Basta pregiudizi sul Decreto Dignità: meno precarietà crea capitale sociale
29 luglio 2018 alle ore 10:15•di MoVimento 5 Stelle
di Giorgio Fontana - Ordinario di Diritto del Lavoro - Università di Reggio Calabria, pubblicato dal Fatto Quotidiano
Dopo l'approvazione del decreto Dignità da parte del governo fa discutere la questione degli "effetti collaterali" della riforma dei contratti a termine (e dei contratti di somministrazione) nel settore privato. Naturalmente, se è comprensibile che qualsiasi intervento di contrasto alla liberalizzazione del mercato del lavoro possa essere sgradito alle imprese (quale imprenditore non vorrebbe tutelare la propria libertà contrattuale, in ogni campo e in ogni momento?), altra cosa è sostenere l'impatto negativo della nuova disciplina sull'occupazione. Bisognerebbe avere modelli inattaccabili, ma le stime, anche quelle dell'Inps, si basano su presunzioni incerte (come l'equazione da cui deriverebbero gli 8.000 disoccupati in più ogni anno) senza conoscere la domanda di lavoro futura.
In realtà, domina ancora la convinzione che qualsiasi intervento "vincolistico" sul mercato del lavoro ha effetti raggelanti sull'occupazione, mentre invece la deregulation stimolerebbe la propensione delle imprese ad assumere. Ma non è così. Un intervento regolativo non è mai fine a se stesso. In questo caso lo scopo del decreto è ridurre la precarietà lavorativa e se ciò avvenisse si produrrebbe maggiore stabilità delle relazioni sociali, eliminando un fattore di disuguaglianza fra i lavoratori. Neppure sarebbe a priori calcolabile l'effetto sulla produttività (e di conseguenza sull'occupazione) della fiducia, della lealtà e della reciprocità, insito in un sistema più equo di rapporti fra imprese e lavoratori, ma certamente si può supporre positivo. Meno precarietà vuol dire più "capitale sociale" ed è dimostrabile il legame fra il capitale sociale (la risorsa che proviene da relazioni solidali) e lo sviluppo economico dei territori.
Si sostiene che la nuova disciplina va troppo oltre, obbligando l'imprenditore, in presenza di un'esigenza produttiva non temporanea né straordinaria, ad assumere a tempo indeterminato il lavoratore. E allo stesso modo, che il tetto di 24 mesi è un vincolo troppo pesante. Ma veramente questa è una minaccia per l'economia italiana e per l'occupazione? Si potrebbe replicare che la deregulation degli anni scorsi (il decreto Poletti sul contratto a termine, ma anche la legge Biagi e il Jobs Act) non ha prodotto risultati incoraggianti e anzi, se si guardano i dati dell'occupazione, i risultati potrebbero sembrare persino fallimentari. Forse è giusto provare un'altra strada. Certamente nessun imprenditore desidera l'aumento dei salari e un maggior potere contrattuale dei lavoratori, ma gli economisti keynesiani dicono che questi sono uno stimolo per la crescita economica.
In realtà è molto problematico prevedere che effetto avrà un intervento sulle regole, perché le imprese assumono quando hanno bisogno di farlo, secondo le regole esistenti in quel momento, e non assumono quando non si crea domanda di lavoro, semplicemente. Si può invece capire facilmente se le nuove regole del contratto di lavoro proteggono più il "contraente debole", cioè il lavoratore, o chi possiede maggiore potere economico e contrattuale. Ma forse per molti questo è meno importante. Dopo lo Statuto dei Lavoratori del 1970 seguì, nel 1973, dopo appena tre anni, la crisi petrolifera e una delle più gravi recessioni della storia, ma nessuno si sognò di tornare indietro. Anche il modello oggi tanto contestato per i contratti a termine (le famose causali) è durato ininterrottamente, sia pure con diversi cambiamenti, dal 1962 (legge n. 230) fino al 2014 (decreto Poletti). Nessuno ha mai seriamente sostenuto che alimentasse la disoccupazione o deprimesse l'economia.
La disciplina proposta dal governo Conte è poi, oggettivamente, fra tutte quelle che si sono succedute, una delle meno rigide, considerando che liberalizza il primo contratto a termine fino a 12 mesi, sul quale non gravano limiti di sorta. Oltre tutto è il modello che vuole l'Europa. La direttiva europea 99/70 condanna l'abuso della reiterazione dei contratti a termine e chiede agli Stati di adottare misure preventive e fra queste ci sono proprio le ragioni oggettive. Anche la direttiva sceglie, in fondo, di liberalizzare il primo contratto e di rendere più difficili i rinnovi. Il decreto Poletti, trasfuso nel Jobs Act, contrastava invece apertamente con la direttiva, rendendo incontrollato il ricorso alle assunzioni a termine, derogabile l'unico limite effettivo (quello temporale dei 36 mesi) e stabilendo per il resto sanzioni scarsamente efficaci. Sorge perciò il sospetto che le polemiche di questi giorni, alternate ai dati confusi che sono circolati, siano motivate in realtà da pregiudizi ideologici e politici, più che da reali problemi economici. Ma insistere ancora oggi sulla liberalizzazione del mercato del lavoro e sulla flessibilità come terapia per la crescita e l'occupazione fa pensare al vecchio detto "errare è umano, perseverare diabolico".
Commenti (13)
mzee.carlo
29 luglio 2018 alle ore 12:01questi politicanti criticano tutto per partito preso, ma soprattutto perché non vogliono che si migliori la qualità della vita degli italiani.
Avanti tuttaaa.
Andrea Gualtierotti
29 luglio 2018 alle ore 13:49Lo stesso discorso vale per le chiusure domenicali e festive dei negozi. Io le avrei inserite nel decreto dignità, se non lo avete fatto molto probabilmente significa che era solo campagna elettorale e non volete farlo, e io non vi rivoterò.
Silvano Bovi
29 luglio 2018 alle ore 15:58Non esagerare nel dire non vi rivoterò, sono talmente tante le cose da fare e sistemare che ci vuole tempo, ma vedrai che anche quello delle domeniche lavorative verra sistemato. Ricordiamoci che devono sempre mediare su alcune cose anche con le altre forze. Diamogli tempo e lasciamoli lavorare in pace,visto come siamo stati governati da ladri per tanti anni.
Maria P.
29 luglio 2018 alle ore 22:01sembri un bambino capriccioso!
Settimo C.
31 luglio 2018 alle ore 13:36Sei incommentabile! A te non piacciono le cose fatte bene, fai parte di quella categoria che deve criticare sempre: anche le cosi giuste, sacrosante, inoppugnabili - berlusconi, gelmini, del rio, santanchè, martina,... Vai a iscriverti nel loro partito, vai...
franco bazzani ()
29 luglio 2018 alle ore 17:07ne sono fortemente convinto.avanti così!
patrizia v.
29 luglio 2018 alle ore 18:00Avanti tutta governo Conte
scipione SCAPATI
29 luglio 2018 alle ore 18:32Ottima deduzione prof. Fontana
Sandy***** S.
29 luglio 2018 alle ore 23:30Andate avanti senza se e senza Ma!!!avanti tutta!!!WM5STELLE!!!
Luca Fini
29 luglio 2018 alle ore 23:34AVANTI TUTTA CON CORAGGIO!
Non fatevi intimidire da NESSUNO!
Coraggio.
Lo sapevamo che avrebbero schierato l'artiglieria...ma a NOI NON CI FANNO PAURA!
AVANTI!
Alessandro Maletta
29 luglio 2018 alle ore 23:53Buona sera,
concordo con quanto esposto ma occorre secondo me fare una distinzione: mettere vincoli ad un impresa che sfrutta il determinato è sacrosanto anzi metterei anche una formula dove gli impedisca altri Ctrl a termine se nn giustifica il perché lascia a casa gli altri con lo stesso contratto. Ma le aziende stagionali nn possono essere messe sullo stesso piano quindi occorre sistema diverso .. comunque avanti così senza paura !
Settimo C.
31 luglio 2018 alle ore 13:31Ma vai avanti così! grande Di Maio, sei il migliore, sei TUTTI NOI! Hai creato il vuoto! Grandissimo essere...
Roberto Masi Masi
1 agosto 2018 alle ore 00:52A Beppe con Simpatia:
Approposito di DIGNITA;anche gli emigrati hanno una dignita da difendere e soprettutto la loro integrita fisica dalle aggressioni fisiche e verbali: una silente ma non troppo latente e strisciante politica razista si sta insinuando nella mentalita di una parte degli Italiani, fermiamola prima che sia tardi: cosa propone l'onorevole Matteo Salvini, cosa aspetta a esprimere esplicitamente una ferma condanna di tutti i fatti avvenuti di recente in questi giorni, perchè dobbiamo lascire che siano altri partiti a speculare ideologicamente quando in realta non hanno fatto niente di positivo quando ne avevano l'opportunita ed i mezzi per farlo.Non lascimo gettare discredito in maniera strumentale da chi dovrebbe tacere per buon gusto.
Con simpatia
Roberto
