
Ecodesign, la rivoluzione necessaria per salvare il pianeta
9 luglio 2018 alle ore 10:23•di Eleonora Evi
di Eleonora Evi, Efdd - Movimento 5 Stelle Europa
Come si coniugano ecodesign ed economia circolare? Attraverso un legame positivo e virtuoso di riduzione dell'impatto ambientale e delle quantità di rifiuti. Perché, con specifiche di progettazione basate su criteri di efficienza delle risorse e dei materiali, infatti, non solo si riesce a ridurre per l'80% l'impatto ambientale che i prodotti connessi all'energia hanno lungo il loro ciclo di vita, ma si contribuisce anche all'economia circolare. Questo perché agire sulla durabilità, la riparabilità, la possibilità di aggiornamento, ma anche sul potenziale di condivisione, riciclo e riuso di questi prodotti, riduce sensibilmente la quantità di rifiuti.
Questa è la risposta che arriva dal Parlamento europeo che ha fatto il punto sull'attuazione della direttiva 2009/125/CEsulla progettazione ecocompatibile dei prodotti connessi all'energia. Un lavoro di grande rilevanza cui il Movimento 5 Stelle ha partecipato attivamente, cercando di indirizzare la relazione adottata il 31 maggio a Strasburgo verso le priorità e gli obiettivi da raggiungere nel prossimo futuro nel campo dell'ecodesign.
Il punto di partenza per noi era chiaro: i nostri emendamenti puntavano alla necessità di lasciarsi alle spalle un modello economico basato sul consumo sfrenato di prodotti energetici, spesso addirittura progettati con la "data di scadenza" - la cosiddetta obsolescenza programmata - per passare ad un modello basato sui servizi e sulla collaborazione, dove le relazioni tra le persone siano la vera fonte di valore e dove la buona progettazione, per essere davvero tale, metta pienamente al centro i principi dell'economia circolare.
Per questo siamo soddisfatti nel vedere riconosciuta la necessità di agire nel campo dell'ecodesign per rafforzare i principi dell'economia della condivisione e dell'economia dei servizi, accogliamo positivamente il fatto che il testo parli del potenziale non ancora pienamente sfruttato dell'ecodesign per quanto riguarda la possibilità di creare opportunità occupazionali e sottoscriviamo a pieno l'indicazione di agire in modo più incisivo sulla sorveglianza di mercato, dato che tra il 10 e il 25% dei prodotti connessi all'energia immessi nel mercato dell'Unione non è conforme alle specifiche di progettazione ecocompatibile.
Allo stesso modo, è positivo che la relazione indichi, in prospettiva, la necessità di applicare i principi della progettazione ecocompatibile anche ai prodotti non connessi all'energia, per fare in modo che i cittadini europei possano usufruire di prodotti sempre più "virtuosi", e l'obiettivo di ridurre o sostituire l'impiego di materiali e sostanze di importanza critica, come ad esempio gli elementi delle terre rare (REE), le sostanze di natura tossica, gli inquinanti organici persistenti (POP) e gli interferenti endocrini.
La direttiva sta contribuendo grandemente agli obiettivi che l'UE si era data per il 2020 nel campo dell'efficienza energetica e della lotta ai cambiamenti climatici. In particolare dell'efficienza energetica, che è stata la "stella polare" delle misure di progettazione ecocompatibile adottate fino ad oggi. Grazie all'ecodesign (e alle regole sull'etichettatura energetica) ogni anno sono state evitate 320 milioni di tonnellate di CO2 all'anno e si sono risparmiati 175 milioni di tonnellate di petrolio equivalente, rafforzando la sicurezza energetica del continente.
Un contributo importantissimo, ma non ancora sufficiente a rendere l'Europa una società resiliente e sostenibile. Per questo l'orientamento che arriva da Strasburgo sul futuro dell'ecodesign è chiaro: più efficienza dei materiali e delle risorse, più economia circolare".
Commenti (9)
Serafino
9 luglio 2018 alle ore 12:00http://www.zeitgeistitalia.org/video/imagine
franco bazzani ()
9 luglio 2018 alle ore 12:44l'ecodesign sono le fondamenta di una nuova possibilità del vivere.ma queste avviene sotto la crosta terrestre,ma per avere una nuova vera qualità ,bisogna essere molto attenti aciò che spunta dal suolo:basta -ecomostri-che costano montagne di soldi!!!vedi boeri.un'opera più è bella e meno appare
ARCH. Shir akbari
9 luglio 2018 alle ore 15:18 LA CITTÀ VERDE L'URBANIZZAZIONE PRIMARIA AUMENTA LA SICUREZZA E CREA L'ECONOMIA
Non è solo un tema ambientale. Non ci sono soltanto i vantaggi di tipo estetico, l'opere di urbanizzazione primaria; strade urbane ed extra urbane verde, reti, spazi di sosta,verde attrezzato, piste ciclabile sicure, ampie zone pedonali, salvare il centro dalle macchine e creare parcheggi introno al centro storico,... e per questo progettare le aree urbane, aumentano la coesione sociale tra i cittadini e anche la sicurezza. Non esiste luogo di maggiori relazioni umane, per una comunità, di un parco pubblico.
Un ettaro di bosco elimina 15 tonnellate di particolato l'anno. Ma non solo a Melbourne, dove gli amministratori sono riusciti a piantare fino a tremila alberi l'anno, il tasso di omicidi è crollato al 3,1 ogni 100 mila abitanti, contro una media mondiale del 6,2. Tigli, platani, oleandri, palme, tarassici:
i viali alberati aiutano a combattere lo stress e la depressione e la solitudine. Gli alberi sono un prezioso deterrente contro la microcriminalità, rapine e borseggi, e rappresentano così un presidio per la sicurezza dei cittadini.
L'aumentano gli spazi verdi ceduti ad associazioni di cittadini che li gestiscono; è diventata di moda l'architettura dei grattacieli e dei grandi palazzi con la verticalizzazione del verde. Quanto all'aspetto economico il florovivaismo in Europa vale una superficie di 210 mila ettari con un fatturato che sfiora i 3 miliardi di euro e il florivivaismo vale oltre 100 mila posti di lavoro nel nostro paese.
LA CITTÀ VERDE L'AMBIENTE, LA SICUREZZA E L'ECONOMIA
massimo m.
9 luglio 2018 alle ore 15:25Bellissimo Post.
Impariamo dalla Natura e scopriremo una nuova e proficua Economia:
serve da ieri (!) un urgente "cambio di rotta nei nostri modi di pensare e di agire per realizzare un cambiamento epocale nei nostri modelli di progettazione, di produzione e di consumo
per far sì che i nostri sistemi produttivi siano in grado di imitare al meglio ciò che la natura ha lungamente sperimentato in miliardi di anni di evoluzione, per consentire la possibilità di raggiungere società a emissioni zero, riequilibrando quindi i nostri metabolismi sociali in quelli naturali
Gli effetti del nostro intervento distruttivo nei confronti degli ecosistemi, è simile a quello dei grandi dinamismi geologici del nostro pianeta (dal vulcanesimo ai terremoti)
non sembriamo affatto essere coscienti che proprio sui sistemi naturali si basa la nostra salute e quella delle nostre economie".
La nostra cultura "dominante", fallica, fallace e contro natura ci conduce invece a trascurare e spesso a ignorare i processi e le funzioni svolte dai sistemi naturali di madre natura, e ogni volta che li danneggiamo, distruggendoli o indebolendo le loro capacità di resistenza e resilienza, stiamo riducendo le nostre opzioni di sviluppo per il futuro.
Se desideriamo conservare il nostro benessere, non possiamo pensare che possa proseguire all'infinito il meccanismo della crescita continua. Dovremo imparare a imitare i ritmi, il sistema di flussi di nutrienti e il metabolismo altamente efficace della natura, dalla culla alla culla, in cui il concetto stesso di rifiuto non esiste. Eliminare il concetto di rifiuto significa imitare la natura che accoglie e non "rigetta" nulla; progettare tutto prodotti, imballaggi e sistemi fin dall'inizio in base al principio che il rifiuto non esiste, se non come bestemmia sulla bocca degli stolti.
Trattiamo bene la terra su cui viviamo: essa non ci è stata donata dai nostri padri, ma ci è stata prestata dai nostri figli. (Proverbio Masai)
Enrico Botta
9 luglio 2018 alle ore 23:32Lo Stato dia il buono esempio per PRIMO.
L'attuale legge sugli appalti prevede che in gare pubbliche sia premiato non solo del prezzo, ma tutto il ciclo di vita dell'opera evidenziando i materiali riciclati e/o riciclabili a fine utilizzo, i costi relativi incluso i sociali , etc.. La maggior parte delle gare pubbliche è invece premiante sul minimo prezzo e non esiste evidenza di come l'impatto ECO sia valutato e sull'esistenza di Commissioni e/o Ispettorati di Vigilanza.
Quindi in primis il Governo dovrebbe intervenire questo aspetto. Come è noto le soluzioni ECO-sostenibili non sono mai competitive in termini di prezzo.
martamaria
10 luglio 2018 alle ore 07:24Prevale la "cultura" dell'usa e getta. Gravissimo danno mentale perpetrato ai danni delle generazioni più giovani, che avranno difficoltà a cambiare mentalità. Mentre i vecchi sono stati educati alla manutenzione, riparazione e sostituzione del pezzo rotto, per le nuove generazioni "il giocattolo", qualunque esso sia, va buttato via al primo inconveniente.
E il mercato dei consumi in generale va in questa direzione da almeno trent'anni. Con la digitalizzazione poi, le lavatrici si buttano non appena la scheda computerizzata va in tilt.
ARCH. Shir akbari
10 luglio 2018 alle ore 10:53TRASFORMARE LE SMART CITY 0.4 E' POSSIBILE
Lo stato dell'arte dell'edilizia 4.0 in Italia le smart building forse meglio le smart city Ancora sotto sviluppata, nonostante le norme favorevoli sembrerebbe oramai quasi pletorico continuare ad affermare che l'Internet of Things (l'Internet delle cose) costituisce il driver per realizzare la "gigabit society", che le smart city costituiscono l'unico modello economicamente e socialmente sostenibile in vista la crescente urbanizzazione a livello globale, che le infrastrutture digitali costituiscono il presupposto per il successo di quell'economia circolare, l'unica in grado di generare crescita economica e sostenibile.
"Norme per l'infrastrutturazione digitale degli edifici", con cui in sintesi è stato sancito l'obbligo a partire dal 1° luglio 2015, Tale obbligo con l'art. 8 del successivo decreto legislativo n. 33/2016 è stato esteso a tutti gli edifici esistenti.
Ma se il quadro normativo è estremamente favorevole alla realizzazione delle infrastrutture, considerando anche l'intervenuta semplificazione degli oneri amministrativi ed economici e gli "incentivi" concessi, di fatto lo stesso appare scarsamente noto e, quindi, di fatto inapplicato. Una recente ricerca sulle Smart City, realizzata dall'Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, dimostra, infatti, come il 63% delle iniziative avviate in tema di smart city siano ancora (ed a distanza di anni rimangano) in fase sperimentale e concentrate quasi unicamente su illuminazione intelligente o comunque su temi di risparmio energetico: pochissimi i progetti di ampio respiro di riqualificazione urbana e/o di recupero edilizio, diversamente da quanto accade, invece, in Europa.
Esemplare per tutti quanto è stato fatto ad Amburgo, ove progetti di redevelopment di edifici e/o di interi quartieri hanno aumentato l'attrattività della città, anche sotto il profilo della sicurezza, ridotto l'impatto ambientale e valorizzato l'economia.
ARCH. Shir akbari
10 luglio 2018 alle ore 10:55TRASFORMARE LE SMART CITY 0.4 E' POSSIBILE
Lo stato dell'arte dell'edilizia 4.0 in Italia le smart building forse meglio le smart city Ancora sotto sviluppata, nonostante le norme favorevoli sembrerebbe oramai quasi pletorico continuare ad affermare che l'Internet of Things (l'Internet delle cose) costituisce il driver per realizzare la "gigabit society", che le smart city costituiscono l'unico modello economicamente e socialmente sostenibile in vista la crescente urbanizzazione a livello globale, che le infrastrutture digitali costituiscono il presupposto per il successo di quell'economia circolare, l'unica in grado di generare crescita economica e sostenibile.
"Norme per l'infrastrutturazione digitale degli edifici", con cui in sintesi è stato sancito l'obbligo a partire dal 1° luglio 2015, Tale obbligo con l'art. 8 del successivo decreto legislativo n. 33/2016 è stato esteso a tutti gli edifici esistenti.
Ma se il quadro normativo è estremamente favorevole alla realizzazione delle infrastrutture, considerando anche l'intervenuta semplificazione degli oneri amministrativi ed economici e gli "incentivi" concessi, di fatto lo stesso appare scarsamente noto e, quindi, di fatto inapplicato. Una recente ricerca sulle Smart City, realizzata dall'Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, dimostra, infatti, come il 63% delle iniziative avviate in tema di smart city siano ancora (ed a distanza di anni rimangano) in fase sperimentale e concentrate quasi unicamente su illuminazione intelligente o comunque su temi di risparmio energetico: pochissimi i progetti di ampio respiro di riqualificazione urbana e/o di recupero edilizio, diversamente da quanto accade, invece, in Europa.
Esemplare per tutti quanto è stato fatto ad Amburgo, ove progetti di redevelopment di edifici e/o di interi quartieri hanno aumentato l'attrattività della città, anche sotto il profilo della sicurezza, ridotto l'impatto ambientale e valorizzato l'economia.
Enzo Rossi
11 luglio 2018 alle ore 11:10Finalmente si parla di futuro! Bellissimo post, condivido in pieno. Segnalo la necessità di sviluppare questi argomenti ad ogni livello, ma allo stesso tempo di stare in guardia da chi vorrebbe incanalarli in vecchi schemi superati, di tipo scientista, tecnocratico, riduzionista, per farne un'altra branca fighetta del pensiero unico dominante, con tanto di "esperti", corsi universitari, aziende specializzate nell'offrire "servizi" e "consulenze". In pratica, come è in gran parte accaduto con ottime idee, come per esempio il cibo biologico oppure alcune medicine alternative, si rischia di farsi vendere l'ennesimo orizzonte finto alla "Truman show". In mano a certe persone, con l'ottica di piegare tutto ai propri fini di dominio e sfruttamento, anche una magnifica idea diventa il suo contrario, un incubo, un'occasione di fare soldi e di raggirare il prossimo. Occhi aperti, queste persone sono sempre al lavoro...
Cara Eleonora, compimenti per l'impegno in questo tema cruciale, ti auguro buon lavoro, ce n'è tanto da fare. Ti vorrei segnalare, ad esempio, il problema dei caricabatterie per i computer portatili: ogni modello ha il suo incompatibile con gli altri, spesso per un problema di connettore, puro marketing maligno a spese dell'utente. Si potrebbe fare qualcosa come si è fatto con i telefonini, in cui una standardizzazione c'è stata. Inoltre, l'Europa dovrebbe dotarsi di un sistema di pesanti sanzioni per tutte le aziende che sfruttano i collaboratori i loro clienti e che non siano ambientalmente e socialmente responsabili. L'Europa deve essere off limit per loro.
Cordiali saluti
