Puglia, la realizzazione della nuova sede del Consiglio regionale uno dei più grandi scandali di sempre

di Antonella Laricchia, Movimento 5 Stelle Puglia

Dopo quasi un anno di approfondimenti e indagini, il MoVimento 5 Stelle Puglia ha fatto luce su uno dei più imponenti scandali riguardanti la realizzazione di un’opera pubblica avvenuti in Italia: sto parlando della realizzazione della nuova sede del Consiglio regionale.

Un’opera che dopo 15 anni di attesa non è ancora terminata e la cui entità dei lavori è passata da 39,5 milioni a 95 milioni. Uno spreco gigantesco per cui adesso chiederemo giustizia alle autorità a nome di tutti i pugliesi.

Ripercorriamo le date cruciali di questa storia: nel 2003 viene aggiudicata la gara di progettazione dell’opera, l’aggiudicazione della gara d’appalto avviene sette anni dopo, nel 2010. Finalmente il 21 marzo 2012 (2310 giorni fa!) iniziano i lavori che, stando al contratto di appalto, sarebbero dovuti terminare due anni dopo nel 2014, tuttavia oggi dopo oltre 4 anni, l’opera non è ancora pronta.

MA COSA È SUCCESSO NEL FRATTEMPO IN QUESTI ANNI?

Sono intervenute alcune varianti, in particolare dal 2003 al 2010, delle varianti progettuali mentre dal 2012 ad oggi, ci sono state invece 5 varianti in corso d’opera.

Ma si è anche perso un sacco di tempo: infatti dal 2012 ad oggi sono passati 2310 giorni, se da questi sottraiamo i giorni che erano stabiliti per completare l’opera (729) e anche gli ulteriori giorni di proroga previsti dalle varianti rimarrebbero, comunque, quasi 1000 giorni di sospensione lavori, assolutamente inspiegabili.

Innanzitutto è “singolare” che gli stessi progettisti che nel 2003 avevano vinto un bando per realizzare l’opera con un importo di 39,5 milioni, nei sette anni successivi fanno delle varianti al loro stesso progetto incrementando l’entità dei lavori di ben 27 milioni di euro.

Ma in cosa consistevano queste varianti progettuali da 27 milioni? Ne abbiamo analizzate alcune che ci hanno convinto poco: solo per fare un esempio, abbiamo visto un aumento dell’importo lavori di 8 milioni di euro per adeguare alle sopravvenute normative antisismiche un progetto che già dal 2003 era stato dichiarato e stimato tenendo conto delle maggiori dimensioni di una struttura antisismica. Ovviamente elencarle tutte sarebbe impossibile anche perchè a questo ci penseranno gli organi preposti.

Successivamente al 2012, come abbiamo detto, ci sono state ben 5 varianti per altri circa 27 milioni di euro che hanno portato l’entità dei lavori ai ben 95.000.000 odierni ovvero 55 milioni di euro in più rispetto al 2003 (il 240% in piú).

Anche in questo caso siamo andati a vedere in cosa consistessero queste varianti: e ciò che abbiamo scoperto analizzandone solo alcune ci ha lasciati di stucco.

Ad esempio abbiamo scoperto che nella 5a variante si decide di sostituire delle plafoniere a neon con delle plafoniere a led. Scelta legittima se non fosse che si sceglie inspiegabilmente di acquistare delle plafoniere “esclusive e ricercate” al costo di 637€ cad. quando plafoniere con prestazioni illuminotecniche identiche sul mercato avrebbero avuto un costo che oscilla tra i 130-150€; una scelta della Direzione Lavori che non ha incontrato nessun impedimento da parte dell’amministrazione regionale, che ha generato un maggior costo per le casse pubbliche di circa 830.000 €, per n° 1637 plafoniere. Un po’ come se la Regione volesse fornire a tutti i propri dipendenti delle penne «Montblanc» in oro invece delle correnti penne «biro».

Ma abbiamo visto anche un potenziamento fonoassorbente dei controsoffitti che secondo ricerche di mercato avrebbe dovuto generare un sovrapprezzo al massimo di 3,50 €/mq in più e che, invece, è costato ben 56€/mq in più. E, in ultimo, la sostituzione di pareti divisorie mobili attrezzate con pareti divisorie mobili non attrezzate che, anziché far scendere il costo lo hanno visto crescere inspiegabilmente.

Ci siamo chiesti chi potrebbe guadagnarci e chi ci sta perdendo di sicuro. Di sicuro ci stiamo perdendo noi pugliesi. I costi effettivi per i Pugliesi fanno scendere, solo per effetto del ribasso d’asta, l’importo dei 95 milioni a €56.282.550 che sommati ai costi per spese varie di circa 30.833.000 euro, diventano € 87.166.000 di costo totale attuale dell’opera per le casse pubbliche. Soldi pubblici a cui vanno aggiunti anche i costi, per ogni anno di ritardo, dell’affitto dell’attuale sede del Consiglio (1.582.726,12 € all’anno) per un totale di 6.350.904,00€ per gli oltre 4 anni di ritardo.
Ma se da un lato sono i cittadini a pagare c’è anche chi, di fatto, trae un vantaggio volutamente o meno dall’aumento di tempi e costi. Sia i progettisti che le imprese che partecipano alle gare d’appalto percepiscono importi percentuali che crescono al crescere dell’entità dei lavori. In questo caso i progettisti percepiscono il 12% dell’entità dei lavori, quindi la parcella che nel bando di gara per la progettazione del 2002 era presumibilmente di 3 milioni di euro è aumentata, con l’aumentare dell’entità dei lavori, arrivando a circa 11.200.310€, dunque il 400% in più. Allo stesso modo anche le imprese, in questo caso, percepivano il 49% sull’entità delle opere aggiuntive inserite nelle varianti.

Di chi sono le responsabilità politiche di chi doveva controllare e non l’ha fatto? Si tratta di esponenti dei vecchi partiti sia di destra che di sinistra.
Raffaele Fitto, Presidente della Regione nel 2003 nel periodo di conclusione della gara di progettazione poi dichiarata «illecita» dalla Cassazione.
Nichi Vendola, sotto la cui Giunta tutte le varianti progettuali sono andate avanti senza incontrare ostacoli.
Arriviamo poi al Presidente Michele Emiliano, governatore quando è stata approvata la 5° variante, la più ingente. Eppure il 4 maggio 2015 il Consiglio di Stato aveva prescritto l’obbligo per la Regione di valutare il prioritario interesse della Collettività, a ripristinare la legalità, demolendo l’opera e rifacendo la gara di progettazione, con criteri di correttezza e legalità. All’epoca i lavori erano ancora al 10% di avanzamento. Emiliano cosa fece? Decise di andare avanti, stabilendo che la legalità era da considerarsi secondaria rispetto all’interesse finanziario delle Casse Regionali; peccato che poi, proprio sotto Emiliano, sulle stesse casse regionali venivano scaricati gli enormi costi della 5° variante da 19 milioni di cui vi abbiamo parlato.


Il MoVimento 5 Stelle Puglia presenterà un esposto alla Corte dei Conti,
all’Anac e alla Procura della Repubblica e una mozione urgente per fermare il pagamento delle parcelle dei progettisti per gli ultimi 4 milioni circa rimasti e recuperare gli 8 milioni già erogati.

In questo video non ci è stato possibile raccontarvi tutto ma per maggiori dettagli potete scaricare le slide QUI.

Speriamo che la nostra azione serva ad individuare tutti i responsabili di questa scabrosa vicenda e soprattutto a restituire giustizia alla Puglia e ai pugliesi.


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