Basta liste d’attese impossibili e più fondi per la sanità: il piano di Giulia Grillo

di Giulia Grillo, ministro della Salute

Nell’anno in cui celebriamo i primi 40 anni del Servizio sanitario nazionale, un vanto e un segno di civiltà del nostro Paese, mettere i diritti dei cittadini realmente e concretamente “al centro” delle politiche di salute pubblica, è un dovere da cui non intendo sottrarmi. Anzi.

Tutta la mia azione di ministro, come ho detto in Parlamento illustrando le linee guida del mio programma, sarà contrassegnata da questo preciso imperativo. Dove la trasparenza delle decisioni e delle nomine, il contrasto serrato alla vergogna delle liste d’attese impossibili per avere una visita o fare una Tac, il finanziamento all’altezza delle necessità di cura del Servizio sanitario, il sostegno agli investimenti per avere strutture e percorsi di cura dappertutto sicuri e avanzati, saranno i pilastri delle leggi e delle misure che proporrò. E che già sto preparando.

Trasparenza e merito. Come sto facendo con la nomina del prossimo direttore generale dell’Agenzia del farmaco, che amministra una spesa di oltre 30 miliardi. Come dovrà accadere con la scelta dei manager di Asl e ospedali. E degli enti vigilati dal ministero della Salute. Niente più nomine calate dall’alto, da troppo tempo frutto della discrezionalità politica e delle logiche clientelari di partito. Spazio ai migliori e alle capacità.

Opportunità vere ai giovani, a cominciare dai futuri medici e dai troppi camici bianchi che non riescono ad accedere alle specializzazioni. Opportunità e tutela a tutto il personale sanitario. Mentre le corsie e i pronto soccorso restano sguarniti, a causa di un blocco delle assunzioni che ha poi per risultato quello di impoverire l’assistenza. Cure e assistenza già minacciati da una dote finanziaria inadeguata. Altro che brindare ai 40 anni del Servizio sanitario nazionale, se non si inverte la rotta.

Una rotta che va invertita anche per la pesantezza dei ticket, per la fuga dalle cure di milioni di italiani che non possono permettersi di pagarle di tasca propria dal privato. E che per di più, se vivono al Sud, pagano anche il prezzo di servizi troppo spesso gravemente inadeguati. L’equità e l’uniformità a qualsiasi latitudine devono essere una priorità. Questa sarà la mia bussola.

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