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Ecco l'accordo Ue-Giappone: un bene per cittadini, Pmi e Made in Italy

Ecco l'accordo Ue-Giappone: un bene per cittadini, Pmi e Made in Italy

Author di MoVimento 5 Stelle
ore 09:31
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di Tiziana Beghin, EFDD - MoVimento 5 Stelle Europa

L'Italia esporta ogni anno 450 miliardi di euro di prodotti di qualità in tutto il mondo: cibo, moda, tecnologia e molto altro. Se il Made in Italy fosse un marchio sarebbe il terzo al mondo, secondo solo a Visa e Coca Cola. Per questo il MoVimento 5 Stelle sostiene il commercio di qualità che crea opportunità per le nostre imprese all'estero, mentre cerca di fermare quello che porta delocalizzazioni, desertificazione industriale e prodotti scadenti. Infatti in passato ci siamo opposti al TTIP, al CETA, al TiSA e a trattati simili e continueremo a farlo.

L'accordo di partenariato economico con il Giappone era già stato siglato dalla Commissione Europea nel 2017, e ha ricevuto il voto positivo del Consiglio dell'Unione venerdì 6 luglio. L'attuale governo italiano non ha dunque potuto influenzare i negoziati poiché essi erano già conclusi prima del suo insediamento, ma nonostante alcune criticità, ha ritenuto in larga misura accettabile l'accordo alla luce dei benefici che esso apporterà alle esportazioni italiane e perché si tratta di un accordo conveniente per le PMI e i cittadini italiani.

Il Giappone è uno dei Paesi più ricchi del mondo, con una popolazione di 120 milioni di persone, un reddito medio per abitante elevato, ma soprattutto una grande volontà di acquistare "Made in Italy". Nel 2017 abbiamo esportato in Giappone beni per 6,5 miliardi di euro e ne abbiamo importati per poco più di 4. Esportiamo in Giappone molto più di quanto importiamo e abbiamo, quindi, oltre 2 miliardi di euro di surplus commerciale.

Ecco perché un accordo col Giappone conviene ai cittadini italiani e alle imprese. Analizziamolo nel dettaglio:

PRODOTTI ALIMENTARI: l'accordo rimuoverà i dazi doganali giapponesi su vino, pasta, formaggio e altri prodotti. Attualmente, nonostante i dazi molto elevati, l'export alimentare italiano verso il Giappone si aggira intorno al miliardo di euro, mentre il Giappone esporta in Italia solo 15 milioni di euro, quasi settanta volte di meno. Non c'è nessuna competizione diretta tra agricoltori italiani e giapponesi e l'unico prodotto che avrebbe potuto causare problemi, il riso, è escluso dall'accordo. Accordo che, inoltre, garantirà la tutela di 46 indicazioni protette italiane.

MODA E PRODOTTI TESSILI: non solo vestiti, ma anche scarpe e borse: la moda italiana è conosciuta e molto apprezzata in Giappone, e già oggi (con i dazi in vigore) oltre 1,5 miliardi di euro di articoli italiani d'alta moda prendono la via del Giappone. L'accordo eliminerà quote e dazi in vigore nel corso dei prossimi anni, facendo così aumentare ancora di più l'esportazione del Made in Italy nel Paese del Sol Levante.

ALTRI PRODOTTI: macchinari industriali, prodotti farmaceutici e chimici: questi sono beni che costituiscono l'altra metà dell'export italiano in Giappone, e anche questi beneficeranno dell'accordo, mentre i cittadini italiani ed europei avranno accesso ai prodotti tecnologici giapponesi a un costo ancora inferiore.

L'accordo non contiene la clausola ISDS o il tribunale degli investimenti, quel marchingegno diabolico che era presente nel TTIP e che permette alle corporation di fare causa agli Stati. Inoltre non porterà OGM sulle nostre tavole, perché anche se in Giappone sono legali gli OGM, questi sono esclusi dal trattato. Inoltre il Giappone esporta pochissimi prodotti agricoli in Italia (al contrario del Canada o degli USA) e nessun punto dell'accordo richiede alle parti di modificare le proprie leggi su OGM o uso di ormoni.

L'accordo di partenariato economico con il Giappone non è perfetto: se fosse stato negoziato sotto gli occhi vigili del governo MoVimento 5 Stelle sarebbe senz'altro migliore, ma le opportunità che offre alle nostre imprese e ai nostri cittadini sono immense e superano gli aspetti negativi.



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11 Lug 2018, 09:31 | Scrivi | Commenti (19) | listen_it_it.gifAscolta
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Tags: accordo, cittadini, m5s, Made in Italy, Pmi, Ue-Giappone

Commenti

 

W il Movimento, W Massimo Fini e Massimo m. di Roma che ci condivide le sue riflessioni!

Marta Buscioni 17.07.18 14:57| 
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E poi col Jefta c'è la questione della privatizzazione dell'acqua, su cui è necessario vigilare puntualmente ed efficacemente in quanto investitori giapponesi o europei potrebbero voler acquisire nostri servizi idrici (in Giappone, Regno Unito e altri paesi UE tali servizi sono privati, in parte o totalmente). Il Jefta prevede esplicitamente che i servizi pubblici siano esclusi dall’obbligo di apertura ai mercati, ma non stabilisce se i servizi idrici rientrano tra i servizi pubblici o meno. E comunque le amministrazioni comunali hanno facoltà di scegliere se privatizzare o mantenere pubblico il servizio, per cui è senz'altro consigliabile verificare se la legislazione nazionale è adeguata (e nel caso integrarla) per impedire una qualsiasi privatizzazione del più fondamentale dei beni pubblici, l'acqua, elemento costitutivo di base degli esseri umani e di qualunque forma di vita.

alfio p. Commentatore certificato 17.07.18 13:11| 
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Nulla in contrario ma fate attenzione. Controllate che tutto cio' che arriva dal giappone non sia radioattivo. Fukushima non e' un opinione...

https://wakeup-world.com/2018/07/12/fukushima-a-nuclear-war-without-the-war/

Valeriano Barbara 16.07.18 00:13| 
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sarebbe bello sapere e farmi lume la differenza consistente fra i trattati firmati dalla UE TTIP e ISDS
Come vi e la differenza che tanti criticano che l Italia e un esportatore di armi non sapendo che in vie legali ha il veto a vendere dal Governo di Israeliano e Usa un po di accortezza nelle informazioni si dovranno togliere molti vincoli e sottomissioni unico Governo rappresentativo per l Italia

Antonio L., Anzio Commentatore certificato 14.07.18 19:28| 
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il MADE IN ITALY è roba seria, facciamo questo benedetto marchio, e rendiamolo grande, ma con veri prodotti Italiani, creati, lavorati, trattati, e controllati approfonditamente da una istituzione seria prima di poter mettere questo marchio, sarebbe un rilancio della nostra economia pazzesco, ma se mettiamo il marchio MADE IN ITALY su prodotti comprati, e lavorati, in qualsiasi parte del mondo per abbassare i costi, ed aggirare i controlli sanitari, e dei diritti umani, per poi attaccargli la nostra bella etichetta, serve solo ad affossare la nostra economia e credibilità.

Antonio.PG 14.07.18 19:25| 
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Ciao Tiziana,
abbiamo condiviso molte battaglie insieme, soprattutto su CETA e TTIP, ma questa volta non siamo per nulla d'accordo. Come sai abbiamo già pubblicato una richiesta pubblica di incontro con Di Maio, e sul sito abbiamo cominciato a diffondere le nostre ragioni che come sai sono basate sullo studio approfondito dei documenti disponibili e dei rapporti già diffusi. Usciremo anche nei prossimi giorni con posizioni articolate.
Credo, in ogni caso, che la differenza ci sia e sia profonda, pur nel reciproco rispetto delle competenze e della serietà dimostrata in anni di impegno. Chiediamo che questo dibattito, svolto solo sui social, diventi pubblico e il MISE apra le porte alle preoccupazioni della società civile, come spesso abbiamo chiesto a Carlo Calenda.
Sono certo che la risposta e la disponibilità arriveranno. Siamo comunque in attesa

Nel frattempo, un abbraccio
Alberto Zoratti
Stop TTIP/CETA Italia

https://stop-ttip-italia.net/2018/07/08/di-maio-firma-il-jefta-e-gli-impegni-elettorali-ci-incontri-subito/

Alberto Zoratti 12.07.18 16:49| 
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Visuale condivisibile su tutto.

Rafforziamo e sosteniamo le nostre imprese con buone leggi e un fisco più equo per renderle competitive sane e indipendenti, sia sui margini, che sugli utili da investire. Rafforziamo la nostra impresa perché raggiunga il più possibile con le proprie gambe i massimi livelli; perché produca servizio per i cittadini e altre imprese in un’ottica internazionale generando occupazione stabile e professionale dignitosa; facendo sì che contribuisca a diffondere un etica morale e imprenditoriale competente; che si riscatti dagli scandali e dalle indecenze diffuse in questi anni grazie al fenomeno ben remunerante della corruzione, stando attenti che le nostre imprese non cadano vittima delle demagogie del presidente di categoria di turno, troppo spesso miope perché condizionato da politici senza scrupolo e da quella parte del sindacalismo più facinoroso e parassita.

Un’impresa libera è un'impresa che si libera, e che assolve la sua vocazione senza compromessi.

friso r. Commentatore certificato 12.07.18 00:41| 
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OGGI PARTE LA RISCOSSA. FORZA MOVIMENTO

Flavio Guglielmetto-Mugion, Torino Commentatore certificato 11.07.18 15:49| 
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Vorrei capire una cosa: come facciamo ad esportare 450 lmd di euro di prodotti Made in Italy se le nostre industrie producono all'estero, non abbiamo acciaio, la Fiat non cè piu, il settore calzaturiero marchigiano e quello manifatturiero di Prato sono stati debellati, l'agricoltura è stata mortificata fino a costringere gli agricoltori a gettare a terra i loro prodotti perchè gli vengono pagati meno di quello che sono costati, i prodotti alimentari italiani costano più di quelli che vengono portati oltreoceano, l'olio ce lo hanno boicottato contagiandoci con la xilella, l'abbigliamento è praticamente tutto prodotto in Cina e le grandi firme, come ci informa Saviano, al limite della legalità producono al ribasso o all'estero....
ma dove stanno tutti questi prodotti che esportiamo????
ma come li fanno i conti??
sarà invece che questi numeri sono falsi perchè comprendono prodotti fatti non in italia da aziende che di italiano hanno solo il nome??

Maela Lenci 11.07.18 15:08| 
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Discussione

1) Non è il sonno ma il sogno della Ragione che ha partorito mostri

Il futuro non è davanti ma dietro di noi
L’economia nella forma del libero mercato, insieme a tutti i suoi infiniti addentellati, domina interamente la nostra società e la discussione pubblica (lo stesso tema cogente dell’immigrazione vi è strettamente legato).

Il libero mercato è basato sull’iniziativa privata e ha al suo centro la figura dell’imprenditore, tanto più apprezzato se particolarmente abile.

A questo proposito va sottolineato un elemento cui si da, ci pare, pochissima attenzione: l’iniziativa privata non è la stessa cosa della proprietà privata. La proprietà privata sta all’iniziativa privata come la forza fisica sta alla possibilità di farne uso.

In nessun tempo si è mai negato a qualcuno il diritto di possedere una forza fisica superiore che dovesse essere in qualche modo ridotta per uguagliarla a quella degli altri. La forza fisica è un dono di natura e chi ce l’ha se la tiene. Ma il problema di mettere dei limiti all’uso indiscriminato di questa forza si è posto fin dall’inizio, appena l’uomo ha cominciato a vivere in comunità sufficientemente organizzate.

In origine il diritto nasce proprio per impedire che individui fisicamente superiori possano usare la loro forza per danneggiare gli altri o per sottometterli. Non si capisce perché lo stesso criterio non debba valere per un altro dono di natura qual è l’abilità economica.

Nella società preindustriale, preliberale, predemocratica la proprietà privata non era messa in alcun modo in discussione, era invece messa in discussione la possibilità che l’individuo potesse usare illimitatamente della propria superiore abilità e capacità in campo economico per danneggiare il prossimo o per soggiogarlo.

massimo m., Roma Commentatore certificato Commentatore che ha donato a Rousseau 11.07.18 14:13| 
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Discussione

2)Tutto lo sforzo della Scolastica, con la lotta al profitto e all’interesse (il tempo è di Dio e quindi di tutti e non può essere perciò monetizzato, Duns Scoto), l’elaborazione dei concetti di “giustizia commutativa e distributiva” e dei princìpi cui dovevano essere sottoposti gli atti di scambio “perché fossero conformi a un criterio di giustizia” e non permettessero sopraffazioni illimitate, fu un tentativo, generoso e per molti secoli riuscito, di evitare che alla violenza della forza fisica si sostituisse quella dell’abilità economica, dell’iniziativa privata dispiegata senza limiti ai danni dei più sprovveduti, dei meno capaci o anche dei meno interessati.

La democrazia liberale e liberista, insieme a tutta una serie di altri fattori, precedenti, concomitanti e successivi, fra cui determinanti sono la rivoluzione scientifica, la Riforma e, soprattutto, la Rivoluzione industriale, abbatte questi limiti e contribuisce a porre le premesse dell’attuale modello di sviluppo occidentale, dove al centro c’è l’economia (insieme alla sua ancella, la Tecnologia) e l’uomo è semplicemente una variabile dipendente.

Se la liberaldemocrazia ha avuto molti e insidiosi nemici, l’attuale modello di sviluppo, inteso nella sua essenza, come Modernità, non ne ha nessuno, né a destra né a sinistra. Il presupposto, inamovibile e irrevocabile, comune ai liberali ma anche al marxismo (che all’origine si pone anch’esso come una forma di democrazia: la democrazia comunista), è infatti che il mondo moderno, pur con tutte le sue contraddizioni e lacerazioni, è infinitamente più vivibile di quello di ieri, descritto come un mondo di fame, di miseria, di prepotenze, di illiberalità, di sangue e di morte.

La convergenza di destra e di sinistra, di liberali e marxisti, su questo punto fondante, che legittima l’intera Modernità, insieme alle sue dottrine politiche, è del tutto coerente e comprensibile.

massimo m., Roma Commentatore certificato Commentatore che ha donato a Rousseau 11.07.18 14:12| 
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3)Figli entrambi della Rivoluzione industriale liberalismo e marxismo, nelle loro varie declinazioni, sono in realtà due facce della stessa medaglia. Sono entrambi modernisti, illuministi, progressisti, ottimisti, razionalisti, materialisti e, su tutto, economicisti, entrambi hanno il mito del lavoro, sono entrambi industrialismi che pensano che l’industria e la tecnica produrranno una tale cornucopia di beni da rendere liberi tutti gli uomini (Marx) o, più realisticamente per i liberal-liberisti, il maggior numero possibile. Questa utopia bifronte è fallita.

Prima sul versante marxista che si è rivelato un industrialismo inefficiente e perciò perdente. L’unica faccia della medaglia della Modernità spendibile era quindi rimasta quella liberale, liberista, “democratica” che soprattutto attraverso i processi di globalizzazione che hanno esasperato tutti i vizi del capitalismo si è rivelata a sua volta fallimentare.

Ma né i liberal-liberisti, né i marxisti fin che sono esistiti, possono mettere in discussione la Modernità perché significherebbe recidere le proprie radici dato che dalla modernità sono nate e nella modernità si sono affermate. E’ questo il “pensiero unico” di cui si sente tanto parlare senza peraltro sapere bene, spesso, di che cosa si tratti.

massimo m., Roma Commentatore certificato Commentatore che ha donato a Rousseau 11.07.18 14:11| 
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4) I pochi che osano mettersi di traverso a questo pensiero sono bollati come inguaribili e ridicoli passatisti.

In un saggio di qualche tempo fa, una specie di epitome del pensiero e della sicumera modernista, lo storico francese Pierre Milza (ma lo prendiamo solo come esempio degli infiniti ‘laudatores’ della modernità) scriveva: “E’ nostro dovere spiegare che il pericolo di morte per le civiltà esiste solo quando queste si irrigidiscono nella sterile contemplazione del proprio passato”.

E’ curioso come gli idolatri della Modernità, liberali o marxisti che siano, di destra o di sinistra, maniaci del cambiamento, perché da un cambiamento, anzi da una rivoluzione, sono nati, non si rendano conto che “irrigiditi nella contemplazione del passato” sono proprio loro, loro i veri passatisti perché sono seduti su categorie di pensiero ottocentesche, vecchie di due secoli, che han fatto il loro tempo e non sono più in grado di capire appieno la realtà e soprattutto le esigenze più profonde dell’uomo occidentale contemporaneo che al di là di ogni apparenza non sono economiche ma esistenziali.

Non è il sonno ma il sogno della Ragione che ha partorito mostri.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 6 luglio 2018

massimo m., Roma Commentatore certificato Commentatore che ha donato a Rousseau 11.07.18 14:10| 
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Ottimo Tiziana e ancora grazie.

massimo m., Roma Commentatore certificato Commentatore che ha donato a Rousseau 11.07.18 14:07| 
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bene,benissimo

mzee.carlo 11.07.18 12:49| 
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VORREI RICORDARTI CARO LUIGI CHE SIAMO I PRIMI AL MONDO SCARPE TESSUTI INFRASTRUTTURE DESAINER RISTO RAZIONE ALBERGHIERO OPERA LIRICA ARTE MITI COME FERRARI MASERATI LAMBORGHINI DUCATI E MICA HO FINITO LUCE TELEGRAFO TELEFONO,(ANCHE SE CI E' STATO RUBATO ZICHICHI RUBBIA MONTALCINI RICERCATORI DI FAMA MONDIALE STATISTI ECT ECT E ANCORA DOBBIAMO SVILUPPARE IN ITALIA E NEL MONDO LE PREMIZIEDELLE REGIONI E CREDIMI C'E' MOLTO DA FARE.
STEFANO UN CITTADINO

stefano viola 11.07.18 12:29| 
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Il nostro Di Maio: alle 08.00 è già bello pronto in diretta a Omnibus dalla Sardoni ad aggiornarci su cosa sta' facendo il Governo.
Non c'è niente da fare,il suo chiodo fisso è mettere sempre al centro del dibattito l'interesse del Cittadino e devo dire che nonostante la mia matura età,ogni volta che lo sento parlare mi sento come se stessi tra le braccia del mio papà.
Purtroppo ha commesso l'errore di presentarsi senza cravatta,dando così elementi di discussioni psico-socio-analitiche e chissà quant'altro,ai suoi denigratori.

Clo' D., Bologna Commentatore certificato 11.07.18 09:52| 
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