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Dalla parte degli agricoltori italiani

Dalla parte degli agricoltori italiani

Author di Luigi Di Maio
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L'intervento di Luigi Di Maio all'Assemblea nazionale Coldiretti

di Luigi Di Maio

Prima di tutto grazie a tutti, mi perdonerete se non ho molta voce stamattina, ma la colpa è dei vitalizi perché ieri quando è stata votata la delibera definitiva alla Camera dei Deputati, che li taglia a decine e decine di ex parlamentari, per me è stata una svolta dal punto di vista politico. Credo sia capitato tante volte anche a voi, per anni, di sentire che certe cose non si possono fare, che fanno male alle istituzioni, che sono incostituzionali. Quante volte avete provato a difendere i nostri prodotti e vi hanno detto, no ma questa cosa non è conforme ai Regolamenti e alle Direttive europee. Quante volte è successo? Invece è da circa un mese che sto scoprendo che tante cose si potevano e si possono fare. In realtà quegli stessi funzionari che mi dicevano che non si potevano fare quando stavo all’opposizione, adesso mi portano le proposte per farlo. Quindi, vedo che qualcosa sta cambiando. E prima di tutto cambia, secondo me, un atteggiamento. Io non sono venuto qui per autocelebrare il Governo, anche perché questa è stata la strada sbagliata intrapresa in passato.

Come diceva il presidente Moncalvo, il vero grande problema è la percezione dei fenomeni che abbiamo sui migranti, sulla disoccupazione , sulla burocrazia e sul Made in Italy. A volte bastano tre, quattro errori fatti in serie da parte dello Stato nei confronti del made in Italy e la percezione che se ne ha diventa devastante, terribile e cominciano a girare dei luoghi comuni. Ne abbiamo attraversato tanti in questi anni, di problemi. Adesso è il momento di fare i conti con queste percezioni e, quindi. io non sarò mai uno di quelli che viene qui e dice: ma questo problema l’abbiamo risolto, abbiamo fatto la legge. Poi, chissà quante volte vi siete ritrovati con leggi inattuate, attuate male o con conclusioni fatte nei Consigli Europei dell’Agricoltura nelle quali si dice: ma è nelle conclusioni. Poi però quel Paese ha fatto il contrario e ci sta danneggiando. Non sarò mai uno di quelli che vi porta le carte bollate e vi dice: è tutto in ordine. Questo perché sono stato io, prima di tutto, in questi anni da parlamentare dell’opposizione, a rendermi conto che una cosa è quello che c’è scritto nelle leggi, altra cosa è quello che poi veramente dobbiamo far accadere: dalle leggi alla realtà, ai fatti.

Mi fa molto piacere essere qui con lo spirito di una persona che oggi è al Governo mentre prima si trovava all’opposizione ma che continua il suo percorso con una realtà importantissima come Coldiretti e l’agricoltura italiana, con i suoi 132 miliardi di fatturato. Riconosco a Coldiretti la progettualità perché ogni volta che si parla con voi si parla di progetti a lungo e medio termine. Non ho mai avuto la richiesta di qualcosa di imminente, quando ne abbiamo parlato, ma abbiamo sempre discusso, sia con Gismundo che con Moncalvo e gli altri, di grandi progettualità. Lo riconosco a Coldiretti e, per questo, è un piacere stare qui ad ascoltarvi stamattina. Essere qui significa anche fare un’altra cosa, rivendicare un po’ di sano sovranismo perché qui siamo in un momento dell’Europa e del Paese in cui sembra che preoccuparci degli affari nostri come Paese sia una brutta cosa. Ormai c’è una narrazione per la quale se ti occupi del prodotto italiano sul mercato e cerchi di difendere un settore economico con le sue eccellenze, allora sei populista, antieuropeista, antioccidentale. In realtà cosa è successo in questi anni? Proprio coloro che hanno portato avanti queste teorie, alla fine ne hanno pagato le conseguenze, perché prima siamo passati per il TTIP, adesso stiamo passando per il CETA e poi chissà quanti altri tentativi faranno altri Paesi di entrare con i loro prodotti nella nostra economia.

Su questo vorrei chiarire una cosa:
gli altri Paesi fanno il loro lavoro, siamo invece noi che dobbiamo difendere l’Italia e l’economia italiana. Per questo voglio dirvi con molta franchezza che se anche uno solo dei funzionari italiani che rappresentano l’Italia all’estero continuerà a difendere trattati scellerati come il CETA sarà rimosso. Voglio dirvi anche un’altra cosa, che a breve il CETA dovrà arrivare in aula in Parlamento per la ratifica e questa maggioranza lo respingerà, non lo ratificherà. Ovviamente non mi illudo che con questo atto parlamentare risolveremo il problema ma dovrà essere chiaro che cambierà l’atteggiamento di un Paese che adesso comincia a difendere i propri interessi a livello nazionale e internazionale.

Sul tema dei dazi ho detto che non bisogna avere paura di parlarne, non ho detto che voglio metterli su uno specifico settore, però respingo al mittente quello storytelling per cui questi temi sono diventati un tabù del quale non si può più parlare. Sono diventati così tabù che adesso la moda europea, la moda degli eurocrati è proprio quella di fare il contrario, cioè dire che ci andiamo a buttare dove abbiamo delle economie che ci possono danneggiare. Pensiamo all’olio tunisino, pensiamo a quello che si è fatto con altri settori del nordafrica. Sono d’accordo a tenere vicino alla Ue alcuni Paesi che possono, nell’ambito delle dinamiche africane, finire nelle cosiddette dinamiche filoislamiche.

Si sostiene che bisogna tenere queste economie vicino a noi favorendone l’ingresso, cosa che va benissimo, ma non a costo di danneggiare i nostri settori. Se dobbiamo aiutare quelle economie facciamo invece gli investimenti in quei settori e propongo che l’ammontare del danno economico causato da un trattato determinato settore e che ci sta facendo per esempio tanto come il CETA ma anche come quello che è stato fatto a tanti agricoltori del Sud e non solo con Trattati Ue-Marocco, Ue-Tunisia e quello che stanno provocando anche le sanzioni alla Russia. Credo che siamo in un momento in cui quelli lì che diceva Gismundo, quelli a cui ogni tanto bisognerebbe stracciare qualche pagina dei libri da cui studiano, siano diventati più realisti perché quando ho parlato con il Dipartimento di Stato americano del Re un anno fa delle sanzioni alla Russia, loro mi hanno detto che sono uno strumento e se non sta funzionando possiamo trovare un altro strumento per sanzionare la Russia. Qui invece noi che siamo danneggiati abbiamo avuto, non solo una classe politica ma una classe dirigente dello Stato che appena toccavi questo tema dovevi essere messo al rogo. E così è valso per tutto e così ci siamo fatti del male perché con questa idea mondialista e aperturista a tutti i mercati a tutti i costi abbiamo cominciato ad arretrare ne brand. Perché l’Italia oltre ad essere un Paese straordinario è un brand nel Mondo.

Da un po’ di tempo, quando incontro i nostri italiani all’estero di terza e quarta generazione, mi dicono che stanno percependo un ritorno della moda dell’Italia, soprattutto della lingua italiana, a tal punto che danno lezioni di italiano agli americani. Questo perché l’Italia è diventata sempre di più sinonimo di cose fatte bene, di cultura. Grazie al grande lavoro fatto dalla magistratura e dalle forze dell’ordine contro la mafia, ci siamo un po’ scrollati di dosso questo problema, anche se continua ad essere un grande problema del nostro Paese. Ma noi ci dobbiamo preoccupare di quel brand, perché basta poco che si danneggi nuovamente agli occhi del mondo, perché intaccato da un cattivo storytelling. Per difendere il Made in Italy dobbiamo prima di tutto proteggerlo qui, in modo tale che quando diventerà, e lo diventerà sempre di più, il nostro ambasciatore vero all’estero, non avrà alcun alone, nessuna patina di dubbio intorno a sé sull’origine dei prodotti, sul come e dove vengono prodotti, nel rispetto della trasparenza e della tracciabilità.

Sono d’accordo sul fatto che questa storia dei semafori è una follia. A chi ha progettato i semafori credo sia capitato spesso di mangiare italiano, quindi, credo che chi si è messo in testa questa idea sappia bene che cos’è la dieta mediterranea, cosa mangiamo ogni giorno e quanto è buono quello che mangiamo. Ma abbiamo un grande problema, che molto spesso non facciamo lobby come Paese, e su questo dobbiamo essere più forti! Non dico che sarà semplice, però dobbiamo essere coscienti del fatto che, per esempio, in Europa dovremo raddoppiare il numero di componenti della nostra rappresentanza presso le sedi dell’Unione Europea quando si contratta. Sono stato al Consiglio Europeo dei ministri del lavoro in Lussemburgo qualche settimana fa e, praticamente, anche un Paese con la metà dei nostri cittadini ha il doppio dei nostri membri della rappresentanza. Questo ha un solo significato: cominciare a progettare. Non per colpa loro, ma per dimensioni e organico, noi molto spesso gestiamo la questione europea sempre in difesa e sull’ordinaria amministrazione e non facciamo lobby nel progettare provvedimenti che ci diano una forza all’interno della nostra economia. Anche sul tema dell’etichettatura, per cui si è fatta una grande battaglia.

Riconosco quello che voi avete fatto in tutti questi anni. Noi svolgiamo il nostro lavoro esecutivo di Governo ma sappiamo bene che senza i vostri feedback, i vostri consigli, i vostri centri studi, è difficile riuscire ad arrivare all’obiettivo per la categoria. Quindi, dobbiamo portare la questione dell’etichettatura fino alla fine, a compimento, e lo dobbiamo fare cominciando a farci rispettare di più in Europa, perché ogni volta che si è trattato questo tema, si doveva sempre trovare un’escamotage per non fare arrabbiare la Commissione Europea, il Consiglio Europeo e il Parlamento, in una parola per non fare arrabbiare le Istituzioni. Siamo un contributore netto dell’Unione Europea, siamo un Paese fondatore e siamo la seconda forza manifatturiera d’Europa, non ci dobbiamo vergognare di voler cambiare le regole. Sono qui da Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro. Uno dei motivi per cui ho voluto il Ministero dello Sviluppo Economico è il suo impegno nella lotta alla contraffazione. La lotta alla contraffazione va fatta a 360°, combattendo l’italian sounding e tutti i fenomeni che si stanno sviluppando. C’è un altro tema, quello del commercio online, dei market place, che dobbiamo monitorare e seguire, ma non potremo mai farlo se non abbiamo uno strumento flessibile per gestire la lotta alla contraffazione. Che cosa intendo per flessibile? Ogni volta che noi mettiamo un argine ad un tipo di prodotto contraffatto, fatto quell’argine si trova l’inganno per produrne altri, quindi dobbiamo stare attentissimi e creare degli osservatori permanenti, su tutti i tipi di prodotti e farlo non noi qui in Italia, lo dobbiamo fare con le nostre ambasciate nel mondo, in tutti i Paesi, per fargli monitorare quello che sta accadendo.

Poi c’è il problema della contraffazione del Made in Italy in Italia e su questo dobbiamo essere molto chiari: se ci sarà bisogno di più norme penali le aumenteremo e se ci sarà bisogno di più ispettori e più controllo lo aumenteremo, utilizzando tutta una pletora di funzionari e di dipendenti che abbiamo presso gli istituti dello Stato e che dobbiamo mettere al lavoro su questo fronte. So che ci sono tante questioni che vi stanno a cuore, ma una di cui si è parlato moltoè quella dei voucher per l’agricoltura. Ora, mi permettano i giornalisti questa battuta, non perché non stia loro a cuore questo tema, ma bisognava trovare un modo per dire che il Governo stava litigando. Io vorrei ricostruire un attimo il tema dei voucher. I voucher sono stati del tutto eliminati, prima di tutto, con un modo di pensare malsano, una ratio malsana, che era la paura di perdere un altro referendum. Per la paura di perdere il referendum sui voucher, da quando si usavano anche per pagare gli avvocati e gli ingegneri, si è passato al farli scomparire del tutto. Questo lo abbiamo visto nell’ultimo anno.

Quando si fanno le cose così, si fanno da anni, perché non c’è un’intenzione sana di normare ma c’è un’intenzione malsana che è quella di difendersi, per paura. Quando si fanno le cose per paura non si fanno mai bene. Noi, come forza politica, allora già abbiamo detto in Parlamento, che il motivo per cui erano nati i voucher, era un motivo giusto. Il problema è che, poi, tra Decreto Poletti, Jobs Act ed altro, i voucher sono stati utilizzati per tutto, e, a un certo punto, è iniziato lo sfruttamento dei nostri giovani e meno giovani in tanti ambiti di questo Paese, proprio utilizzando i voucher. Che i voucher siano importanti in questo settore sono importanti, lo affermate voi ma anche tanti osservatori del settore agricolo. L’unica cosa che chiedo è scrivere la norma insieme, perché voi conoscete bene questo settore e sapete come fare in modo che non si sfrutti neanche un giovane o meno giovane in questo Paese. E’ l’unica cosa che chiedo. Così ci diciamo onestamente a cosa servono, per cosa li vogliamo utilizzare e per cosa non devono essere utilizzati. Sono qui a parlare con voi proprio perché so che voi siete la filiera che resta sul territorio. Quella che non delocalizza, quella che fa crescere la comunità, e soprattutto che fa sempre un gioco di squadra, proprio di filiera.

Nel decreto che ieri il Presidente della Repubblica ha firmato, ci sono le norme sulle delocalizzazioni che riguardano le multinazionali che vengono in Italia, prendono i soldi pubblici ma poi se ne vanno all’estero lasciando tanti lavoratori in mezzo alla strada. Quella norma l’ho scritta perché è una questione di rispetto per tutti gli imprenditori italiani che pagano le tasse, danno i soldi a queste aziende, li fanno insediare sul nostro territorio, magari facendogli anche concorrenza e, dopo aver comprato i macchinari, gli investitori li impacchettano e li portano in Romania. Questa norma sancisce un nuovo principio in base al quale, non solo non ci riprendiamo gli incentivi dello Stato che partono dal Mise ma, per ogni genere di finanziamento pubblico erogato da un ente dello Stato verso un’azienda, se poi quell’azienda delocalizza ci riprendiamo il finanziamento con gli interessi e gli diamo anche una sanzione pecuniaria, pari a 4 volte i soldi che si sono presi. Ora, qualcuno afferma che questo tema sia pericoloso perché nessuno verrà in Italia a fare gli investimenti. Io voglio chiedervi una cosa: ma se uno viene in Italia, gli do i soldi, e lui dopo cinque anni già mi dice che se ne vuole andare, a noi cosa interessa che venga a investire in Italia?

Lo dico anche perché non vale solo per le delocalizzazioni. C'è un'altra norma nel decreto che dice che se lo Stato dà soldi per ristrutturazione del personale, che significa incremento del personale, il piano dell'organico. Io ti dò dei soldi: strumenti di ammortizzatori sociali o strumenti di incentivo. Tu aumenti il numero di dipendenti. Benissimo. Ma se poi fai il furbo e li cominci a licenziare dopo che ti sei preso quei soldi io comincio a riprendermeli in maniera proporzionale a come li stai licenziando. Ed è un principio che secondo me mette al sicuro un concetto che si chiama merito, perché il merito in Italia è diventato la persona onesta che si sente un fesso perché si vede sempre superato dal disonesto che è chiamato furbo. Ora noi stiamo facendo un po' di guerra ai furbi in questo momento.

E lo faccio con questo strumento ma lo faremo anche con tanti altri strumenti. Io voglio dirvi qui, poi avrete modo anche di confrontarvi con il Ministro dell'agricoltura e con altri membri del Governo, io voglio dirvi: contate su di noi se si tratta di difendere l'Italia e le sue eccellenze. Contate su di noi. Contate su di noi se si tratta di cambiare atteggiamento a quei tavoli fino all'ONU, tra l'altro oggi discuteremo di questo nel pomeriggio su quel tema lì, sull'allarme che è stato lanciato. Contate su di noi per un atteggiamento differente. E la politica estera è atteggiamento e parole prima di tutto... Qualcuno dice: bisogna fare i fatti e non le parole. A livello internazionale l'atteggiamento di un Paese cambia l'effetto delle contrattazioni attorno a un trattato, intorno a un accordo. È il modo in cui ti poni a quei tavoli che cambia l'atteggiamento degli altri Paesi che sono lì.

Se noi continuiamo ad andare lì a fare quelli che vabbè l'Italia protesta ma tanto un modo lo troviamo sempre per accontentarli, si staranno zitti e diranno di sì, alla fine saremo sempre quelli "comprabili". Noi invece dobbiamo far capire che quando una cosa non ci sta bene, sia a livello europeo che a livello internazionale, abbiamo tutti gli strumenti per rivedere quello che non ci va bene. Ad esempio a livello europeo io non posso assolutamente pensare che si voglia tagliare dalla programmazione economica europea oltre due miliardi di euro di finanziamento a questo settore, ma voglio dirvi una cosa. Vale per questo come per tutti gli altri settori: se la programmazione economica del prossimo settennato deve togliere fondi al sociale, all'agricoltura, alle imprese perché dicono: "c'è stata la Brexit".... Tu stai dicendo ai Paesi che sono rimasti nell'Unione europea che siccome sono rimasti nell'Unione europea e ci vogliono restare devono pagare lo scotto di quello che se ne è andato che magari non lo so se starà meglio, questi sono affari suoi.

Ma sia chiaro questo: se ci vogliono tagliare fondi all'agricoltura - e ce li vogliono tagliare -, se ci vogliono tagliare fondi al sociale con una escamotage che è fantastico, che devono avere imparato da qualche ingegneria politica italiana: il Fondo sociale europea si chiamerà FSE+ ("plus"), oggi si chiama FSE, si chiama "plus" perché raccoglie altri due o tre fondi sul sociale, però la somma dei soldi nell'FSE+ è più bassa della somma dei soldi dei fondi separati che c'erano prima. Quando l'abbiamo posto all'ultimo Consiglio europeo del Lussemburgo, mi hanno detto: "no, ma in verità, noi li abbiamo accorpati proprio per mettere tutte le risorse rimanenti meglio a sistema". Cioè li abbiamo accorpati per non far capire che tagliavamo da tutte le parti, per questo ci abbiamo messo un "plus". Metteteci un meno non un più vicino a questo fondo.

Se questo sarà l'andazzo io vi prometto - e credo di trovare nel Governo la massima disponibilità - che se veramente ci vogliono tagliare miliardi noi gliene daremo di meno nel bilancio europeo. Perché se gliene diamo 20 miliardi all'anno e ne rientrano soltanto poco più di 12, allora vorrà dire che di quei 20 miliardi tratteniamo qualcosa perché quelli sono soldi nostri e ci spettano, sia per l'agricoltura, che per tutti gli altri settori.



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13 Lug 2018, 17:52 | Scrivi | Commenti (28) | listen_it_it.gifAscolta
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Tags: agricoltura, coldiretti, di maio, intervento, ue

Commenti

 

Eccellente lavoro a 360, una visione degna di un grande Ministro quale sei. Problemi enormi che tu sai ben focalizzare e ridimensionare nella realta' E'vero spesso le leggi esistono ma non vengono attuate correttamente o del tutto. C'e' molto da fare. Hai perfettamente ragione sulle rappresentanze parlamentari europee, ci vogliono piu'voci, piu progetti anche con altri paesi in condivisione di mete e visioni. E'un lavoro immenso ma chi ben incomincia e'gia'a meta'dell'opera. Sono d'accordo su tutto cio che hai magistralmente espresso.

Laura Bottaro 16.07.18 20:21| 
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Finalmente chiarezza a 360°con inizio 'fatti'non chiacchiere. Grazie. Buon lavoro

Anna Trotta, giffoni sei casali Commentatore certificato 16.07.18 17:58| 
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Certo che quando vi abbiamo votato turandoci il naso,non ci saremmo mia aspettati di vedervi al governo con la lega.Caro Di Maio la figura che sta facendo paragonato a Salvini è imbarazzante.Eravamo ben consci dei vostri limiti;il figlio di Casaleggio che eredita il potere come nelle monarchie e personaggi come Casalino alla comunicazione.Si proprio il Casalino che ricordiamo al grande fratello e in quella puntata delle iene che ormai è storia della tv,provata goffatamente a smentire.ma voi non eravate quelli che erano tra la gente,che rispondevano alle domande delle persone.C'è qualcosa che non quadra perchè Ferraresi sulla sua pagina continua a glissare il tema per cui la gente lo ha votato,ammaestrato evidentemente da Casalino.E la frase del vostro ministro Grillo"se ne può parlare ma non è nel contratto di governo"?Ma che cos'è una presa in giro?Trattate i vostri elettori come dei veri idioti.Cosa pensa che non sapppiamo che avete messo Fontana alle droghe con un decreto di Conte.Mi viene da ridere perchè fu una delle poche risposte timide di Ferraresi sul suo profilo ignorando le altre migliaia di domande.Una cosa del genere:"ragazzi calma mica Fontana è alle droghe".Si Ferraresi,Fontana è alle droghe e ce lo avete messo voi.

Giovanni Rossi 15.07.18 11:21| 
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non prenderla a male sei una persona fan.....ca come tutti al governo ma ritorno indietro, non li vorrei assumere o li assumerei solo per lavare i cessi cribbio ne avete trovata tanta di sporcizia?
nessuno fin d ora ha saputo utilizzare un cesso comune? utilizzandolo e mantenerlo pulito?
un buon lavoro e una buona continuazione a tutto il Governo

Antonio L., Anzio Commentatore certificato 15.07.18 00:18| 
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ottimo
ci stai illustrando che a pari meriti del sempre "in vin verita vi dico" molti nostri governanti del passato, avevano e portavano le lenti da sola quando firmavano e gia

Antonio L., Anzio Commentatore certificato 15.07.18 00:01| 
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OTTIMO LUIGI.
Non bisogna AVERE PAURA di USCIRE dalle logiche che dal dopoguerra ad oggi ci hanno contraddistinto.
DOBBIAMO AVERE IL CORAGGIO DI CAMMINARE CON LE NOSTRE GAMBE,sapendo che dovremmo rinunciare a cose che NON CI CARATTERIZZANO,ma VALORIZZARE cio' CHE DA SEMPRE CI HA RESO UNICI AL MONDO.
L'agricoltura Italiana e l'AGROALIMENTARE d'hoc E' UNICO AL MONDO,NON SI PUO' ESSERE COSI' STUPIDI DA FARSI INVADERE DA SOVRAPRODUZZIONI GONFIATE,FALSE,DI SCARSA QUALITA',COLONIALI,per colpa di QUALCHE SERVO VENDUTO ,che NON HA A CUORE LE SORTI DEL NOSTRO PAESE.
ABBIAMO SVENDUTO SOTTO RICATTO I
LE NOSTRE CULTURE A MULTINAZIONALI SENZA SCRUPOLI.
BASTA MULTINAZIONALI!
Coraggio ,AFFRONTIAMOLE!
CORAGGIO!
Ma fatti concreti pero',non provvedimenti lenitivi.
RISOLUTIVI!

Luca Fini 14.07.18 16:42| 
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Un accordo internazionale va studiato in tutte le sue parti è solo dopo si valutano i pro ed i contro. Di sicuro nessun accordo internazionale può essere a favore di un solo Paese.

Adolfo Treggiari, Romai Commentatore certificato Commentatore in marcia al V3day Commentatore che ha donato a Rousseau Commentatore che partecipa a Italia a 5 stelle 2016 14.07.18 15:50| 
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Per stare davvero dalla loro parte, iniziamo col non far entrare nessun barcone.

Biagio C. Commentatore certificato 14.07.18 12:01| 
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Va incentivata al più presto la produzione di grano duro, che NON E' sufficiente a coprire il fabbisogno delle nostre aziende che producono pasta. Ci vuole un premio di almeno 200 Euro x ettaro per far diventare conveniente la cultura e superare i costi. Se rimangono le cose così non c'è altra strada che continuare ad importare grano dal canada oppure dimezzare la produzione e la vendita delle nostre migliori marche!

GIANCARLO A., ROMA Commentatore certificato 14.07.18 11:16| 
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ATTENZIONE; L'IMMIGRAZIONE DIVIDE LA POLITICA, E' UN'ARMA A DOPPIO TAGLIO , OGNI GIORNO ARRIVA UNA NAVE E' UNA TRAPPOLA ORGANIZZATA CONTRO IL GOVERNO.

La questione immigrazione deve essere gestita con molta attenzione e sopratutto in modo deciso e fermo. "PORTI CHIUSI" non deve creare tensioni all'interno del governo gallo-verde, bisogna evitare dichiarazioni frettolose ed inadeguate. Ogni scintilla sarà a favore dello schieramento anti-governo che è sempre lì, in attesa di un passo falso e spera che il governo di Conte si scontri internamente intorno ai temi scottanti affrontati in campagna elettorale.

BISOGNA FARE RISULTATO E' QUESTA LA CHIAVE DEL SUCCESSO "PORTI CHIUSI" E FUORI LE ONG DALLE ACQUE TERRITORIALI

Shir akbari 14.07.18 09:58| 
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Luigi etichettature chiare su tutti i prodotti agricoli e di allevamento che indichino la provenienza, dove sono nati, cresciuti/trasformati ecc. Molti prodotti vengono fatti entrare dalla grande distribuzione sottocosto dall'estero e spacciati per Italiani solo per incrementare il guadagno speculativo ma spesso agli agricoltori e allevatori Italiani non viene neanche riconosciuto il costo di produzione.

Filippo B., Cesena Commentatore certificato 14.07.18 08:04| 
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Grazie Luigi e tutti coloro che lavorano per noi cittadini italiani, per farci stare bene! Io da semplice consumatrice sono sempre alla ricerca di prodotti made in Italy. Sono rimasta sorpresa che in un grande supermercato del centro commerciale non ho trovato aglio italiano e per scelta non l'ho comprato. Preferisco le piccole botteghe, i piccoli fruttivendoli che l'aglio italiano ce l'hanno. Basta esportare tutto ma dico tutto quello che c'è di buono e per noi italiani importare da paesi stranieri e lasciarci consumare olio UE. Io voglio olio italiano ! Gli italiani per pochi soldi devono per necessità comprare il prodotto più scadente ma perché costa di più il prodotto prodotto e lavorato in Italia. Basta ammazzare la nostra imprenditoria con costi assurdi e nessun aiuto dallo Stato ! La nostra Italia è bella e tutti ce la invidiano !

Susanna 14.07.18 06:37| 
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Anch'io penso che i voucher siano uno strumento molto discutibile e non può essere lasciato usare se non sotto stretta sorveglianza. Vera. Ma credo fermamente che i nostri prodotti, le nostre sane tradizioni in cucina vadano difese soprattutto perchè ciò significa tutelare la nostra salute. L'eccellenza sta nell'assicurare un prodotto che non ha inquinato a partire dalla sua stessa creazione es. Il biologico (sorvegliato però) e divieti per qualsiasi inquinante chimico.

Ma per la tutela da prodotti importati dall'Africa ad es.non può considerarsi attendibile qualsiasi tipo di accordo, a meno di non andare noi a coltivare e controllare ogni processo e non dimentichiamo che l'Africa è stata usata anche come discarica di rifiuti tossici.
Mi piacerebbe sentire buone nuove sulla salvaguardia dei nostri territori ancora selvatici, se si può dire. Incrementarli non sarebbe un investimento? E che dire di come agiscono quelle regioni che prima reinseriscono specie di fauna nel territorio per poi darle in gioco ai cacciatori?

Alessia Nicolini, Agordo Commentatore certificato 14.07.18 02:06| 
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Grande Luigi. L’Italia ha inventato tutto è tutto bene, dal cibo alla moda, dalla scienza alla meccanica. Torniamo grandi con tutto cio’ che sappiamo fare, torniamo come nazione a fare da scuola al mondo e riprendiamoci il nostro posto.

Antonio Maria Jaci 13.07.18 23:15| 
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E' verissimo che Coldiretti conosce bene il settore agricolo,è altrettanto vero che io conosco bene Coldiretti.Il settore agricolo (tranne qualche mosca bianca) vanta un sommerso enorme,i contratti meno pagati e più precari in assoluto,un parco macchine spesso obsoleto, formazione inesistente a fronte di agevolazioni e finanziamenti senza pari con gli altri settori; pertanto che un'associazione così scriva le norme sull'uso dei voucher dei quali ha abusato fino a ieri con lucida consapevolezza e spregiudicatezza mi sa tanto di presa per il culo nei confronti di tutti quei lavoratori che proprio su questo tema hanno indirizzato il proprio voto.Con questo non sto dicendo che i voucher non servono ma servono esclusivamente nel momento della raccolta del fresco da trasformare (olive,pomodori,uva,ciliege,ecc.) in piccole imprese a gestione familiare con non più di 2 addetti a tempo pieno ed indeterminato.

andrea r. Commentatore certificato Commentatore che partecipa alle Europee Commentatore che partecipa alla marcia per il reddito di cittadinanza Commentatore che partecipa a Italia a 5 stelle 2015 Commentatore che ha donato a Rousseau 13.07.18 22:15| 
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QUESTO SI' CHE SI CHIAMA PARLAR CHIARO. ALEEEEE . OH000000, FORZA M5S SPEZZAGLI LA NOCE DI CAPOCOLLO . A TUTTA QUESTA MARMAGLIA PIDDINA,ECCHECCASSO.

andrea a44, genova Commentatore certificato Commentatore che partecipa alla marcia per il reddito di cittadinanza Commentatore che ha donato a Rousseau 13.07.18 22:13| 
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Forza luigi!!! Farai tutto bene!!! Buon lavoro!!!

Cristina andriani 13.07.18 21:48| 
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Cosa dire, dopo aver letto la tua argomentazione e punti. Bravo.? – Troppo poco per quel che merita il pensiero dell’agire. Sento che oltre la mente è il cuore a farti profferir parola e,questo, non può che suonar a merito ed onor tuo. Sempre così ti vorrei, ma forse è chiedere troppo: tu hai il tuo carattere,approccio, vedute e sentimento; io i miei. Sei sempre nei miei pensieri, anche se alcune volte mi fai andare…fuori giri.! - Solo le cose che nascono dal cuore non finiscono mai. Ma forse è bene affidarsi a Seneca,il quale diceva:” Un forte abbraccio fraterno,Luigi.!

michele p., Battipaglia Commentatore certificato 13.07.18 21:18| 
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Discussione

Bravissimo Luigi!!!!!
L'Italia ha eccellenze in agricoltura che vanno tutelate.
Vanno bloccate le importazioni dei prodotti agricoli che, oltre a rovinare i nostri agricoltori, fanno male alla salute dei consumatori : dal grano duro importato dal Canada, che usa la chimica per farlo maturare, ai prodotti cinesi pieni di veleni, all'uva brasiliana, cancerogena, mentre la nostra uva pugliese viene lasciata marcire perchè costa di più (perchè non fa male a chi la mangia) ai porcini dalla Romania pieni di Cloro Esavalente che ti fanno finire all'ospedale.
BASTA!!!! Tuteliamo la salute dei cittadini ed il reddito dei nostri agricoltori !!!
L'Italia vende prodotti di qualità, chi vuole mangiare merda si compri il riso dalla Birmania, l'aglio dalla Cina, i polli dal Brasile, la salute è la SUA.

Roberto C., Venezia Commentatore certificato 13.07.18 20:42| 
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Bravissimo Luigi ... Matteo, sicuramente, capirà che ha sbagliato ministero...ahaha hahahhaaahhaaahhaahaha

rolando c. Commentatore certificato 13.07.18 20:07| 
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Grande Luigi, teniamo duro sul CETA soprattutto perché contiene la polpetta avvelenata della corte internazionale composta da privati che può decidere se le nostre leggi sono accettabili..! E poi solo i grandi marchi potrebbero averne dei piccoli vantaggi tra le aziende italiane. L'etichettatura trasparente, poi, potremmo proprio scordarcela.

Sandro Scapaticci 13.07.18 19:42| 
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Bisognerebbe sostituire il termine dazio con eco-dazio, cioè l'Italia dovrebbe importate prodotti che nel tempo non ci creano problemi ambientali, di smaltimento rifiuti e problemi alimentari i cui costi per noi annullano ogni beneficio per il mercato low costo( Rif. Principale si prodotti asiatici e cinesi ). Poi ancora sostituire dazio con plus-dazio, cioè il nostro Paese è felice di importare prodotti e merci pari e superiori alla nostra qualità standard in ogni settore che ci permette di migliorare i nostri ed acquisire nuove conoscenze di sviluppo e di mercato. Il mercato di basso livello è negativo per un Paese industrializzato perché nel tempo ha un costo inferiore ai benefici. Il mare in Italy dovrebbe essere riqualificati e gli imprenditori che lo rafforzano con produzioni​ in Italia dovrebbero essere premiati con sgravi fiscali e agevolazioni di sviluppo. Non ci dimentichiamo che gli italiani sono il primo biglietto da visita per l'estero sui prodotti italiani. Se noi non possiamo comprare ed apprezzare i nostri prodotti c'è qualcosa che non funziona a livello economico. Tutti i giapponesi utilizzano i loro prodotti tecnologici, noi vorremmo vestire, mangiare, calzare, guidare e quant'altro i nostri prodotti. Senza escludere quelli stranieri ma se migliori dei nostri. Il cattivo mercato ha un costo che ricade nel tempo sui conti dello stato e sulla qualità della vita dei cittadini. Questa differenza è vitale per una nuova economia che genera benessere.

davide di noia, Torino Commentatore certificato Commentatore in marcia al V3day 13.07.18 19:37| 
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Discussione

Eccellente intervento.
Solo la serietà e la coerenza possono permettere di portare avanti strategie così innovative ed utili per l'Italia.
Forza Luigi sei la ns speranza.
G.Mazz.

gianpiero m., Bergamo Commentatore certificato Commentatore che partecipa alle Europee Commentatore che partecipa alla marcia per il reddito di cittadinanza 13.07.18 19:01| 
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