Più salute con la eco-innovazione

Patty L’Abbate PhD in Economia e Gestione delle Risorse Naturali, Economista Ecologico. Si occupa di ciclo di vita e di contabilità ambientale, indicatori come la ecological, footprint e la carbon footprint. Ha una serie di pubblicazioni scientifiche nel settore della sostenibilità ambientale, eco innovazione, economia circolare. Candidata nel MoVimento 5 Stelle al collegio uninominale, Senato per Puglia 04.

Sono Patty L’Abbate, economista specializzata nell’ambito ecologico ed ho deciso di candidarmi alle prossime elezioni politiche con il MoVimento 5 Stelle per essere di supporto al mio territorio, all’economia e allo sviluppo sostenibile del nostro Paese. I programmi del MoVimento 5 Stelle sullo sviluppo economico e sull’ambiente, sono in perfetta sintonia con le mie visioni. Mi impegno, quindi, a lavorare duro per sostenere la filiera produttiva Italiana fatta di PMI, di associazioni di artigiani, di cooperative, che hanno la necessita di eco-innovarsi per affrontare le sfide del mercato. Sarò a fianco dei cittadini, per evitare che paghino il prezzo del loro benessere con la loro salute e con il peggioramento della resilienza del territorio.

La Green Economy e l’eco – innovazione a sostegno delle PMI
Quando un modello economico non riesce più a crescere perché i tassi di crescita che garantivano una certa ridistribuzione non possono più garantirla, il surplus prodotto è poca cosa ed è acquisito in modo sistematico da chi controlla l’economia globale e la finanza. Thomas Piketty nel “Il Capitale” dimostra che, quando un tasso di crescita diminuisce in un’economia, storicamente l’ineguaglianza tende a crescere, aumenta il gap fra i ricchi e i poveri. Perché siamo arrivati a questo? Uno dei motivi è la dimenticanza da parte della scienza tradizionale di considerare le interazioni fra l’economia e l’ambiente. Le relazioni fra i sistemi non sono relazioni di scambio e di mercato, sono flussi fisici che sollevano problemi rilevanti di causalità circolare e cumulativa (Kapp, 1061).

Per comprendere i problemi economici e ambientali, e la causa dei rendimenti decrescenti cui stiamo assistendo, è necessario superare il concetto dualistico economia-ambiente, ed iniziare ad utilizzare un approccio sistemico, transdisciplinare, multidimensionale, multidisciplinare, integrativo. L’obiettivo da porsi è la qualità della crescita economica, che non può essere misurata dal PIL ma da indicatori che misurano le forme di degrado fisico e sociale, e per virare verso uno sviluppo sostenibile ambientale e sociale, la Green Economy è il passaggio obbligatorio. L’economia verde riconosce i limiti del Pianeta, il suo scopo è il miglioramento del benessere e dell’equità sociale, attuato riducendo in modo significativo i rischi ambientali e le scarsità ecologiche, è un’economia verde a basso tenore di carbonio, efficiente del punto di vista delle risorse e socialmente inclusiva. In pratica, nella green economy la crescita del reddito e dell’occupazione è guidata da investimenti pubblici e privati che riducono le emissioni di carbonio e l’inquinamento, aumentano l’energia e l’efficienza delle risorse impedendo la perdita di biodiversità dei servizi eco-sistemici.

All’interno della green economy, l’economia circolare e l’eco-innovazione svolgono un ruolo fondamentale, essendo in grado di disaccoppiare la crescita dalla dipendenza di capitale naturale, unico “master driver” di questa transizione. Attuando la transizione green, si potrà assistere alla nascita di nuovi imprenditori, di nuovi modelli di business, alla creazione di nuovi mercati e nuovi posti di lavoro. Il pensiero verde e circolare è l’unica strada per lo sviluppo delle PMI nel nostro Paese, che hanno necessità di ottimizzare i propri prodotti attraverso una progettazione eco – compatibile, ottenendo così un vantaggio competitivo sui mercati internazionali. Il nuovo modello economico green, circolare e collaborativo, utilizza fonti di energia rinnovabile, crea una rete di informazioni tra i diversi stakeholders, applica l’eco-design per decretare la fine dei meccanismi su cui si basa l’economia lineare (ad esempio l’obsolescenza programmata dei prodotti), propone la revisione del concetto di impresa.

Oggi l’impresa è un processo per massimizzare i profitti, per estrarre materie prime il più velocemente possibile, trasformarle e venderle al prezzo maggiore possibile, trasformarle in rifiuti a fine vita. In futuro dovrà rimediare, e fornirci ciò di cui abbiamo realmente bisogno, evitare sprechi di risorse naturali e di energia, evitare la formazione d’impatti ambientali e rifiuti. Il sistema di “produzione di massa”, dovrà virare verso un sistema in grado di fornire ai cittadini: assistenza sanitaria e sociale, educazione, conservazione degli ecosistemi, riqualificazione urbana, cioè servizi e prodotti di cui la comunità ha realmente bisogno per incrementare la qualità della vita.

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