
Si scrive occupati, si legge precari
2 maggio 2018 alle ore 15:24•di MoVimento 5 Stelle
di Nunzia Catalfo
L'ISTAT oggi conferma le nostre preoccupazioni. Il miglioramento dei dati occupazionali, legato peraltro a una crescita in via di indebolimento, è purtroppo quasi soltanto virtuale.
Il primo trimestre 2018 segna l'ennesimo boom dei contratti precari, mentre i permanenti calano di 8mila unità e diminuiscono gli indipendenti addirittura di 37mila unità. Su base annua, il trend si accentua: addirittura 51mila contratti stabili in meno e oltre 323mila lavoratori a termine in più.
Senza dimenticare la preoccupante stasi del lavoro femminile: senza un maggiore coinvolgimento delle donne, il mercato occupazionale non potrà mai ripartire davvero. E' evidente come il Jobs Act abbia fallito il suo principale obiettivo: rendere il contratto a tutele crescenti, che poi è stabile solo in teoria, il preferito da parte degli imprenditori.
Bisogna riformare in profondità le politiche attive, rilanciare la formazione continua e quegli investimenti che possano aiutare le imprese a guadagnare in produttività: è dimostrato infatti che le aziende preferiscono scommettere e investire su lavoratori stabili. Solo così si creerà quel circolo virtuoso tra lavoro di qualità, consumi e innovazione di cui il Paese ha urgente bisogno.
Commenti (15)
marco perticone
2 maggio 2018 alle ore 17:13Va incentivata la crescita dell'economia perchè si aumentino i posti di lavoro, la ricetta è vecchia, basterebbe applicarla:
- basta orticelli (notai, farmacisti etc.) e competizione
- velocizzazione giustizia
- garanzia sicurezza pubblica
- infrastrutture (porti, metropolitane, ciclabili, autostrade, ferrovie)
Pensiero *****
2 maggio 2018 alle ore 17:47L'impostante è non consegnare tutti i servizi fondamentali nelle mani esclusivamente dei privati in quanto, la storia insegna, i privati tendono a fare cartello e ad applicare condizioni svantaggiose per il consumatore (vedi sistema bancario italiano).
I servizi primari devono rimanere o tornare in mano pubblica, il privato può competere sulla qualità ma non creare esclusione sociale per l'accesso ad un diritto (diritto alla salute, diritto al credito, diritto allo studio, ecc.).
Le grandi imprese, anche questo la storia ce lo insegna, se non finiscono per fare cartello allora finiscono con l'assorbirsi a vicenda tendendo al monopolio.
Se si esclude lo Stato come attore economico allora non c'è veramente il libero mercato.
Aldo Fabio
2 maggio 2018 alle ore 17:58Tutti dovrebbero dichiarare con certificazione autenticata DI NON SVOLGERE LAVORO IN NERO, nel caso si venisse scoperti...si perde il lavoro in chiaro che svolge, se con reddito di cittadinanza il reddito...vedrete che molti starebbero alla larga dal lavoro NERO.
Arthur1999
2 maggio 2018 alle ore 18:14Berlusconi e il suo fido Igor-Renzi (così come i ricattati vari) hanno come scopo una società devastata, per un motivo abbastanza semplice.
Situazioni di emergenza permettono legislazioni di emergenza, unici momenti in cui l'antidemocrazia che rappresentano può scrivere leggi che violano la costituzione.
E nel contempo si creano milioni di schiavi pronti a votare il capobastone per due spicci o un lavoro malpagato.
Me dobbiamo guardare in faccia la verità. Sociologi americani hanno dimostrato come chi vive nelle zone più inquinate d'America è contrario alle leggi ambientaliste e non vuole cambiare idea. In parte c'è lo meritiamo.
Rebani Mohammed
3 maggio 2018 alle ore 08:21Al voto subitoooo!!!
Fabio Sardegna
3 maggio 2018 alle ore 09:11Per creare vero lavoro occorrono delle politiche attive, supportate da sussidi alle imprese e sostegni al reddito. Realizzare dei patti trilaterali tra chi cerca lavoro e i centri dell'impiego, tra le aziende e i centri dell'impiego. Capire i candidati che competenze hanno acquisito e le loro aspettative professionali.Sul fronte delle imprese, conoscere di quali figure professionali hanno bisogno e quali sono i loro principali problemi. E certo che vista l'attuale situazione economica dove produrre, vendere ed incassare diventano molto difficili, le aziende rinviano ogni possibilità di assunzione e di dialogo con i pubblici uffici. Gli uffici di collocamento sono da riformare, dentro queste istituzioni regna un forte disinteresse ed un forte assenteismo, peculiarità che non rappresentano le chiavi vincenti per le nuove sfide aziendali. Questo perché al loro interno, c'è troppa inefficienza, svolgono solo funzioni burocratiche ormai superate. Senza dei meccanismi di incentivo al reddito è molto difficile che le aziende riescano ad assumere, ormai quelle poche attive sono marginali, o meglio commercio e artigianato che difficilmente riescono ad internazionalizzarsi anche con l'ausilio delle nuove tecnologie.
Sono sempre i numeri quelli che contano e solo una migliore redistribuzione della ricchezza in primis deve favorire lo sviluppo dell'economia del benessere. Quasi tutto viene prodotto in Cina, o si ricomincia a produrre in Italia, pena muore tutto.
Aberto O.
3 maggio 2018 alle ore 09:39E'il tipico effetto del meccanismo descritto dall'economista argentino Roberto Frenkel, da cui è nata l'omonima teoria economica, detta Ciclo di Frenkel. In presenza di un accordo di cambio fisso tra economie di diverso grado di sviluppo, l'economia meno avanzata sarà costretta a comprimere la quota salari per sostenere la concorrenza con l'economia più avanzata, la quale avvalendosi del vantaggio derivante dal rapporto di cambio fisso, esporterà i suoi prodotti verso il Paese ad economia meno avanzata.
Per comprimere la quota salari c'è soltanto un sistema: rendere ricattabile il lavoratore, quindi precarizzarlo.
L'accordo di cambio fisso rende necessaria l'Austerità, per impedire che il Paese ad economia meno avanzata, tramite eccessive importazioni di beni esteri, si indebiti troppo e finisca per non essere più in grado di ripagare detto debito (estero e di natura privata).
L'Austerità comprime i consumi interni, già minati dalla compressione dei salari, quindi le entrate fiscali crollano, con conseguente innalzamento del Debito Pubblico.
Nuova Austerità, ed il giro ricomincia all'infinito.
Qualunque soluzione, qualunque dico, che non implichi il venir meno dell'accordo di cambio fisso da parte del Paese che ne subisce gli effetti, sarà fallimentare. Dobbiamo tornare alla moneta nazionale e riportare la Banca D'Italia sotto il controllo del Ministero Del Tesoro.
Cercate di capirlo voi portavoce tutti, o il futuro governo a 5 Stelle sarà una Caporetto.
NICCOLO MACHIAVELLI
3 maggio 2018 alle ore 10:51NON C'E' RAGIONE DI ESSERE PREOCCUPATI.
La preoccupazione c'è quando si pensa o si prevede che qualcosa non vada bene. Nel caso del lavoro c'è assoluta certezza che le cose non vanno bene, anzi malissimo, ormai da tempo, non c'è da essere preoccupati ma fortemente allarmati e pronti a reagire a questo stato di cose. La precarietà è sempre di più diventata la regola, come la mancata reazione, la passività con la quale si sono via via accettate queste situazioni di degrado. La paura, il bisogno di lavorare, il sentirsi isolati, la vergogna, la sopravvivenza stessa. Tutto quello che volete, ma se continueremo a subire passivamente questo inarrestabile andamento, non ci potrà essere speranza di miglioramento. Le micro manifestazioni, svolte nell'indifferenza totale, di gruppuscoli di lavoratori, arrivati al capolinea, non servivano, non servono ne potranno mai servire. I lavoratori hanno perso la loro identità, sono totalmente divisi e le loro azioni, sempre micro, non fanno che confermare la loro impotenza di fronte a un sistema di liberismo selvaggio, che ha lavorato bene e in profondità, tanto da far arretrare, di decine di anni, sia organizzativamente che mentalmente la figura del lavoratore. Oggi il lavoratore è solo, con i suoi problemi, quando no sono drammi. Noi tutti cosa facciamo? Ci preoccupiamo. Ma per favore, vediamo di non essere ridicoli più di quanto non lo siamo stati fino ad ora. Abbiamo i piedi del sistema che ci schiacciano il viso, però noi siamo preoccupati.
stefano cieno
3 maggio 2018 alle ore 17:28E SE... RIPRISTINIAMO L'ART. 18 ?
NICCOLO MACHIAVELLI
3 maggio 2018 alle ore 20:34.L'articolo 18 è un elemento di civiltà che risale al 1970. Anche in seguito alle pressanti manifestazioni congiunte tra studenti e lavoratori, che non esistono più. Da quella data in poi ne abbiamo fa di strada, all'indietro, ma ne abbiamo fatta. In qualsiasi caso, l'art. 18, ripristinerebbe il diritto sacrosanto. Per il lavoro, il nostro paese, dovrebbe essere rivoltato come un calzino, a partire dal sistema giustizia (acaico), burocrazia (vessatoria e borbonica), sistema bancario (da galera), relazioni tra investitori e lavoratori, (ridicole), sistema tributario e fiscale (assurdo), ecc ecc. Il lavoro non si è mai creato per legge ma con le ottimali affinché questo possa svilupparsi in modo armonico con la società civile.
andrea r.
3 maggio 2018 alle ore 21:04basta lavoro nero,contratti di copertura,precarità sempre più diffusa e assenza di controlli altrimenti a pagare sono sempre i soliti noti.
Mario
4 maggio 2018 alle ore 07:10Un governo 5stelle è l'unica speranza per questo paese. Altrimenti è meglio fuggire da questo paese di merda.
NICCOLO MACHIAVELLI
4 maggio 2018 alle ore 12:36Un governo del M5S, sarebbe un buon inizio. Data la melma, l'incrostazioni, una macchina dello stato arretrata, una giustizia che non funziona, un sistema tributario folle, ecc. ecc. ecc., anche lavorando sodo, col massimo impegno possibile, ci vorranno degli anni prima di vedere qualche risultato. Non vorrei che sul M5S si riponessero aspettative irrealizzabili in tempi brevi. Per ridurci in queste condizioni ci sono voluti anni. Ci vorranno anni per rimettere le cose in ordine.
Mario
4 maggio 2018 alle ore 13:42Ovviamente ci vorrà molto tempo, ma solo il movimento può farlo.
gianpiero m.
5 maggio 2018 alle ore 18:06Uno dei provvedimenti per risolvere il problema della disoccupazione è quello di eliminare la "Detassazione degli compensi di produttività (straordinari, bonus, ecc.) al 10% anziché all'aliquota progressiva".
Questa agevolazione voluta dai sindacati che hanno sottoscritto oltre 32.000 contratti aziendali, produce i seguenti effetti:
1) Protegge chi il lavoro c'è l'ha;
2) L'Azienda anziché assumere fa lavorare di più i dipendenti in servizio;
3) Lo Stato incassa circa 1,2 Miliardi euro in meno all'anno;
Lo Stato dovrebbe utilizzare i maggiori incassi (1,2 Miliardi all'anno!)per ridurre il cuneo fiscale (i contributi previdenziali) a tutte le aziende e non solo a quelle firmatarie dei contratti di cui sopra.
Questo è un intervento concreto ed efficace e non le chiacchere che molti fanno sull'argomento.
G.Mazz.
