Fuori i responsabili e nuovi investimenti per la sicurezza. Mai più morti per il crollo di un ponte

di MoVimento 5 Stelle

Il crollo del Ponte Morandi di Genova è una ferita profonda per il capoluogo ligure e per l’intero Paese. Decine di persone, bambini, famiglie e lavoratori hanno perso la vita in una vigilia di Ferragosto che fino a quel tragico momento era un giorno come un altro. Queste sono le ore del dolore per le vite spezzate e della vicinanza di tutti gli italiani e dello Stato ai loro cari. Sono le ore del sostegno e della gratitudine ai soccorritori, al personale sanitario e alle forze dell’ordine, che stanno garantendo il massimo impegno e il massimo spiegamento di forze. Il MoVimento 5 Stelle è accanto a chi piange le persone care e il nostro raccoglimento e la nostra vicinanza sono fatti anche di azioni concrete. Pochi minuti dopo il crollo, con il ministro delle Infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli e con l’intero governo, eravamo già impegnati a capire se la macchina dei soccorsi era partita e a monitorare la tempestività e l’efficacia degli interventi.

Ci siamo concentrati sull’emergenza che avevamo e abbiamo davanti e abbiamo scelto di non replicare ad alcune dichiarazioni polemiche nei nostri confronti (purtroppo c’è chi non ferma la macchina della propaganda nemmeno davanti a una tragedia come questa). Ora è il momento di mettere invece in fila le cose fatte per affrontare il nodo della sicurezza della nostra rete viaria e infrastrutturale e le cose che stiamo facendo e intendiamo fare già nelle prossime settimane. È il momento di ribadire che non è possibile, nel 2018, morire a causa del crollo di un ponte e soprattutto è il momento di fare in modo che non accada ancora.

Nei nostri cinque anni all’opposizione, durante la passata legislatura, non abbiamo mai smesso di denunciare il pericolo derivante dalla vetustà di alcune infrastrutture viarie e autostradali. Nel caso specifico di Genova, già nel 2015 e nel 2016 era stata evidenziata in Parlamento la criticità legata a un preoccupante cedimento dei giunti della struttura: la situazione del Ponte Morandi era dunque nota e l’abbiamo segnalata all’allora ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. Con una nostra interpellanza al governo, infatti, in connessione con la purtroppo nota questione del rischio idrogeologico, a giugno 2017 un’interrogazione del nostro portavoce Alberto Zolezzi (Atto Camera Sindacato Ispettivo Interpellanza: 2/01828 presentata da Zolezzi Alberto il 08/06/20187 nella seduta numero 811) richiamava l’attenzione sulle criticità delle infrastrutture nel capoluogo ligure. Chiedevamo a Delrio un controllo su tutte le infrastrutture genovesi, consapevoli che il dissesto idrogeologico è strettamente connesso alla manutenzione di strade e autostrade.

Come ha ben spiegato il ministro Toninelli, il Ponte Morandi è una struttura concepita negli anni Cinquanta del Novecento e realizzata nel decennio successivo: i successivi lavori di raddoppio e consolidamento non hanno evidentemente ovviato alla sua inadeguatezza a sopportare il peso di un traffico di mezzi pesanti e di automobili in continuo aumento. Esistono però oggi le tecnologie e gli strumenti per monitorare la sicurezza di queste strutture, così come esiste una concessione in virtù della quale la società che gestisce l’autostrada si impegna a garantirne la manutenzione e la sicurezza, peraltro pagando un canone che non esitiamo a definire ridicolo e riscuotendo invece un pedaggio che nel nostro Paese è il più caro d’Europa.

Allora attendiamo il lavoro dei tecnici inviati dal ministro Toninelli, attendiamo il lavoro della magistratura nell’accertare eventuali responsabilità, ma non attendiamo neanche un minuto di più a esigere – insieme ai ministri Di Maio e Toninelli – le immediate dimissioni dei vertici di autostrade per l’Italia. Quel ponte necessitava di una profonda manutenzione da decenni! Bene ha fatto il ministro delle Infrastrutture, a evocare, qualora ce ne siano le condizioni, anche il ricorso alla revoca della concessione e alle eventuali multe connesse ad inadempienze.

Interveniamo, come nostra consuetudine, per risolvere il problema alla radice, ripercorrendo l’intera filiera delle responsabilità. Ma interveniamo con tempestività anche per risolvere il problema immediato dei cittadini genovesi e delle persone che attraversano quel tratto della A10: con il fondo Emergenze della Protezione civile sarà ripristinata al più presto la viabilità ordinaria, anche valutando la possibilità di prolungare fino a Voltri la “Strada a mare”. Per la ricostruzione del viadotto, invece, il ministro Toninelli ha già individuato il possibile ricorso ai fondi del Piano economico e finanziario di autostrade, da discutere eventualmente a settembre, e ad altre risorse provenienti da fondi dedicati anche alle infrastrutture.

Serve un piano Marshall per garantire una seria e continua analisi della sicurezza delle nostre infrastrutture viarie, spesso ultracinquantenni. Serve una profonda opera di mappatura e servono interventi piccoli e grandi, con il ricorso alle tecnologie più avanzate, come i sensori di monitoraggio che lanciano l’allarme in caso di problemi. In una parola, per evitare le continue emergenze e le loro drammatiche conseguenze, serve prevenzione. E la prevenzione si fa stanziando risorse economiche, peraltro foriere di crescita e nuova occupazione, che l’Europa ci deve consentire di utilizzare senza l’incubo dello sforamento dei vincoli di bilancio.

A chi collega il crollo con la mancata realizzazione della cosiddetta “Gronda di Genova”, il passante che dovrebbe alleggerire il traffico nello snodo autostradale della città su cui il Governo del cambiamento ha avviato un’analisi costi-benefici, ricordiamo poi che questa è concepita come opera complementare e non alternativa al ponte crollato. Il progetto della Gronda, che peraltro sarebbe pronta non prima del 2029, non prevede dunque la sostituzione del viadotto sulla A10. Ciò conferma la strumentalità degli attacchi rivolti al MoVimento 5 Stelle, che non è aprioristicamente contrario alle grandi opere, ma valuta caso per caso con il solo parametro dell’utilità per i cittadini. Infrastrutture e grandi opere si fanno quando servono a tutti, non per arricchire qualcuno che poi magari neanche si occupa della loro manutenzione.

Il nostro auspicio e il nostro impegno è che la ferita ancora sanguinante di Genova, questo dramma che non deve rimanere impunito sia di monito a chi pensa di potersi ancora arricchire progettando e proponendo infrastrutture inutili, a chi si dimentica della manutenzione ma puntualmente si ricorda dei dividendi. E anche a chi vuole imporci vincoli di bilancio che finiscono per diventare una minaccia per la sicurezza delle persone.


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