
Difendere la sovranità alimentare ed il Made in Italy
17 febbraio 2018 alle ore 10:41•di MoVimento 5 Stelle
Avv. Sonia Santarelli, imprenditrice agricola nel Comune di Amatrice, nel cuore del Parco Nazionale. Gestore di una attività ricettiva nello stesso territorio, Candidata uninominale del MoVimento 5 Stelle per il Senato della Repubblica nel Collegio di Guidonia Montecelio (RM).
Non è facile raccontare sé stessi, si può rischiare di eccedere. Io, all'alba del mezzo secolo, posso dire di sentirmi molto fortunata, perché ho fatto delle mie passioni il mio lavoro. Sono un avvocato agricoltore; decisi di studiare legge proprio per difendere i diritti dei contadini, categoria a cui appartiene la mia famiglia da generazioni. Poi allargai la mia esperienza nella Cooperazione agroalimentare della provincia. Questa candidatura, di così alto livello, rappresenta una grandissima opportunità.
Infatti vorrei condividere con il M5S le battaglie per difendere la sovranità alimentare ed il Made in Italy, per incentivare un modello di agricoltura sostenibile, per una vera semplificazione burocratica nel settore agricolo. Dobbiamo poi incentivare l'accesso al credito per i giovani che vogliono investire nell'impresa agricola, dire stop ai Trattati come il TTIP o il CETA e tutelare i nostri agricoltori attraverso l'eliminazione della cd. "tassa sulla terra", ovvero la tassa che pagano gli agricoltori quando concedono anche solo in comodato parte dei terreni da coltivare. Abbiamo, dunque, il dovere di puntare politicamente sull'agricoltura, sull'agroalimentare e sull'AGRITURISMO.
Commenti (9)
romeo bellinello
17 febbraio 2018 alle ore 12:03Bene, primo prodotti Italiani, dall'estero deve entrare solo prodotti che non si trovano in Italia
gi s.
17 febbraio 2018 alle ore 13:36Comprare prodotti italiani e pretendere che venga indicata l'origine SE VUOI CHE L'ITALIA LAVORI COMPRA ITALIANO
fernando bevilacqua
17 febbraio 2018 alle ore 19:05 Oggi in TV ho assistito ad una trasmissione che parlava della pasta,si quella che facciamo asciutta alla carbonara,alla amatriciana o con sughetto pomodoro e basilico per i più delicati. Il responsabile del pastificio,alla domanda di quale fosse la provenienza della farina ha risposto senza mezzi termini, dall' Italia. Stronzate, dopo gli ultimi accordi capestro, è tutto grano Canadese all'OGM con parecchi antibiotici per chi soffre di raffreddore. Quindi sono loro stessi che ci dicono bugie anche se fanno sempre riferimento alle etichette. Puttanate! Se volete qualche vagone di etichette ci sono i cinesi che ne producono a iosa. Questa è la Globalizzazione.... l'europa.....la grande ammucchiata
romeo bellinello
17 febbraio 2018 alle ore 19:22c'è da sperare che non arrivi da Cernobyl , perchè anche se lo fosse , noi non lo sapremo.
L'europa, dal mio punto di vista dovrebbe essere questa : esempio - 1 kg. di zucchero dovrebbe costare uguale in tutta europa, come tutti gli altri prodotti. Se non è così in futuro, che europa sarà ?
Zampano .
18 febbraio 2018 alle ore 10:32Romeo
si, probabilmente ti è sfuggito o non l'hai letto, la notizia però è vecchia, una parte del grano che viene in Italia dall'Ukraina, dalla Francia, dalla Romania e dalla Russia è radioattivo e questo lo si sa da un pezzo.
Fernando
non tutto il grano che che viene usato nei pastifici italiani è necessariamente Ogm o straniero, esistono anche aziende che producono alimentari con grano nostrano eccellente.
Marta Buscioni
18 febbraio 2018 alle ore 01:07Le auguro con tutto il cuore di essere eletta (purtroppo non è nel mio collegio), perché il nostro paese ha bisogno di persone come lei!
Il Barone Zazà
19 febbraio 2018 alle ore 05:00Approfitto di questo post per chiedere a chi ne sa, alcuni chiarimenti: io non sono un esperto in materia, ma per quanto ne so il made in Italy alimentare non è 'puro'. Faccio un esempio pratico con il grano, ma vale per tutti i prodotti, dall'olio, vino ecc
La produzione autoctona di grano è insufficiente per soddisfare la domanda, quindi si deve importare grano dall'estero per forza, per quanto ne so vale per tutte le marche, soprattutto quelle che ambiscono a conquistare anche i mercati stranieri.
Pensate che l'olio che ci vendono come extravergine, non è tale se non per un 20%. Se volessero fare olio veramente extravergine, dovrebbero ridurre le bottiglie vendute e alzare di molto i prezzi.
Cortesemente, se mi sbaglio, correggetemi. L'argomento mi interessa davvero.
grazie
Zazà
Zampano .
20 febbraio 2018 alle ore 13:26Caro Barone
quelli che dicono che la nostra produzione di grano è insufficiente hanno certamente ragione. Non dicono però che ieri le cose erano diverse e che oggi l'Italia è in mano a massoni, a multinazionali, a imprenditori politicizzati e criminali privi di scrupoli che della nostra salute se ne fottono altamente le uallere e che preferiscono comprarlo a due lire all'estero, magari anche contaminato (es. i prodotti radioattivi di Ukraina e Francia) per poi rivenderlo in Italia e farci sopra lauti guadagni. Se oggi non si produce più come una volta, è perchè mancano le politiche giuste. Il tutto è intenzionale, ovviamente. In passato, se guardiamo i secoli andati e l'epoca dei Cesari, Roma aveva come granai la Sicilia e la Sardegna, che rifornivano di cereali e sfamavano gran parte dell'Impero. Oggi purtroppo non è più così, ma nulla esclude, tolti quei politici cialtroni e quelle burocrazie idiote, che si possa tornare ad essere autonomi in questo campo e a non dipendere più dalle produzioni estere. Mah. Chissà che il 4 Marzo tale desiderio non si esaudisca. Barone Zazà, i miei ossequi...
Lorenzo Accornero
20 febbraio 2018 alle ore 15:37Il grano radioattivo è molto redditizio; i chicchi di grano si riproducono per mitosi anche dopo la raccolta tipo cellule impazzite di una massa tumorale.Così la quantità di grano aumenta.
Battute a parte,se io compro della pasta di Gragnano il grano dev'essere per forza italiano perchè sarebbe quasi una truffa alimentare.
In Campania hanno inquinato terreni dove fin dai tempi dei romani si è sempre coltivato cereali e legumi.Ciò è una grandissima perdita.
Quei terreni andrebbero recuperati se fosse possibile e renderli nuovamente agricoli.
