sarà mai, vedremo...

Freeman 13.08.18 13:56| 
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L'illusione del nn essere solo dietro il tablet o smartphone è, appunto, un'illusione caro Dibba. Ricorda ragazzo: la differenza la fa sempre e comunque l'uomo, il suo istinto, i suoi sentimenti!

Pasquale M., Airola Commentatore certificato 13.08.18 13:08| 
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Caro Dibba, a leggere le tue impressioni sulla realtà, per noi folle, che già si vive in quei posti, si capisce quanto il nostro sistema di vita sia più sulla luna che in terra. Bisogna abituarci ad abbandonare le nostre quotidiane minuzie e bassezze umane per saper vedere avanti, molto avanti, nel bene come nel male, per arrivare a gestire al meglio quel mondo che ora ci sta già sfiorando ma che tra pochissimi anni diventerà realtà quotidiana anche da noi, forse ancora più difficile da gestire.
Bhè, devo dirti che sopratutto dopo averti letto, sono ancor più felice di avere l'età avanzata che ho, assai prossima alla dipartita. Ho la consapevolezza di aver vissuto forse il periodo migliore della tribolata storia umana.
Auguri giovani! Auguri di cuore per non allontanarvi dalla realtà che vi si avvicina galoppando, per saperla leggere e viverla sfruttandola al meglio, senza diventare gli zombi dipendenti di quel piccolo arnesino utilissimo per certe cose e demenziale per tante altre. Discernere e utilizzare cosa c'è di buono e cosa invece è da scartare dei prodotti delle nuove tecnologie è la sfida che dovrete affrontare al meglio per non essere solo succubi di facili e annientanti anfetamine.

paolo boccali, sarteano Commentatore certificato 13.08.18 12:17| 
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