
Ivrea, Olivetti e l'Unesco: quando le imprese italiane entrano nella storia
2 luglio 2018 alle ore 16:55•di Davide Casaleggio
di Davide Casaleggio
Ivrea Patrimonio mondiale dell'Unesco è un riconoscimento che premia la storia di una città simbolo della rivoluzione industriale del '900. Una città dove l'utopia di Adriano Olivetti si è concretizzata, diventando punto di riferimento di un'industria tecnologica che ha cambiato il mondo.
La decisione del World Heritage Committee ci racconta che l'impresa che riesce ad andare al di là delle mere logiche del ricavo è un'impresa destinata a rimanere nella storia. Ci racconta che il concetto olivettiano di Comunità travalica i confini del tempo, supera ogni modello di welfare aziendale moderno.
Adriano Olivetti metteva la persona prima dell'impresa. E oggi la sua idea di comunità è il faro che ci indica la strada al centro di Rousseau. In un certo senso ci sentiamo figli di Adriano. Perché il concetto di Comunità, grazie a Internet, genera effetti positivi e si trasforma in aggregazione, in obiettivi, in interessi comuni. Per questo stiamo lavorando a nuove idee per Rousseau che possano ricalcare quello che era lo spirito olivettiano. Uno spirito che mette al centro il cittadino e il suo benessere. Idee che facevano dell'Italia un laboratorio tecnologico d'avanguardia e modello internazionale. Ripartire dal riconoscimento di Ivrea a Patrimonio Unesco per riscoprire l'utopia della Olivetti è un sentiero luminoso per il futuro di questo Paese.
Commenti (14)
martamaria
2 luglio 2018 alle ore 17:34Ho letto che Adriano Olivetti fu educato dal padre Camillo secondo i precetti di Rousseau, ad esempio non ricevette alcuna educazione religiosa fino a otto anni. Non sapevo che Adriano Olivetti aveva fondato un Movimento che si era presentato alle elezioni amministrative e politiche; a quanto pare l'esperienza politica a contatto con i partiti in Parlamento gli minò la salute: morì all'improvviso a 59 anni dopo pochi mesi dalle dimissioni dalla carica politica.
Dar T.
2 luglio 2018 alle ore 18:24Finalmente il giusto e doveroso riconoscimento all'Italia, che ci riempie di orgoglio, per Adriano Olivetti che era un grande visionario del Bene Collettivo, proprio com'era quel grand'uomo di tuo padre che in quella fabbrica, guarda caso, ci aveva lavorato...
Pasquale S.
2 luglio 2018 alle ore 18:31Penso che il Sig . Adriano Olivetti
Sia sempre stato propenso a promuovere il suo lavoro,anche attraverso i suoi operai o impiegati o nuove persone che non hanno più mercato. Mi permetto di fare una proposta al Blog ,perché non dare la possibilità a chi non ha più un mercato del lavoro a cui rivolgersi,
Fargli fare dei corsi con il PC a carico delle regioni per utilizzare tale personale per inserire dati ancora cartacei della pubblica amministrazione( e c'è ne sono tanti) nella rete in modo da velocizzare la attuale burocrazia che snerva ogni cittadino che ne viene a contatto.
(Magari è già stato proposto)
Saluti
Cristina andriani
2 luglio 2018 alle ore 19:10Che bel riconoscimento a scapito di persone che sono e saranmo sempre degli eroi!!!
Gianfranco
2 luglio 2018 alle ore 19:14Per chi non conoscesse i fatti legati alla fine di questa prestigiosa azienda, fiore all'occhiello che fu (purtroppo) per l'Italia, può essere interessante questa intervista a Franco Tatò. E'' un articolo sulla Olivetti e la "gestione" di Carlo De Benedetti. Ognuno tragga le sue conclusioni.
http://www.informazionesenzafiltro.it/franco-tato-la-olivetti-di-de-benedetti-regalo-agli-americani-il-futuro-dellitalia/
Donato V.
2 luglio 2018 alle ore 21:41Olivetti aveva ragione prima l'uomo poi tutto il resto.sino a che il concetto era quello i risultati ci sono stati.con la nuova tesi che io definisco come l'egoismo delle persone io sono io ho fatto .lo definisco egoismo con una parola ,cosi siamo arrivati alla distruzione della partecipazione degli esseri nel gruppo e la difesa dei beni comuni con risultati evidenti.grazie della vostra lettura x il mio scritto. spero di essere stato comprensivo
David Catalano
2 luglio 2018 alle ore 21:46Si certamente c'è da condividere, pienamente d'accordo, questi dettagli hanno fatto la storia e di conseguenza sono la storia, sono anche l'orgoglio dell'Italia, ma oggi l'Italia siamo noi, noi chi? coloro che ci credono al governo del cambiamento, ma molta gente attuale, in mezzo a certe realtà oggi come oggi, dispiace che non hanno ne scrupoli ne dignità e chi ha certe doti non a volte non ha possibilità di fare un salto al cambiamento, prima in se stessi e poi per gli altri.
Avanti siete fantastici.
alessio lattanzi
2 luglio 2018 alle ore 21:53Siamo un popolo di artisti, ingegnieri e scienziati di persone dalle grandi idee e scoperte in tutti i campi... dobbiamo incentivare e tutelare le nostre risorse umane... confido in voi avanti tutta!
Roberto Maccione
2 luglio 2018 alle ore 22:36Se la piattaforma Rousseau la si vuole impostare con la filosofia Olivettiana, non si puo' essere che d'accordo.
Freeman
3 luglio 2018 alle ore 01:38Olivetti fu un grandissimo imprenditore, al contrario di molti delinquenti che sono diventati molto ricchi in modo disonesto...
Alberto Licandro
4 luglio 2018 alle ore 05:45Ti riferisci al capo di cosa nostra del centro Italia voluto da Andreotti, nel sud era Dell'Utri e nel nord Vito Bonsignore (informazioni di uno che parla, della ex-DC, attuale PPE), ed a Caltagirone, De Benedetti (che l'Olivetti l'ha fatta fallire e che fa i miliardi in Italia ma detiene la residenza in Svizzera per non pagare le tasse all'erario italiano, e a quanti altri? Hai ragione!
Adolfo Treggiari
3 luglio 2018 alle ore 14:39Che peccato! Ivrea avrebbe potuto diventare la nostra sylicon valley se solo qualcuno avesse preso l'eredità di Olivetti. In realtà il computer è stato inventato a Ivrea prima che negli USA.
massimo m.
3 luglio 2018 alle ore 14:48Splendido.
GIANCARLO O.
5 luglio 2018 alle ore 16:10Grazie Davide per il ricordo meritatissimo: ma non va dimenticato che le classi politiche precedenti lo hanno distrutto: BUFFO PAESE L'ITALIA!
