
Economia circolare, timidi segnali di futuro da Strasburgo
17 aprile 2018 alle ore 09:48•di Piernicola Pedicini
di Piernicola Pedicini, EFDD - M5S Europa
L'economia circolare compie un passo in avanti, anche se ancora troppo timido. Rispetto agli obiettivi ambiziosi che si era posto il Parlamento europeo, infatti, l'accordo trovato ai cosiddetti triloghi (dove siedono i rappresentanti di Parlamento, Commissione e Consiglio) è un compromesso al ribasso ma un passo avanti rispetto alla situazione attuale. Il testo finale fissa gli obiettivi al riciclo dei rifiuti municipali al 55% entro il 2025, al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035. Ci sono anche obiettivi specifici catalogati per materiale che sono ancora poco ambiziosi: ad esempio, per il 2025, gli obiettivi di riciclo sono fissati al 50% per la plastica, al 25% per il legno, al 50% per l'alluminio, al 70% per il vetro e al 75% per la carta e il cartone.
L'economia circolare non è un gioco di parole, ma la soluzione alla gran parte dei mali che in anni di sviluppo abbiamo creato. Quando si parla di questa materia, infatti, bisogna aprire la mente e ragionare in ambito "macro": grazie a quest'ultima si vuole superare l'attuale modello economico il cui imperativo dominante è la parola crescita. Ma non stiamo parlando di de-crescita, bensì di nuova intelligenza. Da questo punto di vista il risultato peggiore del negoziato riguarda la messa in discarica dei rifiuti: qui il Parlamento aveva chiesto un limite massimo del 5% entro il 2030, mentre il compromesso finale fissa il target al 10% e concede agli Stati tempo fino al 2035. Sono stati cancellati gli obiettivi di preparazione al riuso proposti dal Parlamento Europeo che avrebbero avuto un impatto positivo sulla riduzione dei rifiuti e sulla creazione di posti di lavoro. Una materia che proprio non va giù a questa UE e su cui ci eravamo già scontrati nel lontano 2015, quando vennero eliminati dal nostro rapporto d'iniziativa.
La delegazione europea del MoVimento 5 Stelle continuerà comunque la sua strada per fare valere le proposte di buon senso che sia l'economia, sia l'ambiente, sia i cittadini continuano a chiedere a gran voce, ovvero:
- un obiettivo vincolante di riduzione dei rifiuti alimentari del 30% al 2025 e del 50% al 2050;
- un obiettivo vincolante di preparazione al riuso degli imballaggi;
- introduzione obbligatoria del sistema del vuoto a rendere;
- divieto all'incenerimento di tutti i rifiuti;
- eliminazione dei sussidi alle fonti fossili che sono all'origine di ogni rifiuto.
Senza questi provvedimenti, come detto, il pacchetto che andiamo ad approvare farà registrare solo timidi miglioramenti. Dove invece occorrerebbe una vera e propria accelerazione verso un'economia realmente circolare.
Commenti (7)
Maria P.
17 aprile 2018 alle ore 13:19Questa è la strada giusta, non si può consumare all'infinito, bisogna riusare. Ci vorrà molto tempo ma l'idea entrerà nella testa della gente un po' alla volta... del resto, solo pochi anni fa, questi discorsi erano impensabili.
Roberto Maccione
17 aprile 2018 alle ore 14:42Anche se molto in ritardo le proposte sono giuste.Consiglio di adoperare l'acido solforica per sciogliere le resistenze delle varie lobby.
massimo m.
17 aprile 2018 alle ore 15:36Grazie.
massimo m.
17 aprile 2018 alle ore 16:40Per superare la crisi che viviamo oggi in Europa
dobbiamo imparare di nuovo a navigare tra realtà, visione e immaginazione.
"Se insegniamo ai nostri figli tutto ciò che abbiamo imparato, possono semplicemente fare gli stessi errori che abbiamo fatto noi.
Dobbiamo creare spazio per l'innovazione, per creare cose differenti, per pensare in modo differente!
Prendendo ispirazione dalla natura e dal funzionamento degli ecosistemi possiamo fondare un nuovo modello economico che superi quello consumistico, basato solo sul core business, il guadagno immediato, e che trascura gli effetti collaterali come l'indebitamento dei consumatori e il prosciugamento delle risorse naturali, senza preoccuparsi di risarcire i danni" (Gunter Pauli).
massimo m.
17 aprile 2018 alle ore 22:06Più passa il tempo, più le città saranno congestionate. Consumare sempre di più, a breve consumerà noi. Non finiranno le risorse finite, finiremo prima noi!
Ad esempio le macchine: in città ci sono letteralmente più macchine che persone. Macchine in tripla fila per necessità, non per maleducazione; traffico così congestionato che ad un appuntamento si arriverebbe molto prima a cavallo; aria irrespirabile; inquinamento cacofonico di rombi e clacson all'impazzata... E di conseguenza non uomini al volante, ma persone sull'orlo di una crisi di nervi che spesso sfocia in violenza di ogni tipo. Venite in città! Tutti di corsa e fuori di sé. Un ritmo innaturale e disumano.
Se a fine giornata si riesce a restare incolumi, per parcheggiare sotto casa, si fa per dire, ci vogliono minimo dalla mezzora ai tre quarti e se solo rallenti per trovare un buco per parcheggiare rischi il linciaggio. Questo è il progresso? Pensate fra trenta anni
Dobbiamo urgentemente ripensare il nostro futuro prima che chi specula sul "nostro consumo", le case automobilistiche sono solo un esempio, abbia il tempo di ripensare la sua definizione finale di uomo: una scoreggia molto redditizia epurata tra smog e metallo.
Smart city; economia circolare; energie rinnovabili; mezzi pubblici efficienti ed elettrici, piste ciclabili, bici pubbliche
lavori sotto casa o quasi e finalmente pedoni
pedoni in città verdi ed affollate da uomini che hanno il tempo di fermarsi, incontrarsi e scambiarsi finalmente parole e idee, non gas inquinanti!
Oggi non siamo più costretti a spostarci distanze ragguardevoli per lavorare perché con una Rete efficiente e gratuita per tutti molti lavori li potremmo fare da casa; oggi possiamo firmare persino un contratto da Roma a Pechino con un click. Invece con questi dinosauri geniali al governo alcuni di noi sono costretti, dalla Sardegna dove vivono, ad andare in Trentino, per insegnare ai loro alunni
ad essere frustrati e psicopatici come hanno fatto diventare loro.
Ciro Maddaloni
19 aprile 2018 alle ore 13:24Quello che serve, è una normatova
Ciro Maddaloni
19 aprile 2018 alle ore 13:29Quello che serve, è una normativa sugli imballaggi.
Alcuni materiali difficili da riciclare dovrebbero essere vietati.
Le confezioni dovrebbero essere omogenee, cioè fatte dello stesso materiale e non 4, 5 materiali diversi, come succede ad esempio per alcune scatole di cioccolatini.
Imballi inutili dovrebbero essere evitati a favore di confezioni piu semplici.
